Lascia il bambino in ospedale, – insistevano i parenti

Lascia la bambina in ospedale, insistevano i parenti.
Perché lhai portata via, altrimenti? divanava il marito, indicando il lettino dove giaceva la neonata. Ti avevano ben chiaro il diagnosi!
Come puoi essere così? Ti rendi conto a che gioco ti stai mettendo?

Lei, però, non era così come tutti la immaginavano: anche il suo amato Alessandro e tutta la famiglia lo credevano.

E persino la madre, Nadia, la nonna di Ginevra così la chiamava la piccola urlava:
Ma perché, Ginevrina? Vuoi farne unaltra! Che trauma! Prendi il carrello per non cadere quando cammini, cara!
Dicono che non ce la farà a lungo!

Lo avevano detto, e avevano proposto di lasciarla al reparto neonati una scelta normale, perché non tutti i genitori riescono a sopportare un simile sconvolgimento. Se a volte le madri lasciano anche bambini sani, i malati

La piccola non piangeva: le labbra era di un azzurro pallido e le punte delle dita erano di un blu tenue, una condizione medica chiamata acrocianosi. Le avevano diagnosticato un difetto cardiaco congenito di media gravità: un difetto del setto ventricolare. Si poteva sopravvivere, ma era difficile.

Il dottore lo aveva detto. Allora Oliva decise di portare la bambina a casa: in ogni questione che riguarda un figlio, lultima parola appartiene sempre alla madre.

Qui iniziò tutto.

Il dedicato marito e padre si ritirarono quasi subito, appena capì che Oliva non intendeva abbandonare la figlia. Lultimo grido fu: se lei cambiava idea, forse tornava; se voleva ancora costruire una vita con lui, doveva sbrigarsi.

Quella fu la loro grande storia damore.

Oliva non biasimò il marito: non tutti possono sacrificarsi, e in quel caso era necessario farlo. Il marito arrivò comunque, ma senza bouquet né palloncini: cosa cè da festeggiare?

Le nonne da entrambe le parti, subito, dissero: lasciatela in ospedale, questo non serve a noi.

E tu continui a dire che non esistono figli di altri?

Oliva cercò di capire la posizione dei parenti e del marito, ma le cose le sfuggivano: almeno un piccolo mazzo di fiori poteva offrire? Nessuno la sostenne, tranne un amico di scuola, innamorato di lei fin da bambini, Marco Corleone.

Gli ultimi mesi si chiamavano a rari telefonini; Alessandro era contrario:
Non può esserci amicizia tra i sessi, non farmi storcere le orecchie! Non crederò mai che non sia successo nulla!

Marco e lei accettarono. Oliva pensava spesso al suo vecchio compare, un ragazzo allegro e spensierato di famiglia modesta, che la madre Nadia non sopportava.

E cera Alessandro un altro tipo! Un ottimo partito, non come quel battitore che dopo il college lavora in una fabbrica!

Nel frattempo i missili sorvolavano i campi e le tecnologie IT si insinuavano ovunque. Marco lavorava in una fabbrica come operatore di macchine, e ne era fiero.

Lo sai, Ginevrina, la chiamava così, irritando la madre Nadia casa di campagna! e gli avevano aumentato lo stipendio! Forse la mamma ti lascerà sposarmi?

Il giovane innamorato sperava che, se la madre acconsentiva, la cara Ginevrina sarebbe diventata sua moglie: erano amici da sempre! La trasformazione dellamicizia in amore per Oliva non destava dubbi a Marco.

Ma lei era già innamorata di Alessandro, un ragazzo elegante e colto di buona famiglia, approvato dalla madre.

Questo è quello che capisco non cè vergogna a mostrarlo alle amiche! Non come quel tuo corteggiatore semplice come tre centesimi!

