Il gatto di nonna Shura è morto nel paese: un micio leggendario, vincitore di tante battaglie amoros…

A casa della zia Assunta, nel piccolo borgo toscano, era venuto a mancare il gatto. Un gatto di tutto rispetto: sul suo conto tanti trionfi sulla popolazione felina locale, rivali messi in fuga, e topi catturati a decine. Ma ormai era diventato un vecchio micio, non cera nulla da fare. Ventanni pieni aveva passato su questa terra, senza mai un vero acciacco.

Assunta avvolse amorevolmente il suo beniamino in un candido strofinaccio, prese la vanga e si mise a camminare verso il campo dietro casa per dargli sepoltura. Suo marito, Giuseppe Bartolomei, stava trafficando nel fondo della cantina; trafelato, aggiustava qualcosa tra gli scaffali mentre borbottava sottovoce bestemmie a mezza bocca.

Assunta rese gli ultimi omaggi al suo gatto. Una volta riempita la fossa e tirato un sospiro, tornò indietro, la vanga ancora sporca di terra, portata a mezzaria. Stava passando la vicina la signora Fausta, donna di città.

Buongiorno, Alessandra mia! la salutò Fausta, e per gentilezza le chiese: Tutto bene?

Eh, cara mia… rispose Assunta con un nodo in gola. Il mio Minù ha finito di soffrire, il poverino. Il Signore se lè preso, ormai era vecchio. Ho pianto, e poi gli ho fatto la buca dietro lorto.

Fausta rimase di sasso. Solo ieri aveva visto Giuseppe Bartolomei al negozio, mentre comprava zucchero, sigarette e una bottiglietta di grappa.

Ma non è possibile! quasi gridò Fausta. Giuseppe è morto? Così, tutto dun tratto? Giusto ieri lho incontrato.

Appunto, ieri ancora saltellava allegro confermò Assunta. Era allegro, si è mangiato una scatoletta di sardine da solo. E pure ieri sera abbiamo fatto le coccole…

Gli occhi di Fausta si fecero sempre più tondi.

E stamani, si è come intristito, il mio Giuseppe, finì pian piano Assunta. Si è seduto sulla panca, ha bofonchiato qualcosa, e poi… ci ha lasciati.

Fausta si fece il segno della croce.

Guarda che robe, mormorò sgomenta. Un attimo cè, un attimo dopo non cè più. Ma la vanga a che serve, scusa?

Ma lho appena detto, ripeté Assunta pazientemente. Lho sepolto dietro lorto! Avvolto nella stoffa, gli ho messo anche un rametto per ricordarmi dovè.

Fausta era di città, certe usanze della campagna le parevano misteriose. Le sembrava incredibile che Assunta avesse seppellito così con leggerezza suo marito Giuseppe dietro casa, lasciando un segno con un ramo come se nulla fosse.

Sei proprio premurosa, Alessandra, balbettò Fausta, turbata. Ma non si dovrebbe… cioè… almeno chiamare un carabiniere, per accertare… insomma…

Per la prima volta, Assunta guardò Fausta stranita.

Ma che dici, Fausta! scoppiò a ridere. Giuseppe era un uomo robusto… ma mica si va in giro a disturbare i carabinieri per queste sciocchezze! Lo chiamiamo direttamente il procuratore della Repubblica, allora?

Fausta tacque, sconcertata. Assunta spostò la vanga sulla spalla.

Forse in città fate così, disse, conciliando. Lì siete tutti imparati: avvocati, giudici, tribunali… Noi qui si fa a modo nostro. È morto Gino? Pace allanima sua. Vanga in mano e si va. Posto dietro casa ce nè per tutti.

Eh… sussurrò Fausta. Cè proprio tanto che non so di questa campagna. Ma perché, proprio tra le ortiche lo hai sepolto? Non si poteva portarlo in un vero cimitero?

Linsistenza di Fausta iniziava ad irritare Assunta.

E dove altro dovevo andare, scusa se era spirato? ribatté seccata. In mezzo ai cristiani, al cimitero del paese? Ma dai! Da sempre li mettiamo dietro lorto.

Fausta, un po barcollante, si sedette su un ceppo. Evitava di rivolgere lo sguardo alla vanga di Assunta: la storia le faceva tremare le gambe.

Eh, ne hai visti passare tanti, mi sa, disse piano, oltre a Giuseppe, chi hai seppellito lì dietro?

Eccome se ne ho avuti, rimuginò Assunta. Prima di Giuseppe cera Peppe, un tenerone, però in fondo una canaglia. La notte si intrufolava sotto le coperte, e la mattina la lenzuola era tutta bagnata. Quante ne ha prese! E ancora prima Martino quello sì che era docile e affettuoso, ma anche lui, quando è toccata, se nè andato. Ne ho cambiati parecchi, sai.

E con un colpo secco, Assunta piantò la vanga nella terra, come a segnare la fine del discorso.

Ora sono tutti in fila dietro lorto! Giuseppe, Peppe, Martino belli miei. Ma non mi preoccupo, la mia Antonietta mi ha promesso che a giorni ne trova uno giovane per me. Tanto, non mi mancheranno mai!

Chi sa cosa passò per la mente di Fausta in quel momento, perché proprio allora, alle sue spalle, ricomparve Giuseppe Bartolomei sporco di terra, infuriato come una bestia.

Vuoi che muoia, pazza vecchia?! urlò alla moglie. Là sotto mhai sepolto vivo, urlavo come un matto Cho messo una vita a tirarmi fuori, e tu qui a chiacchierare!

Strappò di mano la vanga ad Assunta e borbottò:

Dammi qua, che devo scavare gli stivali e pure la bottiglietta è rimasta là sotto!

A quel punto Fausta scivolò giù dal ceppo e perse i sensi. E così, la bottiglietta recuperata dalla cantina tornò molto utile.

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