Quando è tornato dal lavoro, il gatto non c’era più: la storia di Patrizio, il programmatore milanese, Przystojniak e una scelta di cuore contro la crudeltà

Quando sono rientrato dal lavoro, il gatto non cera.

Mi chiamo Matteo, sono sempre stato un ragazzo tranquillo e riservato, senza brutte abitudini. Per il mio venticinquesimo compleanno, i miei genitori mi hanno aiutato a comprare il mio primo appartamento a Milano. Mi hanno sostenuto finanziariamente con la caparra per il mutuo. Così ho cominciato a vivere da solo. Lavoravo come programmatore e conducevo una vita semplice, senza frequentare molte persone.

Per non sentirmi troppo solo, un giorno ho deciso di adottare un gattino. Il piccolo aveva un difetto alle zampe anteriori. I proprietari della madre, vedendolo così, volevano farlo sopprimere, ma mi fece talmente pena che lho preso con me. Lho chiamato Belloccio. Da allora siamo stati inseparabili: ogni sera tornavo di corsa dal lavoro, e Belloccio mi attendeva sulla soglia, miagolando.

Dopo qualche mese ho iniziato a frequentare una collega. Lei si chiamava Ginevra: una ragazza decisa e vivace, che in men che non si dica mi ha conquistato. In meno di un mese, si è trasferita da me. Tuttavia, non ha mai sopportato Belloccio e mi ha chiesto di darlo via. Ho rifiutato, spiegando che il gatto era molto importante per me.

Ma Ginevra non ha rinunciato e ha continuato a insistere, dicendomi che Belloccio rovinava il nostro aspetto di coppia, visto che gli ospiti provavano disagio per le sue stranezze fisiche. Mi sono trovato diviso tra laffetto per lei e quello per Belloccio, che amavo come fosse un fratello.

I miei genitori non vedevano di buon occhio Ginevra: pensavano fosse arrogante e poco educata. Mi consigliarono di riflettere e di non correre a legittimare la nostra relazione.

Quando i genitori di Ginevra sono venuti a trovarci, ho finalmente capito cosa volevo. Appena hanno messo piede in casa, suo padre ha iniziato a deridere Belloccio, chiamandolo mostriciattolo. Mi sono sentito costretto a difendere il mio gatto, ma per tutta la serata sia Ginevra che suo padre hanno continuato a prenderlo in giro e a suggerire mille modi per liberarcene. Anche sua madre rideva alle loro battute crudeli.

Il giorno dopo, tornando dal lavoro, Belloccio non era lì ad aspettarmi. Ho domandato a Ginevra dove fosse, e mi ha risposto che laveva portato in una clinica veterinaria, lasciandolo lì.

Sono corso a cercarlo, passando cinque ore tra veterinari e rifugi Alla fine lho trovato. Belloccio si è rannicchiato tra le mie braccia, felice e grato di avermi ritrovato.

Tornato a casa, ho detto a Ginevra di raccogliere le sue cose e di andarsene. Non sopportavo più la sua presenza. Da quel momento tutto di lei mi risultava insopportabile.

La mattina dopo se nè andata, offesa e silenziosa. Non aveva mai immaginato che un gatto potesse valere più di lei. Oggi Belloccio ed io viviamo sereni; lui mi aspetta ogni sera, e la casa è piena del suo affetto.

Da questa storia ho capito che chi non rispetta ciò che ami, non merita un posto nella tua vita.

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Quando è tornato dal lavoro, il gatto non c’era più: la storia di Patrizio, il programmatore milanese, Przystojniak e una scelta di cuore contro la crudeltà