Ginevrina non capiva perché doveva presentare il suo candidato a delle amiche: fosse sua scelta o quella della madre. Tuttavia, era confortata dal fatto che la donna dominante avesse approvato la sua decisione; altrimenti sarebbero sorti problemi, perché la signora autoritaria amava imporsi, schiacciando tutto sul suo cammino.

E lo faceva, tranne lultimo caso, quando la figlia si ribellò e non scrisse il rifiuto per la bambina.

Come osi disobbedire, meschina? Da oggi non ho più una figlia! E non osare avvicinarti con i tuoi

Il risultato fu che Oliva, portata fuori dallospedale, si trovò nella stessa posizione di Katia Tikhomirova, nella pellicola su Roma e le lacrime. Solo che, prima, a Ginevrina fu diagnosticata una patologia seria e, in secondo luogo, era chiaro che non sarebbe stato facile saltare da una realtà buia a una vita felice, come nel film.

Oliva non aveva previsto che tutti la avrebbero abbandonata subito: marito, nonne, padre, tutti spariti, e gli altri anche.

E per qualche motivo tutta la parentela prese le difese di Nadia:
Sei impazzita? Vuoi continuare a zoppicare tutta la vita? Riportala indietro finché non si abitua! Alessandro tornerà presto!

Lentusiasmo per il marito era condiviso dalla madre e dagli altri.

Ma, stranamente, Ginevrina, in preda al shock per il tradimento della famiglia e del suo amato, non voleva che Alessandro tornasse.

Anche se amava ancora il marito, dentro di sé lamore iniziava a sgretolarsi. Era evidente che non si poteva più vivere fianco a fianco né partire lo stesso giorno: tanto era cambiato, persino in modo evidente, ma non in meglio.

Il marito partì lo stesso giorno, portandoli a casa: lappartamento era di Oliva, ma i suoi averi li avrebbe ripreso più tardi.

Ginevrina rimase sola con il suo dolore e la piccola Luna: non aveva immaginato il futuro né la stanza rosa per la bambina!

Alessandro stesso mise la carta da parati: Alla mia figlia il meglio di tutto!

La stanza rosa era pronta, i mobili bianchi splendenti, ma il futuro di Luna rimaneva avvolto nella nebbia. Piangeva? No, solo emozioni.

Allora Oliva chiamò Marco, con cui il legame era quasi scomparso: Cè ancora del tempo, fratello? Il marito era contrario. Il marito che si era strozzato con le pere

Oliva spiegò tutto al nuovo fido, il ragazzo turbato. Ma il giovane, comprendendo lassurdità della scena, non poté nascondere la gioia:

Il treno dei desideri, suonando di ruote, si avvicinava alla sala dattesa dove aveva trascorso gli ultimi anni. Marco, infine, prese il suo posto di felicità!

Nellappartamento scoppiò subito lattività: la ragazza si calmò, bevve tè col latte così si deve fare! Il giovane corse al negozio e comprò tutto il necessario per il neonato, già acquistato come Luna da Marco.

Il lettino fu spostato in unaltra stanza: Oliva doveva dormire accanto, a portata di mano! E non discuterne!

Oliva non discusse: una stanchezza sovrumana la travolse, come quando, dopo un forte stress nervoso, il corpo si rilassa e si risveglia. La prima bellezza della classe, Oliva Borisova, cominciò a ritrovare sé stessa.

Cadde, senza pensare a nulla, perché Marco era lì: Non preoccuparti, Ginevrina veglierò su di te! E vegliò, comè tipico.

Al risveglio, il pannolino di Luna era cambiato, la cucina ribolliva un brodo, Marco sonnecchiava accanto alla piccola addormentata Oliva dormiva sullaltro lato del letto matrimoniale.

La ragazza si sentì stranamente serena, sicura che tutto sarebbe andato bene: avrebbero superato tutto. I tre, sì, iniziarono a risalire piano piano.

Marco veniva ogni giorno, aiutando con le mani e con i soldi: la cura della bambina era costosa.

Per rendere più facile a Ginevrina lattività con il neonato, assunsero una tata che veniva per qualche ora al giorno.

