Signora, prenda un dolcetto per la bambina! dice quelluomo seduto sullo scalino della pasticceria, con il cappotto ancora bagnato dalla pioggia leggera e lo sguardo pieno di stanchezza. Di solito la gente gli passa accanto come a una ombra, ma ora, mentre estrae dal taschino qualche banconota stropicciata e le allunga alla donna che sta rimproverando la figlia, sembra che lintera città di Napoli si fermi per un attimo.
La bambina piange a dirotto perché desidera una torta al cioccolato, e la madre, arrossita di vergogna e impotenza, le sussurra tra i denti:
«Non abbiamo più soldi e neanche la possibilità di andare in pasticceria, piccola a casa abbiamo solo una crostata!»
Che dolore deve provare una madre nel vedere il proprio figlio piangere per una cosa così piccola, quando nel suo cuore sa che quel desiderio modesto sarebbe stato realizzabile in tempi migliori ma ora ogni euro conta.
Il mendicante la osserva per un istante. Forse ricorda la propria infanzia, forse unepoca in cui anche lui aveva una madre che gli asciugava il naso e gli diceva che tutto sarebbe andato bene. O forse avverte semplicemente che quel pianto non è per la torta, ma per la sensazione di non potere fare nulla.
«Prenda, signora. Che anche lei possa sorridere un po. Io mi arrangio lo stesso», le dice con voce ferma.
La donna trema. Vuole rifiutare, ma la sua mano è sicura e calda, come se non gli desse soldi ma una benedizione. La bambina smette di piangere e lo guarda con gli occhi spalancati, come davanti a un gigante gentile uscito da una favola.
«Grazie», riesce a mormorare la madre, con le lacrime bloccate in gola.
«Non ringraziatemi, signora. Ringraziate Dio perché ci permette ancora di essere umani», risponde lui, togliendosi la cuffia strappata e rimetendosi sullo scalino. Non aspetta gratitudine, non chiede nulla. È solo un gesto, un raggio di luce in una giornata grigia.
Il giorno dopo la donna ritorna. Tiene in mano una piccola scatola di plastica, senza fretta, senza guardarsi intorno per vedere chi la osserva.
Lui è ancora sullo stesso scalino, nello stesso angolo di Napoli, con lo stesso cappotto troppo leggero per il freddo.
Quando la vede, vuole alzarsi di corsa, ma lei lo ferma con un cenno:
Aspetta, non alzarti. Ti ho portato qualcosa.
Posa la scatola accanto a lui.
Crostata lho fatta io stamattina. Ma non prendertela, la mia bambina è un po esigente. Vuole dolci comprati in negozio, non quelli fatti in casa. E attraversiamo un periodo in cui non ci permettiamo molti lussi. Però volevo ringraziarti.
Lui alza lo sguardo. Ha quegli occhi torbidi di chi ha vissuto più notti che giornate, ma in loro brilla una luce calda.
Grazie, signora non dovevo.
Dovevi, risponde lei, poi, timidamente, come se temesse di ferirlo: «Dimmi come sei finito qui?»
Lui inspira a lungo, si strofina le mani, come se il racconto potesse uscire più facilmente scaldandole.
Come vedi, lalcol mi ha portato qui. Era il mio dolce preferito e mi ha inghiottito vivo. Non mi sono svegliato un giorno direttamente per strada. Sono sceso piano, uno scalino oggi, due domani. E quando ho alzato gli occhi non cera più nessuno.
Fa una pausa.
Ma non è la povertà, il freddo o la fame che mi hanno svegliato. Una sera, ubriaco fino al punto di non sentire più nulla, mi sono addormentato su una panchina di un parco, come un sacco dimenticato. Un altro ubrio, forse anchegli, è passato e ha iniziato a picchiare. Senza motivo, forse non sapeva nemmeno chi colpiva. Colpiva il mondo intero. Io non riuscivo a muovermi, ero troppo stordito. Sentivo solo i pugni e i piedi e non potevo fare nulla.
La donna porta la mano alla bocca, senza rendersene conto.
Dio
Allora ho pensato, continua lui, che se bevo ancora una volta non prenderò più la primavera. Che non ci sarà nessuno a cercarmi, nessuno a piangere per me. E mi sono spaventato.
Così tanto mi sono spaventato che quel colpo, quella morte vicina, ha risvegliato il mio cervello. Mi ha strappato fuori da me. Da allora, non ho più toccato lalcol.
Guarda la crostata quasi con timore.
Sa, signora sono grato di essere finito per strada. Altrimenti non avrei mai trovato la forza di rialzarmi. Qui, su questi scalini, tra gente che mi vede o non mi vede è dove ho ritrovato la vita.
Lei non dice più nulla. Si siede accanto a lui, su uno scalino più basso, per stare al suo livello.
E anchio ti ringrazio, sussurra piano. Per la crostata di ieri e per la lezione di oggi.
Lui sorride, un sorriso raro e caldo, quello di chi non ha dimenticato di essere umano, anche quando la vita gli ha tolto quasi tutto.
A volte chi giudichiamo per i vestiti strappati o per il sentiero che percorrono porta dentro di sé la più grande lezione di umanità. La gentilezza non si misura in denaro, la generosità non sta nel portafoglio, ma nel cuore. E la vita, di tanto in tanto, ci mostra che un piccolo gesto può sollevare una persona, salvare una giornata, guarire una ferita.






