CALPESTATA DAL DESTINO DA UNA SCONOSCIUTA
Figlio mio, se non lasci quella sfacciata, considerami morta per te! Quella Nunzia ha almeno quindici anni più di te! ripeteva mia madre, la voce strozzata dallesasperazione.
Mamma, non riesco… Anche se lo volessi, non ce la faccio! mi difendevo, con gli occhi bassi.
Avevo una ragazza che amavo, la mia Antonella, una quattordicenne limpida, riservata, un sogno a occhi aperti. Lho conosciuta a una festa al liceo, che avevo diciotto anni. Da perderci la testa solo a vederla…
Con mille scuse, tramite la sua amica, sono riuscito a invitarla fuori. Ma voi credete sia venuta? Macché! Da buon cacciatore, lho seguita, ho scovato il suo numero di telefono, lho chiamata, supplicata, sperando in un sì. Alla fine Antonella ha ceduto. Mi ha però avvertito: sarebbe dovuto passare prima da sua madre e chiederle il permesso.
Mi sono ritrovato sudato e in ansia davanti alla porta di Antonella.
Sua mamma era una donna cordiale, con un sorriso scanzonato. Mi affidò il suo tesoro per due ore soltanto.
Abbiamo passeggiato nel parco, chiacchierato, riso. Tutto candido e pulito. Allimprovviso Antonella disse:
Matteo, io ho già un fidanzato. Credo di amarlo. Ma è un farfallone, non gli va giù di starsene con una sola ragazza. Mi sono stufata di trovarlo sempre con qualcunaltra. Anche io ho la mia dignità. Proviamo a essere amici, dai. Ti va?
Ho sollevato le sopracciglia, curioso. Allora Antonella, poteva essere ingenua e tenera, ma anche già capace damare. Mi sono innamorato ancora di più.
Le due ore sono volate. Ho riconsegnato Antonella tra le braccia della madre.
Col tempo, non potevo più stare senza quella ragazza.
Mia madre adorava quell”angioletto”. Antonella veniva spesso a casa. Mia madre la iniziava alle arti femminili, ai piccoli trucchi da donna. A volte, chiacchierando, si dimenticavano persino di me.
Quando Antonella compì diciotto anni, cominciammo a parlare di matrimonio. Nessuno dubitava che ci saremmo sposati: né io, né lei, né le nostre famiglie.
Stabilimmo la data per lautunno.
Arrivò lestate. Antonella partì per il paese della nonna, io passai la stagione aiutando mia madre nella casa di campagna.
Un giorno, mentre annaffiavo i pomodori, sentii una voce dietro di me:
Ragazzo, puoi darmi un po dacqua?
Mi girai. Davanti a me cera una donna sui trentacinque, spettinata e un po trasandata, ma con uno sguardo ardente. Non la riconobbi come vicina, ma rifiutare non era da me. Le diedi una tazza dacqua fresca di pozzo.
La donna bevve con gusto e ringraziò:
Grazie, ragazzo! Stavo morendo di sete. Ho portato con me un po di liquore fatto da me. È dolce, prendilo come segno di riconoscenza.
Mi mise in mano una bottiglia. Che strano, ma si prende quello che offre la vita. Gridai alla donna che si allontanava:
Grazie!
Quella sera, cenando solo, visto che mia madre era andata a Napoli a trovare una sorella, assaggiai il liquore. Se ci fosse stata lei, me lo avrebbe vietato allistante.
Il giorno seguente la donna tornò. Scoprì che si chiamava Nunzia e stava in una masseria poco lontano. Lho invitata dentro. Portava con sé ancora del suo liquore dolciastro. Preparammo uninsalata veloce e bruschette; mentre parlavamo, finimmo il liquore senza accorgercene. Col senno di poi, mi maledico per ciò che accadde dopo.
Nunzia mi ha soggiogato, come un ragazzino. Ero completamente nelle sue mani, senza capire più nulla, confuso, come immerso in una nebbia fitta.
Quando rinvenni, Nunzia non cera più. Solo mia madre in piedi accanto a me, ansiosa:
Matteo, che è successo mentre non cero? Con chi stavi bevendo? E perché il letto sembra attraversato da una mandria di bufali? indignata e preoccupata.
A fatica aprii gli occhi: la testa mi girava, le mani tremavano. Non riuscii a spiegare nulla di sensato. La sera mi ripresi, la memoria tornò a tormentarmi. Che vergogna davanti alla mia Antonella…
Ma neanche una settimana dopo, Nunzia si ripresentò. Ed io… ero felice di vederla, addirittura la aspettavo! Mia madre uscì incontro alla sconosciuta sul portone, piantando le mani sui fianchi:
Che vuoi tu, donna?
