Vecchiaia a Milano: la dolcezza degli ultimi giorni insieme tra ricordi, solitudine e cura, finché l’amore porta via entrambi nella stessa notte – Storia di Konstantin, Elena e la vicina Polina, tra nostalgia di famiglia lontana e piccoli gesti d’affetto quotidiani

Il vecchietto, con fatica, si sollevò dal letto e, reggendosi al muro, si diresse verso la stanza accanto. Alla luce soffusa della lampada notturna, osservò con occhi stanchi la moglie distesa:
«Non si muove sarà mica morta?», sussurrò inginocchiandosi. «Pare che respiri ancora» disse, rassicurato.
Si rialzò e con passo lento raggiunse la cucina. Bevve un po di latte e si diresse in bagno. Poi tornò nella propria camera.
Si sdraiò. Il sonno non arrivava.
«Io e Lina abbiamo novantanni. Quanto abbiamo vissuto insieme! Presto morirò anchio e accanto a noi non cè più nessuno. La nostra figlia, Chiara, è morta prima dei sessanta. Luca, nostro figlio, è morto in carcere. Cè la nipote, Alessia, ma vive in Germania ormai da ventanni. Non si ricorda di noi. Avrà già dei figli grandi a questora».
Senza accorgersene, si addormentò.
Si svegliò di colpo, sentendo una mano sfiorarlo:
– Carlo, sei sveglio? chiese una voce flebile.
Aprì gli occhi. La moglie si era chinata su di lui.
– Lina, sei tu?
– Mi sembravi immobile, mi sono spaventata pensavo fossi morto.
– Sono ancora qui! Vai a dormire.
Si sentirono i passi lenti di Lina. Scattò linterruttore in cucina.
Lina Becchetti bevve un bicchiere dacqua, andò in bagno e tornò nella sua camera. Si sdraiò:
«Prima o poi mi sveglierò e lui sarà morto. E poi? O magari morirò io prima. Carlo ha già organizzato anche il nostro funerale. Chi avrebbe mai detto che uno possa prenotare il proprio funerale? Eppure è meglio così. Chi ci seppellirà? Alessia ormai si è dimenticata di noi. Solo la vicina, Paola, ci fa visita Ha le chiavi di casa. Carlo le passa cento euro della nostra pensione ogni mese. Lei ci fa la spesa e ci prende i medicinali. Tanto a che ci servono più i soldi? E poi, dal quarto piano, non riusciamo più a scendere da soli».
Carlo Rossi aprì gli occhi. Da fuori entrava il sole. Uscì sul balcone e vide la cima verde del ciliegio. Gli si stampò un sorriso sul volto:
«E anche questestate labbiamo vista!»
Andò a cercare la moglie. Lei sedeva pensierosa sul letto.
– Lina, basta malinconia! Vieni che ti faccio vedere una cosa.
– Oh, oggi proprio non ne ho le forze! rispose lei alzandosi con fatica. Che hai in mente?
– Vieni, dai!
La guidò piano piano verso il balcone.
– Guarda il ciliegio, tutto verde! E tu che dicevi che non avremmo visto lestate. Eccoci qua!
– Hai ragione E il sole oggi splende proprio.
Si sedettero insieme sulla panchina sul balcone.
– Ti ricordi quando al liceo ti invitai al cinema? Anche quel giorno il ciliegio era tutto in fiore.
– Come potrei dimenticarlo? Quanti anni sono passati?
– Più di settant’anni Settantacinque.
Rimasero un bel po a ricordare la giovinezza. Tante cose si dimenticano con letà, anche quello che si è fatto il giorno prima, ma la giovinezza non svanisce mai dalla memoria.
– Oh, ci siamo persi nei ricordi! disse Lina ridestata. E non abbiamo neanche fatto colazione.
– Dai, Lina, prepara un tè buono! Non ne posso più di tutta questa camomilla.
– Dai, ce lo possiamo permettere.
– Anche solo leggero, ma con un po di zucchero.
Carlo sorseggiò quel tè annacquato e mangiò un piccolo panino con formaggio, ripensando a quando la colazione era robusta: tè forte e zuccherato, con pasticcini o bomboloni.
Entrò Paola, la vicina di casa, sorridendo calorosamente:
– Allora, come va oggi?
– E che vuoi che vada per due novantenni? scherzò il vecchio.
– Se ha voglia di scherzare, allora tutto bene. Vi serve qualcosa?
– Paola, prendi un po di carne, per favore! chiese Carlo.
– Ma la carne non dovreste mangiarla
– Almeno un po di pollo ce lo possiamo permettere.
– Va bene, allora. Vi preparo il brodo con i noodles.
– E qualcosa per il cuore, Paola, aggiunse Lina.
– Ma ve lho presa solo laltro giorno!
– È già finita
– Magari chiamo il medico?
– Non serve, non serve
La vicina sparecchiò, lavò i piatti e uscì.
– Lina, torniamo sul balcone, disse Carlo. Prendiamoci un po di sole.
