Non si affrettavano a amare, perché amavano da sempre

Non correvamo frettolosamente verso lamore, perché il nostro amore era già lì, costante.
Nella biblioteca comunale di Firenze il silenzio è quasi sacro, anche quando ci sono visitatori. Maria non faceva mai commenti a chi entrava; appena varcava la soglia dei lunghi scaffali di legno, le persone si fermavano, si guardavano intorno e poi, con passo tranquillo, si avvicinavano a lei.

Buongiorno, salutavano sempre con cortesia, chiedendo subito il volume desiderato.
Buongiorno, rispondeva lei con un sorriso, ascoltando paziente il prossimo lettore.

Maria era per natura gentile e cortese, e il lavoro in biblioteca era la sua vocazione. A volte pensava:
Che fortuna la vita mi abbia indirizzata su questa strada; non avrei mai immaginato di trovare un impiego così sereno e appassionante. È bello quando il lavoro diventa gioia, e i visitatori sono per lo più educati.

Ciò nonostante, qualche volta arrivava un lettore impaziente, che affrettava lo sguardo e chiedeva un libro con urgenza. Maria, sempre paziente, non si lasciava mai turbare, cercava il volume, compilava il foglio di prestito e lo consegnava con un sorriso.

Sin da bambina amava leggere, così la scelta della professione era ovvia: i libri erano il suo elemento. Si sentiva a proprio agio tra le pagine, così colta da aver già rivisitato innumerevoli classici.

Mentre le amiche correvano a appuntamenti, si dividevano tra lavoro e famiglia, partorivano, traslocavano, litigavano e si riconciliavano, Maria viveva tranquilla, con passo misurato.

Con voce dolce e calma, labitudine di aggiustarsi gli occhiali quando qualcosa non quadra, lo sguardo caldo dei suoi occhi grigi, i capelli biondi sempre raccolti in uno chignon, vestita con ordine e precisione, aveva ventisette anni quando, due giorni dopo il suo compleanno, entrò nella biblioteca un giovane attraente con gli occhiali. Lo osservò e pensò:

Che uomo distinto. Deve avere circa trentanni.

Per la prima volta notò un uomo con più attenzione di quanto avesse mai fatto.

Buon pomeriggio, salutò il nuovo lettore con tono lieve.
Buon pomeriggio, rispose Maria allo stesso modo.

Mi serve un libro, esitò un attimo, forse rievocando lautore o il titolo, poi lo pronunciò con sicurezza spero lo abbiate.

Dovrà attendere qualche minuto, è disponibile, ma si trova nella fila alta, disse Maria, dirigendosi verso gli scaffali; il lettore osservava la sala di lettura.

Era Lorenzo, un ingegnere timido che lavorava al dipartimento di architettura, tra vecchi progetti e nuove concezioni. Quando Maria tornò con il volume, Lorenzo gli rivolse un sorriso caloroso.

Maria si sedette al tavolo per compilare il foglio di prestito, scoprì il suo nome Lorenzo. Lui firmò, ma rimase indeciso, tenendo il libro in mano.

Grazie, disse improvvisamente, ricordandosi di averlo dimenticato.
Prego, rispose lei.

Quel silenzio nella sala fece sì che i due si fissassero, entrambi incapaci di muoversi. Il tempo sembrò fermarsi finché Maria non riprese la parola.

Lorenzo, ha bisogno di qualche altro volume?
Eh no balbettò lui, poi trovò il coraggio: Sa già il mio nome; mi dica il suo, se non è un segreto.
Maria, rispose timidamente la bibliotecaria.

Ah, Maria è un nome molto bello, comune e tipico, quasi poetico, osservò Lorenzo, notando la sua timidezza, perché anche lui si riconosceva in lei.

Grazie, ripeté Lorenzo, restituirò il libro integro. Arrivederci.
Arrivederci, concluse Maria.

Lorenzo era impeccabile: pantaloni stirati, camicia bianca, cravatta, completo su misura, scarpe lucide come specchi. Dopo essere uscito, Maria rimase a rimuginare su di lui.

Sembra che le nostre anime siano affini, pensò, lo capisco e lo sento

Poi si raddrizzò, sorridendo.

Che follia, non ho mai osservato così attentamente i lettori.

Lorenzo, uscendo dalla biblioteca, si sentì fuori posto.

Che ragazza delicata, proprio al suo posto qui, si rimproverava. Che sguardo! Non ho trovato parole di lode perché sono così timido? La sua immagine non mi abbandona più

Nel pomeriggio tornò al suo ufficio con difficoltà, la mente invaso da quel ricordo. Che illusione è questa? cercava di distrarsi tra i disegni, ma

Il giorno dopo, durante la pausa pranzo, fece ritorno alla biblioteca, pretesto di prendere un altro libro.

