Quando la sfortuna bussa due volte: la storia irresistibile di Nivico, il gatto più sfortunato d’Italia, e Rex, l’incredibile chihuahua che gli ha rubato il cuore (ma non la cattiva sorte)! Dalla discarica alle uova delle fattucchiere, dagli incidenti rocamboleschi alle trappole per topi… E poi, un giorno, un gesto inaspettato salva tutta la famiglia: perché a volte, l’amore più grande arriva sotto forma di zampette impacciate e guai senza fine!

La moglie portava il cane dal veterinario, quando una strana sensazione cominciò a serpeggiare tra i veli del sogno: aveva commesso un errore fatale. Ed ora, nella loro casa di campagna, invece di una sola creatura sfortunata, ne avevano addirittura due…

Tutto cominciò quella sera, fumosa e sospesa nellaria tiepida di Parma, quando un gattino apparve dal nulla. In realtà, lavevano trovato fra i sacchi accatastati vicino ai bidoni: qualcuno aveva abbandonato quel batuffolo tremante fra le immondizie della città. La moglie era uscita a gettare la spazzatura e tornò stringendolo tra le braccia come una reliquia dispersa.

Lo chiamarono Sfigatto. Il nome, in verità, si formò come un riflesso: “sfigato”, perché tutto ciò che toccava si tingeva di sventura.

La prima impresa di Sfigatto, appena varcata la soglia di casa, fu infilare le zampe davanti in una scodella di ribollita bollente. Mentre la moglie cercava di acciuffare il cucciolo urlante che zampettava sul tavolo, lui immerso le zampe dietro nella ciotola della panna. Da lì in poi, fu una girandola di eventi senza ritorno.

Sfigatto si trovava sempre in situazioni inconcepibili: si slogò tutte e quattro le zampe atterrando male dal divano; fece cadere bicchieri e ciotole dalla credenza, e, come in un balletto surreale, spesso gli ricadevano in testa.

Se vedevano il sale sul tavolo, tutti di corsa lo coprivano con il palmo delle mani: Sfigatto sarebbe arrivato di sicuro, centrando la saliera come un tiro a segno. Fu colpito tre volte dalla corrente della lavastoviglie, ma, per una protezione celestiale o per magia dOltralpe, il veterinario riuscì sempre a rianimarlo.

Più volte rischiò di affogare nel secchio dellacqua per lavare i pavimenti: lo tirarono fuori, e da allora in poi i secchi restarono sempre sotto stretta sorveglianza. Sfigatto saltava salti strani, matematicamente improbabili e mancava sempre il bersaglio. Andava a sbattere contro gli angoli dei mobili, i vetri delle finestre, i braccioli delle poltrone.

Tutto questo, va detto, aveva una sua sinistra poesia.

La moglie lo portò da una vecchia vicina che faceva riti antichi contro la sfortuna, rotolando un uovo sul manto del gatto per scacciare la iella. Le maghe ridevano, ma intascavano i loro venti euro. Però, dopo che Sfigatto aveva mandato in frantumi ogni loro servizio buono di ceramica, si sparse la diceria e nessuna strega volle più occuparsene.

Esausta, la moglie chiese consiglio a una contadina del paese. Quella disse: Fagli compagnia, compragli una compagna. O meglio, un cane.

Fu così che, dopo aver speso una piccola fortuna in euro, comparve nella casa il terribile Pippo, un chihuahua strabordante demozione. Strano davvero: piccolo, nervoso, un essere mezzo cane e mezzo sogno, con la tosse secca che faceva da abbaio.

Il mistero si chiarì il giorno dopo. In quella casa di medico e di campagna, le notti erano popolate dai topi. Sfigatto non aveva paura: li guardava con attenzione e, talvolta, giocava a rincorrerli nei corridoi di cotto.

Per tenere sotto controllo i roditori, avevano piazzato delle trappole. Apparve Pippo, scivolando proprio in una di quelle. E fu così che, mentre la moglie portava il cane piagnucolante dal veterinario, prese forma la sensazione sbiadita che, forse, avessero duplicato la sfortuna.