– Tanto vale che stiamo a fare qui dentro col caldo?
Paola ritornò, si affacciò sul balcone:
– Vi siete proprio innamorati del sole, eh?
– Come si sta bene qui, Paola! rispose Lina, sorridendo.
– Ora vi porto la crema e poi metto su il brodo.
– È una donna speciale disse Carlo guardandola mentre andava via. Che faremmo senza di lei?
– E tu le dai solo cento euro al mese.
– Ma le abbiamo lasciato la casa, Lina, e il notaio ha firmato tutto.
– Questo lei non lo sa.
Rimasero insieme sul balcone fino a pranzo. Il pranzo era brodo di pollo, con carne tagliata sottile e patate schiacciate:
– Lo preparavo uguale a Chiara e Luca quando erano piccoli, ricordò Lina.
– E ora, nella vecchiaia, ci cucina unestranea, sospirò Carlo.
– Forse, Carlo, è questo il nostro destino. Moriremo e non piangerà nessuno.
– Dai, Lina, basta pensieri tristi. Vieni a riposare un po.
– Non dicevano forse che vecchi e bambini hanno la stessa vita”? Brodo passato, la pennichella, la merenda
Carlo si appisolò un attimo, ma senza prendere davvero sonno. Forse cera cambio di tempo. Andò in cucina. Sul tavolo due bicchieri di succo, lasciati da Paola.
Li prese in mano, stando attento a non versarne il contenuto, e li portò nella stanza della moglie. Lei sedeva sul letto, persa a guardare fuori.
– Che succede, Lina, ti sei intristita ancora? Prendi un po di succo!
Lei bevve un sorso:
– Anche tu hai faticato a dormire?
– Sarà il tempo, la pressione che sale e scende
– Stamattina mi sento proprio male, ammise Lina con voce grave. Sento che non mi resta molto in questo mondo. Promettimi che mi farai un funerale dignitoso.
– Lina, non dire così. Cosa ne sarà di me senza di te?
– Qualcuno di noi due dovrà andarsene per primo
– Dai, basta! Vieni fuori.
Restarono lì fino a sera. Paola preparò le frittelle di ricotta. Mangiarono e poi si misero a guardare la televisione, come ogni sera. I nuovi film non li capivano più tanto, quindi preferivano le vecchie commedie italiane e i cartoni animati di una volta.
Quella sera guardarono solo un cartone. Lina si alzò dal divano:
– Vado a letto, oggi sono proprio stanca.
– Anchio vado.
– Fammi guardare bene in faccia! chiese la moglie allimprovviso.
– A che serve?
– Solo per vedere.
Si guardarono a lungo, forse ricordando la loro giovinezza, quando tutto era davanti a loro.
– Ti accompagno fin verso il letto.
Lina prese il braccio del marito, e insieme si mossero piano.
Lui la sistemò con cura tra le coperte, poi tornò nella propria stanza.
Sentiva un peso enorme sul cuore. Non riusciva a dormire.
Gli parve di non aver chiuso occhio, ma lorologio digitale segnava le due di notte. Si alzò e andò nella stanza di Lina.
Lei era sdraiata, con gli occhi aperti verso il soffitto:
– Lina!
Le prese la mano. Era gelida.
– Lina! Lina!
Improvvisamente anche a lui mancava laria. A fatica, tornò in camera sua. Prese i documenti preparati e li lasciò sul tavolo.
Ritornò dalla moglie. Restò a lungo a guardarla. Poi si sdraiò accanto a lei e chiuse gli occhi. Nel sonno rivide la sua Lina, giovane e bella come settantacinque anni prima. Lei camminava verso una luce lontana. Lui le corse dietro, la raggiunse, la prese per mano
La mattina dopo Paola entrò nella stanza. Li trovò stesi, sereni, con lo stesso sorriso sulle labbra.
Ripresasi dallo shock, chiamò subito lambulanza.
Il medico, arrivato poco dopo, scosse la testa meravigliato:
– Sono morti insieme. Devessere stato un grande amore.
Li portarono via. Paola si sedette, sfinita, sulla sedia accanto al tavolo. A quel punto notò la cartella del funerale e… il testamento a suo nome.
Appoggiò la testa tra le mani e scoppiò a piangere.

Nella vita conta poco quanto si possiede o quanti restano a piangerti: ciò che veramente dà senso allesistenza sono i momenti vissuti insieme, la tenerezza e lamore custoditi, che nessun tempo potrà mai cancellare.

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Vecchiaia a Milano: la dolcezza degli ultimi giorni insieme tra ricordi, solitudine e cura, finché l’amore porta via entrambi nella stessa notte – Storia di Konstantin, Elena e la vicina Polina, tra nostalgia di famiglia lontana e piccoli gesti d’affetto quotidiani