Zia Vittoria, mi dai una mano con la matematica, per favore? chiede sottovoce Riccardo, guardando con speranza lamica del papà. Domani cè il compito in classe, e papà torna tardi dal lavoro.
Non ho tempo, piccolo, risponde senza alzare lo sguardo dal portatile la donna. Tra due settimane mi sposo e cè ancora un sacco di cose da preparare. Lo vuoi anche tu un matrimonio perfetto fra me e tuo padre, no?
Certo, mormora smarrito il bambino, e se ne va sconsolato in camera. Riccardo non sopporta affatto Vittoria, ma suo padre è felice, e solo per questo cerca di sopportarla.
La mamma di Riccardo è gravemente malata e non può più occuparsi di lui.
Un bambino di otto anni non dovrebbe vedere la sofferenza della propria madre!
Con queste parole, Giorgio, il papà di Riccardo, lo porta a vivere con sé. La sua futura moglie non è certo entusiasta della situazione, ma tace. Litigare con lui a pochi giorni dal matrimonio non le sembra affatto saggio.
Vittoria fa finta di essere dolce e comprensiva, si mostra molto dispiaciuta per il bambino. Ma solo davanti a Giorgio. Quando lui esce per andare a lavorare, per Riccardo non esiste più. Un figlio non suo, per lei, è solo un peso.
Pochi giorni prima delle nozze, il computer di Giorgio si rompe e lui è costretto a usare il portatile di Vittoria. Doveva solo spedire una mail importante, ma per sbaglio apre la cronologia.
Il suo volto si fa ogni secondo più cupo. Poi richiude il portatile con un colpo secco e va in soggiorno dove la quasi-sposa guarda la TV.
Che sono queste follie di mandare mio figlio in collegio? chiede Giorgio, cercando di trattenere la rabbia.
Di che parli? ribatte Vittoria aggrottando la fronte. Hai detto che mandavi solo una mail! Invece hai ficcato il naso ovunque, vergognati!
Rispondi alla mia domanda, replica lui inchiodandola con lo sguardo. Chi ti ha dato il diritto di decidere sulla vita di mio figlio?
Appunto, è tuo figlio! sbotta lei lanciando il telecomando sul divano. Noi avremo i nostri figli, Riccardo sarà solo d’intralcio. A scuola non va bene, prende appena il sei. Che esempio sarebbe?
Ha uno shock addosso! La mamma è in fin di vita! È stato strappato dal suo mondo! Sta soffrendo tantissimo e tu, invece di aiutarlo, pensavi solo a liberartene! Giorgio urla, senza più controllo. Per fortuna Riccardo in quel momento è a scuola.
Non gridare! protesta Vittoria. Io non sono obbligata a crescere tuo figlio. Ha una nonna, che lo prenda lei, se la mia soluzione non ti va.
E quando pensavi di parlarmi del tuo piano geniale? Giorgio la incalza, ancora furioso. Dopo il matrimonio? O tra un mese?
Tra pochi giorni, ammette Vittoria con assoluta indifferenza. Tanto ho già parlato con un’amica allassistenza sociale, ci aiuta a fare i documenti. Riccardo starà meglio lì.
Mettiti bene in testa una cosa, ora Giorgio è freddo, non tradirò mai mio figlio. Lo amo sopra ogni cosa.
E io allora? scatta lei impazzita. Non ti interessa niente di me? Non mi ami? Lo dico chiaro: non voglio tuo figlio in casa dopo il matrimonio. Scegli. O lui, o io.
Lui. La risposta di Giorgio non lascia spazio a dubbi. Donne se ne trovano, un figlio ne ho uno solo.
Donne! Bah! Ma chi credi di trovare, scusa? Vittoria rantola di rabbia, è stravolta. Pensi esista qualcuna che riuscirà mai ad amare tuo figlio? Svegliati! Nessuno vuole figli non suoi!
