CI PENSI, HA AVUTO SOLO UN MOMENTO DIRA
Ma chi mai avrebbe bisogno di te, vecchia gallina? Sei solo un peso per tutti. Giri qui a puzzare. Se fosse per me, ti… Ma mi tocca sopportarti. Ti odio!
Ho rischiato di affogarmi con il tè. Avevo appena finito di parlare con mia nonna, Adele Fiorentini, tramite videochiamata. Era uscita un attimo dalla stanza.
Aspetta, stellina, torno subito, mi aveva detto lei, alzandosi dalla poltrona con un sospiro e uscendo nel corridoio.
Il telefono era rimasto sul tavolo, con la telecamera e il microfono ancora accesi. Io, intanto, stavo guardando lo schermo del computer. Poi… è successo. Una voce dal corridoio.
Allinizio ho pensato daver sentito male. Magari mi stavo solo immaginando tutto, se non fosse che poi ho controllato il telefono. Dal rumore della porta, qualcuno stava entrando nella stanza. Sullo schermo sono apparse prima delle mani sconosciute, poi un fianco, infine un volto.
Elisa. La moglie di mio fratello. Sì, era la sua voce.
Si è avvicinata al letto di nonna, ha tirato su il cuscino, poi il materasso, frugando sotto.
Sta qui a sorseggiare il tè Speriamo che crepi prima possibile, davvero. Che senso ha trascinare la cosa? A cosa servi? Solo a consumare aria e occupare spazio brontolava tra sé e sé, convinta di non essere sentita.
Sono rimasta pietrificata. Per qualche secondo ho smesso pure di respirare.
Dopo qualche minuto Elisa se nè andata, senza notare la telecamera. Poco dopo è tornata nonna. Mi ha sorriso; un sorriso che però non toccava gli occhi.
Ecco, sono tornata. Ma non ti ho chiesto al lavoro, tutto bene? mi ha detto come se niente fosse.
Ho annuito seccamente, ancora frastornata da ciò che avevo appena scoperto. Tutto dentro di me voleva andare lì e sbattere fuori di casa quella sfacciata. Subito.
Adele Fiorentini mi era sempre sembrata una donna di ferro. Mai una voce alta. In lei cera quellautorità da insegnante raffinata da anni di scuola, discussioni con bambini e genitori.
Ha insegnato lettere per quarantanni. Tutti i ragazzi la adoravano: sapeva rendere avvincente perfino la Divina Commedia.
Quando il nonno è mancato, non si è persa danimo, ma la schiena dritta si è incurvata un po. Usciva meno di casa e si ammalava più spesso. Il suo sorriso si era fatto più stretto. Eppure, non aveva perso la sua tipica vitalità. Per lei tutte le età hanno qualcosa di speciale, e continuava a godersi la vita anche ora.
Ho sempre sentito che vicino a nonna nulla potesse farmi davvero paura. Con lei, qualsiasi problema trovava soluzione. Un tempo aveva dato la casa di campagna a mio cugino per pagargli luniversità, e a me aveva regalato i risparmi che ho usato per il mutuo.
Quando mio fratello Marco, sposato da poco, si è lamentato per gli affitti troppo alti, nonna è stata la prima a offrire casa. È un trilocale, spazio ce nè per tutti, e magari mi date anche un occhio, che con la pressione e il diabete non si sa mai
Tanto sola mi annoio, e ai giovani fa comodo una mano, diceva piena di entusiasmo.
Marco doveva fare attenzione e io passavo spesso ad aiutarla con la spesa, le medicine e perfino le bollette. Lo stipendio me lo poteva permettere, ma più che altro era impossibile per me fare finta di niente. A volte le lasciavo dei contanti, altre volte un bonifico, altre ancora portavo direttamente da mangiare, sapendo che lei tendeva a risparmiare anche quando sarebbe meglio pensare a sé.
È per la tua salute, nonna. Specialmente con il diabete che hai, le dicevo.
Lei mi ringraziava, ma abbassava sempre lo sguardo, come se chiedere aiuto le pesasse.
Elisa, la moglie di Marco, mi è sempre parsa falsa. Parole gentili, uneducazione zuccherosa, ma negli occhi solo ghiaccio. Ti valutava con uno sguardo gelido, senza nessun calore. Ma io mi sono sempre tenuta fuori. Sono affari loro, mi dicevo. Nel dubbio chiedevo sempre a nonna se tutto andava bene.
