Esame per adulti
Stella, perché non vieni con noi a festeggiare la fine del progetto? domandò sorridendo Marco, strizzandole anche locchio.
Perché, mio caro amico, stasera ho un appuntamento, rispose Stella, arrossendo leggermente.
Ma che sorpresa! Marco sembrò davvero stupito. Conosceva Stella da almeno cinque anni, sapeva che era una madre single e non sembrava affatto che cercasse compagnia maschile Strano davvero. O forse sì, ed era lui, Marco, a non averci fatto mai caso. Beh, allora non ti tratteniamo. Buona fortuna per stasera, concluse e si rivolse agli altri colleghi. Allora, andiamo?
Sì dai!
Su, velocemente!
Certo! si alzò un coro e si avviarono verso la trattoria scelta per la serata.
Marco camminava accanto a loro sorridendo, ma dentro sentiva un pizzico di gelosia. Eppure, di che gelosia si poteva parlare? Tra lui e Stella non cera mai stato nulla se non unamicizia semplice, fatta di lavoro e qualche chiacchierata.
Tutto ciò è strano, pensò tra sé Marco.
* * *
Quella sera rincasò molto più tardi del solito. I bambini gli corsero incontro al grido di: Papà è tornato!. Poco dopo, apparve anche sua moglie.
Marco, finalmente!
Lo abbracciò e lo baciò.
Abbiamo fatto una passeggiata e costruito una barca bellissima. E tu sempre in giro, sorrideva Lucia.
Guadagno gli euro, brontolò Marco. E comunque avrò pure diritto a restare al lavoro quanto voglio!
Certo che sì, assentì Lucia.
E non mi fare interrogatori, aggiunse ancora accigliato.
Se qualcuno in quel momento gli avesse chiesto perché rispondeva tanto brusco, nemmeno lui avrebbe saputo rispondere.
Marco, chi ti ha morso? insistette la moglie, sempre con quel sorriso.
E fu allora che Marco capì il senso di tutto quel malumore: desiderava vedere il sorriso svanire dal volto di Lucia. Voleva che anche lei provasse il suo stesso disagio.
Nessuno. Sono solo stanco. Prepara la cena, provò a dire con tono normale e, quando Lucia si rifugiò in cucina, Marco si sedette sullo sgabello dellingresso, stringendo la testa fra le mani.
Ma che sto combinando?, si domandò sgomento.
* * *
Dopo qualche giorno la tensione si placò, e Marco lasciò andare ciò che era successo: forse aveva solo desiderato che tutti festeggiassero assieme la riuscita del progetto, e per questo si era dispiaciuto della mancata presenza di Stella.
Ormai cera un nuovo progetto in ballo, e vi si immerse completamente.
* * *
Stella, temo che stasera tu debba fermarti un po di più, disse un giorno. Ho bisogno dei tuoi calcoli.
Mi dispiace, ma oggi devo andare da mia madre, scosse la testa Stella. Per me è importante. Domani però arrivo prima e ti sistemo tutto.
Va bene, annuì Marco. Allora daccordo.
In realtà era infastidito. Comera possibile? Avevano un progetto da portare avanti! Che cera di più importante?
Tua madre è malata? chiese poi Marco.
Sì, abbassò lo sguardo Stella.
Capito, annuì lui. Non poteva negare il permesso di andar dalla madre malata.
Ma presto scoprì che la madre di Stella non era affatto malata. Aveva inventato una scusa per non dover restare tardi in ufficio.
Ma quindi, perché non sta andando davvero da sua madre? domandò Marco, sorpreso, quando glielo raccontarono le colleghe.
Oh, ci va! Ma non da sola: col suo nuovo compagno spiegò Paola. Si avvicinò alla finestra e chiamò Marco. Vieni un po a vedere…
Marco la raggiunse. Vide Stella uscire dal portone degli uffici, mentre un ragazzo giovane le andava incontro; si presero per mano e salirono insieme in macchina, ripartendo subito.
Quella scena ridestò in Marco una gelosia molto più forte.
Dio Santo! Allora è vero! Ha davvero trovato un uomo! gli rimbombò in testa.
Beh cercò di sembrare distaccato. Finito il turno, ognuno è libero di andare dove vuole.
Si sedette alla scrivania e tentò di concentrarsi, ma inutilmente.
