Lavreste potuto pure lasciare in una pensione per animali, come un gattino! Perché no? Pagate e via, ciao ciao piccolo, godetevi pure la vostra libertà, dice con velenoso sarcasmo Giannina Moretti.
Maria, stringendo le labbra per il fastidio, dà uno strappo deciso alla cerniera della valigia. Inutile. È bloccata. Proprio come il disco che la suocera mette ogni volta che loro parlano di vacanze.
Mamma, dai, basta così cerca di calmarla Andrea, marito di Maria. Anche Tommaso va in vacanza, solo che lo portiamo nella casa di campagna, dai miei genitori. Non con degli estranei, ma coi suoi nonni. Lì avrà aria pulita, lorto, la piscinetta gonfiabile e il latte fresco ogni mattina. È perfetto per la sua età.
Ma quella non è vacanza, è esilio! esclama offesa la suocera, spalancando le mani. Un bambino di tre anni ha bisogno dei genitori! E voi? A Milano, a girare per musei! Ma a vostro figlio non serve la cultura, la crescita personale?
Maria finalmente riesce a sistemare la cerniera, si raddrizza e guarda Giannina negli occhi.
In questo momento, di tutto quello ha bisogno solo di una routine, del sonnellino pomeridiano e che il vasino sia a portata di mano, non di nove ore di volo, cambi di fuso orario e chilometri in città. Giannina, quando è stata lultima volta che ha portato suo nipote almeno al parco?
Io il mio dovere da madre lho fatto! la suocera solleva con orgoglio il naso. Sempre con me lho portato. E sono sopravvissuta! Ma a voi basta essere comodi. Bisognerebbe pensare anche agli altri, non solo a sé stessi!
Esatto! esplode quasi Maria. Agli altri! A quelli che staranno in aereo con noi ad ascoltare le urla di suo nipote per ore. O a quelli che vorrebbero sentire la guida turistica invece di sono stanco, voglio da bere, devo fare la pipì, mi fanno male le gambe, quando torniamo a casa?. Andare in vacanza con un bimbo di tre anni non è vacanza, Giannina. È una tortura. Anche per lui.
La suocera stringe le labbra e si gira di spalle.
Capisco. Avete fatto il vostro dovere da genitori. Ormai volete solo scaricarvelo. Ditelo chiaramente che non vi serve più… Se si vuole, ci si può adattare alle esigenze di un bambino.
Maria chiude gli occhi e inizia a contare fino a cento nella testa per calmarsi. Se Giannina sapesse il calvario che hanno vissuto lultima volta, magari si risparmierebbe certi commenti. Ma come potrebbe saperlo se praticamente non si occupa di suo nipote?
Maria ricorda tutto perfettamente. Per un mese, dopo quel viaggio, le tremava locchio sinistro.
…Era estate scorsa. Da ingenui, avevano deciso di andare a trovare degli amici al lago. Appena cento chilometri. Gli amici hanno anche una bambina, un parco giochi e un grande giardino. Sembrava tutto promettente.
Invece, dal primo momento, va tutto storto.
La macchina non parte. Eppure i loro amici li stavano aspettando, la grigliata era già pronta… Hanno dovuto trovare allultimo dei biglietti per il treno regionale.
Ovviamente anche il tempo ha voluto metterci lo zampino. Faceva un caldo infernale, quasi 40 gradi. Laria condizionata del vagone rotta, i finestrini aperti ma era inutile. Cera talmente tanta gente che mancava il respiro.
Tommaso resiste dieci minuti, poi inizia a piagnucolare a intermittenza. Lamenta il caldo, la noia, poi decide di correre su e giù per il vagone.
Lasciami! urla, contorcendosi come unanguilla fra le braccia di Andrea. Voglio andare lì!
Tommy, amore, non si può. Ci sono le persone sedute, sussurra Andrea, rosso in viso per la fatica e limbarazzo.
Non voglio stare seduto! Aaaah!
Tommaso ce la mette tutta a gridare. La voce sovrasta anche il rumore delle rotaie.