La sera il giovane passeggiava con la bambina, la faceva il bagnetto; una sola Ginevrina non ce lavrebbe fatta. Né marito né madre chiamavano.

Dopo un mese e mezzo, Alessandro tornò a reclamare le cose:
Lo sapevo che eri dietro di me e forse non è mio il difetto; nella nostra stirpe non cè nulla di difettoso! E non chiamare la mia madre! E non sperare in alimenti!

Non sperava più, né in alcuna forma di mantenimento.

Allora Marco spostò con delicatezza la Oliva, ormai impazzita dal pianto, fuori dalla porta, allontanando il ragazzo intellettuale di buona famiglia:
Fuori, programmatore!

Il programmatore se ne andò, e Ginevrina chiese il divorzio. Ma eludere gli alimenti del padre biologico non fu possibile.

Il tempo passava, il trattamento della figlia dava i frutti: Luna iniziò a colorarsi di rosa. Un miglioramento radicale sarebbe avvenuto dopo lintervento, già fissata una data.

Marco era sempre al fianco. Quando Oliva gli chiese di restare, non era per gratitudine, ma perché sentiva che aveva bisogno di lui più di un semplice aiuto.

Luna venne operata, il periodo postoperatorio fu senza complicazioni, poi cominciò la riabilitazione e labitudine a una vita sana.

Quando la bambina andò a scuola, fu iscritta a una scuola di folklore: cantava perfettamente canzoni popolari, aveva lorecchio assoluto.

Nel frattempo la madre di Oliva aveva un blog, avviato grazie a Marco amante e indispensabile!
Sei una furbetta, Ginevrina! Foto di Luna, descrizioni interessanti, pubblica regolarmente.

E la gente lo amava: la vita semplice della bambina guarita, le sue passioni, le sue gioie.

Le foto di Luna, poi i video dei suoi canti, fecero crescere gli iscritti in modo esponenziale.

I rapporti con la madre rimanevano freddi: non aveva mai perdonato la disobbedienza della figlia. E la nipote non la interessava, né malata né sana: Vai a farti!

La prima a chiamare fu lex suocera, dopo la vittoria a un concorso:
Ginevrina, la bambina è proprio come il mio Sashenka che somiglianza!

Poi il vecchio marito:
Scusa, mi sono scaldato. Ora vedo che ho sbagliato! Andiamo tutti insieme io, te e Luna? Posso parlare con la mia figlia!

Certo, Sashenka! Ma vuole anche tua figlia.

Dove andremo? Dobbiamo chiedere a Luna se vuole incontrare lo zio estraneo.

Luna, a 13 anni, sapendo di avere due papà, rispose:
Perché? Non lo conosco, mamma! Di cosa parleremmo?

Quindi, scusate, gente, lasciate stare la bambina!

Come al cinema: ottieni il buco del bagel, non la Sharapova!

Il giorno dopo chiamò Nadia, che dava grande valore alle apparenze. Una bella immagine, una bambina affascinante con voce lussuosa vinse premi: Non è vergognoso mostrarla alle amiche

Oliva, dolce e buona, si rivelò incredibilmente rancorosa chi lo avrebbe detto! e non perdonò la nonna che voleva vedere la nipote, con la sua… curiosità.

Certo, è bello avere una bambina pronta, intelligente, bella, di successo. Ma è più gratificante crescere quel miracolo da sole: provare una profonda soddisfazione, sentirsi una vera madre. E Marco è un vero papà, ovviamente. Questo vale oro.

Gli altri dovrebbero unirsi, mano nella mano, andare dove vogliono: nella foresta, sul contadino, con le reti per catturare farfalle: lì non sono graditi.

Cruela? Sì, molto cruela! Giusta? Sì, molto giusta! E questo riguarda anche te, papà Alessandro e nonna Nadia, soprattutto

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

14 + 7 =

Lascia il bambino in ospedale, – insistevano i parenti