Giovanni e Mariangela
Giovanni non aveva mai desiderato lasciare il suo paese immerso tra le colline della Toscana per andare a vivere in città. Gli piacevano i campi dorati, il fiume limpido, i pini che frusciavano anche dinverno, i compaesani dal volto antico. Sognava di fare il contadino come suo padre, allevare maiali, vendere carne al mercato di Arezzo, magari un giorno aprire una piccola azienda agricola. Voleva costruire una casa grande sopra la collina, aveva già una vecchia Fiat Panda, e ogni euro ricavato dalla vendita della casa della nonna era stato reinvestito in quel sogno.
Un altro sogno gli si muoveva in petto: sposare Mariangela e farne la regina della sua nuova casa. Si vedevano già da un po, Mariangela sapeva che il lavoro di Giovanni andava a rilento, la grande casa era ancora solo un guscio di mattoni, e lui un ragazzo senza veri soldi.
Mariangela era bella, come una coppa di gelato con fragole fresche a primavera. Lei non pensava proprio a faticare più di tanto.
A che serve la bellezza se non posso viverci sopra? diceva ridendo alle amiche del bar Troverò un uomo che pensi a tutto, la mia bellezza vale oro.
Giovanni la casa la costruisce, almeno la macchina già ce lha. Porta pazienza diceva Filomena, la sua amica.
Io voglio tutto e subito, che davvero dovrei aspettare che Giovanni ce la faccia? Non sa manco risparmiare! rispondeva Mariangela, aggrottando le labbra come facevano le attrici alla tv.
Giovanni la amava, pur sapendo che i sentimenti di lei avevano altro colore. Sperava che avrebbe imparato ad amarlo col tempo. Tutto sarebbe andato avanti come un sogno quieto e circolare, se non fosse arrivato nel paese Edoardo, con il suo sorriso da città. Era venuto con un amico a trovare la nonna che aveva una casetta di pietra vicino alla piazza. Guardava le ragazze di paese con occhio annoiato, rideva amaro nei locali, finché non apparve Mariangela, con la camicetta bianca e i capelli sciolti.
Allinizio Mariangela lo ignorò, ma seppe subito che lui veniva da una famiglia benestante di Firenze, il padre un politico in Regione, la madre unavvocatessa. Rapidamente decise di puntare su di lui. Edoardo aveva modi e parole gentili, la corteggiava come in un vecchio film: grandi mazzi di peonie che arrivavano con la corriera dal vivaio della città. Mariangela capì che non era roba da paese, e pensò che meritava.
Giovanni vedeva tutto. I fiori, i sorrisi di lei, e sentiva la rabbia montare come il lievito. Un giorno le disse:
Basta che non accetti più i suoi fiori, Mariangela. Mi fai del male.
Ma lei scoppiò a ridere:
Ma sono solo fiori, che sarà mai? rispose con leggerezza.
Allora Giovanni, all’uscita dalla sagrestia, affrontò Edoardo:
Non stare più appresso a Mariangela, è la mia ragazza.
Edoardo lo guardò come si guarda un cane randagio sdraiato sotto il sedile, e le mani finirono addosso con colpi e strattoni. Gli amici divisero i due, il paese mormorava. Da quel giorno, fra Mariangela e Giovanni cadde una notte nera. Lei lo evitava, lui si sentiva ferito. Sapeva che Edoardo sarebbe rimasto solo per lestate, poi via in città.
Devo trovare il modo di farmi portare da lui a Firenze pensava Mariangela. Qui in paese non succede niente. Occorre sbrigarsi.
Attirare Edoardo a casa sua fu facile. I genitori di Mariangela erano andati a Prato al mercato. Lei calcolò bene orario e chiavi. Fu così che suo padre li trovò da soli in camera. Lei spettinata, con addosso la vestaglietta rosa, Edoardo che tirava su i pantaloni con le mani tremanti.
Ma che succede qua dentro? urlò il padre, la faccia rossa come uno dei loro pomodori.
Mariangela abbassò gli occhi, Edoardo sudava.
Adesso ascolta bene. O sposi nostra figlia, o ti mando nei campi a raccattare piuttosto che metter piede su questa terra! sbraitò il padre, trascinando Edoardo in salotto.
Nessuno sa che si dissero. Il giorno dopo già erano in Comune a firmare il foglio del matrimonio, il padre di Mariangela guidava la vecchia Lancia, la madre preparava le valigie per la città. In paese la notizia volò più rapida di mille rondini. Giovanni se ne stette zitto come una pietra, ma dentro moriva.
Edoardo, intanto, si malediceva:
Ma chi me lha fatto fare di venire in questo buco di paese? Quella lì è scaltra come una faina! Ora mi tocca pure il matrimonio
Mariangela, invece, pensava soltanto alla città, alla felicità, ai negozi pieni di vestiti.
Beh, lo renderò felice, figli gliene faccio, vedrai se non mi ringrazia un giorno sussurrava tra sé, inquieta solo nel pensare ai suoceri.
E invece i genitori di Edoardo la accolsero con sorrisi veri. Erano stufi di ragazze tutte uguali della città piene solo di voglia di fare la bella vita. Mariangela almeno sapeva cucinare, mettere in ordine, cucire due bottoni.
Vieni, Mariangela, accomodati, qui per noi sei di casa le disse la suocera Celestina, mentre il suocero Vittorio la guardava soddisfatto.
