«Senza di me non ce la farai! Non sei capace di nulla!» – urlava suo marito mentre infilava le sue camicie nella valigia. Ma lei ce l’ha fatta. Non è crollata. Forse, se avesse avuto il tempo di pensare a come sarebbe stato crescere due bambine da sola, si sarebbe immaginata mille paure e magari avrebbe perdonato il tradimento. Invece non c’era tempo: le figlie da portare all’asilo, il lavoro che la aspettava. E il marito, tornato a casa solo mezz’ora prima, felice della sua nuova fiamma, convinto e sicuro di sé. Così, indossando il cappotto, Tania impartiva ordini con voce ferma: «Olia, aiuta Ania a chiudersi la giacca e controlla che all’asilo mangi bene. La maestra ha detto che salta la colazione. Alessio, prendi tutta la tua roba e non trascinare la situazione. Lascia le chiavi nella buca delle lettere. Addio.» Olia era nata mezz’ora prima di Ania e si considerava la maggiore. Ora hanno quattro anni. Due bambine autonome, ognuna con il proprio carattere: Olia mangia la crema di semolino senza storie, Ania protesta per i grumi. Meno male che l’asilo è vicino casa, dieci minuti a piedi. Le bimbe chiacchierano e la distraggono dalle preoccupazioni per il futuro. Anche al lavoro, nessun tempo per pensare: in ambulatorio i pazienti sono sempre in fila, poi le visite a domicilio. Solo la sera, vedendo le stampelle vuote dove di solito pendevano le giacche del marito, realizza che da oggi sarà sola. Ma arrendersi e lamentarsi non è nel suo stile: tutto deve essere come sempre, anzi meglio. In ogni situazione si può scegliere se lasciarsi andare o cercare un lato positivo. Si tagliano verdure per cena. «Cosa è cambiato con le bambine?» pensa Tania. «Mi è rimasto tutto addosso? Forse, ma ce la farò. Basta riadattare la giornata. Va tutto bene. Andrà anche meglio. Meglio da sola, è più difficile ma anche più tranquillo». Letto un’altra storia delle “Avventure di Pinocchio” e baciate le figlie, corre a stendere il bucato. Poi, una tazza di tè alla melissa, pianifica l’indomani. Le gemelle sono identiche, mai Tania ha temuto la fatica. «Tutto bene,» rispondeva a chi la compativa. Il bollitore fischia, la casa è calda e silenziosa nonostante fuori nevichi e piova, solo il ticchettio dell’orologio si sente… Ed ecco il campanello. Inaspettatamente, la vicina: una pensionata che Tania trova antipatica, sempre a spasso col suo cagnolino spelacchiato, sempre silenziosa, mai un sorriso. Eppure ora è lì, sotto la sciarpa di lana: «Scusa il disturbo, ho visto tuo marito andare via con le valigie… ti ha lasciata?» «Non sono affari suoi», replica Tania. Ma la signora, gentile: «Il tuo ex marito non è affare mio, ma sappi che, se hai bisogno d’aiuto con le bambine, puoi contare su di me». «Venga, si accomodi. Come si chiama?» e le versa il tè, allunga i biscotti. «Mi chiamo Eugenia, ma tu chiamami pure nonna Giulia. Non voglio importi nulla, ma sappi che aiutarti mi farebbe piacere. Non per soldi. Solo per il piacere di aiutare». Gusta il tè: «E’ melissa? Ne coltivo tanta all’orto. Devi venire d’estate, ci sono le mele, l’orto, il lago…» E Tania si chiede come aveva potuto giudicarla male: forse perché non era mai invadente, mai polemica, non si era interessata dei problemi, non aveva chiesto del marito e non aveva messo il dito nella piaga. Tania la vede ora con occhi diversi: elegante, profumata, gentile. La ascolta raccontare del lago e delle anatre golose, e le paure si allontanano… E’ passato già cinque anni da quel giorno. Ora Eugenia taglia mele per la torta, il pranzo per la festa di compleanno è pronto. È agosto. Il casale di campagna è inondato dal profumo di torta di mele, le porte spalancate sul verde, la cucina allegra. «Cosa avrei fatto senza di lei?» pensa Tania, guardando la vicina divenuta nonna. Le bambine, ormai nove anni, d’estate vivono qui: amici, lago e la loro amata nonna. Tania esce a raccogliere mele, in giardino la cagnolina dorme: chi l’avrebbe detto che quel randagio spelacchiato sarebbe diventato una splendida labrador? «L’amore, solo l’amore ci salva», pensa Tania, offrendo una carezza e un biscotto alla cagnolina…

Senza di me non ce la farai! Non sei capace di combinare nulla! urlava suo marito piegando di fretta le sue camicie nella valigia grande.

