Assunta, senza neanche voltarsi verso il figlio, posò il passeggino accanto al vecchio capannone di un quartiere degradato di Milano e si avviò a cercare riposo. Il cuore le martellava nel petto come se volesse sfuggire dalle costole; accelerò il passo, il viso rigato dal sudore e dallo sguardo angosciante. Per un attimo le attraversò la mente lidea di aver compiuto lerrore più spaventoso della sua vita: È davvero giusto abbandonare così un essere vivente?. Un tuono ruggì, un lampo squarciò il cielo e la pioggia a catinelle intensificò il suo piano. Nessuno cammina sotto una tempesta a Roma; così le sarebbero bastate più chance di passare inosservata. Daltro canto, chi lavrebbe notata in quel quartiere dimenticato, tra capannoni vuoti e cani randagi? Si fermò, si girò, e con la testa piena di dubbi si chiese se quel gesto fosse davvero disumano. Scosse la testa, convinta di agire per liberarsi di un peso. La coscienza le appariva limpida. Giunta a casa, crollò sul letto di seta, si addormentò profondamente, senza alcun rimorso.
***
Grazia urlava contro il marito con tale veemenza da perdere la voce. Stefano, impassibile, la ascoltava in silenzio. Il problema era che aveva appena venduto lappartamento ereditato dai genitori, un investimento che doveva garantire loro una vecchiaia serena. Grazia non gli lasciava parlare un attimo. La gente lavora tutta la vita per comprarsi una casa e vivere dignitosamente quando invecchia, e tu tu.
Sparisci! Vattene via!, ringhiò lei, la voce rotta dal pianto.
E dove andrò? ribatté lui, mentre la tensione saliva a dismisura. Nessuna lite di quella portata era mai stata così isterica; sembrava che dei demoni avessero posseduto la moglie. Per Grazia non importava dove fosse destinato Stefano: vivevano in un ampio bilocale, lappartamento era affittato e il canone doveva essere un sostegno per il futuro. Ora tutto era crollato. Quello che la infuriava di più non era la vendita in sé, ma il fatto che Stefano non lavesse consultata. Per due ore aveva rimuginato sul perché avesse alzato così la voce; per una donna sempre equilibrata quella reazione era inaccettabile. Una forza invisibile laveva privata del controllo delle parole.
Stefano, che in ogni discussione cercava un compromesso, si infiammò. Me ne vado, poi non piangere! sbatté la porta con una violenza che nessuno aveva mai sentito. La pioggia scrosciava fuori, e lui non aveva dove andare. Aveva perso i genitori a ventanni, non voleva raccontare ai amici della lite. Salì in auto, decise di passare la notte in quel capannone abbandonato di periferia, dove aveva un garage. Notò Grazia guardarlo dalla finestra, sprofondò lauto nella pioggia e partì, lasciandola a rimuginare sulle sue parole, a sperare che il peso della colpa la facesse pentire.
Con il tempo, Stefano si rese conto di quanto fosse stato avventato nel vendere lappartamento senza consultare la moglie. I trattamenti ormonali di Grazia erano andati a vuoto; il desiderio di avere un figlio era rimasto un sogno infranto, i costi delle cure mediche lievi erano diventati un macigno. Sentiva di lavorare più per la clinica che per la loro vita. Un giorno si pose una domanda cruciale: Preferisco che al mio fianco ci sia una donna sana o una donna felice? Realizzò, nel profondo, che non avrebbero mai avuto figli biologici. Decise allora di adottare un bambino, ma Grazia lo respinse, accusandolo di tradimento. Hai unaltra? È per questo che mi chiedi di arrendermi?, le chiese, il suo volto pallido di ira. La disperazione di Grazia era tale che non poteva più immaginare la propria felicità senza un figlio.
