L’amante di mio marito Mila era seduta in macchina e guardava lo schermo del navigatore: sì, l’indirizzo era quello giusto. Bisognava solo trovare il coraggio, scendere e fare ciò che aveva deciso. Fece un respiro profondo, scese dall’auto e si avviò a passo incerto verso l’insegna “Paradiso del Caffè”, una piccola caffetteria di quartiere. “Paradiso, eh… che ironia”, pensò Mila tra sé. Doveva entrare e affrontare finalmente LEI: l’amante di suo marito e distruttrice della sua famiglia. Sapeva poco della ragazza—il marito la chiamava “Micetta”, ma il suo vero nome era Katia e faceva la cameriera in quel locale. Mila scelse un tavolino vicino alla finestra e attese il suo turno, con i nervi a fior di pelle. Eccola: era proprio lei. Katia si avvicinava sorridente con la divisa della caffetteria, identica alla ragazza della foto che Mila aveva visto nello smartphone del marito. I pochi secondi di attesa sembrarono interminabili, pieni di pensieri a raffica. — Buongiorno! — la salutò Katia. Mila sbirciò il badge: “Katia”. Ecco dunque chi era la famosa “Micetta”. Katia si allontanò lasciando il menu, e Mila la scrutò con attenzione, domandandosi: “Come sono arrivata a questo punto? Come sono finita faccia a faccia con l’amante di mio marito?” Era una lunga storia da dieci anni di matrimonio con Alessio, una figlia di otto anni, una quotidianità rassicurante: mutuo, macchina, una villetta in periferia. E poi, come un fulmine a ciel sereno: un messaggio sbagliato, una chiamata sospetta, una foto inequivocabile. Da allora la vita di Mila era diventata un incubo. Dopo giorni di insonnia e tormento, aveva deciso: doveva vedere con i propri occhi chi fosse questa Katia. Seduta in quel locale pressoché vuoto di metà mattina, Mila ordinò svogliatamente un latte e una fetta di torta. Quando Katia glieli portò, lei la interrogò: “Da quanto lavori qui? Studi?”, fino a una domanda pungente: “E lei sa cosa si prova a sentirsi tradita?”. Katia rimase in silenzio, imbarazzata. Mila capì che non avrebbe ottenuto risposte, pagò con una generosa mancia e lasciò la caffetteria. Ma il confronto vero doveva ancora arrivare. Era il giorno del decimo anniversario di nozze. Mila e Alessio con la loro bambina erano seduti nel loro locale preferito di Milano. La cena scorreva finta e tesa, quando Alessio con uno sguardo complice fece arrivare la torta. A servire il dolce: Katia. L’emozione di Mila si trasformò in sconcerto. Il marito allora vuotò il sacco: “Non esiste nessuna amante. Katia è una giovane attrice, tutto organizzato da un’agenzia per farti uno scherzo… volevo scuotere un po’ le cose fra noi”. Katia confermò: “Molte reagiscono malissimo, lei invece è stata incredibilmente composta”. Mila però non la prese affatto bene. “Questo per te è uno scherzo? È così che si festeggia un anniversario?” Senza dire altro, afferrò la torta e la spalmò in faccia ad Alessio: “Ecco la tua dose di brio!”. Poi prese sua figlia per mano, lasciando il locale fra lo sconcerto generale. “Meglio una verità dolorosa che una menzogna così”, si disse Mila respirando l’aria fresca della sera e avviandosi verso il domani incerto, ma finalmente sincero. L’Amante di mio marito: una storia milanese di tradimenti, sospetti, verità e dolce vendetta in un “Paradiso del Caffè”

L’amante di mio marito

Mila sedeva nella sua Fiat e fissava lo schermo del navigatore. Lindirizzo era quello giusto: Via della Libertà 15, nel cuore di Firenze. Doveva solo trovare il coraggio di varcare quella porta e portare a termine ciò che aveva deciso. Fece un lungo respiro e uscì dallauto, ben determinata. Percorse i cinquanta metri che la separavano dallentrata di una piccola caffetteria. “Paradiso del Caffè”, si leggeva sullinsegna artistica dipinta a mano. Paradiso, sì, giusto…, pensò ironica Mila. Doveva proprio entrare lì dentro, anche se le gambe improvvisamente sembravano mossi dal vento della paura. E se tornasse di corsa in macchina, raggiungesse il casolare dei suoi genitori in campagna, lontana da tutto? No, non sarebbe mai scappata. Era venuta per una ragione precisa.

