Ero pronta a salire su un volo quando il marito di mia sorella mi scrisse allimprovviso: Torna subito a casa.
Era una carta dimbarco di Prima Classe per il Volo 815 diretto allIsola di Vetro, unisola remota ed esclusiva al largo della costa sarda, famosa per i suoi ritiri digitali e la privacy assoluta. Un posto dove gli industriali venivano a scomparire per una settimana, e dove persino il segnale del cellulare era un lusso che si pagava caro, se mai si trovava.
Giulia sedeva nella Sala Diamante di Fiumicino, osservando le gocce dacqua che scivolavano lungo il gambo del suo calice di prosecco. Fuori, oltre le vetrate, la pista era solo una distesa grigia di pioggia e carburante, ma dentro regnavano loro, il velluto, il silenzio dorato.
Controllò il suo telefono.
Luca: Hai già imbarcato? Lautista sa dellorario. Cerca il cartello con GIULIA. Non parlare coi tassisti.
Giulia sorrise, digitando: Non ancora. Mancano trenta minuti allimbarco. Mi manchi già. Sei sicuro di non poter venire?
I puntini di risposta comparvero subito. Luca: Lo sai che non posso, amore. La fusione aziendale mi sta consumando. Devo chiudere tutto, così poi possiamo rilassarci. Vai, stacca la spina. Ti raggiungerò tra quattro giorni. Hai bisogno di riposarti, da quando papà è mancato sei troppo tesa.
Aveva ragione. Luca aveva sempre ragione.
Da quando il padre, larmatore Carlo Bellini, era morto sei mesi prima, Giulia stava affogando. Non in acqua, ma nelle scartoffie. Leredità era immensa: logistica, immobili, capitali liquidi, un impero che a malapena sapeva amministrare.
Entrò in scena Luca.
Dopo tre anni di matrimonio, era diventato il suo punto di riferimento. Aveva lasciato lo studio di architettura ormai in perdita per gestire leredità Bellini a tempo pieno: avvocati, commercialisti, membri del consiglio che la guardavano come una preda. Aveva organizzato tutto, fino allultimo dettaglio: la villa privata, le escursioni nella macchia mediterranea, i trattamenti alle terme.
Signora Martini?
Lassistente della lounge, un sorriso preciso come il suo tailleur, si fece avanti. Stiamo iniziando limbarco anticipato per il suo volo. Desidera un altro prosecco?
No, grazie, rispose Giulia, alzandosi. Lisciò la gonna di seta. Sono pronta.
Afferrò il bagaglio a mano, una borsa di cuoio vintage che Luca le aveva regalato per lanniversario. Mentre si avviava verso le porte automatiche, una sensazione la attraversò. Non era eccitazione, ma un gelo acuto alla base del collo.
La scacciò come ansia da viaggio. Era la prima volta che andava così lontano da sola; Luca di solito si occupava di tutto: passaporti, mance, itinerario. Senza di lui, si sentiva alla deriva.
Percorse il corridoio verso il Gate 42. Laria condizionata era gelida. Stringeva più forte sullle spalle il pashmina.
Il telefono vibrò di nuovo.
Si aspettava un altro messaggio affettuoso di Luca, magari un cuore, magari un promemoria per bere acqua.
Ma non era Luca.
Sofia: DOVE SEI?
Giulia si fermò. Non parlava con sua sorella Sofia da settimane: le cose erano tese. Sofia, lartista, la ribelle, la disordinata di casa Bellini, non aveva mai sopportato Luca. Lo chiamava lo Squalo in Cravatta. Luca, a sua volta, la definiva la Sanguisuga, accusandola di vivere alle spalle delleredità.
Giulia scrisse: In aeroporto. Sto andando nel posto prenotato da Luca. Perché?
I puntini di risposta di Sofia erano nervosi, intermittenti.
Sofia: NON SALIRE SU QUELLAEREO.
Giulia si bloccò. I viaggiatori le scivolavano intorno come un fiume che contorna un sasso.
Giulia: Sofia, smettila. Sono stanca. Non voglio drammi.
Sofia: GIULIA, ASCOLTAMI. Sono a casa tua. Dovevo lasciarti lorologio di papà. Luca mi ha scambiata per la donna delle pulizie. Lho sentito.