Stefano ricordò il garage al limitare di Milano, dove i canestri di ferro e le gomme inutilizzate erano custoditi da anni. Il temporale era talmente forte che gli scoli di drenaggio non riuscivano a smaltire lacqua. Accelerò, sperando di arrivare prima che la pioggia lo travolgesse, e si fermò davanti a un vecchio capannone. Lì, sotto la pioggia, vide un passeggino abbandonato. Il cuore gli balzò in gola; il suono di un pianto lo colpì come un pugno. Il bambino, nudo, tremava, bagnato, affamato. Dentro il passeggino cerano anche un certificato di nascita sgualcito e, inspiegabilmente, un pezzo di carne cruda. Non cera tempo per la sanità: chiamare lambulanza sembrava impossibile. Stefano prese il piccolo fra le braccia, lo portò a casa, e lo mise al caldo.
Grazia, accalcata sul letto, ascoltava le parole tremolanti di Stefano mentre stringeva il bambino. Inizialmente non riusciva a credere che qualcuno potesse abbandonare un neonato in una notte di tempesta. Poi, È il destino, pensò, così è. Immaginò il marito, per caso, trovare quel bimbo per caso, e la realtà le sembrò un incubo.
Il bambino fu affidato ai servizi sociali; Grazia lo tenne stretto fino allultimo, senza volerlo lasciare andare. Stefano descrisse al comando di polizia dove, quando e a che ora lo avesse trovato. Gli agenti rimasero sconcertati dal pezzo di carne crudo nel passeggino, pensando a una possibile violenza contro la madre. Forse la donna è stata sorpresa da un acquazzone mentre tornava dal mercato, e qualcosa le è accaduto, ipotizzò Grazia. Oppure ha voluto sbarazzarsi del figlio, aggiunse Stefano, senza illusioni. Una madre non abbandona mai il proprio figlio, ribatté Grazia, il volto impallidito.
Stefano, ricordando i telegiornali, tremò al pensiero dei cani randagi che attaccano i neonati. Non succede, disse, ma lidea di una sventola di cani gli rimase nella mente. Io ho venduto la casa per portarti in una clinica migliore, per farti felice. Grazia, silenziosa, provava una vergogna profonda, ma anche una strana soddisfazione per la sua impulsività, perché senza quella lite non avrebbero mai scoperto il bambino.
Alla fine, Stefano e Grazia iniziarono il percorso di adozione del piccolo, chiamato Lorenzo. Il processo fu lungo e faticoso, ma la loro determinazione era incrollabile. La madre biologica fu presto rintracciata; aveva mentito dicendo che i cani lavessero costretta a scappare, ma la verità emerse rapidamente. Assunta, colei che aveva lasciato il passeggino, fu rintracciata e, sotto interrogatorio, confessò: Ho avuto paura, non sapevo cosa fare. Nessuna scusa fu accettata, ma la sua confessione aprì una finestra di comprensione sul dolore di una madre spaventata.
Dopo mesi di burocrazia, Lorenzo fu finalmente a casa di Stefano e Grazia. Il bambino, sano e vivace, mangiava bene, dormiva sereno e cresceva forte. Grazia, accanto al lettino, non riusciva a trattenere le lacrime di gioia: finalmente aveva un figlio, anche se non suo di sangue, e il suo cuore, un tempo gelido, si sciolse. La diagnosi di sterilità che i medici avevano dato a Grazia non più la definiva; il suo desiderio di maternità era stato soddisfatto in un modo inaspettato.
Il ricordo di Assunta rimaneva unombra: la sua decisione di abbandonare il bambino aveva scatenato una catena di eventi che, alla fine, aveva salvato una vita. Nel silenzio della notte milanese, mentre la pioggia continuava a tamburellare sui tetti, Stefano e Grazia guardavano Lorenzo addormentarsi, convinti che, anche se la vita è ingiusta, la giustizia a volte arriva in modo misterioso, e che un gesto di disperazione può trasformarsi, a volte, in una benedizione inattesa.






