Ho preso mia figlia di cinque anni allasilo quando, improvvisamente, mi ha chiesto: Papà, perché il nuovo papà non è venuto a prendermi come al solito?.
Credevo di conoscere mia moglie. Dieci anni di matrimonio, una figlia splendida e una vita costruita insieme dal nulla. Poi, in un tranquillo pomeriggio, la mia bimba mi butta lì questa storia del nuovo papà e improvvisamente guardo mia moglie, la stessa faccia di sempre, come se fosse una perfetta sconosciuta. Da quanto tempo mi prendeva in giro?
Ho conosciuto Chiara dieci anni fa, a una festa di compleanno di un amico comune. Appena lho vista accanto alla finestra, calice di vino rosso in mano, che rideva a una battuta che non avevo nemmeno sentito, ho capito che la mia vita sarebbe cambiata per sempre.
Chiara aveva quellenergia sicurezza in sé, magnetismo naturale, il tipo di donna che riesce a catturare lo sguardo di tutti senza neanche provarci. Io invece? Linformatico impacciato che a mala pena mette insieme una frase di fila a una festa. Eppure, non so come, lei ha notato proprio me.
Quella sera abbiamo parlato per ore: di musica, viaggi, delle sciocchezze fatte da piccoli. Io, innamorato cotto subito, e per la prima volta con la sensazione che qualcuno mi vedesse davvero. Un anno dopo ci siamo sposati con una semplice cerimonia sulle rive del Lago di Garda. Mi sentivo il Re della fortuna.
Quando è nata nostra figlia, Lucia, cinque anni fa, tutto è cambiato. È arrivato questo esserino che dipendeva da noi per ogni cosa, e io non mi sono mai sentito così terrorizzato e così completo allo stesso tempo.
Ricordo Chiara che la teneva in braccio per la prima volta e le sussurrava tutte le cose che le avrebbe insegnato. Ricordo le poppate notturne alle tre di mattina, noi due in modalità zombie, a turno a cullare Lucia. Eravamo sfiniti, ma felici. Una squadra, insomma.
Dopo sei mesi Chiara è tornata al lavoro. È responsabile marketing in una grossa azienda milanese una di quelle donne che amano le scadenze, le presentazioni, il brivido dellimpossibile. E io la supportavo a occhi chiusi.
Il mio lavoro certo non era proprio 9-17, ma ci barcamenavamo. Avevamo la nostra routine. Chiara andava a prendere Lucia allasilo quasi ogni giorno, dato che io finivo più tardi. Si cenava insieme, si faceva il bagnetto a Lucia, le si raccontava una favola. Le cose normali, le cose belle.
Non litigavamo troppo spesso. Le solite cose: chi si è dimenticato il latte, se serve una macchina nuova, perché i piatti sono ancora nel lavandino. Nulla che possa scatenare un terremoto, insomma. Mai avrei pensato di dover dubitare di lei.
Poi, quel famoso giovedì pomeriggio, suona il telefono in ufficio.
Ciao amore, mi dice Chiara, con la voce stressata, Mi fai un super favore? Oggi proprio non ce la faccio a prendere Lucia. Ho una riunione con tutto il consiglio, roba che non posso mancare. Puoi pensarci tu?
Guardo lorologio. 15:15. Se mollo tutto adesso, ci arrivo.
Sì, certo! Nessun problema.
Grazie mille, mi salvi la vita.
Avverto il capo di una urgente questione familiare e via a prendere Lucia. Quando entro allasilo, vedo la faccia di Lucia che si illumina come un albero di Natale. Mi ero scordato quanto può farti bene vedere tua figlia felice.
Papà! Corre verso di me, con le sue scarpe da ginnastica che cigolano sul pavimento.
Mi abbasso e la stringo forte. Ehi, amore mio! Pronta per andare a casa?
Sì!
Recupero la sua giacchetta rosa con gli orsetti sulle maniche e laiuto a infilarla. Mi racconta di tutto e di più: di cosa le ha detto la sua amica Marta a merenda, e io ascolto rapito, come se fosse un podcast comico.
Poi, inclina la testa e mi fa: Papà, perché oggi non è venuto il nuovo papà a prendermi?
Le mani mi si fermano a metà bottone.
Come, amore? Quale nuovo papà?
Mi guarda, come se fossi un po tardo. Uffa, il nuovo papà! Di solito lui mi porta nellufficio della mamma e poi torniamo a casa assieme. Qualche volta andiamo anche a fare due passi! La settimana scorsa siamo andati allo zoo e abbiamo visto gli elefanti. Viene da noi quando tu non ci sei. È molto gentile, a volte mi porta anche le merendine.
