La storia di mamma e papà: tra università, vecchi amici, promesse mantenute e una famiglia costruita…

I miei genitori

Mia madre era una donna bellissima. Dico «era» perché sei mesi fa se nè andata, sopravvivendo a papà solo per due settimane. Anche se avevano entrambi ben più di ottantanni, io ho lo stesso la sensazione che la loro vita sia stata breve. Perché erano i miei genitori e la loro presenza per me non sarebbe mai stata abbastanza.

Dunque Mia madre era davvero una bellezza. Lo posso dire anchio, che pur essendo suo figlio resto comunque un uomo. E papà me lo ricordava spesso, quasi a non farmelo dimenticare mai. Anche quando mamma si arrabbiava per i miei insuccessi a scuola o per qualche marachella, lui veniva in camera mia, sospirava profondamente, si sedeva accanto a me e, stringendosi le mani tra le ginocchia come facevo io, rimaneva in silenzio a lungo. Poi, terminava la nostra conversazione fatta di silenzi con una frase:

Dai, figliolo, non prendertela con la nostra mamma Ha urlato, ti ha sgridato, ma nemmeno noi siamo così facili da gestire E lei è la nostra ragazza. E ci serve a entrambi, come laria. Vai, chiedile scusa.

Allora io, ogni volta, volevo sbottare, gonfiavo il petto pronto a urlare e lanciavo uno sguardo furibondo verso papà. Lui, prevedendo la mia reazione, allungava il braccio con il palmo rivolto verso di me, come a zittirmi, e diceva piano ma severo:

E guai a te se dici qualcosa di brutto su mia moglie!..

E io mi spegnevo subito, senza il coraggio di ribattere. Perché volevo molto bene a papà. E alla mamma pure. Tantissimo.

Forse è perché sapevo come si erano conosciuti e sposati. Me lo raccontavano entrambi, ognuno in gran segreto dallaltro.

Mamma allepoca studiava all’università, al primo anno. Era promessa a un certo Enrico. Un giorno Enrico si presentò a un appuntamento con un amico, Carlo, appena arrivato nella nostra grande città e ignaro di come passare la serata. Così Enrico lo invitò a uscire con lui Cioè, ad accompagnarlo allappuntamento con la ragazza che ormai era praticamente la sua fidanzata.

Enrico presentò Carlo a quella che sarebbe poi diventata mia madre. E, come avrete intuito, Carlo era il mio futuro padre.

I tre trascorsero la serata insieme. Girarono per il parco, e salirono sul tetto di una vecchia terrazza per guardare gratis un film divertentissimo proiettato nel cinema allaperto. Fu papà a suggerire quel colpo di genio (Enrico non ci sarebbe mai arrivato!). E fu papà a tirare su la mamma sul tetto, perché era già forte e con le spalle larghe. Non come quel Enrico, che non ho mai incontrato, ma sento che era, come si dice oggi, magro e poco robusto, tutto il contrario di papà.

Enrico passò tutta la serata a fare battute, declamare poesie, sognare ad alta voce la loro futura vita dopo la laurea. Papà invece taceva, ascoltava e, a detta della mamma, ogni tanto sbuffava. Alla fine della serata, quando si stavano salutando, papà prese tra le mani grandi e calde la mano piccola di mamma e disse:

Lucia! Non hai bisogno di lui. Sposati con me.

Mamma, colta di sorpresa, chiese quasi impaurita:

E quando?

Papà, credo, era completamente determinato e rispose subito:

Domani

E per mettere la parola fine a ogni dubbio (e anche per schiacciare Enrico), aggiunse:

Avremo un figlio. Lo ameremo entrambi con tutto il cuore. E per questo, ci ameremo ancor di più. E lo chiameremo Matteo. Come lantico patrono di Firenze

Va bene, accettò subito mamma. E da lì si sposarono.

Enrico fece da testimone, tutto dun pezzo allaltare.

Poi papà e mamma completarono gli studi e partirono insieme verso il Sud, in Calabria, perché sui loro diplomi, alla voce «professione», cera scritto «geologo-topografo». Lì, tra le montagne, ricevettero il loro primo appartamento, una stanza alla buona che il direttore della miniera adibì a casa per i giovani specialisti appena arrivati, liberandola da vecchie cianfrusaglie.

Dopo il tempo dovuto nacqui io, il tanto atteso Matteo. E mi hanno amato, entrambi, come papà aveva promesso.

Papà, per venire a prendere mamma e me dallospedale, convinse il fattore a prestargli la vecchia cavalla Margherita.

Quando arrivammo davanti al nostro «appartamento», cera Enrico, ad aspettarci sulluscio del circolo con una tinozza zincata per il bagnetto. Laveva rimediata con qualche raccomandazione. Quella tinozza diventò la mia vasca da bagno e, allinizio (dice la mamma), anche la mia culla. Mamma ci mise dentro un grande cuscino di piuma, dono di sua madre come corredo, lo coprì con un lenzuolo e lì mi adagiava. Quando era ora del bagnetto, il cuscino traslocava sul letto dei genitori e io facevo il bagno. Papà correva a casa dal lavoro per non perdersi mai quel momento (non il bagno di un cavallo, ma il bagno del figlio!). Lui mi sosteneva la testa, raccontava mamma, mentre lei faceva tutto il resto del lavaggio «regale».

Insomma, non sono diventato un principe, ma di geologo, seguendo mamma e papà, credo di essere diventato uno onesto.

La cosa strana è che anche mia moglie è geologa. Ci siamo conosciuti al lavoro, dopo luniversità. Mamma lha amata da subito in modo speciale. Anche papà. Quando venivano a trovarci, o noi andavamo da loro, e io con papà uscivamo sul balcone a fumare, lui sospirava:

Eh, sai, credo che nella vita mi sia andata bene due volte: quando ho incontrato la nostra mamma e quando tu hai sposato Francesca. Trattala bene, perché anche lei, come la mamma, è la nostra ragazza

Papà se nè andato una notte, allimprovviso. Mamma capì subito che non cera più e si svegliò

Dopo aver perso papà, mamma invecchiò in fretta e cominciò a dimenticare molte cose. Dimenticava persino che papà non cera più. Quando labbiamo portata a vivere con noi, restava seduta davanti alla finestra, ad aspettare il ritorno di papà dal lavoro. E fino allultimo giorno preparava le sue famose polpette, «come piacciono a Carletto»

Tutto passa, ma lamore che ci hanno dato resta per sempre con noi. Se oggi riesco ad amare, ad avere pazienza e a capire limportanza delle cose semplici, lo devo a ciò che i miei genitori mi hanno insegnato, silenziosamente e con il loro esempio: nella vita, ciò che conta davvero è voler bene, e far sentire chi abbiamo accanto importante, tutti i giorni.

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