Mia figlia ha realizzato all’uncinetto 80 cappellini per bambini malati, poi mia madre li ha buttati via dicendo: “Non è sangue del mio sangue”

Diario, 14 dicembre

Ancora adesso, quando penso a quello che è successo, mi si stringe il cuore.

Mia figlia, Giulia, ha solo dieci anni. Il suo papà se nè andato quando lei era piccolissima, appena tre anni. Siamo state io e lei, insieme contro il mondo, per anni.

Poi ho incontrato Davide. Un uomo pieno di dolcezza, che ha accolto Giulia come fosse figlia sua: le prepara la merenda per la scuola, la aiuta nei lavoretti e le legge la favola della buonanotte ogni sera.

Davide è suo papà in tutto, tranne che per il sangue. Ma sua madre, Lucia, non lha mai voluto accettare davvero.

Mi ricordo ancora una volta, a tavola, quando Lucia ha detto a Davide: È carino che fingi sia tua figlia vera.

Unaltra volta ha sussurrato sdegnata: I figli di altri non saranno mai famiglia per davvero.

Ma la frase che mi addolora di più: La tua bambina ti ricorda il marito che non cè più. Deve essere difficile

Davide la metteva sempre a tacere, ma i suoi commenti non si fermavano mai del tutto.

Per stare tranquilli, ci limitavamo a visite brevi e chiacchiere di cortesia. Era dura, ma almeno evitavamo discussioni.

Finché Lucia non ha superato un confine da cui non si torna indietro.

Giulia ha un cuore grande. Quando si avvicinava il Natale, mi ha abbracciata e mi ha detto di voler realizzare alluncinetto ottanta cappellini per i bambini in ospedale durante le feste.

Ha imparato a fare la maglia con tutorial su YouTube, ha speso i suoi risparmicirca trenta europer comprare i primi gomitoli di lana.

Ogni giorno, dopo i compiti e la merenda, sedeva sul letto e infilava le mani tra ferri e fili, concentratissima. Mi riempiva dorgoglio la sua dedizione e sensibilità.

Mai avrei pensato che una gioia così semplice potesse essere spazzata via.

Man mano che completava un cappellino, ce lo mostrava orgogliosa e lo metteva nella sacca vicino al letto. Quando Davide è dovuto partire un paio di giorni per lavoro a Milano, Giulia era già al numero settantanove. Le mancava solo uno!

Lassenza di Davide ha dato a Lucia spazio per agire. Quando Davide non cè, Lucia si presenta spesso senza preavviso a vedere se la casa è in ordine, oppure per controllare se me la cavo da sola. Ho imparato a non farci caso.

Quel pomeriggio io e Giulia siamo tornate dalla spesa al mercato. Lei è corsa in camera, impaziente di scegliere il prossimo colore.

Dopo cinque secondi, una chiamata disperata.

Mamma Mamma!

Ho lasciato le borse e sono corsa. Lho trovata a terra, che piangeva a dirotto. Il suo letto era vuoto: la sacca con tutti i cappellini era sparita.

Lho stretta a me, cercando di calmare i singhiozzi. Poi ho sentito un rumore alle mie spalle.

Mi sono voltata: Lucia stava lì, a sorseggiare tè in una delle mie tazze di porcellana, con laria altezzosa di una matrona fuori dal tempo.

Se cerchi quei cosi, li ho buttati via, ha detto. Una perdita di tempo. Perché sprecare soldi per dei bambini sconosciuti?

Non riuscivo a crederci.

Lucia ha arricciato il naso. Erano brutti colori sbagliati, cuciture storte. Lei non è del mio sangue, e non rappresenta la mia famiglia, ma non per questo devi spingerla verso passatempi inutili.

Non erano inutili ha sussurrato Giulia, piangendo ancora di più.

Lucia ha fatto una smorfia e se nè andata, mentre Giulia si disperava, il cuore a pezzi.

Avrei voluto affrontare Lucia in quel momento, ma Giulia aveva bisogno di me. Lho tenuta in braccio finché ha smesso di tremare. Poi, appena si è calmata, sono uscita, determinata a recuperare il possibile.

Ho cercato nei bidoni della spazzatura, in giro per tutto lappartamento e pure nel cortile. Delle sue creazioni, però, nessuna traccia.

Quella notte Giulia ha pianto finché non si è addormentata. Sono rimasta con lei, accarezzandole i capelli finché non si è regularizzato il respiro. Poi sono scesa in salotto, e per la prima volta ho lasciato che le lacrime venissero anche a me.

Ho pensato mille volte di chiamare Davide, ma sapevo che doveva concentrarsi sul suo lavoro per noi. Ho aspettato.

Al suo ritorno, ho capito di aver sbagliato a tacere.

Appena rientrato, Davide si è illuminato: Dovè la mia campionessa? Voglio vedere i cappellini! Hai finito lultimo senza di me?

Giulia stava guardando la TV, ma appena sentite quelle parole, è scappata via in lacrime.

La faccia di Davide è impallidita. Ho portato Davide in cucina e gli ho raccontato tutto. Lho visto cambiare: da uomo stanco ma amorevole, a un papà furioso e ferito come non lavevo mai visto.

