Una conoscente è distrutta: suo figlio vuole sposare una ragazza fuori dal nostro ambiente. La capis…

La mia cara amica Emilia sta vivendo un momento difficile: suo figlio ha deciso di sposare una ragazza che, secondo lei, non è del nostro ambiente. Le sono davvero vicino, avendo anchio dei figli, e capisco bene la sua agitazione

Però mi viene sempre in mente la storia di una certa Signora Bianchi.

Il figlio della Bianchi, senza consultarla più di tanto, si presentò un giorno dicendo: Ecco, mamma, questa è Marta, ci siamo già sposati.

Nella famiglia della Bianchi ci sono: un professore ordinario, due ricercatori universitari, una coreografa, un ingegnere capo, un critico letterario, un noto cardiologo insomma, una sfilza di intellettuali e professionisti.

E questa Marta? Una ragazza di origini dubbie e sicuramente senza buona educazione romana, il padre assente da anni, la madre custode al mercato della frutta, istruzione da imbianchina-intonacatrice nelle periferie; né bella né affascinante. Come se il destino avesse puntato alla cieca e colpito dritto al cuore.

Eppure, la ragazza si comportava in modo impeccabile: silenziosa, quasi invisibile, si muoveva per casa senza farsi notare.

Aspetta e vedrai, mi ripeteva lamica Arianna, appena prende confidenza, inizieranno i dolori.

In autunno, il figlio partì per una trasferta di lavoro a Milano.

Solo al pensiero che quella sconosciuta gironzolasse in casa mia, mi veniva voglia di non rientrare nemmeno, confidava la Bianchi ad Arianna.

Tornato per Natale, il ragazzo a marzo comunicò alla madre: primo, a Milano gli avevano offerto un contratto a tempo indeterminato; secondo, sempre lì aveva conosciuto Nicoletta; terzo, giovedì avrebbe divorziato da Marta, venerdì sarebbe partito, ma di non preoccuparsi, avrebbe telefonato spesso.

La madre versò qualche lacrima, lo salutò con la mano finché non sparì in stazione.

Marta raccolse in fretta le sue cose: una vecchia borsa da viaggio e una busta della Coop, tutto il suo avere.

Sembrava una cagnolina bastonata.

La Bianchi, raccogliendo le sue forze, chiese:

Hai un posto dove andare?

Marta rispose a bassa voce:

Tra un mese si libera una branda in dormitorio, intanto le ragazze mi ospitano nella loro stanza, su una brandina.

La Bianchi la scrutò ancora un attimo, poi disse:

Tra un mese vedremo, adesso disfa la valigia.

E subito pensò tra sé di essere proprio una sciocca.

Lo confermò pure Arianna.

Al mattino, Marta usciva presto per imbiancare e intonacare, rientrava tardi, stanca, il volto grigio dalla fatica. Tentò di dare dei soldi per il soggiorno, sostenendo con orgoglio che guadagnava abbastanza.

Tre settimane passarono così, poi la Bianchi fu colpita da una brutta polmonite e dovette restare un mese e mezzo in ospedale. Ne uscì a fatica.

Il figlio chiamava ogni tanto:

Mamma, tieni duro, ti mando la foto con me, Nicoletta e il Duomo.

Nicoletta, a dire il vero, era piuttosto insignificante, non sembrava valerne la pena.

Arianna veniva qualche volta, con mille impegni tra lavoro e famiglia, era difficile trovarsi.

Marta, invece, preparava brodini caldi, infusi di mirtilli, cucinava polpette di pollo al vapore, e senza mai lamentarsi mi pregava di prendere un altro cucchiaio.

Tutto questo amorevole servilismo mi puzza, diceva Arianna. Sicura che non sia diventata padrona di casa? Ha portato via qualcosa? Le polpettine vuoi provarle? No? Sicura?

Quando la Bianchi fu dimessa, Marta la portò a casa, laiutò a salire le scale, e poi disse che doveva proprio andare, perché aveva dei lavori urgenti.

Era tutto pulito, la casa splendeva. Sul tavolo, un biglietto:

«Emilia Bianchi, grazie di tutto. Il pranzo è in frigo. Buona guarigione. M.»

Controllò i risparmi, tutto a posto.

Entrò nella stanza del figlio, come se niente fosse successo, nessuna traccia di Marta.

Settimana dopo, la Bianchi percorse il lungo corridoio del dormitorio, bussò: tre letti, un tavolo, una brandina sotto il tavolo.

Disse:

Quando ti comprerai casa te ne andrai, ora prepara le valigie e andiamo via subito, il taxi ci aspetta sotto, il tassametro corre.

A settembre andarono insieme a comprare un cappotto autunnale, era imbarazzante vedere come era vestita la ragazza, cerano anche da prendere degli stivali decenti, e dentro il centro commerciale incontrarono Arianna.

Arianna rise:

Una brava domestica non si trova nemmeno pagando, tu, invece, te la sei ritrovata gratis, complimenti, Emilia!

Sarà una domestica per te, rispose la Bianchi, per me è mia nuora. Dai, Marta, cerchiamo una borsa e dei pantaloni nuovi, e io voglio vedere anche qualche foulard.

La Bianchi aggiunse:

Lanticipo per la casa se lè messo via da sola, senza chiedermi un euro, la casa sarà pronta a breve, ora sto cercando dei buoni parati, ma lei lavora così tanto che non ha nemmeno il tempo di sceglierli, laltro giorno è tornata distrutta, mi sono girata per prendere il tè, mi volto e la trovo addormentata in piedi.

Eppure, non nascondo che sono in ansia: giovane, bella, in gamba, con la sua casa Marta è sì sveglia, ma da innamorati tutti si lasciano un po abbindolare. Non ci dormo la notte, temo sempre che finisca invischiata con qualcuno del tutto inadatto

Alla fine, ho capito che non bisogna mai giudicare dalle apparenze né chi proviene da un percorso diverso dal proprio. A volte la vita ci regala sorprese più grandi di qualsiasi previsione e i legami più forti nascono dove meno te lo aspetteresti.

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