Lavava le scale dei palazzi storici per costruire un futuro al figlio che cresceva da sola, ma ciò che accadrà ti lascerà senza parole.

Lui puliva le scale dei vecchi condomini per costruire un futuro al figlio che allevava da solo, ma quello che sarebbe accaduto ti avrebbe fatto venire le lacrime agli occhi.
Ogni mattina, quando il palazzo ancora brontolava tra notte e giorno, Maria si legava i capelli dietro la testa, indossava il grembiule verde e si lanciava sulle scale. Aveva trentacinque anni e un sorriso che illuminava il vano scala più di un neon tremolante. Da quando era nato Luca, la sua vita ruotava intorno a una sola frase: che sia tutto per lui. Il padre era sparito presto, come se non avesse avuto il tempo di finire la prima riga della propria vita, e Maria aveva imparato in una lunga notte cosa significasse essere madre, padre e quella persona che non si concede il lusso di stancarsi.

Il mocio scivolava sul mosaico, il secchio lo seguiva docilmente, e Maria contava i passi nella mente non come una fatica, ma come una strada. Ogni piano era unaltra giornata pagata, un altro piatto messo in tavola, un altro quaderno per Luca. Anche se le maniche si inzuppavano, non perdeva il sorriso, lo conservava per il pomeriggio, quando il ragazzo usciva dalla porta della scuola e correva verso di lei con lo zaino che saltellava alle spalle.

Mamma, oggi ho letto ad alta voce! lo salutava.
E le nostre scale ti aspettano per essere lette anche loro, rispondeva Maria con un tono scherzoso, e Luca rideva.

Dopo la scuola lo prendeva per mano e si incamminavano insieme verso i condomini di cui si prendeva cura. In una mano Maria reggeva la coda del mocio, nellaltra le dita calde di Luca. Il ragazzo conosceva già il ritmo: lei spazzolava i corrimano, lui apriva le cassette postali e le chiudeva ordinatamente, una alla volta, come libri pronti per essere letti. Quando si stancava, si sedeva su una gradino e leggeva ad alta voce dal suo libro preferito. Le parole riempivano il vano scala di una musica semplice e pura.

Alcuni vicini passavano di fretta, alzando le spalle; altri abbassavano lo sguardo, imbarazzati nel vedere un bambino che studiava accanto a un secchio dacqua. Ma cerano anche persone che lasciavano una busta con mele, o un Bravo, campione! che faceva brillare gli occhi di Luca.

Mamma, qui mi sento bene, diceva a volte. È caldo quando leggi tu bravo con gli occhi.

Maria sospirava dentro. Le piaceva vedere il figlio felice accanto a lei, ma desiderava una felicità tutta sua, senza lodore di detergente. Volgeva a lui una bambina con lerba sui ginocchi e quaderni pieni, non una scala che finisce e ricomincia in un ciclo infinito.

In un pomeriggio gelido di novembre, con la luce breve e laria pungente, Luca leggeva al terzo scalino. Maria strofinava con più insistenza una macchia, quando nella hall apparve una signora anziana, vestita di blu scuro. Si fermò, senza disturbare, ascoltando il ragazzo sillabare con cura, poi la voce di Luca divenne più sicura, più fluida, le parole rotundamente belle.

Leggi molto bene, tesoro, disse la signora. Come ti chiami?
Luca, rispose alzando gli occhi scintillanti.
E la mamma?
Maria.

La signora sorrise, osservò il mocio, il secchio, le mani di Maria, stanche ma pulite.

Sono la signora Anna, continuò. Ho insegnato per quarantanni italiano. Se volete, potrei fare un piccolo test a Luca, qui sulle scale. Prometto di non bagnarlo con i voti.

Risero tutti e tre. Il test fu in realtà una chiacchierata. Luca raccontò dei suoi personaggi, di come a volte le persone cattive sono solo stanche e di come gli eroi non alzano la voce, ma si mettono al lavoro. La signora Anna ascoltò, fece domande, e alla fine tirò fuori un taccuino dalla borsa.

Luca, scriverai così: dieci righe al giorno. Su qualsiasi cosa: scale, pioggia, mamma. E se mi lasciate, passerò a trovarvi di tanto in tanto. Mi mancano i bambini che imparano.

Maria sentì il petto bruciare, come se una nuova luce si accendesse dentro di lei. Ringraziò a bassa voce, quasi in preghiera.

La sera, una volta a casa, gustarono una zuppa e si scambiarono, a turno, una frase dal taccuino. Nei giorni seguenti Luca scrisse. A volte sbagliava, a volte chiedeva, ma voleva sempre ancora una riga. Maria, tra un condominio e laltro, tra un piano e laltro, cercava il respiro tra le sue parole.

