Tre destini spezzati: Una vecchia foto, tre cuori infranti e il segreto di una madre che il tempo no…

Tre destini spezzati

Mmm, vediamo un po, qui cè senzaltro qualcosa di interessante!

Tutto era cominciato durante una normale pulizia del sabato. Martina stava rovistando tra le vecchie cose sopra larmadio mentre Lucia, sua mamma, era indaffarata in cucina a preparare il pranzo. Tra scatoloni pieni di polvere, Martina aveva trovato un vecchio album fotografico vissuto, che non aveva mai visto prima. La curiosità lebbe subito vinta si sedette in poltrona e cominciò a sfogliare le pagine.

Allinizio cerano foto di pura gioia: una giovane Lucia insieme alle amiche davanti a una fontana, una scampagnata allegra in campagna, una ragazza sorridente in un campo di margherite. Poi, a mano a mano, apparvero scatti con un uomo alto dai capelli scuri in quelle foto Lucia e il suo compagno sembravano felici, spesso abbracciati, con una tenerezza negli occhi davvero evidente. Martina osservava ogni scatto con attenzione: ecco loro due seduti a un tavolino al bar, poi a passeggio lungo il lungomare, poi ancora mentre ridono e si tengono per mano. Che storia! Chi sarà questuomo affascinante? E perché guardava la mamma così innamorato?

Spinta dalla curiosità, Martina portò lalbum in cucina. Lucia stava proprio tirando fuori dal forno la crostata laria era tutta un profumo di vaniglia e zucchero.

Mamma, cominciò Martina, stringendo lalbum tra le mani, chi è questuomo nelle foto? Non lho mai visto.

Lucia si girò di scatto e Martina si accorse che per un attimo le tremarono le dita sulla presina. Ma subito la mamma sorrise e appoggiò la teglia sul tavolo.

Ah, quello è Emanuele, rispose, cercando di sembrare distratta, ma Martina avvertì una leggera tensione nella sua voce. Stavamo insieme tempo fa, molto prima che conoscessi tuo padre.

E perché non ne hai mai parlato? ribatté Martina, avvicinandosi allalbum. Sembravate così felici! Cosa è successo? Perché vi siete lasciati?

Lucia si asciugò le mani sul grembiule, esitò un attimo. Si portò alla finestra, guardando verso il cortile dove giocavano i figli dei vicini. Era un argomento che avrebbe evitato volentieri, ma Martina non avrebbe mollato!

È stata una storia complicata, piccola mia, alla fine disse, girandosi verso di lei. Ci amavamo, ma non siamo riusciti a restare insieme. Tutto per colpa mia, stavolta. Sì, la colpa della fine è stata solo mia.

Martina si sedette accanto, tenendo lo sguardo fisso su sua madre. Vedeva quanto dolore le causavano quelle foto, e già si pentiva di averla spinta a parlare. Ma la curiosità era più forte della prudenza, ormai!

Raccontami tutto, sussurrò. Ti prego, voglio capire. Fin da piccola vedo che tra te e papà cè una tensione strana. Non cè mai stato amore tra voi! Tante volte mi sono chiesta perché? Se non lo sopportavi, coshai scelto lui anziché Emanuele? Non dirmi che papà ti abbia mai conquistata freddo, ossessivo, geloso allinverosimile. Non credo sia mai stato diverso. Perché allora, mamma?

Lucia si irrigidì di colpo, le mani che tenevano la tazza tremarono lievemente. Poi la posò piano, come se avesse paura di romperla, fissando la tovaglia. Infine, prese un bel respiro e rispose:

Non è una domanda facile, ammise con amarezza. Di amore per tuo padre non ce nè mai stato nemmeno lombra. Se vuoi saperlo, quasi lo disprezzavo.

Martina trasalì. Un po se limmaginava, ma sentirlo dire così, a voce alta dalla propria madre, le diede un nodo alla gola. Cercò di non lasciar trasparire lagitazione.

Eh allora sono ancora più confusa, esclamò, alzando appena la voce. Ti hanno costretta? Ti hanno obbligata i nonni?

Un sorriso amaro, veloce come un lampo, attraversò il volto di Lucia.

Al contrario. Loro erano assolutamente contrari, rispose sottovoce. La mamma non si dava pace: perché mi stavo affrettando a fidanzarmi con uno che non avevo mai guardato con interesse? Mi diceva di lasciar perdere, specie perché allepoca Emanuele mi corteggiava. E te lo dico, era un partito niente male.

Lucia si passò le dita sul bordo della tazzina, come a ritrovare le parole. Non era facile tirare fuori certi ricordi per sua figlia, ma forse quella giornata glielo imponeva. Forse erano state proprio quelle foto a risvegliare certe verità.