Afferrò la maniglia, spinse forte la porta e fu subito avvolta dal profumo del caffè tostato. Tra poco avrebbe visto LEI: lamante di suo marito, colei che aveva rovinato la pace della sua famiglia. Cosa sapeva di quella donna? In realtà, poco o niente. Il soprannome che suo marito le aveva dato era “Gattina”, così dolce che le faceva venire la nausea. Sapeva solo che lavorava in quella caffetteria come cameriera. Mila scelse un tavolo vicino alla vetrata e attese con finto distacco. Ecco, una ragazza con un grembiule sbucò dalla sala interna: era proprio lei, la stessa ragazza delle foto trovate sul telefono di suo marito. Si stava dirigendo verso di lei. Quei pochi secondi sembrarono interminabili. Mille pensieri attraversarono la mente di Mila come raffiche di tramontana.

Buongiorno! salutò con un sorriso la cameriera. Mila gettò uno sguardo rapido al cartellino. “Caterina”. Così si chiamava. Fantasia zero, pensò Mila ricordando il soprannome “Gattina”. Mentre Caterina le porgeva il menù, Mila la fissava con malcelata curiosità, quasi la stesse osservando al microscopio. Come era finita faccia a faccia con lamante di suo marito? Una storia lunga, da raccontare con ordine.

Da dieci anni Mila era sposata con Alessandro. O almeno aveva creduto di essere felice. Avevano una figlia di otto anni, Vittoria, che Alessandro adorava, chiamandola la sua principessa e viziandola con bambole, giochi e gelati. Quando Mila lo rimproverava per lennesima bambola, lui alzava le spalle, indifferente. Vittoria era legatissima al papà, forse più che a lei, ma Mila non era mai stata gelosa: da psicologa sapeva quanto sia importante lamore di un padre per la crescita di una bambina.

Lei e Alessandro parlavano spesso di ogni cosa e cercavano di sciogliere subito i nodi prima che diventassero problemi. Avevano una vita normale: un appartamento a rate, una Panda in garage, una piccola casa colonica sui colli senesi dove trascorrevano lestate.

Poi, come una tempesta, era arrivata lamante.

Mila lo aveva scoperto quasi per caso. Qualche giorno prima, Alessandro era sotto la doccia quando il suo cellulare iniziò a squillare. Lui gridò:
Sarà babbo! Ha detto che chiamava stasera! Rispondi tu, che sto uscendo!
Mila non aveva mai risposto al posto suo, ma visto che glielo chiedeva lui… Si avvicinò al tavolino dove era appoggiato il telefono e vide che a chiamare non era suo suocero, ma un contatto WhatsApp con il nome “Gattina” e, accanto, una foto: una ragazza giovane abbracciata a suo marito. Mila restò impietrita, il cuore in gola. Doveva rispondere? Parlare con la ragazza? Esitare qualche istante, e la chiamata cessò.

Già si stava allontanando dal telefono, quando arrivò un messaggio. E non resistette: “Ale, la prossima settimana lavoro a turni lunedì-giovedì. Vieni al ‘Paradiso del Caffè’ a fine turno? Voglio offrirti il nostro caffè speciale. Ti amo, mi manchi…”. Seguirono una serie di cuoricini.

Mila ritrasse la mano dal telefono, come schifata dal veleno. Era chiaro ormai, anche se era difficile da accettare: suo marito la tradiva. Da quanto? Era una storia seria o solo unavventura? A Mila cambiava poco: il dolore era comunque fortissimo. Doveva pensarci.

Quando Alessandro uscì dalla doccia e le chiese del padre, Mila mentì: “Non ho fatto in tempo a rispondere, non ho visto chi chiamava”, e poi si giustificò dicendo di avere mal di testa e uscì di casa.

Non andò in farmacia. Si sedette su una panchina nel piccolo parco vicino casa e ripensò a dieci anni di matrimonio, cercando invano il momento esatto in cui tutto si era rotto. Ma doveva essere lucida: non era il tipo da far finta di nulla, né da fare scenate in pieno stile teatrale. Era sempre stata riflessiva, preferendo confronti maturi e decisioni meditate, per quanto sofferte. Le sarebbe bastato chiedere ad Alessandro che cosa significava “Gattina”, ma allora avrebbe dovuto ammettere la lettura del messaggio. No, meglio agire con calma.

Passò vari giorni tormentata, mente e cuore in subbuglio. La notte non dormiva, a tavola fingeva di mangiare, ma sia Alessandro che Vittoria si accorsero che qualcosa non andava. A tutti disse che aveva molto da fare con il lavoro, un caso complicato da seguire. Vittoria la abbracciava preoccupata, Alessandro non la mollava con lo sguardo.

Alla fine Mila si convinse che solo guardando “quella” donna negli occhi avrebbe trovato pace. Decise di andare nella caffetteria. Doveva vederla per capire.

***
Gradirei un latte macchiato e un dolce. Cosa mi consiglia? chiese Mila.
La nostra torta al miele è molto buona, propose Caterina.
Va bene, prendo quella.