Allinizio i passeggeri lo guardano con pietà, poi con fastidio, poi con astio. Una signora con la camicetta bianca fa unosservazione pungente e Tommaso, in un impeto di rabbia giusta, fa volare la sua confezione di succo. Finiscono appiccicosi sia Andrea che Maria, e anche la signora.
È uno scandalo. La signora urla quanto lui. Maria si scusa quasi in lacrime, cerca di offrire dei soldi per riparare. Tommaso strepita perché è rimasto senza succo, Andrea digrigna i denti.
Unora e mezza di inferno.
Arrivati in stazione, non avevano nemmeno le forze per rilassarsi. Tommaso, stressato, salta il riposino, fa capricci tutto il giorno e rischia pure di rovesciare la griglia. Il ritorno è stato pure peggio.
E quelli erano solo cento chilometri. E adesso Giannina vorrebbe portare il bambino in giro per settimane di visite guidate? No grazie, è una follia.
Voi non lo educate affatto! era la solita sentenza della suocera quando Maria cercava di spiegarsi.
Giannina, in realtà, è una nonna teorica. Compare ogni due settimane, porta banane o cioccolato (a cui Tommaso è allergico, quante volte detto!), si intrattiene dieci minuti e poi se ne va. Ogni tanto una foto su Facebook e via.
Ma Giannina, che differenza le fa chi tiene Tommaso? chiede una volta Maria durante lennesima discussione. Tanto non sta con lei.
E non sono mica obbligata! Ha i suoi genitori. Se servisse veramente, tipo unemergenza, allora sì. Ma così… lo trattate come un gattino, non sapete più dove metterlo.
Queste divergenze si potevano anche sopportare, ma consumavano i nervi. Giannina, granitica, non ascoltava ragioni.
Si sa, la vita è la miglior maestra.
Quattro anni sono volati via. Tommaso ora ha sette anni. Parla bene, va a scuola, ha i suoi interessi…
La vita di Giannina però è cambiata in peggio. È rimasta vedova. Da quando non cè più suo marito, in casa regna il silenzio. Forse per non sentirsi inutile o per dimostrare a tutti, soprattutto ai consuoceri, che può ancora tutto propone un gesto di grande generosità:
Portatemi qui il nipote, dichiara con magnanimità. Ormai è grande, ci troveremo benissimo.
Giannina, ma è sicura? chiede Maria, dubbiosa. Tommaso è molto vivace, ha bisogno di attenzioni. O almeno di un computer.
Oh, fammi il piacere! sbuffa la suocera. Ho educato un figlio, saprò fare anche con lui! Leggeremo dei libri, giocheremo a tombola, altro che computerini. Portatemelo!
Col cuore in gola e le dita incrociate, glielo affidano. Due settimane intere. Intanto loro, per prudenza, prenotano solo un fine settimana in agriturismo: Maria ha il sospetto che la tregua durerà poco.
Infatti, non sbaglia.
La nonna si era fatta dei bei sogni: vedeva suo nipote pettinato e profumato che legge unenciclopedia sugli animali mentre lei, accanto, lavora a maglia, ogni tanto commentando con saggezza. Poi il pranzo, una passeggiata allaria fresca mano nella mano…
La favola svanisce dopo mezzora dalla partenza dei genitori.
Nonna, mi annoio! dichiara Tommaso. Hai il tablet?
No, e cosa me ne faccio?
Allora giochiamo agli zombie. Tu fai la zombie e io il sopravvissuto!
Zombie? E cosa sarebbe? sbalordita Giannina. Tommy, siediti, coloriamo. Ti ho preso un bel libro da colorare.
Ma io non voglio colorare, è da piccoli! e inizia a correre in cerchio intorno al divano. Dai, giochiamo! Dai nonna, giochiamo! Guarda cosa so fare! Guarda! Guarda! Non guardi!
Tommaso non sta fermo un secondo. Fa laereo, suona le pentole, trascina la nonna nei suoi giochi moderni. Non trova interesse né nei libri di novelle di Pirandello né con il vecchio set di costruzioni. Vuole un compagno di giochi, uno che lo segua, che lo intrattenga. Ogni tre minuti: Nonna, ma perché…?, Nonna, giochiamo a…?, Nonna, guarda!