Vedi, amore, ho un difetto tremendo: non sopporto quando mi impongono le cose, riprese, cercando termini precisi. Se qualcuno mi mette alle strette, reagisco di traverso. Anche se so che la pago cara. I miei lo sapevano bene, per quello mi hanno sempre lasciato libera. Ma luomo che amavo, quello non lha capito o non ha voluto capire.

Di colpo si perse a fissare fuori, dove iniziavano a scendere i primi fiocchi di neve. Il tarlo di quellerrore la tormentava ancora: se non si fosse scaldata dimpulso, se avesse chiesto tempo per pensare ma in quel momento sentì il bisogno di dimostrare che la sua vita la decideva lei, anche al prezzo della propria felicità.

In un unico gesto aveva rovinato il proprio destino, quello delluomo che amava, e quello del poveraccio che le sarebbe diventato marito. Quel matrimonio era spacciato fin dallinizio, lo sapevano tutti. Lucia lo sapeva in cuor suo, anche da giovane. Ma cera di mezzo il suo maledetto orgoglio

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Lucia sedeva al tavolo della cucina, il mento poggiato su una mano, con lo sguardo tutto per Emanuele. Lo vedevi muoversi ai fornelli con tale grazia e naturalezza che sembrava quasi uno chef del miglior ristorante di Roma. Il coltello balzava tra le sue mani, le verdure venivano tagliate in dadini perfetti, e nellaria si sprigionava ogni volta un profumo più buono dellultimo.

Più di una volta Lucia aveva provato ad alzarsi per aiutarlo era cresciuta così, con lidea che la cucina fosse roba da donne. Ma ogni volta, appena apriva bocca, Emanuele la fermava dolce ma deciso: Lasciami fare, dai. Qui comando io. Goditi lo spettacolo.

Così Lucia restava lì sullo sgabello, rapita, vedendo come anche dagli ingredienti più semplici Emanuele sapeva tirare fuori magie. In quella cucina, lartista era solo lui. Non cucinava: creava, con tutta lanima.

Ho la famiglia che vive di ristorazione, aveva detto ridendo, vedendo lo stupore di Lucia. Potevo non imparare, con una mamma chef? Ero sempre tra i fornelli. E ti dirò, ero anche un ottimo allievo! Aspetta e vedrai, questa roba ti farà chiedere il bis!

Gli ridevano anche gli occhi, e quella soddisfazione lo rendeva ancora più adorabile.

Dopo mezzora, Lucia aveva davanti solo un piatto vuoto. Cercava a fatica di non leccare la forchetta: era stato tutto semplicemente squisito! Un tripudio di sapori intensi, nuovi, armonici: ogni ingrediente si sentiva eppure si armonizzava in qualcosa di unico.

Lucia si abbandonò allo schienale, sospirando e fissando Emanuele con la più limpida ammirazione.

È stato incredibile, davvero, ammise, la voce tremante dallentusiasmo. Non ho mai mangiato niente del genere. Sei un mago! Come fai a trasformare delle semplici verdure in una poesia?

Emanuele sorrise, evidente felice della sua reazione. Si portò al tavolo, sedette davanti a lei, guardando compiaciuto il piatto vuoto.

Basta amare quello che si fa, e mettere un pizzico di fantasia, rispose con filosofia. E usare ingredienti freschi. Ma la tua soddisfazione vale più di qualsiasi paga. E vedrai, appena apriremo il nuovo ristorante ti porto lì: lì capirai cosè la vera magia!

Lucia rise, gli occhi luminosi. Si allungò verso la tazza di caffè, sorseggiando il profumo intenso. Il loro piccolo angolo sembrava ancora più caldo e accogliente.

Lo prendo per promesso! replicò allegra. Stupendo! E pensi di prendere tu le redini del ristorante della famiglia?

Emanuele restò un attimo pensieroso, poi scosse la testa con decisione.

Ho progetti più ambiziosi! Vogliamo aprire un locale a due passi da Firenze, in una zona di villeggiatura. Il posto cè già, stanno facendo i lavori. Io gestirò tutto, e vedrai che diventerà il locale più gettonato della zona!

Parlava con tale entusiasmo che Lucia si fece trasportare dai suoi sogni: sale spaziosi, vetrate enormi, clienti soddisfatti, atmosfera elegante ma calda. Eppure, finito il racconto, in lei riaffiorò unondata di inquietudine.

Quindi te ne andrai via? chiese, la voce incerta mentre giochicchiava con lanello doro: era stato il regalo di fidanzamento di Emanuele. Il metallo era freddo, ma il gesto non bastava a rassicurarla. E io? Tu pensi di lasciarmi qui?

In quel momento Emanuele si bloccò, spaesato da quella domanda. Ma come poteva pensarlo? Lei sapeva che lamava, avrebbe fatto di tutto per lei! Tutto quel progetto era solo per garantirle una bella vita insieme!

