Ciao tesoro, ti racconto una cosa che è successa nella nostra piccola frazione di San Pietro, lì dove tutti si conoscono. È una storia un po grottesca, ma ti faccio entrare subito nei dettagli.
Vittoria, una vedova di quarantadue anni, è stata giudicata dalla gente del paese il giorno stesso in cui il suo bambino è stato visto spuntare fuori dal suo mantello. Che vergogna! hanno sibilato le donne accanto al pozzo. Chi è stato a farla così? hanno continuato. Chi lavrebbe mai detto, così timida e riservata ma guarda dove è arrivata! E la gente ha iniziato a mormorare: Le figlie dovrebbero sposarsi, ma la mamma gira in giro! Che disonore!
Vittoria non alzava nemmeno lo sguardo. Tornava dal lavoro di posta col sacco pieno di pacchi, la testa china, le labbra serrate. Se solo avesse saputo come sarebbe finita, forse non si sarebbe mesciata. Ma come poteva non immischiarsi, quando la sua bambina più piccola piangeva lacrime di sangue?
Tutto è iniziato non con Vittoria, ma con la sua figlia maggiore, Maristella. Maristella era una vera opera darte, una copia esatta del defunto padre Sergio, il più bel ragazzo del paese: biondo, occhi azzurri, il vero “Principe”. Così la nipote è nata, e tutta la gente la guardava con ammirazione. La sorellina, Catarina, è invece più scura, occhi nocciola, seria, quasi invisibile.
Vittoria non aveva speranze per le sue figlie, ma le amava entrambe con unossessione quasi maledetta. Lavorava al doppio: di giorno era posta, di sera lavava la fattoria. Tutto per loro, per la bambina di sangue. Ragazze, dovete studiare! le rimproverava. Non voglio che finiate come me, con la vita nella polvere e il sacco pesante. Dovete andare in città, fare qualcosa di buono!
Maristella è partita per la città, è entrata allIstituto di Commercio di Firenze. Subito è apparsa in foto: al ristorante, con un vestito alla moda, e un fidanzato è comparso, figlio di un dirigente. Mamma, mi ha promesso una pelliccia! mi ha scritto. Vittoria era al settimo cielo, ma Catarina era abbattuta. Lei è rimasta a San Pietro, è diventata infermiera di reparto, voleva diventare ostetrica, ma i soldi non bastavano. La pensione della madre vedova e lo stipendio di Vittoria finivano tutti per Maristella e la sua vita da città.
Lestate successiva Maristella è tornata, non con il solito chiasso e i regali, ma silenziosa, verde di unombra. Due giorni è rimasta nella sua stanza, il terzo giorno Vittoria lha trovata piangere sul cuscino. Mamma sono scomparsa ha detto, e ha raccontato che il suo fidanzato, luomo doro, laveva tradita e lasciata al quarto mese di gravidanza. Laborto è troppo tardi, mamma! Che faccio? Lui non vuole sapere di me! Se parto, non mi darà un centesimo! E mi cacciano dallistituto! La mia vita è finita! Vittoria, attonita, le ha chiesto: Non ti sei protetta? Maristella ha gridato: Che importa! Che faccio? Lo mando in orfanotrofio? O lo butto in un campo di cavoli?
Il cuore di Vittoria si è spezzato. Quella notte non ha dormito, ha girato per la casa come unombra, e al mattino si è seduta accanto a Maristella. Andrà tutto bene, ha detto ferma. Maristella, disperata, ha urlato: Mamma! Che farò? Tutti ci sapranno! Che vergogna! Vittoria le ha risposto: Nessuno lo saprà, dico che è mio. Maristella non poteva crederci. Mio? Ma sei una vedova di quarantadue anni! Ha replicato Vittoria: Sì, andrò a stare da zia nella zona, fingo di aiutare. Tu torni in città a studiare. Catarina, che dormiva dietro una sottile parete, ha sentito tutto, lacrime scivolavano sul suo viso. Provava pietà per la madre e rabbia per la sorella.
Un mese dopo Vittoria è partita, il villaggio è tornato a fare rumore, e sei mesi più tardi è tornata con una busta blu in mano. Ecco, Catarina, ti presento tuo fratello Matteo. Il villaggio è rimasto a bocca aperta. Ecco la nostra tranquilla vedova! hanno sputato di nuovo le donne, di chi è? Del capo del consiglio? No, è di un agronomo! Un uomo rispettato, vedovo! Vittoria ha accettato tutti i pettegoli, la vita è diventata una corsa senza fine: la borsa della posta, la fattoria, le notti insonni. Catarina aiutava come poteva, lavava i pannolini in silenzio, cullava il fratellino. Dentro di lei ribolliva unira.
Maristella scriveva dalla città: Mamma, come stai? Mi manchi! Ancora non ho soldi, mi trascino, ma presto ti mando qualcosa! Dopo un anno le sono arrivati cento euro, e dei jeans per Catarina, due taglie troppo grandi. Vittoria girava di qua e là, la vita di Catarina, anche la sua, cadeva a pezzi. I ragazzi la guardavano, poi la lasciavano. Chi vuole una sposa con una tale dote? Madre vagabonda, fratello cattivo
Catarina, a venticinque anni, ha chiesto: Mamma, dobbiamo parlare? Vittoria ha balbettato, Non possiamo! Romperemmo la vita di Maristella, lei è già sposata con un bravo uomo. Maristella, infatti, si era sposata con un commerciante, era andata a Roma, mandava foto dal Mar Rosso, dalla Turchia, mostrava la vita da cittadina. Vittoria le scriveva: Matteo è a prima elementare, prende i cinque. Maristella rispondeva con giocattoli costosi ma inutili per il villaggio.
