Per quale motivo le è toccato un destino simile
Con gli anni, diventando più grande, Giulia capiva sempre di più che mai avrebbe voluto (né potuto) vivere come sua madre Ornella. Ornella era una donna ancora giovane, ma sembrava decisamente più anziana della sua età, e la colpa era tutta di suo marito, il perennemente ubriaco Gennaro.
Giulia aveva diciassette anni. Dopo il diploma, aveva rinunciato a iscriversi alluniversità: aveva paura di lasciare sola la madre. Se fosse scappata di casa lo avrebbe già fatto da un pezzo, ma la madre le faceva troppa pena e il padre, nei suoi raptus di rabbia, era capace di tutto. Se lei fosse sparita, chi avrebbe aiutato Ornella? Chi le avrebbe messo il ghiaccio sui lividi o passato un bicchiere dacqua?
Quella sera, Gennaro era rientrato di nuovo ubriaco e si era gettato sulla sedia della cucina. Ornella, senza dire una parola, gli posò davanti un piatto di minestrone, ma appena in tempo vide il piatto volare per terra, sfiorandola di un soffio.
Questo minestrone mi ha proprio stufato, ringhiò il marito, gli occhi vuoti di buonsenso e pieni di rabbia.
Giulia saltò su ad aiutare la madre a raccogliere i cocci. Il padre, barcollando, si alzò e passando le diede una ginocchiata. Poi si rivolse di scatto alla figlia:
Domani allalba si va a pescare: a tua madre portiamo il pesce così almeno prepara una buona zuppa.
Giulia sperava che il padre scordasse la sua trovata, invece si svegliò sentendo una botta sulla spalla: il padre era già accanto a lei.
Dai, svegliati! Non perdiamo il pesce buono: allalba abboccano di più!
Corse a vestirsi, ma nella porta ecco apparire Ornella con un secchio di latte appena munto dalla mucca.
Sei uscito fuori? Hai visto che cielo cè? chiese al marito. Fra poco scoppia un temporale: dove vai con questo tempo al fiume?
Ornella posò il secchio e si mise davanti a Giulia.
Non la lascio andare, ci manca solo che mi affoghi anche la figlia.
Ma Gennaro la spinse via con forza: Ornella finì a terra e urtò il secchio, rovesciando tutto il latte. Gennaro, ghignando, afferrò Giulia di peso e la trascinò fuori di casa. Giulia vide un nuvolone nero arrivare da dietro la casa. Quando furono sulla barca e stavano partendo, il vento si alzò ancora più forte. Giulia si sentì attraversata dalla paura, mentre il padre, ignorando le onde, pagaia verso la parte più profonda dove il pesce abbocca meglio.
Quasi arrivati dallaltra parte del fiume, il vento si fece ancora più feroce e venne giù una pioggia sferzante. Il terrore inchiodò Giulia che si aggrappava ai bordi della barca come se fossero la sua unica salvezza.
Sai, mio padre mi diceva sempre che col temporale si pesca meglio! urlò Gennaro, guardando laltra riva ormai vicinissima.
Si alzò in piedi tenendo la canna, ma una raffica di vento buttò acqua nella barca; Gennaro perse lequilibrio e cadde in acqua. Giulia lo vide scomparire tra le onde, che sembravano inghiottirlo. Tentò di allungargli il remo, ma anche lei finì in acqua, la barca si rovesciò, sentì solo un gran colpo alla testa e poi, il nulla.
Quando riaprì gli occhi, era distesa su un letto, la stanza piccola e odorava di umido. Entrò un uomo con la barba folta. Giulia respirava a fatica, aveva appena la forza di muovere una mano.
Ah, ti sei svegliata… Meno male, disse lui, e cominciò ad accendere il fuoco nel camino. Giulia ricadde nel sonno, sognando una donna giovane che capiva essere sua madre.
Alla prossima volta che si svegliò, il barbone le stava dando da bere qualcosa di amaro con un cucchiaio. Capì che era una tisana di erbe.
Bevi, bevi, così ti riprendi, la incitò lui.