Ma che dici! protestò deciso. Io voglio che tu venga con me! Lappartamento è già pronto, in una zona tranquilla. Ci sposiamo lì, tra le colline è uno spettacolo E per luniversità non preoccuparti, ti aiuto io con il trasferimento, e lì gli studi sono pure meglio!

Parlava in fretta, come temesse che Lucia lo interrompesse prima di finire. Era palese che per lui andava tutto alla grande e che lei si sarebbe dovuta entusiasmare. E come dargli torto? Unoccasione simile capita una volta nella vita!

Lucia ascoltava, ma dentro bolliva. In teoria era la svolta della loro vita: città più grande, università blasonata, tutto nuovo Eppure qualcosa la bloccava dal dire di sì.

Quindi hai già deciso tutto tu senza chiedermi nulla? Il mio parere conta zero? disse piano, con la voce tagliente. Pensi che io molli tutto e ti segua come niente fosse? Lascio i miei, le amiche, la mia città?

Tacque, fissando il cielo oltre la finestra. Nella testa le passavano immagini in sequenza: salutare la famiglia, spiegare alle amiche che parte, rinunciare alle abitudini per gettarsi nellignoto.

Alla fine Emanuele trovò le parole. Si chinò in avanti, le mani sul tavolo, guardandola dritta negli occhi.

Lucia, non volevo sembrare uno che decide per te! Ti stavo solo raccontando il progetto, volevo farti sognare col futuro nostro! Pensavo che ti avrebbe reso felice.

La sua confusione cresceva. Non capiva perché Lucia fosse così offesa dalla proposta. Per lui era una notizia stupenda! Un modo per dimostrare che pensava al bene di entrambi.

Felice? Felice cosa! sbottò lei, con lo sguardo di fuoco. Tu hai pianificato tutto senza pensare a cosa voglio io! Decidi tu per me e poi magari mi dici pure come vivere? Non esiste!

Dai, piccola, cosa dici? ribatté lui, alzando un po la voce. Io pensavo che ti avrebbe fatto piacere! Chi non vorrebbe trasferirsi in un posto da sogno, in mezzo alle colline toscane? Te ne innamorerai! È il paradiso!

Visualizzava ogni dettaglio: le stradine, la brezza, loro due nella casa nuova con vista sulle vigne. Talmente convinto che Lucia lo avrebbe seguito nella sua felicità.

Ma Lucia non ascoltava più. Dentro senteva crescere una ribellione: non contro la Toscana, ma contro il fatto di essere stata esclusa dalla scelta. Si alzò di scatto, urtò il bordo del tavolo. Il caffè rovesciò sulla tovaglia immacolata, lasciando una macchia scura.

Poco importa se là è bello o se la vita sarebbe facile! Hai deciso tutto da solo! gridò, in preda ad un misto di rabbia e paura. Io so scegliere da sola! Nessuno mi dirà mai dove vivere, cosa studiare, cosa fare!

Era la sua voce a tremare, ora. Stava lì, punteggiata dorgoglio. In quel momento non contavano più i progetti: voleva solo il diritto di scegliere.

Lucia Emanuele fece un passo verso di lei per abbracciarla, provando a smorzare il colpo. Ti prego, ragioniamo

Ma Lucia era già in preda ai suoi pensieri. Le lacrime agli occhi non glielo avrebbero fatto vedere. Per lei, non era il momento di ascoltare più nessuno.

Ho già detto tutto! chiuse il discorso con voce ferma, anche se dentro si sentiva a pezzi.

Con gesto brusco si tolse lanello dal dito il ricordo della promessa di Emanuele. Per un attimo lo strinse in pugno, poi lo lasciò volare contro la parete. Il metallo batté rumoroso sulle mattonelle, rotolando sul pavimento

A casa, chiusa tra le sue mura preferite, Lucia riuscì un po a calmarsi. Chiuse gli occhi, respirò profondamente per frenare il tremolio delle mani. Lentamente la testa le si svuotò, sostituita solo dalla consapevolezza che aveva appena combinato una sciocchezza enorme. Unenorme, la più grande. Perché Emanuele non voleva ferirla: voleva solo progettare insieme una vita migliore. E aveva ragione, quello era davvero un colpo di fortuna, unoccasione preziosa! Perché allora aveva mandato tutto allaria?

Ma appena tornava col pensiero a quella discussione, dentro ricominciava a ribollire di rabbia. Il solo pensiero che qualcuno potesse scegliere al posto suo era una supplizio. Se già inizia così, poi? si chiedeva. Mi condurrà pure la vita, deciderà chi vedere, dove lavorare? Era un incubo nitido, e Lucia non ce la faceva a tollerarlo. Meglio soffrire subito che vivere anni con la sensazione di essere in trappola. Prima o poi il dolore sarebbe passato; la libertà però, quella non la barattava.