Quando “lamante di suo marito” le portò il tutto, Mila non fece che giocherellarci. Il caffè era mediocre, la torta niente di speciale. Il locale era quasi vuoto: d’altronde, erano le undici del mattino. Mila aveva scelto quellorario apposta, per poterci scambiare qualche parola senza testimoni. Dopo una decina di minuti, Caterina tornò al tavolo:
Vedo che non ha toccato quasi nulla. La torta non le piace? Vuole assaggiare altro?
No, grazie. Non è la torta. È che non ho appetito. Sto riflettendo su molte cose.
Capisco, non voglio disturbare.
Ma no, Caterina, nessun disturbo. Stavo solo pensando se finire questo dolce… o andare da un avvocato divorzista. Lei cosa farebbe al mio posto? Mila la fissò curiosa.

Caterina parve spaventata, guardando Mila come se stesse davanti a una pazza.
Non mi è mai capitato di dover scegliere…
Ma se dovesse? Mettiamo che sapesse che suo marito la tradisce.
Caterina non rispose, abbassò lo sguardo. Mila cambiò argomento.
Da quanto lavora qui?
Da quasi un anno, rispose timidamente Caterina.
Studia?
Sì, forse sospettando qualcosa.
E che corso frequenta?
Università delle arti, corso creativo.
Devessere stimolante. Avrà molta fantasia, immagino…
Non seguo il suo discorso…
Dico, per esempio: riuscirebbe a immedesimarsi nei panni di una moglie tradita? O magari di unamante?

Caterina taceva nervosa. Mila comprese: non serviva a nulla. Laveva vista, le aveva parlato. Cosa pensava di ottenere? Avrebbe peggiorato tutto con una scenata? No, non le avrebbe dato questa soddisfazione. Chiese semplicemente il conto.

Quando Caterina tornò, Mila se nera già andata, lasciando i soldi insieme ad una generosa mancia. Caterina guardò dalla vetrina, sospirando tristemente.

***

In quella caffetteria, Mila prese una decisione: avrebbe festeggiato comunque il decimo anniversario con Alessandro, come programmato. Non era giusto togliere la gioia a Vittoria, che stava già preparando un cartellone per loro. Passato quel giorno, avrebbe affrontato suo marito.

Quel sabato sera, erano tutti al loro ristorante preferito vicino a Piazza della Signoria, a Firenze. Dieci anni di matrimonio, una tappa importante. Che nozze sono dopo dieci anni? Di latta? Di vetro? “Forse proprio di vetro…”, pensava amara Mila. Ma fingeva serenità per non ferire la figlia. Il pranzo si avviava alla conclusione, quando Alessandro strizzò locchio a Vittoria e disse: Che festa è senza torta?
Voglio il pezzo più grande! esultò la bambina.

Mila guardava distrattamente, quando vide entrare chi portava la torta. Restò pietrificata: era Caterina, “lamante”, in carne e ossa. Mise la torta sul tavolo e rimase lì, in piedi. Alessandro le sorrise, poi rivolgendosi a Mila disse:
Auguri amore mio! Questa torta è solo per te.

Un animatore chiamò Vittoria a giocare. La bambina corse via.

Mila non riusciva a dire una parola. Alessandro prese liniziativa:
So già che hai conosciuto Caterina.
Lei annuì formalmente.
Il nostro amore può superare tutto. Grazie di esserci sempre, Mila, disse, provando a baciarla; lei si scostò.
Cosa significa tutto questo? domandò.

È stato uno scherzo. Lo so, di cattivo gusto, ma uno scherzo… spiegò Alessandro, aprendo le braccia.
Uno… scherzo?
Sì. Esistono agenzie che organizzano feste particolari. Scegli uno scenario, degli attori… Per noi ho scelto la “tresca”. Ma tu, Mila, sei stata così forte e matura che… davvero, chapeau! Mi sento fortunatissimo.
Vuol dire che non hai unamante?
No, assolutamente!
E Caterina è…?
Unattrice! rispose lei, arrossendo. Sto studiando allAccademia, lavoro saltuariamente qui e nellagenzia. Mi creda, signora: spesso le mogli mi tirano il caffè addosso. Lei invece… così composta, e pure la mancia mi ha dato!
Non ho parole… sussurrò Mila, sconvolta. Alessandro, quella che per te era una burla divertente, per me è stata una ferita. Cosa ti ha fatto pensare che fosse una buona idea, proprio ora, al nostro anniversario?
Lo so, è stato stupido. Ma… sei sempre così razionale. Forse volevo solo scuotere la routine. Scusami.
Mila era furiosa. Caterina colse il momento e sgattaiolò via.
Ti manca la “pepata”, eh? Prendi questa! disse Mila sollevando il vassoio: schiacciò la torta sulla faccia di Alessandro. Ecco, ora hai tutto: dolce e piccante!
Alessandro cercò inutilmente di togliersi la panna dal viso.
Ma sei impazzita?
No, caro mio, rispose Mila dolcemente. Ho solo pensato di dare un po’ di brio al nostro rapporto!
Si alzò e si avviò alluscita.
Ma che ti prende? Non ti ho mica tradita, alla fine!
Mila si girò e disse con voce ferma:
Meglio se lavessi fatto davvero!

