Il cameriere accorso propose subito di portare via il gattino. Ma il gigante di quasi due metri sollevò il piccolo, ancora in lacrime, e lo fece accomodare sulla sedia accanto: Un piatto per il mio amico felino! Voglio la carne migliore che avete!
Mettiamoci qualcosa di audace, quasi come le giovani sirene, e andiamo in quel ristorante elegantissimo. Farci vedere e valutare gli uomini…
Così dichiarò con sicurezza una delle tre amiche direttrice di una rinomata ed esclusiva scuola privata di Milano. Il suo ruolo la obbligava a sfoderare sempre le parole giuste al momento giusto.
Le sirene avevano trentacinque anni. Quelletà perfetta, secondo loro, per minigonne e camicette che, lungi dall’occultare, esaltavano ogni pregio. Scollo vertiginoso, trucco impeccabile: tutto pronto per la guerra.
Scelsero il locale di conseguenza: altisonante, di gran classe, costosissimo. Ma nessuna difficoltà a permetterselo. Prenotarono, si sistemarono comode e subito iniziarono a raccogliere gli sguardi ammirati degli uomini e quelli decisamente irritati delle loro accompagnatrici.
I discorsi ruotavano come sempre sullargomento principale: gli uomini. Sogni, aspettative e pretese. Ognuna cercava il suo ideale alto, snello, affascinante e, ovviamente, benestante. Che le vizi, esaudisca ogni desiderio, non sia logorroico né gli pesino le faccende di casa. E se nobile di sangue, è la quadratura del cerchio.
Certo, non come quelli lì
Le amiche si scambiarono unocchiata, indicando il gruppo di tre uomini allegri, già un po rotondetti e con vistosi accenni di calvizie. Birra, patatine e montagne di bistecche sul tavolo, i discorsi spaziavano tra calcio e pesca. Risate sonore, spontanee.
Orribile.
Che volgarità.
Che schifo.
Sentenza unanime: trasandati, grossolani, zero nobiltà e assolutamente fuori categoria per donne così scintillanti. Fu allora che la serata cambiò improvvisamente tono.
Nel locale entrò Lui uomo arrivato su una Ferrari rossa fiammante, ultimo modello.
Il Conte Edoardo Cattaneo di Parma! annunciò solenne il maître.
Le amiche si raddrizzarono, fiere e pronte allattacco.
Alto, slanciato, capelli brizzolati perfetti, abito sartoriale che gridava lusso. Gemelli di diamante e camicia bianchissima a completare il quadro.
Oh
Mamma mia
Uhm
Gli scolli si spinsero più avanti, gli sguardi divennero invitanti e affilati.
Ecco luomo giusto, sussurrò una.
Conte, bello e ricco, ribadì la seconda. Se solo pensasse di invitarmi alle Maldive Sogno da bambina.
La terza taceva, ma i suoi occhi dicevano tutto.
In meno di dieci minuti, le signore furono invitate al tavolo del conte. Camminarono fiere, sfoggiando sguardi altezzosi agli altri clienti, soprattutto ai tre della birra.
Il conte fu impeccabile, conversazione brillante, storie di casate antiche, castelli e collezioni darte. La tensione tra le amiche cresceva; era chiaro che solo una avrebbe ricevuto linvito a proseguire la serata con lui.
Per distendere gli animi arrivarono i piatti: astici, vassoi di pesce pregiato e vino dannata. Le amiche mangiavano lanciando occhiatacce languide al conte e già fantasticando oltre la cena. Le guance si accesero, la bellezza era al massimo splendore.
Il conte splendeva: barzellette raffinate, aneddoti mondani. Le donne, ormai, non pensavano più a dove avrebbero continuato era la compagnia che contava.
Il locale aveva un piccolo cortile. I profumi dalla sala conquistarono anche lì. E da dietro una siepe sbucò un gattino grigio, magro e affamato. Si intrufolò tra i tavoli e si fermò ai piedi del conte, sperando in una carezza.
Speranza vana.
Il viso del conte si contrasse per il disgusto. Senza esitare, scacciò il gattino con un calcio. Il piccolo volò via e andò a sbattere contro una gamba del tavolo degli amici della birra. Nel locale calò il silenzio.
Odio questi animali randagi e sporchi, urlò il conte. Nel mio castello ho solo cani di razza e cavalli pregiati.
Il cameriere si affrettò a rettificare:
Sistemiamo subito, ci scusiamo…
Si avvicinò al tavolo dei tre, ma uno si era già alzato. Colosso di quasi due metri, volto rosso e pugni serrati. Gli amici tentarono di fermarlo.
Senza dire una parola, sollevò il gattino e lo mise sulla sedia.
Un piatto per il mio amico peloso! tuonò. La carne migliore che avete. Subito.
Il cameriere impallidì e corse verso la cucina. In sala scoppiò un applauso.
Una delle sirene si alzò, si avvicinò al gigante e gli disse:
Spostati. E offri un whisky ad una signora.
Il conte ammutolì.
Dopo un minuto anche le altre due amiche si unirono al gruppo, lanciando unocchiata di disprezzo al conte.
Quando lasciarono il ristorante, non erano più tutte insieme. In una compagnia c’erano un uomo, una donna e un gattino grigio.
Col tempo, la prima delle amiche sposò proprio il gigante titolare di unimportante società di investimenti. Le altre due si legarono ai suoi amici, avvocati famosi. Le nozze tutte nello stesso giorno.
Le ex sirene conducono ora una vita diversa: pannolini, pentole, pulizie. Praticamente insieme, hanno avuto delle figlie.
E quando vogliono tornare nel loro ristorante preferito, il sabato mandano i mariti a vedere la partita o a pescare, chiamano la tata e si ritrovano di nuovo per chiacchiere tutte al femminile. Sui mariti.
Quanto al Conte Edoardo Cattaneo di Parma, fu arrestato un anno dopo. Clamoroso processo: truffatore di matrimoni che raggirava donne ingenue.
Per fortuna, i veri uomini non hanno nulla a che vedere con certi tipi.
Mi riferisco a quei tre con la pancetta, un po calvi, senza fronzoli ma con un cuore davvero nobile.
Tutto qui.
Diversamente non sarebbe possibile.