Mi si è gelato il sangue nelle vene, ma mi sono imposto la massima calma. Ah, ecco. Oggi non poteva venire, così sono passato io. Contenta che sia venuto?
Certo! Comunque a me non piace chiamarlo papà, anche se lui insiste sempre. Mi fa troppo strano. Perciò io lo chiamo nuovo papà.
Gulp. Va bene, va bene. Ha senso
Di strada verso casa non ha mai smesso di chiacchierare: della maestra, la signora Bianchi, della sabbiera e di quando Giovanni lha spinta, pure se poi ha chiesto scusa. Tutte faccende seriali, che fanno sorridere.
Io però sentivo solo ronzio nelle orecchie. Il mio cervello era fissato su una domanda: chi diavolo era questo nuovo papà?
E da quando Chiara portava Lucia con sé in ufficio? Mai una parola al riguardo. Zero.
Arrivati a casa, le ho preparato il piatto preferito: cotoletta di pollo e pasta al formaggio. Poi, puzzle per rilassarsi, mentre io mi contorcevo mentalmente.
Quella notte, a letto accanto a Chiara, lho fissata al soffitto, in silenzio, senza prendere sonno. Avrei voluto svegliarla per chiedere spiegazioni su tutto. Ma qualcosa mi ha fermato: forse la paura, forse la voglia di non fare accuse a vuoto. Comunque, sonno zero.
La mattina dopo, mi sono dato malato: influenza intestinale e via. Alle 12 ero già imboscato in macchina davanti allasilo, decisissimo a scoprire la verità. Oggi, toccava a Chiara andare a prendere Lucia alle tre.
Quando vedo le porte aprirsi, mi batte forte il cuore. E ecco che Lucia esce, ma non cè Chiara. Cè Matteo, il segretario di Chiara.
Matteo è più giovane di lei di almeno cinque-sei anni. Appena laureato, sempre sorriso da pubblicità e faccia da bravo ragazzo. Me laveva nominato, lo avevo visto in qualche foto anonima delle cene aziendali. Fine delle informazioni che avevo su di lui. Fino ad ora.
Tiro fuori il cellulare, mani che tremano, e fotografo la scena come una spia delle fiction. Una parte di me voleva saltare fuori dalla macchina e urlare, ma dovevo assolutamente capire cosa stava succedendo.
Lui la prende per mano e salgono sulla sua Fiat grigia. Li seguo da lontano, due macchine indietro, cuore a mille. Il cervello cerca un motivo innocente, ma la pancia sapeva già che tanto innocente non era.
Vanno dritti allazienda di Chiara, in centro. Parcheggiano nel sotterraneo, scendono, si avviano insieme verso lascensore, lui sempre mano nella mano con Lucia.
Aspetto dieci minuti, poi non resisto più. Entro nellatrio. Quasi tutti già fuori per la giornata, solo due signore delle pulizie e un paio di colleghi lenti come tartarughe. Trovo Lucia seduta su una poltrona scomoda, con il suo peluche di orso.
Papà! sorride, ignara.
Mi avvicino, mascherando lagitazione. Ciao, tesoro! La mamma dovè? E dove sta il signore che ti ha preso allasilo?
Stanno lì dentro. Mi indica una porticina nellangolo. Mi hanno detto di aspettare qui e di fare la brava.
Le do un bacio in fronte. Aspettami qui, torno subito. Mi raccomando, non ti muovere.
Va bene, papà.
Mi avvicino a quella porta sentendomi le gambe di cartone. Una parte di me sperava in una crisi di memoria. Laltra voleva solo sparire. Ma apro, con un gran respiro, e richiudo con gentilezza. Lucia non doveva vedere nulla.
Eccoli lì: Chiara e Matteo. A baciarsi.
Per un attimo rimaniamo tutti paralizzati, tipo cervi davanti ai fari. Poi mi giro verso Matteo, voce basse e gelida: Che diavolo stai facendo con mia moglie? E con che diritto dici a mia figlia di chiamarti papà?
Lui abbassa lo sguardo, muto come una statua. Chiara sbianca lì per lì. Matteo cosa le hai detto?
La fisso, esasperato. Non fare linnocente. Lo mandavi a prendere Lucia ogni giorno. Gli lasciavi portarla allo zoo, farle compagnia, venire a casa nostra mentre io lavoravo. E ora scopro che ci stai insieme?
Giovanni, ti prego Ora piange Non pensavo che lui dicesse a Lucia di chiamarlo papà. Te lo giuro. Non è come sembra
Non farmi la lezione. Non offendere la mia intelligenza con questa farsa. È ESATTAMENTE come sembra. Hai una storia col tuo segretario e usi nostra figlia come copertura.