Poi si avvicinò a Vittoria, la prese per mano e uscirono nel fresco della sera fiorentina. Fuori, respirò profondamente e scoppiò a ridere.
Mamma, che succede? Perché ridi?
Niente, tesoro. Mi è venuta in mente una barzelletta…
Me la racconti?
Certo, ma prima dobbiamo parlare seriamente. Dovremo stare io e te per un po senza papà.
Senza papà…? Per sempre?
Non lo so ancora, rispose sinceramente Mila. Lo vedremo col tempo. Tu mi starai vicino?
Vittoria annuì, stringendole la mano.

E così si avviarono lungo la via, illuminate dalla luce dei lampioni, con il cuore gonfio di domande e di nuove speranze. Perché, a volte, anche dopo una dura delusione, si può scoprire che la dignità, la sincerità e il coraggio di scegliere la propria felicità sono il più grande regalo che possiamo fare a noi stessi e a chi amiamo.

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L’amante di mio marito Mila era seduta in macchina e guardava lo schermo del navigatore: sì, l’indirizzo era quello giusto. Bisognava solo trovare il coraggio, scendere e fare ciò che aveva deciso. Fece un respiro profondo, scese dall’auto e si avviò a passo incerto verso l’insegna “Paradiso del Caffè”, una piccola caffetteria di quartiere. “Paradiso, eh… che ironia”, pensò Mila tra sé. Doveva entrare e affrontare finalmente LEI: l’amante di suo marito e distruttrice della sua famiglia. Sapeva poco della ragazza—il marito la chiamava “Micetta”, ma il suo vero nome era Katia e faceva la cameriera in quel locale. Mila scelse un tavolino vicino alla finestra e attese il suo turno, con i nervi a fior di pelle. Eccola: era proprio lei. Katia si avvicinava sorridente con la divisa della caffetteria, identica alla ragazza della foto che Mila aveva visto nello smartphone del marito. I pochi secondi di attesa sembrarono interminabili, pieni di pensieri a raffica. — Buongiorno! — la salutò Katia. Mila sbirciò il badge: “Katia”. Ecco dunque chi era la famosa “Micetta”. Katia si allontanò lasciando il menu, e Mila la scrutò con attenzione, domandandosi: “Come sono arrivata a questo punto? Come sono finita faccia a faccia con l’amante di mio marito?” Era una lunga storia da dieci anni di matrimonio con Alessio, una figlia di otto anni, una quotidianità rassicurante: mutuo, macchina, una villetta in periferia. E poi, come un fulmine a ciel sereno: un messaggio sbagliato, una chiamata sospetta, una foto inequivocabile. Da allora la vita di Mila era diventata un incubo. Dopo giorni di insonnia e tormento, aveva deciso: doveva vedere con i propri occhi chi fosse questa Katia. Seduta in quel locale pressoché vuoto di metà mattina, Mila ordinò svogliatamente un latte e una fetta di torta. Quando Katia glieli portò, lei la interrogò: “Da quanto lavori qui? Studi?”, fino a una domanda pungente: “E lei sa cosa si prova a sentirsi tradita?”. Katia rimase in silenzio, imbarazzata. Mila capì che non avrebbe ottenuto risposte, pagò con una generosa mancia e lasciò la caffetteria. Ma il confronto vero doveva ancora arrivare. Era il giorno del decimo anniversario di nozze. Mila e Alessio con la loro bambina erano seduti nel loro locale preferito di Milano. La cena scorreva finta e tesa, quando Alessio con uno sguardo complice fece arrivare la torta. A servire il dolce: Katia. L’emozione di Mila si trasformò in sconcerto. Il marito allora vuotò il sacco: “Non esiste nessuna amante. Katia è una giovane attrice, tutto organizzato da un’agenzia per farti uno scherzo… volevo scuotere un po’ le cose fra noi”. Katia confermò: “Molte reagiscono malissimo, lei invece è stata incredibilmente composta”. Mila però non la prese affatto bene. “Questo per te è uno scherzo? È così che si festeggia un anniversario?” Senza dire altro, afferrò la torta e la spalmò in faccia ad Alessio: “Ecco la tua dose di brio!”. Poi prese sua figlia per mano, lasciando il locale fra lo sconcerto generale. “Meglio una verità dolorosa che una menzogna così”, si disse Mila respirando l’aria fresca della sera e avviandosi verso il domani incerto, ma finalmente sincero. L’Amante di mio marito: una storia milanese di tradimenti, sospetti, verità e dolce vendetta in un “Paradiso del Caffè”