* * *
Il tempo passava, e Marco si sentiva sempre più irrequieto. Non comprendeva cosa gli stesse capitando.
Allinizio era unansia lieve: bastava sentire la voce di Stella o leggere un suo messaggio in chat, e il cuore saltava un battito. Lo stesso cuore che, anni prima, batteva per Lucia quando si erano conosciuti.
Non sarà che mi sono innamorato? si chiese. La domanda lo spaventava e divertiva. Cercava allora di ignorare tutto; lui era ormai un uomo adulto. Aveva appena compiuto quarantanni. Una famiglia, una bella casa, un lavoro. Amava sua moglie. Beh, forse non più così… Adesso, forse, la rispettava, le era grato, ci riponeva fiducia. Ma la passione, quella vera, ardente, folle e bellissima era svanita. Forse era successo a tutti, col tempo
Intanto cresceva linquietudine. Cominciava a notare stranezze nel proprio comportamento. Appena Stella entrava nellufficio, si raddrizzava istintivamente: voleva essere notato. Era lui a rivolgerle per primo la parola, a chiederle pareri. Poi rimuginava su ogni scambio, su ogni occhiata, come se in ogni dettaglio si celasse una risposta importante.
Un giorno gli balenò in testa: E se lavessi conosciuta prima? Prima dei figli?.
Il pensiero lo scosse come una scossa elettrica.
Perché capì subito che sì sarebbe andato via. Non allimprovviso, ma piano piano. Avrebbe trovato una scusa, una giustificazione, una via duscita. E sarebbe andato. Senza indugi. Avrebbe lasciato tutto: casa, abitudini soltanto per inseguire la possibilità di stare con lei.
Lo travolse allora un senso di colpa, improvviso come unonda che lo travolgeva, cancellando ogni pensiero razionale.
Guardò la fotografia della sua famiglia posata sulla scrivania. Lucia, i bambini, la loro estate al mare. Tutti sorridenti. Anche lui. Tutto giusto, tutto a posto. Perché allora la sensazione di vivere una vita non sua?
Non sapeva spiegarselo. Perché proprio adesso? Perché proprio Stella? Avevano lavorato insieme tre anni senza che succedesse niente. Ora, invece, non riusciva a smettere di pensarla.
Dentro si sentiva in rovina. I valori di un tempo cominciavano a svanire. Sapeva di non voler tradire nessuno. Non voleva perdere la sua famiglia, non voleva distruggere ciò che aveva costruito. Ma non poteva nemmeno sottrarsi a quei sentimenti.
* * *
Quella mattina si svegliò presto. Nella stanza era ancora buio; solo una lama fioca filtrava dalla tenda.
Marco rimase disteso a fissare il soffitto.
Stella non gli usciva dalla testa. Nemmeno in quellatmosfera tranquilla di casa, lontano dal lavoro, riusciva a liberarsene. La sentiva dentro, profonda come una scheggia.
Rivide la scena del giorno prima. Stella se nera andata ancora una volta prima degli altri, ancora con quel ragazzo. Ogni volta che la vedeva uscire, aveva la sensazione di rompersi dentro.
Mi sto perdendo, pensò. Se non mi fermo, perderò tutto. Non subito, ma poco a poco diventerò freddo, aspro, distante dai miei figli, distante da Lucia. E anche da me stesso. Odierei ciò che diventerei. E poi, sarebbe troppo tardi.
Si alzò, si vestì e si avviò in cucina. Si preparò un caffè, si appoggiò alla finestra e guardò fuori. La strada era deserta, grigia, malinconica. E lì prese la sua decisione.
* * *
Davvero vai via dal nostro reparto? I colleghi si accalcarono intorno a Marco. Perfino Stella era tra loro.
Così è andata. Cè un reparto che ha problemi, e io devo occuparmene.
Ma sarà solo per un po, giusto?
Certo, solo per un periodo, annuì Marco, ma sapeva bene che nulla è più definitivo di ciò che nasce per essere temporaneo.
Aveva pensato anche di lasciare il lavoro, poi però aveva valutato: quella società lo teneva in ottima considerazione, lo stipendio era buono, e cerano delle prospettive. Scelse così di chiedere il trasferimento anche solo per qualche mese, pur sapendo che sarebbe stato un modo per spezzare il ciclo dove ogni sguardo, ogni parola di Stella, lo agitava il cuore e lo spingeva verso ciò che non doveva.