Buongiorno, Maria, le disse, e lei alzò gli occhi, colpita dal suo sguardo.

Buongiorno, gli rise, come a un vecchio amico, serve ancora un volume?

Lorenzo, arrossendo, trovò il coraggio di parlare:

In realtà, sono venuto per un altro motivo. Devo dirle, mi piace molto scusi.

Gli occhi di Maria si illuminarono, il suo viso si fece più dolce, le guance si colorarono.

Perché chiedere scusa? Anche a me è piaciuto ieri, devo ammettere che ho dormito poco.

Lorenzo sorrise, confessando:

Anchio. Non ho chiuso gli occhi da allora.

Un silenzio imbarazzante calò su di loro. Maria aspettava parole; Lorenzo, ormai deciso, chiese:

Maria, posso accompagnarla a casa dopo il lavoro?

Posso, rispose lei timidamente, con un lieve sorriso.

Da quel giorno le loro uscite divennero passeggiate al Parco delle Cascine, dove Lorenzo parlava appassionato del suo lavoro, e Maria raccontava dei libri.

Lorenzo, i libri sono come le persone, ognuno ha la propria anima, gli diceva, e lui comprendeva quanto fosse importante per lei quel mondo di pagine.

Lautunno arrivò freddo; trascorrevano ore nella cucina di Maria, sorseggiando tè, a volte in silenzio, condividendo la sensazione di benessere nel tacere insieme.

Maria sognava da tempo di visitare Venezia, ne aveva letto moltissimo e lo narrava a Lorenzo, che immaginava già loro due in una gondola, silenziosi tra i canali.

Un giorno Lorenzo bussò a casa di Maria nel giorno di riposo, con un mazzo di rose rosse.

Questo è per te, Maria. Sposiamoci, è da tempo che lo desidero Accetti?

Accetto, rispose lei, felice e senza vanità.

Il matrimonio fu semplice, non per mancanza di desiderio di festa, ma perché non cera fretta. La vita scorreva lenta, serena, e tutti due erano felici di aver trovato lun laltro, nonostante gli anni non avessero portato figli.

Non si diedero per vinti: adottarono un gatto nero dal rifugio, lo chiamarono Micio. Compresero una casetta di campagna, dove trascorrevano serate a leggere, a chiacchierare davanti al camino, accarezzando Micio. Lorenzo costruiva casette per gli uccelli, Maria lavorava a maglia calze, curava i fiori nei aiuole. I vicini, raramente, commentavano la loro vita tranquilla:

Vivono noiosi, tutti i giorni uguali.

Ma loro non si annoiavano. Lorenzo preparava ogni mattina il caffè in una vecchia moka, versandolo in tazze di ceramica; Maria gettava briciole di pane ai passeri al di fuori della finestra. Destate passavano più tempo in campagna, piantando fiori; dinverno, ascoltavano il crepitio del fuoco. Parlavano poco, perché le parole erano superflue quando tutto era già compreso.

Gli anni passarono, divennero anziani. Non correvano più, ma amavano la quiete della loro casa vicino al bosco, il canto degli uccelli, le funghi destate. Con i vicini avevano rapporti cordiali, per questo venivano rispettati.

Un pomeriggio Lorenzo tornò dal mercato con una bottiglia di vino rosso pregiato e della frutta fresca. Maria, sorpresa, poiché non bevevano spesso, vide Lorenzo pulire due bicchieri di seta e servì il vino.

Alzò il bicchiere e sorrise:

Per noi?

No, rispose Lorenzo, tirando fuori due biglietti aerei, per Venezia.

Maria rimase immobile. Avevano sognato quel viaggio tutta la vita, rimandandolo per lavoro, per la casa, per la salute di Micio.

Ma siamo vecchi, disse lei.

Non vecchi, ma anziani, ed è il momento di partire concluse Lorenzo.

Partirono insieme, felici di scivolare tra i stretti canali, ridendo come adolescenti, passeggiando sotto i ponti con un cappello di paglia sulla testa di Maria e una macchina fotografica in mano a Lorenzo. Una sera, al tramonto, sulla laguna, Lorenzo le disse:

Sono così felice, Maria, ti amo più di ogni cosa.

Anchio ti ringrazio per avermi chiesto di sposarmi, ho capito quanto fosse difficile per te Grazie per aver realizzato il mio sogno. Non mi serve nientaltro, basta stare insieme.

Risero sinceri, perché era esattamente ciò che desideravano. E così continuarono a vivere, senza fretta, godendosi ogni attimo.

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