Mio marito lavora, ma sono sempre io che pago tutto.
Mi chiedete come sia finita in questa situazione, come abbia potuto accettare tutto questo. Io vi rispondo che tutte le donne innamorate sono cieche. Anchio ero cieca. Da sempre mi sono impegnata, ho studiato, ho cercato di migliorarmi. Mia madre mi ripeteva fin da bambina che, se volevo una vita dignitosa, avrei dovuto faticare. Diceva sempre che una donna deve essere forte e autonoma, pronta a mantenersi da sola se necessario.
Quellultimo consiglio mi è quasi costato caro. Quando uscivo con i ragazzi, ero sempre troppo indipendente: pochi volevano frequentarmi sul serio. A quei tempi, molti uomini cercavano una donna delicata da proteggere, qualcuno che li facesse sentire virili. Ma io pensavo solo a badare a me stessa.
Alla fine mi sono dedicata esclusivamente al lavoro. Sono rimasta single fino ai trentacinque anni, quando ho incontrato Claudio. Lui ha la mia stessa età. Mi ha sorpreso che accettasse senza problemi la mia indipendenza. Cioè, non insisteva mai a fare qualcosa per me, non si offriva di aiutarmi se gli dicevo che ero capace da sola. Mai un mazzo di fiori, mai frasi dolci e vuote sussurrate allorecchio; che poi non le avrei sopportate. Accanto a lui mi sentivo un partner alla pari. Avrei dovuto capire che questa cosiddetta parità avrebbe avuto un prezzo, e che in realtà non era affatto parità.
Ci siamo sposati e Claudio si è trasferito a casa mia. Lui non aveva un appartamento, viveva con sua madre. Io non volevo vivere con la suocera, per nulla al mondo. Ne ho sentite troppe su convivenze del genere, e niente mi attirava. Il primo mese Claudio non mi ha dato nemmeno un euro della sua busta paga, dicendo che doveva restituire un piccolo prestito preso per unoperazione della mamma.
Non gli ho detto nulla, ho cercato di capire. Siamo una famiglia, lasciamoglielo saldare, poi penseremo assieme a tutto il resto. Ma sono passati sette mesi e lui era ancora indebitato. Ripeteva che lo pagavano poco, che gli avevano ridotto le ore, o qualche altra scusa. Continuavo io a pagare il cibo, le bollette, le uscite. Poi ha cominciato a dirmi che stava mettendo da parte i soldi per comprarci una casa fuori città. Tipo una casa in campagna, magari per le vacanze.
Però, dopo cinque anni, non mi ha mostrato neanche una volta lestratto conto della banca. Siamo una famiglia. Poi ho litigato con lui. Come poteva essere che lo mantenevo da cinque anni? Non è normale. Ha preso le sue cose ed è tornato dalla madre. Sì, così, tutto dun tratto. Tre giorni dopo, non ce la facevo più, lho richiamato indietro. E si è ricominciato da capo. Non vuole darmi nemmeno un centesimo per niente. E io sono esausta. Vorrei poter spendere qualcosa per me, per qualche capriccio, ma non posso: tutto va alla famiglia. Che devo fare? Chiedere il divorzio? O forse lui non cambierà mai?