Siamo a posto, tesoro, mi ripeteva Adele. Elisa cucina, tiene la casa linda. È giovane, certo, ma lesperienza si fa pian piano.
Ora capivo che stava mentendo. In pubblico Elisa era un agnellino, ma appena poteva
Nonna, ho sentito tutto Che cosera quel discorso di prima?
Nonna rimase come bloccata un attimo, poi distolse lo sguardo.
Oh, niente, Sara, sospirò. Elisa è solo un po stanca. È un periodo difficile, Marco sempre in trasferta. Sfoga così la tensione.
Osservai nonna con occhi nuovi, notando ogni ruga in più, ogni segno di spossatezza. Lostinazione era rimasta, la vitalità molto meno. E adesso cera anche qualcosaltro: la paura.
Sfoga? Nonna, hai sentito COSA ti ha detto? Non è uno sfogo, quello. È
Sarina mi interruppe. Resisto. Ha solo perso la pazienza. È giovane, impulsiva. Io sono vecchia, mi basta poco.
No, non farmi passare per scema, scattai. O mi dici tutto ora, oppure prendo la macchina e arrivo. Decidi tu.
Taceva. Poi abbassò le spalle e si sistemò gli occhiali. Limmagine della nonna di ferro si era incrinata. Ora davanti a me cera solo una donna abbattuta.
Non volevo coinvolgerti, cominciò. Tu hai già i tuoi pensieri, il lavoro Che bisogno hai di queste storie? Speravo si risolvesse tutto
La storia con Elisa era molto più lunga e infame di quanto pensassi.
I giovani erano arrivati da Adele con grandi valigie e ancora più grandi sogni: In sei mesi mettiamo da parte per il mutuo! Nonna era felice. La casa era piena di passi e voci, la cucina animata. Elisa, allinizio, sembrava perfetta: sfornava torte, gustava il tè con nonna, laveva persino accompagnata dal dottore.
Poi Marco era partito per lavoro, e tutto era cambiato.
Allinizio era solo nervosa, mi raccontava nonna. Pensavo fosse per Marco. Poi ha iniziato a prendersi la spesa migliore per sé. Diceva che tanto tu compravi sempre troppo. Che a lei serviva di più, che aspettava un bambino, era giovane. E cosa potevo dirle? Mangio poco, anzi, perdere peso mi fa anche bene
Poi Elisa le ha chiesto soldi in prestito. Nonna le ha dato quello che io le avevo affidato per le medicine. Lei si è comprata un frigorifero nuovo da mettere in camera propria, chiuso a chiave. Dentro finiva il meglio di quello che portavo a nonna: yogurt, formaggi, prosciutto
I soldi, ovviamente, non sono mai tornati indietro. Con il tempo Elisa ha iniziato pure a rovistare per casa, cercando soldi nascosti e portandosi via tutto.
Si è presa pure la TV. Ha detto che rovina la vista, sospirò nonna, asciugandosi le lacrime con le dita. Ogni tanto mi stacca pure internet. Ma io ho bisogno di rispondere alle telefonate, leggere le notizie, trovare ricette Mi sento in prigione, a volte.
E a Marco non hai mai detto niente? chiesi.
Nonna scosse la testa.
Mi ha minacciato che, se parlo, dirà a tutti che per colpa mia ha perso il bambino. Che le ho fatto venire i nervi. Non so neppure se fosse davvero incinta. Ma lei è sicura che tutti crederanno a lei, e finirò odiata da tutti.
Non sapevo che aggiungere. Avrei voluto urlare, insultare Elisa. Invece dissi solo:
Nonna, nessuno ha il diritto di trattarti così. Nessuno. Né i giovani, né i vecchi, nessuno.
Nonna scoppiò a piangere. Cercai di calmarla, ma sentivo che la tempesta era appena iniziata. Non sarei restata a guardare.
Mezzora dopo eravamo già in macchina, io e mio marito Luca, diretti da Adele. Gli avevo accennato tutto per strada; ci credeva a fatica, ma aveva fiducia in me.