Giannina, abituata ai suoi ritmi, prima di pranzo è già esausta come se avesse scaricato un vagone di carbone.
Ma il peggio arriva a tavola. Giannina si è anche impegnata: brodo di carne di manzo (mai fatto per me stessa, solo per il nipote).
Ma Tommaso, vedendo il piatto, storce il naso.
Questo non lo mangio.
E perché?
Cè la cipolla cotta. Non mi piace.
Ma come? Fa bene! Mangia, non fare storie!
Non lo voglio!
E allora cosa vuoi mangiare?
Pasta, col formaggio! E una wurstel, tagliata a polpo!
La nonna sbarra gli occhi: così non lha mai fatto.
Ma che sono, una trattoria? risponde stizzita.
Tommaso fa spallucce e va in camera a costruirsi una capanna con cuscini, sedie e la lampada.
La pressione di Giannina sale e scende come sulle montagne russe. Non può nemmeno sdraiarsi che Tommaso subito le salta sopra come un canguro urlando Alzati, i nemici stanno arrivando!. Guardare il telegiornale? Impossibile: o si devono mettere i cartoni perché mi annoio, oppure lui corre per casa come un pazzo.
Andrea e Maria, invece, si godono la pace in veranda ascoltando il crepitio della griglia.
Che silenzio… sospira Maria, chiudendo gli occhi. Non sembra vero. Forse siamo stati troppo duri con tua madre…
In quel preciso istante, squilla il cellulare di Andrea.
Pronto, mamma?
Tornate subito! urla Giannina senza preamboli. Portatevelo via, ora!
Mamma, calma! Che succede?
Siamo in un incubo! Vostro figlio è incontenibile! Mi ha devastato metà appartamento! Non mangia niente! Salta su di me! Non ce la faccio più! Se non arrivate entro unora chiamo ambulanza e carabinieri e li faccio portar via sia lui che me. Non ce la faccio! Basta! Tornate!
Tu-tu-tu.
Maria posa il bicchiere senza dire niente. Il vino resta sul tavolo, la carne cruda.
Andiamo a prepararci… dice Andrea cupo. La nostra vacanza è già finita.
Il viaggio del ritorno lo fanno in silenzio. Uno sconforto da far male: la suocera aveva insistito lei, e ora è isterica.
Appena toccano il campanello, la porta si spalanca. Giannina Moretti sta lì, pallida, odora di valeriana, come se uscisse dal Vietnam.
Tommaso invece sguscia fuori allegro.
Grazie al cielo sospira la suocera, spingendolo via. Portatevelo! E non chiedetemelo mai più! Cosè che avete tirato su? Non è un bambino, è un mostro! La cipolla non va bene, si annoia, deve saltare addosso alla povera vecchia!
È solo un bambino, mamma, risponde Andrea mentre prende il piccolo per mano. Un bambino sano, vivace. Noi vi avevamo avvisato. Hai detto tu che ci saresti riuscita.
Pensavo fosse normale! Questo invece… Ma va portato da uno specialista! si mette una mano al cuore. Andatevene, per favore. Devo riposare o mi viene un infarto.
…Già in macchina, Tommaso si accoccola comodo e chiede:
Mamma, andiamo presto dai nonni Giovanni e Lucia?
Presto, certo amore.
Meno male… sbadiglia quasi addormentato. Perché nonna Gianna… è strana. Urla sempre, non sa giocare, e il suo cibo… è cattivo.
Da quel giorno, Giannina non ha più sollevato la questione vacanze, né protestato sul perché non le affidassero il nipote. Ora, quando partono, augura solo buon viaggio.
E Tommaso passa tutte le vacanze dai genitori di Maria. Là scava con il nonno, gioca ai soldati, mangia la minestra di nonna Lucia. Senza cipolla, perché lei conosce i gusti del nipote.
I rapporti con la suocera non sono migliorati, ma a Maria va bene così. Almeno, nessuno più le dà lezioni di vita. E Giannina è rimasta sola con le sue ragioni e le sue enciclopedie intonse, che a nessuno sono mai servite.