Malcontento, trascinai mia madre dentro:
Dai, mamma, ma che modo è di accogliere una visitatrice? Magari aveva solo sete… e tu subito a far la guerra, provai a calmarla.
Visitatrice? Ma questa è Nunzia, la sciroccata del paese! Tutti la conoscono! Va girando tra le campagne a sedurre gli uomini! Che disonore… non lo permetterò! Cacciala prima che rovini tutto! esplose mia madre.
Ma ormai era troppo tardi. Nunzia mi aveva stregato col suo misterioso liquore di miele. Sapevo che non lamavo, che non era quella giusta, eppure mi trascinava dietro di lei come unombra.
Di Antonella mi dimenticai. Quando parlai con Nunzia della mia fidanzata, mi disse solo:
Matteo, il primo amore non è mai quello vero.
Il matrimonio fissato per lautunno saltò.
Mia madre chiamò Antonella a casa e le raccontò tutto.
Cara, perdona Matteo. Non si rende conto che sta buttando la sua vita. Se non si sveglia, sarà troppo tardi. Finirà male con quella… sistemati la tua di vita, non aspettarlo, la pregò piangendo.
Antonella si sposò felicemente.
Mia madre, per separarci, si rivolse a un ufficiale militare e chiese che mi arruolassero subito, sacrificando il mio rinvio. Fui spedito in Libano; su ciò che ho passato là, meglio non dire… Tornai senza tre dita della mano destra. Una ferita di poco conto rispetto a ciò che avevo nellanima.
La mia mente era cambiata per sempre: affrontavo tutto senza più provare paura o gioia. Nunzia mi aspettò: ormai avevamo un figlio. Partendo per il Libano, non ero certo che sarei tornato vivo, così avevo voluto lasciare almeno uneredità. Da lontano fantasticavo su una famiglia numerosa.
Mia madre continuava a detestare Nunzia. Coccolava Antonella, faceva scarpette e bavaglini per la sua bambina. Era convinta che fosse figlia mia. Quanto avrei voluto… ma non era così.
Antonella veniva ancora a trovare mamma. Chiedeva di me e mia madre scrollava le spalle:
Antonella, Matteo sta ancora con quella sciroccata. Non capisco cosa ci trovi… mai capirò.
Le parole di mia madre me le riportò Antonella anni dopo, quando ci siamo rivisti.
Poi mi sono trasferito al Nord, con Nunzia e tre nostri figli.
Là nacquero altri due bambini, esaudendo il sogno davere cinque figli. Ma la più piccola morì di polmonite a cinque anni. Il freddo ci spezzò. Siamo tornati al nostro paese, a respirare laria del Sud.
Sempre più spesso ripensavo ad Antonella, alla sposa che avevo perso. Chiesi a mia madre il suo numero, mi diede anche lindirizzo, ma mi mise in guardia:
Non rovinare la vita di Antonella. Lasciala stare.
Ma non resistetti. Chiamai, fissammo subito un incontro. Antonella era ancora più bella. Mi invitò a casa, mi presentò il marito come un vecchio amico. Lui, fiducioso, uscì per il turno di notte lasciandoci soli in casa.
Sul tavolo, una bottiglia di spumante e qualcosa di frutta. La figlia era dalla nonna.
Allora, Matteo, racconta la tua vita. So tutto di te da tua mamma. mi scrutava.
Perdonami, Antonella. È andata così… Ho quattro figli ormai, balbettai.
Non cè niente da cambiare, Matteo. Ci siamo rivisti, ricordiamo i vecchi tempi, basta così. Ma tua madre ha sofferto tanto. Sii più affettuoso con lei, mi sussurrò.
La guardavo e non riuscivo a staccare gli occhi da lei. Il tempo pareva non averla toccata. Le presi la mano, la baciai con tenerezza.
Antonella, ti amo come allora. Ma la nostra storia è passata via. Non si può raccontare tutto, non si può riscrivere la vita. Ti chiedo scusa, mi uscirono lacrime.
Ora devi andare, Matteo. È tardi, pose fine alla serata.
Ma come potevo lasciarla così?
Una tempesta di vecchie emozioni mi travolse, la passione di un tempo bruciò di nuovo.
Allalba andai via in silenzio. Antonella dormiva ancora, leggera.
Cominciammo così ad incontrarci di nascosto. Questo gioco durò tre anni. Poi Antonella e la sua famiglia si trasferirono fuori città, e tutto si interruppe per sempre.
Quando i figli furono grandi, divorziai da Nunzia. Aveva ragione mia madre. Una donna come lei non ha cuore, solo il piacere del passaggio. Ha pestato il mio destino, spezzato il mio cuore.
Per quanto tu faccia bollire lacqua, resta sempre solo acqua.
Alla fine, solo un figlio era davvero mio. Il primo il mio unico vero legame.