Dopo molto tempo, quando Giulia riuscì a reggersi in piedi (le gambe le tremavano), si avvicinò alla finestra: era già tardo autunno. Indossava una pigiama enorme, si guardò nel riflesso: i capelli raccolti in una treccia scompigliata. Era in una casa di legno. Aveva fame, così andò nella stanza accanto.
Ahhh, finalmente in piedi! Vieni a tavola, prendi del pane, diceva lui mentre mescolava qualcosa nella pentola e laria profumava di minestra calda.
Giulia, confusa e intimidita, si sedette. Lui le porse una scodella di zuppa e si sedette anche lui a mangiare.
Ma… come sono finita qui?
Prima mangia, poi parliamo…
Giulia preferì non discutere; mangiò in silenzio.
Non ti ricordi proprio niente? chiese lui.
No, proprio niente, scosse la testa.
Ecco, guarda… E uno si rompe la schiena per una donna, la salva dalla morte e lei niente! Forse hai perso la memoria. Ti ho tirato fuori dal fiume, stavi per annegare.
Giulia non sapeva che dire.
Ma almeno il tuo nome, te lo ricordi? lei negò di nuovo con la testa.
E va bene… Allora ti dico io: tu sei mia moglie, Valentina. La mia Vale.
Non è possibile! sgranò gli occhi Giulia, davvero sconvolta ma senza ricordi.
Come vuoi, sogghignò il barbone. Vieni di là, te lo ricordo io la afferrò per un braccio. È due mesi che sei qui mezza ammazzata, ma io ho avuto pazienza.
La trascinò nella stanza dove si era svegliata, lei tentò di liberarsi ma lui la colpì e la buttò sul letto.
Maledetta ingrata! Ti ho salvata io dalla morte e ti tratto come una regina, adesso capirai chi è tuo marito…
A Giulia faceva male e schifo, non aveva la forza di opporsi e si lasciò andare, poi restò come una bambola sfatta a piangere. Di fuori, il rumore della motosega. Dopo un po, acchiappò una grossa giacca dal muro, si avvolse dentro e sgattaiolò via verso il bosco, giù al fiume. Vide la barca col motore, ma sentì rami spezzarsi dietro: il barbone la raggiunse e la buttò a terra.
Mentre la sollevava per la giacca, le sibilò:
Da che hai pensato, volevi scappare? Dai, non te la prendere, ho solo sbagliato approccio. Mi sono spaventato per te, temevo non ce la facessi. Cosa pensavi, di scappare in barca? Ah no, non puoi. Vieni, che accendo la stufa e ti scaldi… Lo ricordi il mio nome? Sono Ciro, io. Ciro.
Come ipnotizzata, Giulia rientrava in casa, incapace di ribellarsi, annientata dalla lunga malattia. Aveva deciso però di aspettare il momento giusto.
Signore, perché mi hai dato un destino simile? si ripeteva.
Ciro le dava lavoro da fare: pulire, cucinare, sistemare la casa, lavare i panni, fare pure la stalla. E la cosa peggiore era quando, con quello sguardo malato di desiderio, la buttava sul letto. Se si ribellava, la picchiava, così aveva imparato che era meglio non contraddire.
Passava il tempo. Ciro andava spesso a pescare o a caccia, oppure in paese a vendere pesce e carne. In sua assenza, Giulia ritrovava un minimo di pace: niente televisore, ma qualche libro polveroso da leggere. Ma appena Ciro tornava, riecco la paura.
Un giorno, con la scusa di raccogliere della legna, andò al fiume e notò la barca di Ciro legata con una catena e un lucchetto. Sapeva che la chiave era appesa in casa. Un pomeriggio, Ciro si assopì dopo pranzo: Giulia prese la chiave, si vestì in fretta e sgusciò fuori. Lottò col lucchetto, saltò nella barca, spinse dalla riva… Quando dietro di lei fischiò un colpo di fucile. Voltandosi, vide Ciro, fucile ancora alzato: sapeva che era un cecchino.
Torna subito a riva, o stavolta non sbaglio mira… sparò ancora. Lei invertì la rotta.