Lei butta fuori una valanga di parole: che non ci capiva più niente, che era stata una debolezza, che io non ci sono mai insomma, il festival delle scuse. E lui che sta lì impalato, come uno spettatore di una telenovela.
Lo guardo e scatto: Lo sai cosa è peggio? Che avete tirato in ballo mia figlia. Avete coinvolto una bambina di cinque anni. Ma che razza di gente siete?
Chiara mi prende il braccio: Ti prego, possiamo superare questa cosa
Mi scanso, freddo. No. Non possiamo. È finita. Il matrimonio è finito, Chiara.
Non lo pensi davvero
Nella vita mia non ho mai detto una cosa più vera.
Non voglio più sentire scuse. E non è ancora finita. Puoi starne certa.
Esco, prendo Lucia per mano e lasciamo ledificio. Lei mi guarda e mi chiede perché sembro arrabbiato. Le rispondo che va tutto bene, che quella sera sarebbe stata una meravigliosa serata da papà e figlia.
Ovviamente, bene non va. Neanche lontanamente.
La mattina dopo chiamo un avvocato e avvio subito le pratiche per il divorzio e laffidamento completo. I mesi seguenti sono un inferno. Le telecamere dellufficio e dellasilo confermano tutto: Matteo andava a prendere Lucia regolarmente da settimane. Le maestre pensavano avesse lautorizzazione sapeva sempre tutti i dettagli. In ufficio, le telecamere hanno ripreso più di una situazione compromettente.
Il giudice si schiera dalla mia parte. Chiara perde laffidamento principale per negligenza e per la storia extraconiugale. Non gliele mandano certo a dire. Lucia vede la mamma solo due weekend sì e due no, sotto supervisione.
Poi, come era prevedibile, la storia si sparge in ufficio (Milano, si sa, è piccola quando serve). Risultato: Chiara e Matteo vengono licenziati in meno di una settimana, per relazione inappropriata tra superiori e dipendenti. Io non ho mosso un dito. Ma non ho nemmeno perso il sonno per la cosa.
Tradire ha conseguenze, oh, se ne ha.
Negli ultimi mesi ho pianto, e non poche volte, specie di notte dopo aver messo Lucia a letto. Io Chiara lho amata per anni. Ero sicuro dovesse essere quella giusta. Lha buttata via per un ragazzino che si diverte a giocare al papà con la figlia di un altro.
Adesso tutta la mia attenzione è per Lucia. Mi sono promesso che crescerà forte, gentile e più sveglia di molti adulti. Voglio che cresca senza mai dubitare di essere amata.
Chiara vede ancora Lucia, quei weekend supervisionati, qualche compleanno, eventi scolastici dove facciamo finta di essere civili. Cerca un nuovo lavoro. Ancora adesso, qualche notte mi invia messaggi lunghi pagine con richieste di perdono.
Non lho perdonata. Non ancora. Forse non lo farò mai.
Ma, per amore di Lucia, ogni tanto le permetto di sedersi con noi, di fare una chiacchiera come una famiglia normale. Lucia merita almeno questo: sentirsi amata da entrambi. Anche se il nostro matrimonio è andato a fuoco. Anche se qualcuno ha scelto di buttare tutto allaria.
Non ho idea di come sarà il mio futuro. Non so se potrò ancora fidarmi di qualcuno, o se avrò mai voglia di rimettermi in gioco. Solo pensare al dating onestamente mi sfianca.
So solo una cosa: proteggerò sempre mia figlia. Non dovrà mai dubitare di essere la priorità. Non si chiederà mai se è abbastanza importante.
E se stai leggendo e pensi: a me non succederà mai, il mio matrimonio è solido, ripensaci bene. Osserva le piccole cose. Domanda, quando qualcosa non torna. FIDATI dellistinto, perché a volte sono proprio le persone in cui crediamo di più, quelle con cui condividiamo la vita, a nascondere le menzogne più grandi.
Tu cosa faresti se tua figlia di cinque anni ti raccontasse di qualcuno di cui non hai mai sentito parlare? Diresti che è fantasia da bambini? O cominceresti a scavare? Ti fideresti della tua pancia o penseresti di essere paranoico?
Io sono felice di aver dato retta al mio istinto e di aver seguito la traccia. Perché se non lavessi fatto, chissà quanto sarebbe durata. Chissà quanto sarebbe cresciuta la falsità.
Ho salvato mia figlia dal crescere in una casa costruita sulle bugie. E questo, non lo rimpiangerò mai.






