Benedetta era una amante. Il matrimonio non le era mai andato a buon fine. Rimase single fino ai trentanni, poi decise di cercare un uomo. Allinizio non sapeva che Paolo fosse già sposato, ma ben presto il ragazzo non nascose più la verità non appena capì che la ragazza si era affezionata a lui e lo amava.
Benedetta non rimproverò Paolo. Anzi, si biasimò per quella relazione e per la sua debolezza. Si sentiva incompleta perché non aveva trovato un marito in tempo, e il tempo scorreva inesorabile. Era una donna gradevole: non una bellezza da far girare la testa, ma una figura carina e un po curvilinea, segno di una certa maturità.
Il rapporto con Paolo non portava da nessuna parte. Benedetta non voleva restare solo una amante, ma non riusciva a lasciarlo, temeva di rimanere sola. Un giorno le fece visita il cugino Serafino, di stanza a Milano per lavoro. Si fermò da lei per qualche ora, era da tempo che non si vedevano. Pranzarono in cucina, chiacchierando come ai vecchi tempi di mille cose, della vita di oggi. Benedetta gli confidò la sua storia damore, raccontò tutto a cuor leggero e versò qualche lacrima.
Mentre parlavano, la vicina di casa di Benedetta, Maria, entrò per dare unocchiata alle sue spese. Benedetta uscì per venti minuti. Proprio allora suonò la porta; Serafino andò ad aprire, pensando che Benedetta fosse tornata, ma la porta non era chiusa Sullo scalino cera Paolo. Il cugino capì subito che quelluomo era lamante di Benedetta. Paolo si scombussolò vedendo luomo robusto in pantaloncini e canotta, che masticava un panino con la mortadella.
Benedetta è a casa? chiese Paolo, balbettando.
È in bagno rispose prontamente Serafino.
Scusi, chi è questo? domandò Paolo, incerto.
Sono il suo compagno, ma non ci viviamo insieme. E voi, perché curiosate? Serafino afferrò Paolo per la camicia. È quel marito di cui Benedetta mi parlava? Se ti rivedo qui, ti butto giù le scale, capito?
Paolo, liberatosi dalla presa di Serafino, scappò giù per le scale. Benedetta tornò poco dopo. Serafino le raccontò dellintervento del compiacere.
Che hai combinato? Chi ti ha chiamata? balbettò Benedetta, disperata. Non tornerà più.
Si sedette sul divano, coprendosi il volto con le mani.
Sì, non tornerà più, ed è meglio così. Basta piagnucolare. Ho un uomo in vista, un vedovo del nostro paese. Le donne che hanno perso il marito non gli danno tregua, e lui è ancora difensivo. Sembra che voglia ancora un po di compagnia. Dopo il lavoro tornerò da te, preparati. Andremo insieme nel borgo e ti presenterò.
Ma come? protestò Benedetta. Non posso, non conosco nessuno, è imbarazzante
Non è vergognoso dormire con uno sconosciuto, ma meglio conoscere qualcuno che sia libero. Ti dico così perché il compleanno di Luisa, la mia moglie, si avvicina.
Qualche giorno dopo Benedetta e Serafino partirono per il borgo di Montepulciano. La moglie di Serafino, Luisa, aveva apparecchiato una tavola in giardino accanto alla sauna. Arrivarono gli amici, i vicini e il vedovo, Alessandro, che era l’unico invitato di Benedetta.
Dopo una chiacchierata cordiale, Benedetta tornò in città. Pensò che Alessandro fosse un uomo silenzioso, forse troppo preoccupato per la moglie scomparsa. «Che uomo triste», mormorò.
Una settimana dopo, a un sabato, bussò alla porta una figura inaspettata. Benedetta, sorpresa, aprì e trovò Alessandro con una borsa sotto braccio.
Scusi, Benedetta, passo di qua per il mercato e ho pensato di farle una visita, visto che ci conosciamo. Posso entrare? disse, arrossendo.
Lo invitò dentro, gli offrì un tè. Alessandro tirò fuori dal sacchetto un piccolo mazzo di tulipani.
Gli occhi di Benedetta si illuminarono. Si sedettero a parlare di tempo, di prezzi al mercato. Quando il tè finì, Alessandro si alzò, si infilò la giacca e, quasi alla porta, si girò verso di lei.
Se me ne andassi adesso senza dirti nulla, non mi perdonerei. Benedetta, ho pensato a te tutta la settimana. È una promessa. Ho preso lindirizzo da Serafino
Benedetta arrossì, guardando il pavimento.
Ci conosciamo da poco balbettò.
Non importa, va bene così. Posso chiamarti così? rispose Alessandro, tremando leggermente. Ho una figlia, otto anni, ora vive dalla nonna.
Una figlia è una benedizione, disse Benedetta sognante. Lho sempre voluta.
Rinfrancato, Alessandro prese le mani di Benedetta e la avvicinò per baciarla. Dopo il bacio, Benedetta sentì le lacrime brillare negli occhi.
Ti trovo piacevole? chiese lui, incerto.
No, anzi. Non mi aspettavo nulla di così dolce e sereno. Non ruberò nulla a nessuno
Da quel giorno si incontrarono ogni weekend. Due mesi dopo si sposarono nel piccolo borgo e decisero di vivere lì. Benedetta trovò lavoro in un asilo. Un anno dopo nacque una bambina, e poi unaltra; due figlie crescevano felici, amate da tutti. Lamore di Alessandro e Benedetta invecchiava dolcemente, forte come un buon vino che matura col tempo.
Serafino, ai pranzi di famiglia, le lanciava spesso uno sguardo complice.
Allora, Benedetta, quale marito ti ho consigliato? Stai diventando sempre più radiosa. Non ti darò mai un cattivo consiglio, fratellina! diceva, sorridendo.
Così Benedetta imparò che, a volte, le strade più tortuose conducono ai più bei destini: la vera felicità nasce dal coraggio di lasciar andare il passato e di accogliere il nuovo con cuore aperto.