Non voleva essere luomo che perde tutto solo per un sentimento. Né uno di quelli che si giustificano dicendo Sono solo umano…. Sapeva che sarebbe passato. E, anche se il dolore ci sarebbe stato, prima o poi si sarebbe attenuato.
Quella sera disse a Lucia:
Voglio passare più tempo con te e i bambini. Non voglio più stare sempre in ufficio.
Lucia lo guardò stupita.
Sul serio?
Sì. Mi sembra di stare perdendo qualcosa di importante con voi.
Lei non rispose, si limitò a sorridere appena. Quel sorriso familiare lo toccò nel profondo.
Cominciò così a portare i bambini al parco, a prenderli a scuola, a partecipare alla loro vita quotidiana. Prendeva parte agli eventi scolastici, alle gite, anche a quelli che prima considerava solo un dovere. Parlava con Lucia non solo delle solite cose, ma anche della propria giornata, di ciò che provava, di cosa lo preoccupava o gli dava gioia. Si interessava della vita di lei.
A volte si chiedeva: Perché non lho fatto prima? Perché ho pensato che fosse solo un obbligo, e non un modo per conoscere meglio chi mi vive accanto?.
Non aveva smesso di pensare a Stella; quei pensieri non sparirono, ma divennero rari. Ogni tanto la incrociava in azienda e avvertiva una piccola fitta. Ma non era più dolore, né gelosia. Solo un ricordo: lei era la donna accanto a cui sarebbe potuto stare, ma aveva scelto la famiglia. E ne era grato a se stesso.
* * *
Marco! Marco!
Marco stava camminando nei corridoi del centro commerciale verso il negozio di giocattoli quando sentì una voce chiamarlo. Si voltò, e vide proprio Stella.
Marco! Dove ti sei cacciato? Tutto il reparto ha atteso il tuo ritorno. Ci hai dimenticati? È già passato un anno!
Marco sorrise. Provò una sensazione di allegria rivedendola, ma dentro non sentì nulla di doloroso.
Ciao Stella. Sono felice di vederti!
Come va? chiese lei.
Bene. Anzi alla grande, rispose, rendendosi conto che era vero.
Perché non sei più tornato con noi? domandò ancora Stella. Eri il miglior capo di reparto.
Avevo bisogno di un cambiamento, disse solo. E tu?
Io? il suo sorriso si allargò. Mi sono sposata. È una brava persona. Davvero seria. Mia figlia si è affezionata a lui.
Marco fece cenno di sì. Non provava gelosia; sentiva solo un leggero stupore, come se davanti avesse unamica conosciuta da sempre che ora fosse tornata da un lungo viaggio completamente diversa.
Sono contento per te, disse sinceramente.
Rimasero un po a parlare delle novità, di come era cambiata la società, di conoscenti comuni. Nessuno dei due propose di continuare la chiacchierata in un bar: entrambi sapevano che era la fine. O forse linizio di qualcosa di nuovo, ma che non li riguardava più insieme.
Quando si salutarono, Marco prese il regalo, uscì, salì in macchina. Solo allora si rese conto che non provava più nulla per Stella. Nessun dolore. Nessun brivido. Nessun desiderio di mollare tutto e ricominciare.
Guardò davanti a sé. Il semaforo, la folla che attraversava le strisce, i bambini tenuti per mano dai genitori. E per la prima volta dopo tanto tempo sentì di trovarsi proprio dove doveva essere.
Non in una vita perfetta, non in una favola romantica. Ma nella sua vera vita. Complicata, ma autentica.
* * *
Stella e Lucia erano fianco a fianco sui tapis roulant della palestra. Da tempo frequentavano lo stesso centro sportivo e spesso si trovavano a fare esercizio insieme.
Comè andata la vostra chiacchierata? domandò Lucia.
Stella alzò le spalle.
Così, come niente: mi ha augurato felicità, nientaltro Quindi hai vinto tu, disse. Tuo marito è una persona splendida, aggiunse.
Lo so, rispose Lucia. Lho sempre saputo.
Sorrise e strizzò locchio allamica.