E invece ce lha fatta. Non è crollata. Forse, se si fosse fermata a riflettere su come sarebbe sopravvissuta con due bambine, si sarebbe persa nellangoscia e magari, chissà, avrebbe anche perdonato il tradimento. Ma non aveva quel tempo: doveva accompagnare le figlie allasilo e poi correre al lavoro. E lui, il marito, era tornato a casa appena mezzora prima: felicissimo della nuova fiamma, sicuro di sé come non mai.

Così, infilando il cappotto, Tania ha dato ordini secchi e chiari:
Giulia, aiuta Martina a chiudersi la giacca e in asilo controlla che mangi bene. Leducatrice si è lamentata che rifiuta sempre la crema di semolino.
Andrea, cerca di prendere subito tutte le tue cose, le tue care fatiche, senza trascinarla troppo per le lunghe. E lascia pure le chiavi della casa nella buca delle lettere. Ciao.

Giulia era venuta al mondo giusto mezzora prima di Martina, perciò faceva da sorella maggiore. Ora avevano quattro anni, tutte e due. Due bambine indipendenti, ciascuna con il proprio carattere. Giulia, silenziosamente, mangiava la crema di semolino anche se non le piaceva perché è giusto così, diceva , mentre Martina non cedeva di un millimetro: Ci sono i grumi, non la voglio.

Meno male che lasilo era a due passi da casa, davvero dieci minuti. Le bimbe parlavano fitto e distraevano Tania dai pensieri cupi. Pure a lavoro non cera tempo di piangersi addosso: turno dalla dottoressa sempre pienissimo, fra visite in ambulatorio e chiamate a domicilio. Solo la sera, vedendo in ingresso le grucce vuote al posto delle giacche di suo marito, realizzò: da ora era sola. Ma non era mai stata una che si lascia abbattere e si lamenta, Tania: doveva andare avanti e, se possibile, andare anche meglio. In qualsiasi situazione si può restare a rimuginare e disperarsi, oppure puoi metterti a tavolino, studiare la soluzione e cercare anche una briciola di allegria. Per prima cosa, ad esempio, preparare una bella cena.

Cosa è cambiato per noi tre? ragionava Tania mentre tagliava zucchine e pomodori per linsalata. Mio marito se nè andato. Che cosa faceva di davvero indispensabile? Cosa ora pesa tutto sulle mie spalle? Niente che non sia capace di reggere. Bisogna solo aggiustare un po i ritmi. Ce la posso fare. Va tutto bene. E andrà pure meglio. Non voglio stare qui a chiedermi dove sia, se è già di nuovo dallamante Meglio sola, certo è più dura, ma anche molto più serena. Dopo aver finito di leggere lennesima avventura di Pinocchio e dato la buonanotte con un bacio alle bimbe, Tania è corsa in bagno: la lavatrice si era già fermata, bisognava stendere tutto.

Prima di dormire ha deciso di prendersi una tazza di tè, mettere ordine nei pensieri e pianificare il giorno dopo. Le sue gemelle si assomigliano come due gocce dacqua. Due figlie forse un po più difficile che una sola, ma Tania non se nè mai lamentata. Anzi, si stupiva quando la gente le faceva compassione.
Ma no, dai, rispondeva, qui tutto va benone, nessuno si fa in quattro per sfinirsi. Io me la cavo.
Il bollitore fischiava. Tania ha preparato un tè con la sua amata melissa, acceso la lampada nel soggiorno, morbida e calda. Fuori nevicava misto a pioggia, ma dentro casa cera calore e silenzio, solo lorologio appeso a scandire il tempo