Il tempo è volato. Matteo ha compiuto diciotto anni, è cresciuto alto, occhi azzurri come quelli di Maristella, allegro e lavoratore. Non ha dimenticato la madre Vittoria, né la sorella Catarina, che ormai era capo infermiera in ospedale di zona, soprannominata la vecchia vergine. Matteo ha finito la scuola con una medaglia. Mamma, vado a Roma, alla Bauman! ha detto. Vittoria, con il cuore che batteva forte, ha risposto: Forse alla nostra università provinciale? Matteo ha riso: Mamma, devo spiccare il volo! Vi mostrerò! E il giorno dellultimo esame, una berlina nera lucida si è fermata davanti alla porta. Ne è sceso Maristella.
Vittoria è rimasta senza parole. Catarina, con un asciugamano in mano, è rimasta immobile. Maristella, quasi quarantanni, ma sembrava una copertina di rivista, magra, vestita di seta, tutta doro. Mamma! Catarina! Ciao! ha cantarino, baciando Vittoria sulla guancia, Dove? Ha visto Matteo, che asciugava le mani con un panno. Maristella si è fermata, gli occhi pieni di lacrime. Buongiorno, sono Marina? Sorella? Sorella ha ripetuto Matteo, Mamma, dobbiamo parlare.
Seduti nella casa di pietra, Marina ha tirato fuori dalla borsa una sigaretta sottile. Mamma ho tutto: casa, soldi, marito ma non ho figli. Ha pianto, sbavando il trucco costoso. Abbiamo provato tutto. Ecografia, medici niente. Il marito è arrabbiato. Non posso più. Catarina ha chiesto a bassa voce: Perché sei venuta, Marina? Marina ha alzato gli occhi pieni di pianto: Per mio figlio.
Che figlio? ha scoppiato Vittoria. Mio! Lho generato! Gli darò la vita! Ho i contatti! Lo farò entrare in qualsiasi università! Gli comprerò un appartamento a Roma! Mio marito è daccordo! Hai raccontato tutto a lui? ha chiesto Vittoria, scioccata. Sì, gli ho detto di come mi hanno umiliata, di come Catarina Che cosa ha da dire Catarina? ha interrotto Marina. Che sta ancora nella fattoria! ha risposto. Mio figlio è tuo! Dammi il bambino! ha urlato Vittoria, Lui non è una cosa da restituire! È mio! Lho allattato, lho cresciuto!
In quel momento Matteo è entrato, pallido come un quadro. Mamma? Catarina? Di cosa parla questa donna? Di figlio? Matteo! È tuo figlio! ha gridato Marina. Io sono tua madre, capisci? Sono la tua vera madre! Matteo lha guardata come un fantasma, poi ha fissato Vittoria. Mamma è vero? Vittoria ha coperto il volto e ha iniziato a piangere.
Allora è scoppiata Catarina. Con una spinta ha dato a Marina una sberla così forte che è volata contro il muro. Bestia! ha urlato, e in quel grido cera tutta la sofferenza di diciotto anni di umiliazione, una vita rotta, la rabbia per la madre. Madre? Che madre sei per lui? Lhai abbandonato come un cucciolo! Sapevi che la gente del villaggio ti guardava male, puntava il dito! Sapevi che a causa del tuo peccato sono rimasta sola, senza marito, senza figli! E ora torni? Per prendere il bambino? Vittoria ha cercato di fermarla: Catarina, basta! Basta, mamma! Basta! Hai subito abbastanza! ha risposto, puntando il dito su Vittoria, sei tu la vecchia, la madre che ha seppellito la propria vita nella polvere per noi due!
Matteo è rimasto in silenzio per un lungo momento, poi si è avvicinato a Vittoria, lha presa sulle ginocchia e lha abbracciata. Mamma ha sussurrato. Ho una madre, una sorella. Quella è la mia famiglia. Poi, guardando Marina, ha detto: Non ho una madre a Roma, ne ho una sola, la mia. E una sorella. Si è alzato, ha preso la mano di Catarina. Voi due, andate via, andate via con la zia.
Marina ha pianto: Matteo! Figlio mio! Ti darò tutto! Matteo ha replicato: Ho già tutto. Ho una madre, ho una sorella. Voi non avete niente.
Marina è partita quella sera, il marito, che aveva osservato tutto dallauto, non è più sceso. Dicono che un anno dopo lha lasciata, ha trovato unaltra donna che gli ha regalato un figlio, e lui è rimasto solo con i suoi soldi e la sua bellezza. Matteo non è andato a Roma, ha studiato ingegneria alluniversità provinciale e ha detto: Mamma, qui abbiamo bisogno di una casa nuova.
Catarina cosa è successa a Catarina? Quella sera, quando ha urlato come se avesse strappato il suo stesso respiro, è rinata. A trentotto anni, lagronomo di cui parlavano le donne del villaggio, un uomo rispettato e vedovo, ha iniziato a guardarla. Vittoria la guardava e piangeva, ma stavolta le lacrime erano di gioia. Sì, il peccato era stato grande, ma il cuore di una madre non copre tutto.