Da allora Sfigatto adottò Pippo come un fratello nel naufragio. Uscivano insieme in cortile, vigilati a vista. Beccati da formiche, punti da api e vespe, rincorsi dalle oche e becchettati dalle galline: la casa brulicava di nuove, interminabili preoccupazioni.

Poi, in unalba sospesa, tutto cambiò.

Il marito, che lasciava la Fiat parcheggiata davanti al portone, usciva ogni mattina con una tazzina di caffè. Quel giorno, Sfigatto rovesciò il caffè e fece cadere la fetta di pane sul pavimento. Ma invece di nascondersi sotto il tavolo, il gatto sbarrò la porta come una barricata pelosa.

Il marito provò a spostarlo: ricevette una graffiata e unesibizione di schiena arcuata. Maledetto micione! Prima il caffè, ora anche le unghie? Fuori dai piedi! E mentre tentava di spostarlo con una carezza brusca, successe limpensabile.

Spuntò Pippo, terribile e tremolante dalla cuccia, tra colpi di tosse e minuscole zanne in mostra. Si mise davanti al suo amico, deciso a difenderlo sino allultimo: Non lo toccherai! Prima passi su di me!.

Il marito, disorientato, corse in camera e svegliò la moglie. Alzati! Devo andare al lavoro e questi non mi lasciano passare!

Quando arrivarono sulluscio, proprio allora, arrivò dallesterno un boato agghiacciante. Uscirono di corsa e videro un camion carico di latte senza freni che si schiantava a tutta velocità contro la povera Fiat, riducendola a un groviglio di lamiere. La tazzina di caffè cadde dalle mani del marito. Lautista del camion venne portato via dallambulanza, colto da infarto.

Da quel giorno, Sfigatto e Pippo lasciavano andare il marito, ma ormai lui si fermava sempre sulluscio e chiedeva: Allora ragazzi, fuori tutto a posto?. Pippo ringhiava e annuiva, Zampettando.

Sarà cambiata la loro sorte? Niente affatto. Vivono ancora in un vortice di peripezie oniriche: incidenti, marachelle, salti senza senso. Nessuno però ormai si dispera più, nessuno più conta i danni, nessuno invoca la malasorte.

Li coccolano, li baciano, detergono la panna dal pelo e la ribollita dalle zampe. A Pippo hanno comprato un collare rosso, prezioso come un monile, mentre a Sfigatto hanno piazzato tiragraffi ad ogni angolo e una cuccia morbidissima.

Lui non la usa, preferisce addormentarsi ai piedi dei padroni, da dove puntualmente cade nel cuore della notte, scatenando urla feline. Al suo richiamo, subito sopraggiunge Pippo dallaltra stanza: tossisce e promette vendetta verso chiunque osi svegliare il suo amato gatto.

Dopo mezzora di caos, la famiglia intera torna a dormire: Sfigatto e Pippo finiscono tra marito e moglie, nel letto, in un abbraccio di sogno e pelo fino al mattino.

E se vi chiedete che senso abbia tutto questo, saltate pure alla fine. In fondo è sempre la solita storia: una storia di amore, così come solo nel sogno si può amare. E credetemi, Sfigatto e Pippo sono amati non perché siano fortunati, ma semplicemente perché esistono.

Ed è questa, in fondo, la vera fortuna.

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Quando la sfortuna bussa due volte: la storia irresistibile di Nivico, il gatto più sfortunato d’Italia, e Rex, l’incredibile chihuahua che gli ha rubato il cuore (ma non la cattiva sorte)! Dalla discarica alle uova delle fattucchiere, dagli incidenti rocamboleschi alle trappole per topi… E poi, un giorno, un gesto inaspettato salva tutta la famiglia: perché a volte, l’amore più grande arriva sotto forma di zampette impacciate e guai senza fine!