Nonna ci aprì subito. Stropicciava un fazzoletto nervosamente e non riusciva a guardarci.
Oh, ma che sorpresa, senza avvisare Avrei messo su il bollitore
Non siamo qui per il tè, nonna. Siamo qui per sistemare le cose. Elisa dovè?
È uscita non mi riferisce; accomodatevi, ormai siete qui.
Nonna si fece da parte per farci entrare. Io sono schizzata in cucina. Il frigo era pressocché vuoto: due cartoni di latte scaduto, una decina duova, barattoli di cetrioli sottaceto con muffa. In freezer solo ghiaccio.
Guardai Luca, lui annuì. Sapevamo già il da farsi. La camera di Elisa era chiusa a chiave, ma con un cacciavite Luca aprì senza fatica.
E sì, Elisa aveva davvero il frigo in stanza. Dentro ho trovato gli yogurt che avevo portato per nonna giorni prima. Cerano formaggio, salame, anche cetrioli e pomodori.
Rabbia mi ribolliva dentro, ma mi controllavo. Con Luca ci siamo chiusi nella stanza di nonna ad aspettare.
Elisa tornò dopo mezzora.
Chi ha toccato la mia stanza?! urlò, pronta a fare il diavolo a quattro.
Ma io uscii dalla stanza della nonna.
Io.
Elisa rimase senza parole, gli occhi che correvano a destra e a sinistra. Dopo qualche secondo riprese coraggio, tornando alle solite provocazioni.
Ma tu chi pensi di essere a ficcare il naso tra le mie cose?
Mi sono avvicinata, fissandola dallalto in basso. Lei era molto più bassa di me.
Io sono la nipote di chi questa casa la possiede. E tu? Hai dieci minuti per raccogliere le tue cose e andartene. Altrimenti le tue cose le lanciamosotto dalle finestre. Intesi?
Lo dico a Marco!
Di quello che vuoi a chi vuoi! Marco qui non cè. Se serve, ti trascino per i capelli.
Elisa sbuffò, ma si infilò in camera e iniziò a buttare vestiti nella valigia. Mentre mi insultava, io guardavo in silenzio con unespressione gelida.
Nonna stava sullingresso, a farsi forza con lo strofinaccio che stringeva tra le dita.
Sara era proprio necessario arrivare a tanto? Far sentire tutto il palazzo?
Solo allora mi avvicinai, la strinsi forte.
Nonna, non è fare scandalo. Si chiama portare fuori la spazzatura.
Quella notte restammo a dormire da lei. Il giorno dopo le abbiamo riempito il frigo di ogni ben di Dio e comprato una valanga di medicine per larmadietto. Quando ci ha salutato, piangeva di nuovo. Speravo non per la paura di restare sola o per il senso di colpa. Le ho vietato categoricamente di far rientrare Elisa, qualunque scusa inventasse.
Il giorno stesso mi chiamò Marco. Allinizio urlava così forte che il telefono tremava.
Sei impazzita? Elisa è disperata! E adesso dove va? Ti credi di poter fare tutto solo perché hai qualche euro in più?
Ho messo giù. Un paio dore dopo gli ho mandato un messaggio vocale:
Forse dovresti informarti meglio. La tua amata stava facendo morire di fame la nonna. Vorrei ricordarti che nonna ti ha dato anche lultimo centesimo, anni fa. Se provi a tornare da lei con Elisa dovrete vedervela con me.
Marco non ha risposto. Né cera bisogno.
Elisa, intanto, si era trasferita temporaneamente da unamica. Sui social scriveva frasi tipo parentele tossiche e gente falsa. Marco metteva like. Non ho più voluto saperne niente.
A casa di nonna è tornata la calma, anche se una calma un po malinconica. Dopo qualche settimana, mi ha chiesto di insegnarle a vedere le serie TV sullo smartphone. Ha iniziato con Il Maestro e Margherita, poi è passata alle commedie, e qualche volta ci siamo messe a guardarle insieme.
Guarda, non ridevo così da tanto, mi ha confidato un giorno. Mi fa un male qui alle guance, dalla poca abitudine!
Le ho sorriso. Adesso sì, sentivo il cuore tranquillo. Da piccola era lei a difendermi. Ora toccava a me proteggere la mia nonna.






