Nove rose rosse… La suocera arriva per qualche ora, e il genero capisce subito: non ce la farà a reggere. Dice che va alle terme. Si prepara ed esce. Ma ad aspettarlo c’è un altro imprevisto: le terme sono chiuse per lavori. L’umore va a terra. Tornare a casa? Neanche a parlarne! Comincia a vagare per le strade, nei negozi non entra: “Non è roba da uomini”. Si siede triste su una panchina. All’improvviso vede una coppia, avranno quasi sessant’anni, ben vestiti, camminano piano tenendosi a braccetto, chiacchierano sottovoce. Li guarda pensieroso: “Loro hanno ancora qualcosa da dirsi. Io e mia moglie, insieme da quindici anni, abbiamo già discusso tutto. Di solito stiamo zitti”. A un certo punto i due si fermano, lui con dolcezza le sistema la sciarpa, poi riprendono a camminare. L’uomo pensa: “Guarda che amore che hanno saputo conservare. Noi invece non ci notiamo quasi più a vicenda da anni”. Sua moglie è piccolina, sempre indaffarata, categoria delle donne eternamente stanche: lavora in fabbrica, due figli, mille pensieri. In casa si agita di continuo, sempre alle prese con qualcosa, col vecchio grembiule, i capelli spettinati, avanti e indietro con stracci e mocio in mano. Ha dimenticato come si sorride, il viso sempre serio. Dal parrucchiere ci va di rado. L’uomo si siede e pensa: “Quanto ci siamo amati… Che fine ha fatto tutto?”. Prova a ritrovare quel sentimento, e ci riesce: riaffiora una lieve tenerezza. Una dolcezza scalda il cuore, viene voglia di fare qualcosa di bello. Non si può stare fermi: bisogna agire subito! Parte senza sapere bene perché; la risposta gli arriva quasi subito: si trova davanti a una fiorista, rischia addirittura di urtarsi contro. “Fiori? Se glieli porto, mi prenderà per scemo. Mi dirà che ho buttato via i soldi, meglio prendere le scarpe da ginnastica per Marisa, per la palestra”. Indeciso, quasi si allontana ma qualcosa lo spinge: Tanto vale… Entra. La commessa lo saluta per prima e lo guarda incuriosita. Fiori non ne comprava da quindici anni. “Prendo una rosa, dai.” Ma una vocina dentro lo sconsiglia: una rosa è niente! Allora si fa coraggio: “Nove rose rosse, grazie.” Quasi si spaventa della propria follia, ma ormai la decisione è presa. Uscendo dal negozio, si sente addosso gli sguardi giudicanti dei passanti. Chiama per sapere se la suocera se n’è andata. Sali le scale, un po’ in ansia… “Mi caccerà di casa insieme ai fiori. Se inizia a urlare, li butto subito nel sacco dell’immondizia.” Moglie indaffarata nella farina, mani ancora pulite. Si avvicina. Lei non sospetta nulla. Si ferma, il cuore che batte per l’emozione. Si gira, vede i fiori e resta senza fiato. – Maria, sono per te. Ne avevo voglia. Non ti arrabbierai? Lei li prende, li avvicina al viso, abbozza un sorriso incredulo. – Sono per te, Maria, solo per te. Li accarezza piano, e in quell’istante non esistono più la fabbrica, i problemi, i quindici anni vissuti insieme. Sussurra appena: “Grazie.” Il vaso con le nove rose rosse sulla tavola sembra illuminare tutta la stanza. Lei si ferma davanti allo specchio, si sistema i capelli con fare assorto. I tratti del volto si ammorbidiscono, le preoccupazioni si sciolgono in un velo di leggerezza. Lui le cinge la vita, in silenzio. Restano immobili, per un attimo solo.

Nove rose rosse

La suocera era venuta a trovare la famiglia per qualche ora, e Marco, il genero, già alzava gli occhi al cielo: non ce la faceva proprio. Le disse che sarebbe andato alle terme, così tanto per prendere una boccata daria. Si vestì in fretta e uscì.