Non so dove siano finiti Ho guardato ovunque ho detto.

È tornato da Giulia, lha stretta forte: Amore, ti prometto che non permetterò mai più a nessuno, nemmeno a mia madre, di farti soffrire così. Mai più.

Poi ha preso le chiavi e con un tono deciso mi ha sussurrato che avrebbe sistemato tutto.

Due ore dopo, è tornato. Sono corsa da lui in cucina: era al telefono.

Mamma, sono a casa. Vieni, ho una sorpresa per te, diceva con un tono glaciale.

Lucia è arrivata, tronfia come sempre: Ecco, sono venuta a prendere la sorpresa! Ho dovuto cancellare la cena, spero ne valga la pena.

Davide ha sollevato un grosso sacco della spazzatura. Lha rovesciato e Miracolo! Tutti i cappellini di Giulia erano lì, colorati come sempre.

Mi ci è voluta unora a scavare tra i bidoni del tuo palazzo, ma li ho trovati. Questo non è solo un passatempo di una bambina: è un gesto per dare gioia a chi soffre. E tu lhai calpestato.

Lucia ha scosso la testa, derisoria: Sei ridicolo, Davide, per una busta piena di fesserie.

Non sono fesserie. E tu non hai mancato di rispetto solo al progetto La voce di Davide si è incrinata. Hai spezzato il cuore di mia figlia.

Non è tua figlia! ha ringhiato Lucia.

Davide si è irrigidito. Ha guardato Lucia dritto negli occhi: Te ne vai. Non ti vogliamo più nella nostra vita.

Cosa? ha balbettato Lucia, sconvolta.

Hai sentito bene. Da oggi non avrai più nessun contatto con Giulia.

Lucia si è fatta rossa dalla rabbia. Sono tua madre! Non puoi farlo solo per una bambina e dei ferri da lana!

E io sono un padre e proteggo mia figlia da chiunque, anche da te.

Lucia si è girata verso di me, indignata: Tu permetti tutto questo?

Ho fissato Lucia negli occhi: Assolutamente sì. Le tue cattiverie hanno un prezzo, Lucia, e questo è solo il minimo.

Lucia è crollata. Ve ne pentirete, ha sibilato, sbattendo la porta con tale forza che i quadri sulle pareti hanno tremato.

I giorni seguenti sono passati in silenzio. Giulia non ha più toccato uncinetto. Era annientata; non sapevo davvero come consolarla.

Un pomeriggio, Davide è tornato a casa con una scatola enorme. Giulia era in cucina, mangiando un biscotto.

Davide ha aperto la scatola: dentro cerano gomitoli nuovi di lana, uncinetti e tutto il necessario per ricominciare.

Se vuoi riprovarci io ti aiuto, le ha sussurrato timido. Non sono bravo, ma puoi insegnarmi?

Per la prima volta, dopo tanti giorni, Giulia ha sorriso e perfino riso.

Ovviamente, i primi tentativi di Davide sono stati esilaranti, ma dopo due settimane, avevamo di nuovo ottanta cappellini. Li abbiamo spediti in un grande ospedale pediatrico di Firenze.

Pochi giorni dopo, ho ricevuto una mail dalla direttrice dellhospice: si diceva commossa per liniziativa e ci chiedeva il permesso di pubblicare sul sito dellospedale le foto dei bimbi con i cappellini.

Giulia ha acconsentito, con le guance che le diventavano rosse per lemozione.

Il post è diventato virale. Centinaia di commenti: tutti volevano saperne di più della “bambina gentile che fa i cappellini”. Ho permesso a Giulia di rispondere dal mio telefono.

Sono tanto felice che abbiano ricevuto i cappellini! La mia nonna aveva buttato via il primo gruppo, ma il mio papà mi ha aiutato a rifarli

Lucia ha chiamato Davide in lacrime qualche ora dopo. Hanno iniziato a chiamarla mostro nei commenti del post dellospedale. Fai sparire tutto! Mi stanno tormentando!

Davide, calmo e deciso, ha risposto: Non abbiamo pubblicato nulla. Lo ha fatto lospedale. Se la verità ti mette in imbarazzo, potevi pensare prima alle tue azioni.

Lucia singhiozzava: Mi stanno perseguitando. È orribile!

Davide, fermo: Te lo sei meritato.

Ora, ogni domenica pomeriggio, la nostra casa si riempie del ticchettio allegro di due uncinetti, mentre Giulia e Davide lavorano insieme. Di Lucia restano solo messaggi nei giorni di festa, ogni tanto una telefonata, sempre senza scuse, sempre solo richieste di rimettere le cose a posto.

Ma Davide risponde sempre: No.

Ora, casa nostra è finalmente serena. E il silenzio che cè è quello di una pace costruita con amore, pazienza e una busta piena di cappellini colorati.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

sixteen − 10 =

Mia figlia ha realizzato all’uncinetto 80 cappellini per bambini malati, poi mia madre li ha buttati via dicendo: “Non è sangue del mio sangue”