Sofia: Non ti ha prenotato il volo di ritorno.
Giulia fissò lo schermo. Tutto le sembrava irreale. Luca pensava sempre a tutto, era impossibile che avesse dimenticato il ritorno.
Sofia: È solo andata. È una trappola.
Ultima chiamata per il Volo 815 verso Isola di Vetro, annunciò laltoparlante. Passeggera Giulia Martini, si presenti al gate.
Giulia alzò lo sguardo. Laddetta imbarcava, scanner alla mano. Il finger sembrava la bocca scura di una bestia.
Il telefono vibrò.
Luca: Perché il tracker ti segna ancora nellarea partenze? Sali a bordo, Giulia. Perdiamo la precedenza.
Lo shock fu totale. La paura di Sofia contro il controllo di Luca.
Per la prima volta dopo tre anni, Giulia esitò.
Parte 2: LAvvertimento
Il sorriso delladdetta stava svanendo. Signora? Chiudiamo tra due minuti.
Giulia fece un passo avanti. Listinto quello maturato nei tre anni da moglie le diceva di obbedire a Luca. Si sarebbe infuriato se avesse perso il volo. Era costato diecimila euro. Odiava gli sprechi.
È solo gelosia, si convinse. Sofia odia che io sia felice.
Sollevo il biglietto.
Il telefono vibrò così forte che quasi le cadde. Stavolta non era un messaggio, ma una foto.
Uno scatto sfocato dal corridoio di casa. Luca era nello studio quello del padre con un telefono satellitare in una mano e una bottiglia nellaltra.
Ma fu la didascalia a bloccarle il respiro.
Sofia: NON È SOLO.
Giulia ingrandì limmagine. Nel riflesso della finestra, quasi invisibile, si intravedeva un uomo seduto sulla poltrona degli ospiti. Un uomo che lei non aveva mai visto, con un tatuaggio sul collo e una ventiquattrore.
Sofia: Esci dallaeroporto. ORA. Non chiamarmi. Potrebbero spiare il telefono. Scappa.
Giulia guardò laddetta. Guardò limbocco del finger. Non era linizio di una vacanza, ma la gola di un mostro.
Signora? laddetta controllò lorologio. Ultima occasione.
Il petto di Giulia si strinse, laria sembrava sparita.
Io la voce le tremò. Ho dimenticato le medicine in macchina.
Non potrà tornare su questo volo, la avvisò laddetta.
Lo so, sussurrò. Non vado.
Si voltò.
Appena diede le spalle al gate, la paura divenne terrore. Camminò veloce, i tacchi che picchiavano sul marmo. Più veloce, poi corse.
Saltò la zona bagagli. Saltò la fila taxi riservata alle auto di lusso. Si infilò in un taxi giallo che sapeva di caffè raffermo e profumo di pino.
Dove andiamo? il tassista la osservava dallo specchietto.
Corra. Qualunque posto. Prenda lautostrada verso verso Ostia.
Appena il taxi lasciò il marciapiede, il telefono si illuminò.
Chiamata in Arrivo: Marito
Lo lasciò squillare. Di nuovo.
Sms: Giulia, rispondi. Cosa stai facendo? Il pilota ti aspetta. Torna indietro. TI STAI SBAGLIANDO.
Guardava dal finestrino la skyline di Roma sotto la pioggia. Si sentiva male, si sentiva impazzire. E se Sofia sbagliasse? E se Luca avesse solo una riunione? Stava forse rovinando un matrimonio per una foto sfocata?
Ma poi ricordò il driver di Luca. Non parlare con nessuno.
E se fosse salita su quellauto sullisola, in un posto dove non parlava la lingua, dove nessuno laspettava?
Lo schermo vibrò ancora.
99 Chiamate Perse.
Non era preoccupazione. Era panico. E ora il panico era di Luca, non di Giulia.
Parte 3: LIncontro
Giulia raggiunse Sofia in una tavola calda vicino Tiburtina, lontano dai lunghi viali borghesi della Roma di famiglia.
Sofia era stravolta. I capelli in disordine, gli occhi rossi. Sedeva in fondo, le mani strette a una tazza di caffè nero.
Quando Giulia entrò, Sofia non labbracciò. Le indicò il posto davanti.