Solo che la sfortuna sembrava non volergli dare tregua: le terme erano chiuse per manutenzione. E lì Marco fu preso da una tristezza ancora più grande. Tornare subito a casa non se la sentiva proprio.

Così iniziò a vagare per le strade, senza meta. Nei negozi non aveva voglia di entrare non era roba da uomini, pensò. Si lasciò cadere su una panchina col cuore pesante.

In quel momento vide una coppia anziana, avranno avuto almeno sessantanni. Vestiti bene, camminavano piano, si tenevano sottobraccio: era chiaro che si stavano godendo la passeggiata. Lei stretta al braccio di lui, chiacchieravano sottovoce.

Marco li osservava Che strano, hanno ancora qualcosa da dirsi. Io con la mia Anna, dopo quindici anni, ormai abbiamo finito gli argomenti. Di solito stiamo in silenzio.

Ad un certo punto la coppia si fermò e il marito sistemò con dolcezza la sciarpa alla moglie. Ripresero a camminare.

Marco pensò: Certo che sono riusciti a non farsi scappare lamore E noi invece, è da tempo che nemmeno ci guardiamo più con attenzione.

Sua moglie era minuta, sempre indaffarata una di quelle donne che sembrano perennemente stanche, che si accontentano di poco e ormai hanno smesso di curarsi. Lavora in fabbrica, due figli da seguire, mille cose da fare ogni giorno. Sempre a spignattare, a pulire, a muoversi svelta tra cucina e salotto, con in mano uno straccio o la scopa. Il vecchio accappatoio addosso, i capelli sempre spettinati. Non sorrideva quasi più, sempre la fronte corrucciata, lo sguardo serio che sembrava inchiodato sul viso. Dal parrucchiere ci andava solo quando ormai era inevitabile, che vergogna uscire così.

Marco sospirava: Ma ci amavamo tanto Che fine ha fatto tutto quanto? Provò a ritrovare almeno una briciola di quel sentimento di un tempo. Un po di tenerezza riemerse, lieve come una carezza che ti scalda il cuore. Si sentì prendere da un forte desiderio di fare qualcosa di bello per Anna, subito, senza aspettare.

E senza capire nemmeno lui come, sentì di dover agire. Camminò deciso, e si trovò davanti a un chiosco di fiori: E se le prendessi dei fiori? Chissà come la prenderebbe Sicuro mi direbbe che ho buttato via i soldi. Avrei dovuto prenderle delle scarpe da ginnastica a Martina, nostra figlia, che ne ha bisogno per la palestra.

Restò lì titubante. Ma la dolcezza che aveva sentito dentro non se ne andava. Alla fine decise: e va bene, che sarà mai.

Entrò. La fioraia lo salutò sorridendo, lo guardava incuriosita. Erano più di quindici anni che non comprava fiori.

Pensò di prendere una rosa sola ma dentro di sé sentiva che una era troppo poco. Mi dia nove rose rosse. Sorpreso delle proprie parole, quasi si imbarazzò. Ormai, però, dette sono dette.

Mentre usciva dal chiosco, gli pareva quasi che la gente lo stesse giudicando. Chiamò allora a casa per assicurarsi che la suocera fosse andata via.

Salendo le scale, si sentiva agitato scena inusuale, chissà come avrebbe reagito Anna: Se si mette a urlare, faccio in tempo a buttare tutto nel sacchetto della spazzatura.

Entrato in cucina, vide Anna mettere via la farina, ancora con le mani pulite. Si avvicinò. Lei non sospettava nulla. Lui si fermò, trattenne il fiato per lemozione. Anna si voltò, lo vide con i fiori in mano e rimase di sasso.

Anna, sono per te. Mi è venuta questa voglia, non arrabbiarti

Lei per un attimo non ci credeva, quasi come se avesse davanti unillusione.

Davvero, Anna, sono per te.

Li prese tra le mani, li avvicinò al viso, accennò un sorriso. In quel momento non esistevano più la fabbrica, i problemi a casa, i quindici anni passati! Sussurrò appena: Grazie

Sul tavolo, al centro, la vasetto raccolse le nove rose rosse che subito illuminarono la stanza. Anna accarezzò i fiori, poi si fermò un momento davanti allo specchio, sistemò i capelli. Il suo volto sembrava più sereno, la preoccupazione lasciava spazio a un pensiero lieve. Marco allora le si avvicinò e la abbracciò piano in vita. Rimasero lì, zitti, sereni.

