12 ottobre 2025 Diario di Giuseppe
Ultimamente mi sono sorpreso a rimuginare sulla mia esistenza. La routine mi soffoca: ogni giorno è lo stesso copione, nonostante la famiglia che ho moglie Serafina, due figli, Marco e Lorenzo, tutti a scuola e ottimi alunni.
Questa mattina mi sono alzato prima del canto del gallo; il suono ritmico dellorologio a pendolo riempiva la camera da letto. Fuori era ancora buio, ma il sonno non tornava più. Nella mente già si affollavano i pensieri sul giorno che mi aspettava.
Adesso mi alzo e inizia unaltra giornata di mille faccende, mi dicevo. Devo mungere la vacca Luna, poi farla rientrare al gregge, nutrire il resto del bestiame. Dopo, preparo la colazione per Serafina e i ragazzi, li sveglio, porto i bambini a scuola e Luca, mio marito, al lavoro. E non dimenticare di zappare le patate, altrimenti crescono troppo.
Mi sono messo subito al lavoro domestico, ma la lista sembrava infinita: Oggi devo lavare i panni, spazzare il cortile, sistemare le aiuole che non vedo da tempo. Che vita monotona, solo faccende e faccende.
Luca, alzati, è ora, ho detto, spingendo leggermente la spalla di Serafina, ma lui era ancora avvolto nel sonno.
Uhm, ha risposto, girandosi sul fianco.
Ragazzi, svegliatevi! È ora di colazione e di andare a scuola. Marco, non fare il pigro, altrimenti ti tocca alzarti da solo. Lorenzo, smettila di gironzolare, è tempo di correre verso il bus.
Dopo averli messi in cammino, ho iniziato a stendere il bucato nel cortile. Il morale era stranamente basso, non sapevo perché, ma sentivo che la mia vita non mi soddisfaceva più.
Mentre sistemavo i fiori, è arrivata Nadia, la vicina vivace e sempre di corsa. È una signora energica che urla ai figli e alle capre come se fosse unorchestra di campagna.
Nadia, ieri sera ti sei arrabbiata di nuovo?
Sì, il mio figlio Filippo è tornato a casa a malaura, ha trascinato il suo zaino pesante, e stamattina ha di nuovo sparito per andare a casa di Ignazio dove cè sempre laperitivo e la chiacchierata.
Nadia invidiava la tranquillità della nostra casa, senza rumori né liti. Notando il suo volto triste, mi ha chiesto:
Giuseppe, perché sei così abbattuto, non sorridi più?.
Ho sospirato sulla panchina del cortile, accanto a Nadia.
Non lo so, Nadia. Sento che tutti gli eventi interessanti passano accanto a me, che gli altri vivono una vita più colorata. Vorrei qualcosa di diverso, non un film, ma almeno qualcosa di più avventuroso, come quello dei nostri vicini.
Nadia, sorpresa, ha replicato: Ma guarda la vita di Marina, con suo marito Vincenzo. Sono sempre al centro dellattenzione, lui la bacia in pubblico, la porta in città in auto, le porta rose rosse per il compleanno. Lei è contabile, veste bene, sembra uscita da una favola.
Io ho annuito, ma Nadia ha continuato: Vincenzo è un vero Don Giovanni, non perde occasione per unavventura. Marina compra vestiti nuovi solo per impressionarlo, ma lui è un gatto di marzo, affettuoso fuori ma imprevedibile dentro. Non è una vita da sogno, è una recita.
Poi ha menzionato Tamara e il suo marito Andrea: Andrea è un uomo che non beve, ma lavora tanto, porta Tamara in vacanza al mare, la coccola. I loro figli vanno bene a scuola, ma il figlio maggiore è malato, e Tamara lo porta in una clinica gratuita. Non è per tutti questo tipo di vita.
Ho ascoltato, ma mi sono sentito ancora più confuso. Nadia ha concluso con losservazione: In ogni casa ci sono le sue storie, come le campanelle di un villaggio. Tu non le vedi perché rimani a casa, mentre noi chiacchieriamo al pozzo.
Ho sorriso amaramente, pensando a Caterina, la più affascinante del paese. Tutti gli uomini girano intorno a lei, le regalano fiori e cioccolatini, la portano in moto o in auto. Eppure, a trentacinque anni, resta sola, perché nessuno vuole legarsi.
Il pensiero mi ha colpito: forse anche lei piange in silenzio, nascosta dietro un sorriso.
Dopo una lunga chiacchierata, Nadia è tornata a casa sua, io ho preso la zappa e ho cominciato a zappare le patate. I bambini sono tornati da scuola, li ho nutriti, ho munto Luna, la vacca, e poco dopo è arrivato Luca dal lavoro. Abbiamo cenato tutti insieme, la serata è trascorsa tranquilla, come sempre.
Quella notte, non riuscivo a dormire. In sogno mi è apparsa la nonna Evdokia, che mi ha sussurrato:
Giuseppe, non odiare il Signore, non lamentarti del tuo destino. Le prove sono quelle che possiamo sopportare, e finora non ne hai avute molte. Vivi la tua vita con gratitudine.
Al risveglio, il volto della nonna si è dissolto nella nebbia. Mi è venuta una colpa per avermi lamentato, per aver invidiato gli altri.
Il sole stava già sorgendo. Ho indossato il mantello e sono uscito sul portico. La nebbia si diradava, la rugiada scintillava sullerba, il giorno prometteva bel tempo.
Che bello vivere, ho pensato, tutto è sereno. Ho capito che la nebbia della gelosia mi aveva offuscato la vista; guardando gli altri, non vedevo la felicità che già avevo: un marito affettuoso, due figli diligenti, una casa accogliente. Le piccole preoccupazioni erano solo granelli di sabbia rispetto al tesoro che possiedo.
Tornato dentro, ho tolto il mantello, ho sistemato la coperta a Lorenzo, e ho sentito tutto tornare al suo posto. La vita continua.
**Lezione personale:** non è la vita degli altri a definire la nostra felicità; è il saper apprezzare ciò che già abbiamo, anche quando la nebbia della gelosia vuole offuscarla.






