— Luciana, sei impazzita alla tua età? Hai già i nipoti grandi che vanno a scuola, che matrimonio vuoi fare? — queste le parole di mia sorella quando le ho detto che mi risposo. Eppure tra una settimana io e Antonio ci sposiamo in comune: niente grande festa, solo una cerimonia intima in due. Dopotutto, cosa aspettare ancora? Lui non accetta di vivere senza il timbro sul documento, dice che vuole un rapporto serio. Per me invece Antonio è un ragazzo, anche con i capelli bianchi: lavoratore stimato, davanti a tutti sempre posato, ma con me torna giovane. Solo mia sorella dovevo ancora avvisare, e temevo mi giudicasse. Invece lei: “Luciana, ma come, è passato solo un anno da quando hai perso Vittorio, e già hai trovato un altro?” Ma chi decide quanto tempo bisogna aspettare per essere felici ancora? Io adesso, dopo una vita da “cavallo da fatica” dedicata a figli e nipoti, voglio finalmente vivere per me stessa! Da quando è entrato Antonio nella mia vita, ho riscoperto la gioia delle piccole cose. Le mie figlie non l’hanno presa bene, mentre i figli di Antonio si sono detti sollevati. Alla fine, al giorno della cerimonia, tutta la famiglia — perfino mia sorella con un mazzo di rose bianche — era fuori ad aspettarci. Oggi festeggiamo il nostro primo anniversario: Antonio è diventato parte della famiglia e io sono scandalosamente felice, quasi non ci credo ancora!

Lucia, ma sei impazzita alla tua età? Hai già i nipoti che vanno a scuola, che matrimonio vai a combinare? queste furono le prime parole di mia sorella Anna quando le dissi che stavo per sposarmi.

Mi chiedevo se avesse senso aspettare ancora. Tra una settimana io e Tullio ci saremmo sposati in municipio, ed era giusto avvisare mia sorella. Sapevo già che Anna non sarebbe venuta, viviamo lontane, lei in Sicilia e io in Lombardia. E comunque, a sessantanni, non volevamo organizzare grandi feste con brindisi e urla di Evviva gli sposi!. Avremmo semplicemente firmato i documenti in silenzio e poi avremmo festeggiato solo io e lui.

Volendo, avremmo potuto anche evitare di sposarci, ma Tullio ci teneva. Lui è un vero gentiluomo: mi apre sempre le porte, mi porge il braccio quando scendo dalla macchina, mi aiuta a infilare il cappotto. Non vuole vivere in peccato, come dice lui: «Non sono mica un ragazzino, voglio un rapporto serio», mi disse una volta. Ed è vero che Tullio per me è come un ragazzo, anche se ha i capelli bianchi. Al lavoro tutti lo rispettano e lo chiamano per nome e patronimico, ma con me cambia completamente: basta che mi veda ed è come se si togliesse quarantanni di dosso! Mi prende in braccio e mi fa girare per strada. Io mi vergogno un po, gli dico: «La gente ci guarda!», e lui mi risponde: «Ma che gente, io vedo solo te!». E mi pare proprio così: quando siamo insieme, sembra che il mondo si sia svuotato, esistiamo solo noi due.

Però cera ancora mia sorella Anna. Dovevo raccontarle tutto, anche se temevo che reagisse male, come già avevano fatto altri. Ma mi serviva la sua approvazione, allora finalmente la chiamai, anche con un po di paura.

Luciaaaa mi disse con voce incredula appena glielo dissi È passato solo un anno che hai seppellito Vittorio, e già ti sei trovata un altro?

Sapevo che lavrei sorpresa, ma non credevo che la sua reazione sarebbe stata dettata dalla memoria di mio marito defunto.

Anna, me lo ricordo bene, certo che sì. Ma chi ha inventato questi tempi da rispettare? Riesci a darmi un numero esatto? Quando smetterò di essere una vedova e potrò essere felice di nuovo, senza sentirmi giudicata?

Si fermò a pensare:

Ma almeno per rispetto dovresti aspettare cinque anni

E cosa dovrei dire a Tullio? Passa tra cinque anni, nel frattempo porto il lutto? Dai Anna

Lei restò in silenzio.

E pensi davvero che tra cinque anni smetteranno di parlarci dietro? Anzi, ci sarà sempre qualcuno che ha qualcosa da ridire. Ma, sinceramente, non mi importa nulla di loro. Quello che conta è cosa pensi tu, e se proprio non riesci ad accettare, annullo tutto.

Guarda, fai quel che vuoi. Ma io non ti capisco. Sei sempre stata una testa calda, ma non pensavo che invecchiando peggiorassi! Abbi un po di rispetto per te stessa, aspetta almeno un altro anno.

Ma io non mi arresi.

E se a me e Tullio rimanesse solo un anno da vivere? Cosa faremmo allora?

Anna sniffò.

Fai come ti pare. Tutti vogliono la felicità, lo capisco. Ma hai già avuto tanti anni felici

Scoppiai a ridere.

Anna, davvero pensi che sia stata così felice? Io stessa lo pensavo, e invece ora ho capito. Ho vissuto da brava operaia, sempre con la testa bassa. Solo adesso so cosa vuol dire vivere con gioia.

Vittorio era una brava persona. Insieme abbiamo cresciuto due figlie, ora ho cinque nipotini. Per lui la famiglia era tutto e così lo era anche per me. Prima lavoravamo come matti per i figli, poi per le famiglie delle figlie, poi per i nipoti. Se guardo indietro, la mia vita mi sembra una corsa senza fine verso il benessere, senza mai concedermi una pausa.