Per un attimo, solo per un attimo, tutto si fermò.

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Nove rose rosse… La suocera arriva per qualche ora, e il genero capisce subito: non ce la farà a reggere. Dice che va alle terme. Si prepara ed esce. Ma ad aspettarlo c’è un altro imprevisto: le terme sono chiuse per lavori. L’umore va a terra. Tornare a casa? Neanche a parlarne! Comincia a vagare per le strade, nei negozi non entra: “Non è roba da uomini”. Si siede triste su una panchina. All’improvviso vede una coppia, avranno quasi sessant’anni, ben vestiti, camminano piano tenendosi a braccetto, chiacchierano sottovoce. Li guarda pensieroso: “Loro hanno ancora qualcosa da dirsi. Io e mia moglie, insieme da quindici anni, abbiamo già discusso tutto. Di solito stiamo zitti”. A un certo punto i due si fermano, lui con dolcezza le sistema la sciarpa, poi riprendono a camminare. L’uomo pensa: “Guarda che amore che hanno saputo conservare. Noi invece non ci notiamo quasi più a vicenda da anni”. Sua moglie è piccolina, sempre indaffarata, categoria delle donne eternamente stanche: lavora in fabbrica, due figli, mille pensieri. In casa si agita di continuo, sempre alle prese con qualcosa, col vecchio grembiule, i capelli spettinati, avanti e indietro con stracci e mocio in mano. Ha dimenticato come si sorride, il viso sempre serio. Dal parrucchiere ci va di rado. L’uomo si siede e pensa: “Quanto ci siamo amati… Che fine ha fatto tutto?”. Prova a ritrovare quel sentimento, e ci riesce: riaffiora una lieve tenerezza. Una dolcezza scalda il cuore, viene voglia di fare qualcosa di bello. Non si può stare fermi: bisogna agire subito! Parte senza sapere bene perché; la risposta gli arriva quasi subito: si trova davanti a una fiorista, rischia addirittura di urtarsi contro. “Fiori? Se glieli porto, mi prenderà per scemo. Mi dirà che ho buttato via i soldi, meglio prendere le scarpe da ginnastica per Marisa, per la palestra”. Indeciso, quasi si allontana ma qualcosa lo spinge: Tanto vale… Entra. La commessa lo saluta per prima e lo guarda incuriosita. Fiori non ne comprava da quindici anni. “Prendo una rosa, dai.” Ma una vocina dentro lo sconsiglia: una rosa è niente! Allora si fa coraggio: “Nove rose rosse, grazie.” Quasi si spaventa della propria follia, ma ormai la decisione è presa. Uscendo dal negozio, si sente addosso gli sguardi giudicanti dei passanti. Chiama per sapere se la suocera se n’è andata. Sali le scale, un po’ in ansia… “Mi caccerà di casa insieme ai fiori. Se inizia a urlare, li butto subito nel sacco dell’immondizia.” Moglie indaffarata nella farina, mani ancora pulite. Si avvicina. Lei non sospetta nulla. Si ferma, il cuore che batte per l’emozione. Si gira, vede i fiori e resta senza fiato. – Maria, sono per te. Ne avevo voglia. Non ti arrabbierai? Lei li prende, li avvicina al viso, abbozza un sorriso incredulo. – Sono per te, Maria, solo per te. Li accarezza piano, e in quell’istante non esistono più la fabbrica, i problemi, i quindici anni vissuti insieme. Sussurra appena: “Grazie.” Il vaso con le nove rose rosse sulla tavola sembra illuminare tutta la stanza. Lei si ferma davanti allo specchio, si sistema i capelli con fare assorto. I tratti del volto si ammorbidiscono, le preoccupazioni si sciolgono in un velo di leggerezza. Lui le cinge la vita, in silenzio. Restano immobili, per un attimo solo.