Annina! echeggiò dietro di lei una voce maschile, fin troppo familiare per non sussultare.
Anna rabbrividì, si ritrasse nelle spalle e, temendo di voltarsi, allungò il passo sul marciapiede.
Annina, ma fermati, dai! Sei proprio tu!
Anna camminò ancora più in fretta, ma una mano maschile la raggiunse e le sfiorò la spalla, gentile ma decisa.
Annina, ma che hai, sei diventata sorda? Sono io, Vittorio.
Anna si voltò di colpo, raccogliendo tutto il coraggio che aveva. Sgranò gli occhi e bisbigliò, stentando a credere a ciò che vedeva:
Oddio, Vittorio Pensavo davvero di essermi inventata la tua voce nella testa… Ma Comè possibile? È uno scherzo, vero?
Scherzo? Vittorio, il suo ex marito, sorrideva con quellallegria travolgente che aveva sempre avuto da ragazzo. E perché non potrei tornare nella mia città natale?
Da dove sei tornato? Anna continuava a fissarlo, incredula. Mi avevano detto che eri morto.
Morto? Vittorio spalancò la bocca come un pesce fuor dacqua. Io?!
Eh già. Dopo che siamo divorziati e te ne sei andato a Milano, tuo amico mi ha detto che si interruppe per un istante, ma poi lo disse tutto dun fiato: Che ti sei rovinato di vino in una città straniera e sei morto sotto un ponte.
E chi diavolo ti ha raccontato questa favola?
Ivanello. Il tuo caro amico. Appena sei sparito, ha iniziato a gironzolarmi intorno come un pavone in calore, a provarci in continuazione. Lho rimesso subito in riga, e allora mi ha informata della tua lunga dipartita.
Ah, quel furbastro rideva Vittorio. Quindi non scherzava quando, salutandomi, mi ha detto quella frase a doppio senso!
Che frase?
Una cosa tipo: Hai lasciato Anna? Allora potrei consolarla io Pareva dicesse per ridere, ma poi non mi ha mai più cercato e nemmeno ha risposto alle mie lettere o chiamate. Figurati, allepoca mica cerano i social e si faceva tutto con la cornetta del telefono o le lettere con la carta da lettera. Non so manco dove sia finito.
È morto anche lui disse Anna, scrollando le spalle. Ormai da un pezzo. Cinque anni fa, al cimitero lhanno portato.
Accidenti per la prima volta il volto di Vittorio si fece grigio. Morto pure lui Con tutto quel tempo che ci restava davanti Eh, la vita. Poi tornò a sorridere. Ma guarda te: sono passati trentanni da quel divorzio e tu sei sempre la stessa bella donna.
Ma dai, smettila Annina rise e fece un gesto con la mano. Sono normale, io.
Senti, mi hanno detto che ti sei risposata, osservò lui, con uno sguardo così caldo che pareva sciogliere anche le marmotte in letargo. E hai anche dei figli, due, se non sbaglio?
Eh sì, due annuì Anna. Cresciuti ormai, ciascuno ha preso il volo. Ora sono nonna, addirittura due volte!
Oh mamma! E tuo marito?
Sta benone rise Anna ma adesso con unaltra famiglia. Ormai sono una donna libera.
Capisco fece Vittorio, annuendo anche lui. Siamo proprio dei fenomeni, noi uomini. Cerchiamo sempre qualcosa che in fondo è già lì a portata di mano.
E tu invece? Perché sei tornato? Affari o nostalgia?
Sono tornato per restarci, Annina. Per sempre. Sospirò pesantemente. Mia moglie lho seppellita da poco e ho deciso che era davvero ora di tornare a casa. A dirla tutta, là mi sentivo soffocare. I dottori parlano di clima inadatto, età, insomma, mi conosci. E anche mia moglie aveva problemi, stessa storia: asma. Ho provato a portarla via, ma era milanese da generazioni. Senza la sua amata città non riusciva a campare un giorno. Così Negli occhi di Vittorio comparvero due lucciconi. Ecco, ora passeggio per le strade della mia gioventù e penso a quale zona prendere casa. In trentanni qui è cambiato tutto. Tu che dici, hai qualche zona da consigliare?
Dove stai ora? domandò Anna.
In albergo, dove sennò?
E in famiglia, niente?
Ma dai, si rabbuiò Vittorio sai che detesto disturbare. Ognuno ha la sua vita, i suoi ritmi. E io che arrivo a piombare allimprovviso? No, è sbagliato. E, da uomo, anche un po vergognoso, no?
Ma non vuoi stare da me? propose Anna, facendosi subito coraggio, ma poi aggiunse per mascherare lagitazione: Come inquilino, ovviamente!
Vittorio rimase di stucco, si fece serio, poi sospirò.
Magari mi piacerebbe, Anna, ma Ho ancora quella maledetta sensazione di colpa nei tuoi confronti.
Quale colpa? Anna lo guardava stranita.
Quella solita, rispose Vittorio, stringendosi nelle spalle. Ti ho mollata trentanni fa e ora mi sento perennemente in difetto.
Ma per favore, sbuffò Anna con una strana smorfia di sorriso. Sono stata io a costringerti ad andartene. Ricordi quante cattiverie ti dissi quella sera? Dopo quello, qualunque uomo avrebbe preso la porta!
Ma figurati se ricordo qualcosa del genere da parte tua, scosse la testa. Ricordo solo la mia stupidità.
E cioè?
Che per una sciocchezza ho fatto le valigie e me ne sono andato nella notte. Poi, ovvio, me ne sono pentito, ma era ormai troppo tardi.
E io invece ero persino felice che te ne fossi andato, rise Anna. Pensavo che avrei iniziato una nuova vita E infatti lho iniziata. Poi però mi sono pentita pure io.
Davvero? chiese piano Vittorio. Quindi non mi porti rancore?
Ma va, figurati! Anna, ormai distesa, lo guardava con un affetto che la sorprendeva. Le venne un brivido di allegria, quasi come quando era giovane. Sei rimasto lo stesso, Vittorio Magari un po più grigio, ma per il resto Ascolta, vieni da me, davvero, dai. Proprio oggi. Ho una stanza libera pronta per te. Che senso ha mangiare in mensa come un soldato, scusa? Alla fine, sei sempre un po famiglia, anche da ex marito.
E non ti darò noia?
Se fossi una seccatura, secondo te ti inviterei mai? Poi, guarda, anche a me la sera in casa da sola, la gioia è tanta che mi metto a ululare alla luna!
Allora Vittorio, un po titubante, le prese la mano. Allora andiamo in albergo che prendo la valigia?
Quella stessa? Quella con cui te ne sei andato via tanti anni fa?
Scoppiarono entrambi a ridere e, con passo leggero, si incamminarono per il viale con la sensazione meravigliosa che, in fondo, non si fossero mai davvero lasciati.