Pochi settimane dopo lincontro con la signora Anna, lamministratore di uno dei condomini scese in hall con un giovane in giacca aziendale. Chiese brevemente chi fosse la signora che fa una pulizia così impeccabile. Maria si alzò, emozionata come quando arriva una sorpresa inaspettata.

Rappresentiamo la ditta che gestisce alcuni nuovi edifici in zona, spiegò il giovane. I vicini vi hanno consigliato. Cerchiamo qualcuno serio. Orario fisso, salario in contratto, assicurazione sanitaria. E (guardò Luca) potremmo riservarvi il pomeriggio libero per stare con il bambino.

Maria sentì le ginocchia ammorbidirsi. Non per il denaro seppur benvenuto ma per le ore che si aprivano come finestre luminose: compiti al tavolo, non sulle gradinate; libri letti sul divano, non tra il secondo e il terzo piano.

Accetto, riuscì a dire. Grazie. Sa, non faccio pulizie. Io curo perché le persone non camminino nella vita con la polvere sul cuore.

Il giovane sorrise, tipicamente impaziente.

Esattamente di persone come lei abbiamo bisogno.

Da quel giorno tutto cambiò. Di mattina Luca andava a scuola, Maria ai nuovi palazzi. A pranzo lo aspettava alla porta, con lo stesso mocio dietro e lo stesso sorriso, ma le mani più riposate. I pomeriggi erano tutti loro.

La signora Anna continuava a comparire di tanto in tanto, come una buona stagione. Aiutò Luca a leggere e a scrivere, e il ragazzo prese coraggio. Alla festa di Natale fu scelto per leggere una pagina intera davanti ai genitori. Maria sedeva al terzo banco, le mani giunte come in una chiesa senza icone, solo la voce del suo bambino a riempire la sala. Quando Luca finì, gli applausi furono naturali. Il ragazzo lo cercò con gli occhi, lo trovò, sorrise e alzò il taccuino per un attimo.

Dopo la cerimonia, la direttrice lo prese per le spalle, dolcemente.

Abbiamo un circolo di lettura e un progetto con la biblioteca comunale. Vogliamo iscriverlo. Ha orecchio per le parole e cuore per le persone.

Maria annuì, con lacrime tenute a freno sul bordo degli occhi.

Il tempo passò. Una sera, tornando dalla biblioteca, Luca fermò la mamma nel mezzo del marciapiede.

Mamma, sai cosa ho capito?
Cosa, tesoro?
Che non sono cresciuto su scale di condomini. Sono cresciuto su gradini. E i gradini portano sempre da qualche parte.

Maria rise, una risata che partì dai piedi fino al cuoio capelluto. Lo strinse al petto e rispose:

Sì. E dove ti portano, caro, non è un indirizzo. È una persona. Sei tu.

Primavera dopo, lamministratore più anziano la chiamò solo per congratularsi. I vicini avevano raccolto soldi e comprato a Luca un grande set di libri. Per il ragazzo che ci legge le scale, diceva un biglietto. Maria tenne il dono con cura, come se fosse un pulcino di luce.

Lestate successiva la ditta aumentò lo stipendio e le propose di coordinare una piccola squadra. Non era più sola col mocio; insegnava ad altre donne a spartire il lavoro, a chiedere i propri diritti, a rispettarsi. Tra una direttiva e laltra, ricordava sempre gli inizi: il neon tremolante, il secchio arancione, il ragazzo che leggeva al terzo gradino. E ringraziava, in silenzio, per ogni salita.

Una domenica a mezzogiorno Luca le portò un volantino stropicciato.

Mamma, cè un concorso di racconti in biblioteca. Il tema è Il mio eroe. Posso scrivere di te?
Se ti sente bene il cuore, scrivi, rispose Maria cercando di contenere lemozione.
Scriverò così: Il mio eroe non ha salvato il mondo. Lha pulito. E ogni sera mi ha mostrato che dal più semplice corridoio si può fare una classe, se hai un libro e amore.

Maria girò la testa per asciugarsi gli occhi discretamente. Non voleva rovinare quella frase perfetta con il suo pianto.

Il racconto di Luca vinse una menzione speciale. Non per parole complicate, ma per la loro verità. Alla premiazione la signora Anna lo strinse in braccio.

Vede? sussurrò. Lei non ha lucidato solo le scale, ma il suo futuro.

La sera tornarono a casa a piedi. Risalirono le loro scale. Nessun secchio. Solo una borsa di libri e un cuore pieno.

A volte la strada verso il bene non sembra unautostrada. È una scala di condomini che sali ogni giorno, con un mocio in una mano e una manina piccola nellaltra. Ma se sali insieme, alla fine non trovi una porta: trovi una persona completa.

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