Quando la figlia maggiore si è sposata, avevamo già una casa in campagna, ma Vittorio decideva che non bastava: per i nipoti ci voleva anche la carne nostrana. Abbiamo affittato un ettaro dietro il paese e ci siamo caricati sulle spalle unaltra fatica. Animali da accudire, orari impossibili: mai a letto prima di mezzanotte, sveglia alle cinque. Lanno si passava tra la campagna e il lavoro, in città venivamo solo a fare la spesa. Ogni tanto riuscivo a telefonare a una vecchia amica, che mi raccontava di essere appena tornata dal mare coi nipotini, o di essere stata a teatro col marito. Io invece non avevo tempo neanche per andare dal macellaio!

A volte restavamo senza pane per giorni, tanto eravamo presi dal lavoro con gli animali. Lunica consolazione: i figli e i nipoti avevano sempre la pancia piena. Una figlia si è comprata la macchina, laltra ha rifatto la cucina grazie alla nostra campagna almeno non ci siamo spaccati la schiena per niente.

Un giorno mi venne a trovare Paola, una vecchia collega, e mi guardò scioccata:

Lucia, non ti avevo riconosciuta! Ti immaginavo a riposare allaria aperta, non così stanca e sciupata! Ma perché ti stai ammazzando di fatica?

Per i figli, come si fa altrimenti?

Ma loro sono adulti, ce la faranno da soli. Tu dovresti pensare un po anche a te stessa.

Allepoca non lo capivo proprio, cosa volesse dire vivere per sé. Ora invece lo so: puoi dormire quanto vuoi, andare in centro, al cinema, alle terme o anche a sciare senza dover rendere conto a nessuno. I figli non sono andati in rovina, i nipoti hanno ancora la pancia piena. E la cosa più bella: ho imparato a vedere tutto con occhi nuovi.

Prima, rastrellando le foglie in giardino, mi arrabbiavo per tutto quel disordine. Adesso, camminando per il viale, mi diverto a calpestarle come facevo da bambina. Ho iniziato persino ad amare la pioggia: non la vivo più come una tortura mentre rincorro le caprette, ma la guardo dalla finestra di una caffetteria. Adesso mi accorgo della bellezza delle nuvole, dei tramonti, del semplice camminare sulla neve fresca. Il mio paese, che prima mi sembrava grigio, ora lo vedo bellissimo. E tutto questo, lo devo a Tullio.

Dopo la morte di Vittorio, ero come intontita. Un infarto, tutto così allimprovviso lui se ne andò prima che arrivasse lambulanza. Le figlie vendettero subito la casa di campagna e mi riportarono a Milano. Per i primi tempi vagavo per casa senza meta, svegliandomi ancora alle cinque, incapace di trovare un senso.

Poi, nella mia vita entrò Tullio. Era il mio vicino di casa, conosceva mio genero e ci aiutava a traslocare. Allinizio, mi confessò poi, non aveva nessuna intenzione particolare: laveva colpito la mia tristezza e gli ero sembrata da aiutare. Diceva che sotto la cenere nascondevo una fiamma, bastava solo alimentarla. Così un giorno mi invitò fuori, a respirare un po daria fresca. Seduti su una panchina, lui comprò i gelati, poi mi propose di andare al laghetto a dar da mangiare alle anatre. Anatre ne avevo tenute anchio in campagna, ma in quegli anni non avevo mai avuto un attimo per guardarle davvero! Invece lì, a ridere guardando come si tuffavano per il pane, mi sembrava tutto una scoperta.

Mai avrei detto che si potesse stare mezzora a guardare le anatre, dissi ridendo. Le mie le vedevo solo come lavoro, qui invece sono uno spettacolo!

Tullio mi sorrise, mi prese la mano e disse: Aspetta solo, ti farò vedere il mondo sotto una luce nuova. È come nascere una seconda volta.

Aveva ragione. Avevo la stessa curiosità di una bambina, e scoprivo giorno dopo giorno la bellezza della vita. Non saprei dire quando ho capito di avere bisogno di lui più che dellaria. Una mattina mi sono svegliata realizzando che la mia nuova vita era quella giusta, e che senza di lui non sarebbe più stata vita.

Le mie figlie inizialmente fecero muro. Dicevano che così tradivo la memoria del padre. Mi ferì molto. I figli di Tullio, invece, furono felici: dissero che ora il papà era in buone mani. Mi restava solo mia sorella Anna, e per questo tardavo a chiamarla.

E allora, quando vi sposate? chiese Anna alla fine della nostra telefonata.

Questo venerdì.

Buon per voi, che Dio vi benedica concluse fredda.

Il venerdì mattina io e Tullio, con una borsina di dolci e le nostre migliori giacche, prendemmo un taxi e andammo in Comune. Appena scesi, rimasi senza fiato: fuori dallingresso cerano le mie figlie con i loro mariti e nipoti, i figli di Tullio con le famiglie e, soprattutto, mia sorella Anna! Aveva in mano un mazzo di rose bianche e mi sorrideva con gli occhi pieni di lacrime.

Anna! Sei venuta qui davvero per me?

E certo! Dovevo vedere con chi stavi andando! rise attraverso le lacrime.

Scoprì così che in quei giorni tutta la famiglia si era sentita, avevano prenotato un tavolo in una trattoria locale per festeggiare insieme.

Pochi giorni fa io e Tullio abbiamo festeggiato un anno dal nostro matrimonio. Ormai è parte della mia famiglia. E io ancora non ci credo: sono così felice che ho paura che la fortuna possa finire di colpo.

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