Signorina, appena quel vecchietto finisce la sua minestra economica, per favore mi dia il suo tavolo, non ho tempo da perdere! Oggi mi sento generoso, mettete pure il conto a mio carico… Ma il vecchio umile darà al riccone una lezione indimenticabile! In quel piccolo ristorante, nascosto in un tranquillo angolo d’Italia, il tempo sembrava scorrere diversamente. Un luogo semplice, accogliente, profumato di pane fresco e brodo caldo, dove si veniva non solo per mangiare, ma per sentirsi… a casa.

Signorina, dopo che questo vecchietto termină la sua minestra da due lire, per favore, mi dia il suo tavolo. Non ho tempo da perdere! Oggi mi sento generoso, metta il suo conto sul mio.

Peccato però che il vecchio umile fosse in procinto di dare al signorotto una lezione che non si dimentica facilmente!

In quella trattoria piccola, in una viuzza tranquilla di Bologna, il tempo sembrava andare al rallentatore. Un posto semplice, accogliente, avvolto nel profumo di pane caldo e minestrone fumante, dove la gente andava non solo per mangiare, ma per sentirsi di famiglia.

E ogni giorno, alla stessa ora, si presentava lui. Un anziano dallaria stanca, vestiti consunti, mani segnate dal lavoro e quella tipica malinconia negli occhi che solo una vita tirata può regalare.

Non chiedeva mai niente di più.
Non si lamentava.
Non disturbava nessuno.
Si sedeva sempre allo stesso tavolino dangolo, si toglieva il berretto, si strofinava le mani intirizzite e chiedeva con voce gentile:
Una minestra se non disturbo.

La cameriera lo conosceva a memoria.
Lo conoscevano tutti, in fondo.
Cera chi provava compassione. Qualcuno lo compativa. Ma, soprattutto, la maggior parte lo considerava un pezzo del locale, come un vecchio quadretto appeso al muro: non aveva più niente da perdere, ma un briciolo di dignità non glielaveva tolto nessuno.

Un giorno la porta si spalancò.
E laria, in trattoria, cambiò repentinamente.
Entrò un uomo vestito di tutto punto, orologio luccicante al polso e atteggiamento di chi è abituato ad avere sempre tutto subito.

Era Lorenzo Rossi.
Lorenzo Rossi.
Imprenditore, portafoglio spesso, uno di quelli.
Tutti sapevano chi fosse.
Appena varcata la soglia, schiene raddrizzate, la cameriera abbozzò il sorriso migliore, il proprietario emerse dalla cucina per ossequiarlo di persona.

Lorenzo si accasciò su un tavolo buono, vicino alla finestra, lanciò il cappotto sullo schienale come se la trattoria fosse casa sua.
E poi vide il vecchio.

Il vecchietto stava giusto gustando il suo minestrone, un cucchiaio alla volta, come se ogni sorso fosse un piccolo trionfo.
Rossi ci rise sopra, di traverso.
E fece cenno alla cameriera.

Signorina appena quel vecchio finisce la sua minestra economica, mi dia il suo tavolo. Non posso perdere la giornata.
Oggi sono di cuore largo metta il conto suo con il mio.

La cameriera rimase di sasso.
Non tanto per la carità.
Ma per il tono con cui aveva parlato.
Non era bontà.
Era puro scherno.

Il vecchio sentì.
Tutti sentirono.
Ma lui non si alzò.
Non litigò.
Niente scenate.
Posò il cucchiaio, piano piano, e fissò luomo in giacca e cravatta.
Negli occhi del vecchio non cera rabbia.
Cera molto di peggio:
Memoria.

Restò in silenzio per qualche istante.
Poi, con voce calma, quasi paterna:
Mi fa piacere vederti bene, Lorenzo

Rossi si raggelò.
La trattoria ammutolì.
Il vecchio proseguì, senza alzare la voce:
Non dimenticare che, quando non avevi nulla, la minestra te lho offerta io.
Venivi da una famiglia povera e correvi a casa mia, a pranzo, a mangiare.

Lorenzo rimase col fiato sospeso, come se qualcuno gli avesse strappato la maschera da grande uomo in un battito.
La cameriera lanciò uno sguardo trafitto.
Tra i tavoli, fruscii e sussurri.

Rossi provò a schernirsi, ma la risata si bloccò a metà gola.
No non può essere balbettò.

Il vecchio sorrise, un sorriso amaro.
Invece è così.
Ero vicino di casa di tua madre.
Ti ricordi quando ti nascondevi dietro al cancello, per la vergogna
Ti vergognavi di avere fame.

Gli occhi di Lorenzo correvano qua e là, alla ricerca di una via d’uscita.
Ma la porta, ora, era dentro di lui.
Ti sei dimenticato di me, disse il vecchio.
E ti capisco quando le cose vanno bene si dimentica presto.
Ma io non ti ho mai dimenticato.
Perché tu eri quel bambino che tremava di freddo e divorava la minestra come fosse un dono del cielo.

Lorenzo strinse forte il bicchiere.
Le dita gli tremavano.
Io io non lo sapevo sussurrò, ma neanche lui capiva che cosa voleva dire.
Non era non lo sapevo era non volevo ricordare.

Il vecchio si alzò, lentamente.
E prima di uscire, gli disse soltanto:
Oggi avevi tutto eppure hai scelto di ridere di un uomo che mangia una minestra.
Non dimenticarlo, Lorenzo
che la vita sa rimetterti, prima o poi, proprio dove hai puntato il dito.

E uscì.
In trattoria, nessuno respirava più come prima.
La cameriera era con gli occhi lucidi.
Il proprietario fissava il pavimento.
E Lorenzo Rossi luomo che sembrava avere il mondo in tasca per la prima volta dopo tanti anni, si sentiva piccolo.
Piccolo piccolo.

Corse fuori, dietro lanziano.
Lo raggiunse sulla soglia.
Signore disse con voce spezzata.
Ti prego perdonami.

Il vecchio lo fissò a lungo.
Non a me devi chiedere scusa.
Ma a quel bambino che eri e che hai messo a tacere per sembrare grande.

Lorenzo chinò la testa.
Poi disse, sottovoce:
Vieni domani e dopodomani e finché Dio vorrà
La tua minestra non sarà mai più da due lire.

Il vecchio sorrise.
E, per la prima volta da chissà quanto tempo, nei suoi occhi cera qualcosa che non aveva più avuto:
Pace.

Perché, a volte, il destino non ci punisce con la povertà.
Ci punisce con i ricordi.
Per farci tornare umani.

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Signorina, appena quel vecchietto finisce la sua minestra economica, per favore mi dia il suo tavolo, non ho tempo da perdere! Oggi mi sento generoso, mettete pure il conto a mio carico… Ma il vecchio umile darà al riccone una lezione indimenticabile! In quel piccolo ristorante, nascosto in un tranquillo angolo d’Italia, il tempo sembrava scorrere diversamente. Un luogo semplice, accogliente, profumato di pane fresco e brodo caldo, dove si veniva non solo per mangiare, ma per sentirsi… a casa.