Mariangela si impegnò. Lappartamento enorme, quattro camere piene di luce. Edoardo osservava la moglie e pensava che non era poi così calcolatrice come aveva immaginato.
Mi ha incastrato con lastuzia, ma forse davvero crede di poter essere felice con me rifletteva, distaccato come sempre, e intanto faceva progetti su serate folli per la città, tra vecchie amiche e nuovi aperitivi.
Poi, durante una cena, Mariangela annunciò:
Aspettiamo un bambino
Brava, Mariangela, era ora! esclamò Celestina. Edoardo sentì che con quella notizia tutte le sue scuse erano finite.
Ci fu il matrimonio, i genitori fecero loro dono di un appartamento arredato. Mariangela sperava con tutto il cuore che Edoardo cambiasse vedendo il bambino. Ma il marito, in fondo, aveva dentro un buco nero.
Dopo le nozze Edoardo iniziò a uscire sempre più spesso, parlando di fantomatici viaggi di lavoro. Mariangela gli credeva, preparava cene che profumavano di basilico e origano, e attendeva che tornasse. Ma la nostalgia del paese, delle amiche, dei genitori, e persino di Giovanni, tornava a bussarle nei sogni.
Cominciava a domandarsi se aveva fatto la scelta giusta. Quando chiedeva alluomo «Mi ami?», lui svicolava nel silenzio. Celestina capiva tutto, e qualche volta piangeva in bagno.
La nascita di Marco portò nuova gioia. Anche Edoardo ne fu colpito, subito però stanco: pianti, pannolini, notti senza sonno lo innervosivano in fretta. Mariangela col tempo non aveva nemmeno più la forza di preparare pizze fragranti o dolci al limone. Edoardo avrebbe voluto fuggire lontano.
Si accorse, però, che molte delle sue donne dellaltra vita lo evitavano ora:
Che vogliamo da uno sposato? dicevano.
Non parlava mai della moglie. «Come potrei sistemarla senza diploma? E quando Marco crescerà? Non voglio che mia moglie lavori come donna delle pulizie, porterebbe vergogna alla famiglia. Forse sarebbe costato meno pagare gli alimenti».
Intanto, Edoardo aveva unaltra donna fissa, Caterina, con un bellalloggio e soldi a pioggia, niente figli, solo divertimento. Da lei, Edoardo si sentiva vivo: ridevano, bevevano prosecco, giravano la campagna in auto. «Caty, se sapessi che caos cè in casa mia. Non amo Mariangela, il figlio mi sfinisce. Bella sì, ma sempre una contadina. Dove la porto? Lei di città non capisce un accidente.»
Mariangela sentiva addosso il gelo che il marito le gettava ogni giorno. Quando entrava in casa portava profumi estranei, camicie con tracce di rossetto. Gridava, minacciava, tremava di nervi.
Mariangela chiamò sua madre:
Nessuno ti ha mai obbligata a sposare Edoardo rispose la voce dall’altra parte Pensavamo che scegliessi Giovanni Ora mangia la minestra che ti sei cucinata. Quando ne avrai abbastanza, torna. Ma stavolta per sempre.
Mariangela allora si sentì schiacciata come un oliva sotto il torchio. Una notte, curiosando nel telefono del marito, trovò messaggi infuocati con Caterina. Confidò il suo dolore alla suocera Celestina, che però la ammonì:
Se ti azzardi a volere il divorzio, ricorda che per il Tribunale Marco resterebbe con Edoardo. Hai presente le conoscenze che abbiamo. Lui è il padre, ha una bella casa, tanti soldi E tu cosa offri? Senza diploma, né lavoro…
Marco aveva la febbre alta per via dei dentini, Edoardo lo detestava ancora di più, quando gli arrivava un messaggio da Caterina: «Aspetto, sbrigati. Se vuoi, dagli quel sonnifero che ti ho dato, si addormentano subito.»
Edoardo si chiuse in bagno, il telefono vibrava sul tavolo. Mariangela lesse il messaggio e si gelò il sangue.
Se davvero gli dà il sonnifero se ci avvelena
Nel panico, chiamò Giovanni in lacrime.
Vengo a prenderti, vi porto qui da me disse lui, senza esitazione.
Ma i suoceri dicono che mi porteranno via Marco
Non possono. Ti spaventano soltanto. Cerca di stare calma, metti a letto il bambino, fai finta di dormire. Quando Edoardo se ne va, chiamami. Io sono già nei paraggi.
Mariangela cullò il figlio fino a che la stanchezza prese il sopravvento, si sdraiò vicino a lui facendo finta di dormire. Sentì Edoardo aprire la porta, poi sparire nella notte. Allora raccolse due borse, telefonò a Giovanni. Lui arrivò presto, caricò madre e figlio in macchina e li portò nella sua nuova casa.
Quando Edoardo tornò il giorno dopo, trovò la casa vuota e il silenzio della sera. Telefonò alla madre.
Mariangela non è qui. Non avrai fatto qualche sciocchezza? si preoccupò Celestina.
Mamma, lascia stare, sto meglio così. Sono stanco di lei.
E il paese ricominciò a sognare. Tempo dopo, Giovanni e Mariangela si sposarono davvero, sotto una pioggia di riso e fiori davanti alla chiesa, in compagnia di parenti e amici. Vivevano nella grande casa sopra il fiume, aspettando di nuovo la nascita, nelle sere di vento, di un altro bambino. Finalmente, Mariangela capì che la sua vera felicità aveva sempre avuto il volto paziente e buono di Giovanni.