Spegni il telefono, ordinò.
Giulia ubbidì, infilando il telefono in borsa. Sofia, parlami. Ho appena abbandonato un volo da diecimila euro. Luca mi ucciderà.
Ci stava pensando davvero, rispose Sofia, glaciale.
Giulia si bloccò. Non dire cavolate.
Sono passata a casa, sussurrò Sofia. Per restituire il Rolex di papà. Quello che Luca diceva fosse sparito dallinventario? Lavevo trovato nella sua borsa da palestra. Lho ripreso. Dovevo lasciarlo sulla scrivania, fargli capire che lo so.
Luca non è un ladro, balbettò Giulia, ma ormai ci credeva poco.
È peggio, scattò Sofia. Sono entrata con la chiave di scorta. Lho sentito nello studio. Urlava. Non sapeva che fossi lì.
Sofia tirò fuori il suo telefono. Aprì lapp dei memo vocali.
Non ho solo la foto, Giulia. Ho registrato tutto.
Fece partire il file.
Laudio era sporco, ma la voce di Luca bucava il rumore, aspra, crudele.
Luca (Registrazione): Me ne frego del meteo! Quelli a Cagliari costano cinquantamila euro al giorno! Quando atterra, la prendete subito alla dogana, uscite dal VIP. Niente telecamere.
Altra Voce (Attutita): i documenti?
Luca: Sono nella sua borsa. La delega è nascosta tra le polizze di viaggio. Portatela al magazzino, fatela firmare. Ditele che è un riscatto, ditele ciò che volete. Basta la firma.
Altra Voce: E dopo?
Silenzio. Poi:
Luca: È unisola, Carmine. Il mare è profondo. Assicuratevi che il corpo non salga prima che scada il testamento.
Sofia fermò la registrazione.
Il silenzio nel locale era totale. Il clangore delle stoviglie diventò un brusio indistinto per Giulia.
Quella delega, sussurrò. Voleva che firmassi degli aggiornamenti la settimana scorsa. Ho detto che dovevo leggerli. Si era arrabbiato. Diceva che non mi fidavo.
Gli serve il controllo, spiegò Sofia. Papà aveva blindato leredità: può toccare i soldi solo se firmi tu. Se sparisci se muori e lui ha quella delega
Prende tutto, concluse Giulia, guardando la fede al dito. Non era più una promessa, ma una catena.
Sua ditta? Fallita da un anno. Ripiana i debiti di gioco coi tuoi soldi: cripto, fondi fasulli. È nei guai fino al collo. E lunica uscita è toglierti di mezzo.
Gli occhi di Giulia si riempirono di lacrime calde, furiose. Mi fidavo. Lho sempre difeso.
Non importa, Sofia strinse le sue mani. Ora sei salva.
Lo siamo davvero? chiese Giulia. Lui sa che non sono partita. Sa che il piano è fallito. Cosa fa un uomo così quando è alle strette?
Come se invocata, la TV dietro il bancone trasmise:
ATTIVITÀ POLIZIA SUL RACCORDO ANULARE.
Dobbiamo andare dalla polizia, propose Sofia.
No, rispose Giulia, fredda. Si asciugò gli occhi. Se lo facciamo ora, chiama lavvocato. Direbbe che è tutto un gioco, un rapimento a sorpresa. È troppo scaltro.
Allora cosa facciamo?
Giulia accese il telefono. Inondato di notifiche. Ma tra le chiamate perse, un vocale.
Fallo sentire, disse Sofia.
Aggiunse il vivavoce.
Luca: Giulia! Dove sei? Stai rovinando tutto! Sono in aeroporto. Ti cerco nelle lounge. Se è uno scherzo, te la farò pagare. Vengo a trovarti.
Era dentro lo scalo. La stava cercando.
Non cerca una moglie. Cerca una preda, disse Giulia. Diamogli una sospetta.
Parte 4: Il Contrattacco
Giulia non andò alla prima stazione. Si diresse al Commissariato Parioli, dove il padre aveva lasciato offerte negli anni, dove lIspettore Ricci vecchio amico di famiglia lavorava.
Ricci era un uomo stanco, scettico, ma ascoltò.
Sedute nella sala colloqui. Giulia posò il telefono sul tavolo di metallo.
