L’ho fatta salire sul camion commosso dalla sua storia… ma ciò che nascondeva sotto il sedile mi ha gelato il sangue. Da anni percorro l’Italia con il mio tir tra Bologna, Firenze e Roma. Ho trasportato di tutto – cemento, legname, frutta, ricambi auto… Ma mai avevo “caricato un racconto” capace di sconvolgermi così. Qualche giorno fa ho incontrato la signora Lina. L’ho vista camminare a fatica lungo la statale – stretta ai guardrail, cappotto scuro, scarpe consumate e una vecchia valigia legata con uno spago. — Figliolo… vai verso la città? – mi ha chiesto sottovoce, con quella voce stanca tipica delle mamme italiane che hanno sopportato tanto, ma parlato poco. — Sali, signora, la porto io. Siedeva composta, le mani in grembo, sgranava il rosario guardando fuori dal finestrino, senza dire una parola, quasi stesse lasciando andare qualcosa. Poi mi dice semplicemente: — Mi hanno cacciata di casa, figliolo. Né pianto. Né urla. Solo stanchezza. La nuora le aveva detto: “Qui non c’è più posto per te. Dai fastidio.” Le valigie messe accanto alla porta. E suo figlio… il suo bambino… lì in piedi. E non ha detto una parola per difenderla. Immagina crescere un figlio da sola. Curargli la febbre, spartirsi l’ultimo pezzo di pane, camminare a piedi perché i soldi per l’autobus non ci sono… E poi, un giorno, chi hai amato più di tutto ti guarda come se fossi un’estranea. La signora Lina non ha discusso. Ha solo indossato il cappotto, preso la valigia ed è uscita. Abbiamo viaggiato in silenzio. A un certo punto mi ha offerto qualche biscotto secco, avvolti in una busta. — A mio nipotino piacevano… quando ancora veniva a trovarmi — mormora. Lì ho capito: non portavo una passeggera. Portavo un dolore di madre, più pesante di qualsiasi carico. Quando ci siamo fermati per riposare, ho notato delle buste di plastica sotto il suo sedile. Non riuscivo a smettere di pensarci. — Cosa porti lì, signora? Esita, poi apre la valigia. Sotto i vestiti piegati – soldi. Risparmiati negli anni. — Sono i miei risparmi, figliolo. Pensione, lavori a maglia, qualche aiuto dai vicini… tutto messo da parte per i nipoti. — E tuo figlio lo sa? — No. E non deve saperlo. Nessun rancore. Solo tristezza. — Perché non li usa per se stessa? — Pensavo che sarei invecchiata con loro… Invece ora non mi lasciano nemmeno vedere il bambino. Gli hanno detto che ormai “sono partita”. Gli occhi le si riempono di lacrime. A me si stringe la gola. Le dico che non si possono portare così tanti soldi addosso. In Italia si rischia anche per molto meno. La porto in banca, nel paese vicino. Non per comprare una casa. Solo per stare al sicuro. Dopo aver depositato i soldi, esce e respira a fondo – come se si fosse tolta di dosso un peso che la schiacciava da anni. — E ora dove vai? — le chiedo. — Da una signora del mio paese. Ha detto che ha una stanza per me. Solo per un po’… finché non mi rimetto. L’ho lasciata lì. Ha provato a darmi dei soldi. Ho rifiutato. — Hai già dato abbastanza, signora. — Ora pensa solo a vivere. A volte la vita ci fa incontrare persone di cui tutti si sono dimenticati… per ricordarci quanto sia facile cacciare via una madre e quanto sia difficile, dopo, convivere con se stessi.

Salivo una volta sul camion solo perché il cuore mi si era stretto ma quello che nascondeva sotto il sedile mi fece gelare il sangue.

Da molti anni guidavo il mio camion avanti e indietro tra Bologna, Modena e Parma. Ne avevo trasportate di cose cemento, legname, frutta, pezzi di ricambio per auto Ma mai avevo trasportato una storia che riuscisse a scuotermi così nel profondo.

Quel giorno feci salire a bordo nonna Rosina.

La vidi camminare piano piano accanto al guardrail, con passo pesante, quasi che ogni movimento fosse una fatica. Portava un cappotto scuro, scarpe consumate, e un vecchio baule legato con dello spago.

Ragazzo vai in città? domandò con voce sommessa, di quelle che solo una madre italiana, che ha sopportato più di quanto abbia detto, sa usare.
Sali pure, nonna. Ti porto io.

Sedette composta, le mani appoggiate in grembo. Stringeva una corona del rosario e guardava fuori dal finestrino senza parlare, quasi stesse salutando qualcosa per lultima volta.

Dopo un po ruppe il silenzio:

Mi hanno mandata via di casa, ragazzo.

Nessuna lacrima. Nessuna rabbia. Solo tanta stanchezza.

La nuora glielaveva detto:
«Qui ormai non hai più posto. Sei solo dimpiccio.»

Le valigie stavano già vicino alla porta. E suo figlio il suo bambino
stava lì, in silenzio. Non aveva detto una parola per difenderla.

Immagina crescere un figlio da sola. Curarlo quando ha la febbre, dividere la pagnotta a metà, camminare a piedi perché non ci sono abbastanza lire per lautobus
E poi, un giorno, proprio colui che hai amato più di ogni altro ti guarda come fossi una sconosciuta.

Nonna Rosina non replicò, non chiese nulla. Si mise il cappotto, afferrò la valigia e uscì.

Viaggiavamo senza scambiarci parola.
A un certo punto, mi porse qualche biscotto secco, avvolto con cura nella plastica.

Al mio nipote piacevano tanto quando veniva ancora da me disse in un filo di voce.

Fu allora che capii
Non trasportavo una passeggera.
Portavo con me il dolore di una madre, un peso più grande di ogni altro carico.

Quando ci fermammo per riprendere fiato, notai che sotto il suo sedile cerano un paio di sacchetti di plastica.
La curiosità ebbe la meglio.

Coshai lì, nonna?
Esitò un attimo, poi aprì la valigia.

Sotto i vestiti ben piegati denaro.
Accumulato in anni.

I miei risparmi, ragazzo. La pensione, qualche maglione venduto, le offerte dei vicini tutto per i nipoti.
E tuo figlio lo sa?
No. E non deve sapere.

Senza rancore.
Solo con tristezza.

Perché non li hai spesi per te, nonna?
Perché ho sempre pensato che sarei invecchiata insieme a loro. Ora invece nemmeno mi lasciano vedere il bambino. Gli hanno detto che sono partita.

Gli occhi le si riempirono di lacrime. Anche a me venne un nodo in gola.

Le dissi che non poteva andare in giro così con i soldi.
In Italia ti derubano anche per molto meno.

Laccompagnai in una banca della città più vicina. Non per comprar casa.
Solo perché lì i soldi erano al sicuro.

Quando uscì, respirò profondamente
come se avesse posato un fardello che la schiacciava da anni.

E ora? chiesi.
Da una signora del paese vicino. Mi ha detto che ha una stanzetta per me. Solo per qualche tempo finché non trovo qualcosa.

La lasciai lì.

Voleva darmi dei soldi.
Rifiutai.

Hai già dato abbastanza, nonna, credimi.
Ora pensa solo a vivere.

A volte la vita ci fa incontrare persone che tutti hanno dimenticato per ricordarci quanto sia facile allontanare una madre. E quanto sia difficile poi riuscire a trovare pace con se stessi.

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