Lui le diede una mano a scendere, e poi la colpì con un pugno, gettandola a terra. Si svegliò di nuovo sul suo letto.
Capito? Prossima volta ti chiudo nella stalla incatenata. Poi se ne andò.
Passò una settimana. Giulia pensò che non avrebbe retto ancora a lungo senza impazzire. Si riprese un po’, ma poi iniziò a stare male e corse fuori in cortile a vomitare. Ciro la guardava con sospetto.
Ehi, mica sei incinta?
Dopo poco, capirono che era vero: Giulia aspettava un bambino. Ciro divenne più gentile, le tolse i lavori pesanti, non la picchiava più, al massimo la minacciava soltanto. Una volta partì per il mercato in città (ci andava sempre in barca, poi a piedi o in autobus) e Giulia ne approfittò per fare una passeggiata sulla riva. Era già novembre, faceva freddo e linverno era quasi alle porte. Tutto a un tratto, sentì il rumore di un motore: una barca si avvicinava, ma al timone c’era un estraneo. Un uomo scese con le canne da pesca, la vide e rimase di stucco.
Ma Giulia! Sei tu? sbottò sgranando gli occhi.
Mi confonde con qualcunaltra… Io mi chiamo Valentina.
Ma cosa dici? Ti ho vista crescere, tho tenuta in braccio! Tua madre Ornella piange tuo padre, e per te aveva perso le speranze: tutti credevano fossi annegata. È impazzita, povera donna! Sono il tuo vicino, zio Carlo… Davvero non ti ricordi? Come sei finita qui?
…Io… ci vivo con mio marito, balbettò Giulia.
Giulia mia, pensavo che qui non vivesse nessuno! Ma Giulia gli afferrò il braccio:
Zio Carlo, ti prego, portami via. Ti racconto tutto, ma ti prego, toglimi da qui… Ho paura che Ciro mi uccida.
Su, vieni, svelta in barca, disse lui. Proprio mentre salivano a terra dalla barca, sentirono degli spari e si rifugiarono dietro la scarpata.
A casa di zio Carlo, Giulia vide una donna, la riconobbe: era la madre dei suoi sogni.
Buongiorno, sussurrò timida.
Figlia mia! urlò Ornella, correndo ad abbracciarla. Carlo! Dove lhai trovata? Dovera?
La felicità di Ornella era incontenibile. Carlo spiegò tutto, ma Giulia diceva di non ricordare niente. Poi, piano piano, tutto cominciò a riaffiorare nella sua mente: il padre e la madre, la barca, lincidente. E poi raccontò del tempo con Ciro.
Mamma, se lui mi trova, ci ammazza tutte e due… Non è un uomo, è una bestia.
Anche la vicina, Teresa, accorse di corsa. Donna di cuore (e moglie di Carlo), annuì subito.
Ornella, tua figlia ha ragione. Dovete scappare. Andate a stare da mia sorella in campagna, lei vive da sola. Poi deciderete che fare. Fate le valigie, Carlo vi ci porta con la macchina.
Mentre si allontanavano in una vecchia Fiat, Ornella e Giulia guardarono una volta la loro casa e sparirono. Ciro, naturalmente, andò a cercarle: trovò la casa sbarrata e la vicina fuori.
Chi cercate? chiese Teresa.
Una conoscente. Non sa dove sia andata?
Davvero non lo so, mentì Teresa, notando che lui non le credeva per nulla.
Tempo dopo, Carlo aiutò Ornella a vendere casa, portò i soldi in euro, le aiutò a comprare una piccola casetta in paese. Lui e Teresa venivano spesso a dare una mano: verniciare, imbiancare, sistemare.
Giulia ormai aveva recuperato i ricordi. Il mostro Ciro era solo un brutto sogno, le restava solo lamore grandissimo per il suo piccolo figlio Tommasino. Anche la nonna lo adorava. E presto avrebbe avuto davanti a sé solo felicità: lì vicino abitava Gabriele, che già sognava di chiederle la mano, e magari di fare una vita come nei film, ma senza barche rovesciate.