Vuole uccidermi.
Accusa pesante, Signora Martini. Di solito sono questioni di soldi.
Proprio di soldi si tratta, sentenziò Giulia.
Sofia intervenne: Mostra il video.
Un video? chiese Ricci. Pensavo aveste solo laudio.
Luca si crede il più furbo.
Giulia aprì il laptop, accedendo alle telecamere di sorveglianza di casa, il cloud segreto.
Le ha piazzate lui. Per proteggere la famiglia. Ma pago io la bolletta, la password ce lho anchio.
Clic sulla cartella: STUDIO 16:00.
Immagini nitide: Luca che cammina, luomo col tatuaggio.
Poi, Luca apre la cassaforte pensava custodisse solo gioielli. Ne estrae una pistola nera, la carica, la infila nei pantaloni.
Se il piano Cagliari fallisce, dice in faccia, passiamo alle maniere forti. La denuncio scomparsa stanotte. Farò sembrare tutto una rapina finita male.
E la moglie? chiede lo sconosciuto.
Luca guarda la foto del matrimonio sulla scrivania. La prende e la rompe.
Non cè più una moglie. Solo una vedova.
Ricci balzò in piedi. Addio scetticismo.
Qui è tentato omicidio, disse. Prese la radio. Mi serve la posizione di Luca Martini. Tracciatelo.
È a Fiumicino. Sta cercando me.
Lo prenderemo. Voi restate qui.
No, disse Giulia.
Ricci la fissò. Come?
Lui ha il mio passaporto. Pensa io sia incapace senza di lui. Se vede la polizia, fugge. Occorre prenderlo in flagranza.
Che suggerisce?
Giulia alzò il telefono. Pronta a chiamare.
Gli dirò che lo aspetto.
Parte 5: La Cattura
Il piano era pericoloso. Ma Giulia non accettò alternative.
Si piazzò ad Arrivi del Terminal 3. Sotto il trench, un microfono. Ricci e quattro agenti in borghese dispersi tra la folla.
Sofia in un pulmino fuori, iperventilava davanti ai monitor.
Il telefono squillò.
Rispondi, gracchiava Ricci nellauricolare.
Luca?
Giulia! Dove sei stata? Ho distrutto laeroporto per trovarti!
Mi sono spaventata, Luca, tremava Giulia, rientrando nella parte della moglie fragile. Non sono partita. Sono agli Arrivi. Puoi venire a prendermi?
Resti lì! Non ti muovere. Ti vedo!
Giulia alzò lo sguardo.
Sul balcone, Luca Martini. Elegante, ma con occhi folli. Scese correndo le scale.
Giulia rimase immobile. Ogni fibra voleva fuggire, ma tenne il punto. Era lesca.
Luca la raggiunse. Niente abbraccio: la strinse forte.
Sei impazzita, sibilò tra i denti. Sai cosa hai combinato?
Mi fai male, Giulia alzò la voce.
Ti farò ben di peggio, la trascinava verso luscita. Andiamo in macchina. Firmi quei documenti. Sistemo tutto.
Quali documenti, Luca? Quella delega?
Luca si fermò. Stavolta la guardò davvero. Incontrò occhi di ghiaccio.
Come lo sai?
Perché Sofia non è stupida.
La mano di Luca sulla cinta. Sentiva la pistola.
In macchina, subito.
Polizia! Lascia cadere larma!
Lurlo rimbombò nellatrio.
Luca si voltò di scatto. Un autista puntava la pistola. Altri tre agenti accerchiavano.
È un errore! urlava Luca disperato. Prese Giulia come scudo. Indietro! Sono armato!
Urla, caos, la folla si gettava a terra.
Luca, guardami, Giulia disse, la canna della pistola sulla schiena.
Taci! minacciava Luca.
È finita, Luca. Hanno tutto: video, cassaforte, Carmine. Hanno visto il mostro.
Luca sbiancò. Cosa?
Non aspettò la polizia. Giulia affondò il tacco sul piede di Luca e spinse con il gomito.
Luca urlò.
Prima che potesse sparare, Ricci lo placcò, mandandolo contro i carrelli. Larma volò via.
Ispettore Ricci, arresto per tentato omicidio e estorsione.