Fu allora che suonò il campanello. Tania, vedendo alla porta la vicina, rimase spiazzata: quella signora anziana non le era mai stata simpatica. Una pensionata sola, con la sua cagnetta spelacchiata che portava a spasso di prima mattina, la salutava sempre a malapena, con la bocca stretta. Spesso Tania laveva vista vicino ai cassonetti, la cagnolina magra e dimessa che scrutava silenziosa ogni sacco gettato. Chissà perché la signora doveva aver avuto pena e laveva accolta. Nessuno la visitava, usciva solo per la spesa e per la passeggiata col cane.

Mi scusi se la disturbo, esordì la signora, avvolta in uno scialle di lana, ho visto oggi che suo marito caricava le valigie in macchina. Lha lasciata?
Non sono affari suoi, tagliò corto Tania.
Suo marito non mi interessa. Volevo solo dirle: se avesse bisogno di una mano, anche solo con le bambine, io ci sono. Basta chiedere.
Vuole entrare? propose Tania, schiacciata da quella gentilezza. Come si chiama? chiese, mentre versava il tè in due tazze e posava sul tavolo il cestino dei biscotti Servitevi pure.
Mi chiamo Eugenia Bianchi, ma può chiamarmi pure Eugenia. Lei è Tania, lo so. Ecco, Tania, io non vorrei essere invadente. Solo sappia: se ha bisogno, mi faccia pure uno squillo. Non per soldi, non si preoccupi. Solo per piacere. Mi fa compagnia anche a me. Eugenia prese un piccolo sorso di tè, annuì e disse:
Buonissimo. È melissa, vero? Ne ho tanto nellorto del mio casolare, coltivo sempre un po di tutto. Si faccia viva destate, venga a rilassarsi: spazio ce nè in abbondanza. Ho un melo che fa delle mele che sono una bontà
E Tania guardava Eugenia chiedendosi come mai le sembrasse antipatica, fino a poco prima. Forse perché non le sorrideva mai in modo smielato chiedendo se non fosse troppo dura con due gemelle? Non si intrometteva nella sua vita, passava e basta? Tania aveva scambiato quella riservatezza per arroganza. E ora non faceva domande, non ravvivava la ferita, offriva solo aiuto.
Ora Tania vedeva la vicina in modo diverso: ordinata, con ciabatte nuove, capelli raccolti a chignon, vestito col colletto ricamato. E aveva anche un buon profumo, delicato.
Così, ascoltando di orto, mele, sauna e anatre dellestate al lago, tutte le ansie se ne andavano piano piano. E il cuore si intiepdiva.

E Tania, queste cose, se le ricorda tutte, anche ora che di anni ne sono passati cinque. Ricorda ancora come il marito le gridava: Senza di me finisci in rovina! Non riuscirai mai!
Ma ormai tutto questo è il passato.
Eugenia, oggi, taglia le mele con mestiere, le sistema sulla crostata e la inforna. Linsalata è pronta, larrosto sobbolle piano oggi è il compleanno della sua vicina di casa diventata amica. È agosto. Porte e finestre del casale sono aperte, la cucina si riempie di profumo di torta di mele.
Quante volte mi ha salvata questa donna! pensa Tania guardando la sua amica, rossa in viso dal calore del forno.
Cosa avrei fatto senza di lei? Le bimbe adorano la nonna Eugenia. E lei, quella volta, poteva anche chiudermi la porta in faccia, invece
Le figlie ora hanno nove anni, sono a scuola. E ogni estate la passano qui, in questa baita piena daccoglienza: lago, amici, la nonna preferita. Una vera famiglia, vera e cara.
Vado a prendere ancora qualche mela, così facciamo anche il composto, dice Tania uscendo con la cesta in giardino.
Sotto il melo, allombra, si riposa Alba, la cagnetta. Chi lavrebbe mai detto che quellanimale spelacchiato salvato dalla spazzatura sarebbe diventato una bellissima labrador?
Solo laffetto ci salva, solo lamore pensa Tania porgendo alla sua Alba un biscotto sulla mano.

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