Rimanenze d’Amore – Una Storia di Suocere, Cognate e la Lotta per il Proprio Posto

Ancora una busta per loro e per noi solo un barattolo di sottaceti? penso, fissando il tavolo della cucina di mia suocera. Sono seduta accanto a mio marito, Pietro, quando di fronte a noi cè sua madre, la signora Giovanna. Appena è uscita dalla stanza dove ha consegnato alla cognata, Maddalena, unaltra busta piena di soldi. Lho vista attraverso la porta socchiusa. Maddalena sorride a denti aperti, e il suo marito, Lorenzo, non riesce a nascondere la gioia.

Alessandra, vuoi ancora un po di insalata? chiede la suocera, poggiando davanti a me una ciotola. Lho preparata io, apposta per voi.

Sento la gola riempirsi di un nodo. Per voi. Per noi cè sempre cibo. Per loro denaro per le vacanze, una nuova auto, i lavori di ristrutturazione. Per noi barattoli e una fetta di torta da asporto. Sono ingrata? Forse dovrei accontentarmi di quello che ho?

Pietro mi stringe la mano sotto il tavolo. Conosco quel gesto: non alzare la voce al tavolo. Ma non riesco più a stare in silenzio.

Mamma, anche Maddalena ha ricevuto qualcosaltro? chiedo, a bassa voce ma con decisione.

Il silenzio cala nella cucina. Solo il ticchettio dellorologio e il fruscio della forchetta di Lorenzo sul piatto riempiono laria.

Alessandra, non esagerare risponde Giovanna, fredda. Do a ciascuno quello di cui ha bisogno.

E noi non ne abbiamo bisogno? tenta di intervenire Pietro, ma Giovanna lo ferma con uno sguardo tagliente.

Voi avete tutto. Lavorate entrambi, vivete nellappartamento che ho ereditato dai miei genitori. Maddalena ha più difficoltà.

Maddalena abbassa lo sguardo, ma vedo un leggero lampo di trionfo sul suo volto. Lorenzo non finge nemmeno imbarazzo.

Scendo sul balcone. Ho bisogno daria. Rivivo i primi anni del nostro matrimonio: quanto mi sforzavo di essere la nuora perfetta, di cuocere dolci per le festività, di aiutare in giardino, di telefonare con gli auguri per il nome di santo. Sentivo sempre: Maddalena lo fa meglio, Maddalena ha più difficoltà, Maddalena è così ingegnosa.

Ricordo la Vigilia di tre anni fa. Eravamo tutti a tavola quando la suocera consegnò a Maddalena e Lorenzo una busta con la scritta Per un nuovo inizio. Noi ricevemmo un barattolo di lardo casalingo e una fetta di colomba. Pietro provò a scherzare: Mamma, e per noi niente nuovo inizio?. Giovanna solo sorrise: Voi avete già iniziato.

Fu allora che per la prima volta mi sentii inferiore, come un semplice extra nella famiglia.

Alessandra! Pietro mi raggiunge sul balcone. Ti prego, non fare scenate.

Non è una scenata! sbatto i denti. È la mia vita! Quanto ancora devo fingere che tutto vada bene?

Pietro sospira pesante.

So che è ingiusto. Ma cosa possiamo fare? È mia madre.

E io sono tua moglie! le lacrime mi rigano il viso. Ti sei mai schierato dalla mia parte?

Pietro resta in silenzio. So che ama sua madre e non vuole ferirla. Ma io non riesco più a mentire.

Ritorniamo in cucina. Maddalena e Lorenzo stanno per uscire.

Grazie di tutto, mamma! Maddalena bacia la guancia di Giovanna.

Arrivederci! Lorenzo lancia un commento dietro le spalle, guardandomi con unaria di superiorità.

Rimaniamo sole con la suocera.

Alessandra, non capisco il tuo atteggiamento inizia Giovanna, con tono didattico. Sei sempre stata così riconoscente per tutto.

Forse non voglio più essere riconoscente per gli avanzi rispondo a bassa voce.

Giovanna aggrotta le sopracciglia.

Non comprendo questa invidia.

Non è invidia dico fermamente. È dolore. Vorrei sentirmi parte della famiglia, non una comparsa.

Giovanna mi fissa per un lungo istante, fredda.

Forse dovresti lavorare su te stessa, Alessandra.

Uscimmo con Pietro senza una parola. In macchina regnava il silenzio.

Arrivata a casa cado sul divano e piango. Pietro tenta di avvolgermi, ma mi ritiro.

Non mi capisci singhiozzo. Tu stai sempre dalla loro parte.

Non è vero! È solo non voglio una guerra in famiglia.

E io non voglio più una guerra dentro di me!

Il giorno dopo la madre di Pietro mi chiama.

Alessandra, comè andata da Giovanna?

Non saprei cosa rispondere. Mi vergogno di ammettere i miei sentimenti. Dovrei essere grata per quello che ho, ma devo davvero accettare di essere la più piccola?

Una settimana dopo Maddalena pubblica su Facebook foto del suo nuovo appartamento: Grazie mamma per il sostegno!. Sotto decine di commenti: Che fortuna avere una suocera così!, La famiglia è un tesoro!.

Sento un pungolo di gelosia e dolore. Provo a parlarne con Pietro quella sera.

Dovremmo limitare i contatti? chiedo incerta.

Pietro mi guarda triste.

È mia madre Non posso allontanarla.

E io?

Silenzio lungo.

Non voglio scegliere tra te e mia madre

Mi sento più sola che mai.

Passano le settimane. Ogni visita da Giovanna è un turbine di stress e umiliazione. Comincio a evitare gli incontri familiari con scuse di lavoro o di malessere. Pietro va da sua madre sempre più spesso da solo. Le nostre conversazioni diventano brevi, superficiali.

Un giorno ricevo un messaggio da Maddalena:

«Alessandra, possiamo prendere un caffè? Vorrei parlare senza testimoni».

Accetto a malincuore. Ci incontriamo in una caffetteria in Piazza Navona.

So che sei arrabbiata con me inizia Maddalena, senza giri di parole. Ma non è colpa mia se la mamma ci favorisce.

La guardo intensamente.

Non hai mai provato a cambiare le cose?

Maddalena alza le spalle.

Forse mi va bene così ma anchio ne ho abbastanza. La mamma ci mette luno contro laltro. Tu sei la forte e indipendente, io la povera vittima. In realtà siamo entrambe infelici.

La sua sincerità mi colpisce.

Pensi che si possa fare qualcosa?

Maddalena scuote la testa.

La mamma non cambierà. Ma possiamo smettere di giocare al suo gioco.

Ritorno a casa con una nuova speranza. Quella sera parlo con Pietro come non ho mai fatto.

O sarai il mio compagno e insieme metteremo dei limiti a tua madre oppure vivremo separati sotto lo stesso tetto.

Pietro resta in silenzio per un attimo, poi mi stringe forte.

Ti chiedo scusa per tutto Proviamo a cambiare insieme.

Non so ancora cosa ci riserverà il futuro. So solo una cosa: non permetterò più che mi vengano imposti i resti di un amore altrui.

Dobbiamo davvero scegliere tra la lealtà verso la famiglia e la nostra felicità? O esiste una via per riconquistare la nostra dignità? Cosa fareste al mio posto?

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