Luca fu ammanettato. Si voltò, cercando Giulia.
Giulia! Diglielo! È stato tutto un errore! Ti amo! Lho fatto per noi!
Giulia lo guardava da sopra. Si sistemò il cappotto.
Tu non ami me, Luca. Ami i soldi. Ora non hai più niente.
Fu portato via. Odio, non amore, negli occhi di Luca.
Non sarai mai al sicuro! gridava.
Le porte di vetro si chiusero.
Sofia corse oltre il cordone, la strinse forte.
Solo allora Giulia scoppiò a piangere, liberata.
Parte 6: Una Nuova Rotta
Tre mesi dopo
Laeroporto era pieno di gente, ma non faceva più paura.
Giulia era nella lounge comune. Mangiava un cornetto. I capelli corti, jeans e giubbotto di pelle. Niente più diamanti, solo lanello dargento della mamma.
Il processo era stato spietato. Luca aveva provato con la pazzia, poi con il ricatto. Ma i video e la confessione di Carmine avevano bloccato ogni scappatoia. Venti anni di carcere.
LImpero Bellini era sotto revisione. Giulia aveva licenziato il vecchio consiglio. Imparava da sola, giorno dopo giorno.
Gate 12, imbarco per Tokyo, annunciò laltoparlante.
Sofia si sedette accanto a lei, due caffè in mano.
Caffeina pronta, sorrise. Tutto ok?
Adesso sì.
Sai, potevamo prendere il jet privato.
No. Lho venduto stamattina.
Sofia spalancò gli occhi. Hai venduto il jet di papà?
Troppi ricordi. Ora voglio viaggiare come tutti. Perdermi. Portarmi da sola la valigia.
Aperto il telefono, Giulia scorse la rubrica. Marito .
Per tre mesi, la polizia aveva voluto il telefono con le 99 chiamate perse a testimonianza. Ora il caso era chiuso.
Modifica. Elimina contatto.
Sei sicura di voler eliminare questo contatto e tutta la cronologia?
Neanche tentennò. Sì.
Il nome sparì. Le chiamate pure. Tutto cancellato.
Chiamano il nostro gruppo, la avvisò Sofia.
Giulia si alzò. Afferrò lo zaino. Guardò la sorella listintiva, la tenace, quella che le aveva salvato la vita.
Pronta? chiese Sofia.
Niente mariti, disse Giulia.
Niente segreti, aggiunse laltra.
Niente trappole, insieme.
Giulia diede il biglietto allagente. Il lettore verde sorrise. Percorse la passerella. Niente paurasolo emozione per lignoto.
Laereo si staccò dal suolo, Roma svaniva in basso. Il mondo si apriva, vasto e bellissimo.
Un volo perso per salvarsi. Questo, però, non lavrebbe perso.
Si voltò verso Sofia e sorrise. Voliamo.Fuori dal finestrino, la luce dorata accendeva il mare di nuvole. Roma era lontana, ma nel cuore di Giulia, finalmente, non cerano più scuse.
Si scambiarono uno sguardo complice, quello delle sorelle che si sono perdute e poi ritrovate oltre linganno. Sofia tirò fuori una bustina di tè che avevano preso per scherzo nella tavola calda: Tè Bellini, eh? Puntiamo a Tokyo, ma la vera avventura sarà non scottarci la lingua.
Giulia rise, leggera come non si sentiva da anni. Aveva lasciato indietro il pashmina costoso, la paura cucita addosso e tutto ciò che sapeva di galera dorata. Guardò il futuro scorrere oltre il finestrino: finalmente non era più una destinazione imposta, ma una scelta.
Chiuse gli occhi. Respirò piano. Era salva; era libera; era per la prima volta dopo tanto davvero viva.
E mentre il motore ruggiva e la rotta si stendeva verso Oriente, Giulia pensò che ogni nuovo inizio va meritato. Che a volte per salvarsi basta solo ascoltare la voce di chi ti ama davvero. E che nessun volo, nessuna caduta, nessun cuore spezzato sono mai inutili, se ti portano dove sei finalmente tu.
Laereo solcò lalba. La promessa non era più fra le dita di un uomo, ma fra quelle di una sorella.
Stavolta sì, era linizio di tutto.