Passarono mesi, e Lucia, ancora alle prese col dolore, si ritrovò quasi per caso con Andrea. Lui da tempo le faceva la corte sempre in punta di piedi, mai troppo. Saputo della rottura con Emanuele, si fece più intraprendente. Si vedeva che per Andrea era una sorta di riscatto: per lui, battere un rivale forte come Emanuele era quasi una missione. Lucia si sentiva sola, fragile, e la proposta di Andrea le parve loccasione di voltare pagina, di dimostrare a se stessa e agli altri che il suo cuore, in fondo, era capace di andare avanti

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Ed è così che ho sposato quasi il primo che passava, disse Lucia sottovoce, guardando le vene del tavolo in legno. Tuo padre non aveva davvero idea di che cosa sarebbe stato il matrimonio, di che cosa ci aspettasse insieme, concluse mesta. Dopo appena un anno era già chiaro: dietro quella facciata gentile cera una persona ostinata, a volte pure dura, incapace di cedere. E infatti, dopo sette anni, ci siamo separati: era impossibile continuare.

La figlia ascoltava in silenzio. Negli occhi aveva compassione, ma anche il desiderio di capire fino in fondo.

E perché dici che la tua scelta ha rovinato tre vite? chiese con delicatezza. Emanuele non ti ha mai dimenticata?

Non lo so se mi ha davvero dimenticata, ammise Lucia bassa. Ma lho visto soffrire. Abbiamo sofferto entrambi. E anche Andrea Lui pensava che il matrimonio avrebbe sistemato tutto, ma alla fine ha trovato solo amarezza. In tre, ognuno a modo proprio, abbiamo perso la felicità che avremmo potuto avere.

Lucia pesava ogni parola, il tono era quello pacato e leggermente affaticato di chi ormai accetta la vita per come è andata.

Emanuele ora ha una catena di ristoranti, continuò, guardando le ombre della sera oltre i vetri. È diventato un imprenditore rispettato, ma di quel ragazzo solare e delicato è rimasto poco: adesso è riservato, esigente, forse anche troppo. Sicuramente nel lavoro gli serve. Ma nella vita nella vita non so se lo aiuta davvero.

Fece una piccola pausa, come per ripassare in mente le poche, rarissime occasioni in cui aveva ancora rivisto Emanuele: alto, distinto, una piega severa sulle labbra e uno sguardo freddo ormai un altro uomo rispetto al ragazzo che aveva conquistato il suo cuore.

Si è sposato due volte, proseguì Lucia, ma nessun matrimonio è durato più di un anno. Tutto il suo amore oggi lo riversa solo sul figlio. Con lui è diverso: paziente, presente, anche affettuoso. Ma con le donne non ci riesce più.

Lucia interruppe il discorso, poi aggiunse, quasi senza guardare Martina:

Le sue due mogli gli somigliano molto: stessa altezza, stessi capelli, fisico simile. Un suo amico una volta mi ha detto che Emanuele in fondo ama ancora me. Ma non mi sento di mettere bocca nella sua vita. Troppo tempo è passato

Martina taceva, ma dentro sentiva che il tutto avrebbe potuto avere un altro corso, uno molto più felice. Sua madre, così intelligente e forte, capace di sentimenti immensi, avrebbe potuto essere davvero felice, e rendere felice anche Emanuele che, a giudicare da tutto, non laveva mai scordata.

Ma Martina capiva: Lucia non avrebbe mai fatto il primo passo. Quel carattere ostinato, lo stesso che aveva scatenato la rottura, le impediva anche ora di ammettere un errore davanti agli altri. Anche se dentro di sé sapeva daver sbagliato, non si sarebbe mai lasciata andare a unammissione pubblica. Non per cattiveria, ma perché non era fatta così: per lei, sarebbe stata una sconfitta, e non lo avrebbe mai permesso.

Lucia stiracchiò appena le spalle, come a liberarsi di un peso, e guardò la figlia.

Però sai una cosa? disse con un tono più leggero. Non mi sento di rimpiangere tutto. Certo, fa male, tante cose sono andate storte. Ma ho vissuto la mia vita, e ho te, che sei il mio tesoro più grande.

Fuori era ormai buio. Una lampada accesa in soggiorno abbracciava tutto di una luce calda, quel senso di casa che per Martina era la felicità. Si avvicinò, abbracciò la mamma. Lucia rimase ferma un attimo, poi le rinviò labbraccio, stringendola.

In quellistante entrambe capirono di aver lasciato il passato alle spalle. Ora restava solo il futuro, da affrontare insieme.

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