Hai unora per raccogliere le tue cose e lasciare questa casa. Prendi pure i regali, non mi importa, Giorgio afferra il giubbotto e, sulla porta, dice piano: Non voglio più vederti. Se pensavi che fossi pazzo di te, ti sbagliavi. Cercavo solo una mamma per Riccardo, tutto qui.
Giorgio, e il matrimonio? balbetta lei ora spaesata. Era certa che luomo si sarebbe scusato, che avrebbe ceduto, invece la sta buttando fuori!
Non hai ancora capito? replica lui, incredulo. Il matrimonio non si fa. Ho scelto, e non sei tu. Prepara le valigie. Se torno e sei ancora qui, non sarò gentile.
La porta sbatte lasciando Vittoria sola in casa. Si lascia cadere spossata sul divano, non sa che fare. Quel posto lo sentiva già suo, non vuole andarsene.
Suona il campanello. Vittoria quasi spera sia Giorgio che torna indietro, ricomponendosi va ad aprire con un sorriso forzato. Ma davanti, solo un corriere.
Pacco per lei! dice allegro il ragazzo in uniforme, mi firma qui?
Lei, furiosa, quasi spezza la penna mentre firma. Il ragazzo la guarda stranito e si allontana in fretta appena preso il modulo.
Dentro la scatola, brilla crudele labito da sposa. Carissimo. Vittoria lo scaglia per terra e, presa da uno scatto isterico, ci cammina sopra rovinandolo, trasformandolo in uno straccio inutile.
Afferra il telefono digitando il numero dellamica e intanto trascina la valigia fuori dal ripostiglio.
Che succede? borbotta la voce assonnata dallaltro capo. Non dormi tu, e non fai dormire nemmeno me. È solo nervosismo da matrimonio, eh?
Il matrimonio non si fa più! sibila Vittoria attivando il vivavoce. Sto facendo le valigie. Vieni a prendermi?
Che hai combinato? laltra ora è seria. Ti ha fatto del male?
Ah, eccome se mi ha ferita! grida Vittoria raccontando tutto il litigio. La voce amica non risponde. Che cè, ti sei addormentata?
Ma davvero volevi liberarti del bambino?
Certo, che me ne facevo? sbuffa lei. Mi sarei fatta una famiglia mia.
Sai, dopo un silenzio, l’amica risponde non ti riconosco più. Non pensavo fossi capace di questo.
Ma che mi importa di cosa pensi, sbotta Vittoria cercando di chiudere la valigia. Vieni o no?
No, replica secca la voce. Chiama qualcun altro.
Peggio per te mi chiamo un taxi.
***********************************************
Giorgio va a prendere Riccardo a scuola e insieme vanno al parco a dar da mangiare ai piccioni. Il bambino è felice di avere il papà tutto per sé, ma chiede:
Non devi aiutare la zia Vittoria per il matrimonio? e poi tace, tema che la risposta cambi i suoi piani. Ora papà dirà di sì, e dovranno tornare a casa
No, risponde Giorgio, lasciando il figlio a bocca aperta. Il matrimonio non si fa più. Non sei troppo dispiaciuto se Vittoria non vivrà più con noi? domanda, turbato. Mandando via la promessa sposa, non aveva pensato a come lavrebbe presa il figlio.
Non mi dispiace affatto, dice Riccardo con gli occhi luminosi di gioia. Anzi. Non mi piaceva per niente. A lei non interessavo.
Fa niente, lo stringe forte Giorgio. Per ora staremo solo noi due. E poi sono sicuro che arriverà una donna capace di voler bene a te, come fossi suo figlioRiccardo si volta verso il lago, lancia una briciola ai piccioni e poi guarda il padre con una timida speranza.
Papà pensi che la mamma si arrabbierà se veniamo a trovarla insieme, domani?
Giorgio sorride e annuisce con gli occhi lucidi.
La renderemo felice. Sei la cosa più importante che ho. E sai una cosa? Anche io e te possiamo essere una famiglia, solo noi. Possiamo aiutarci a vicenda.
Riccardo si stringe al padre, sentendo finalmente il cuore più leggero.
Mi aiuterai con la matematica? chiede piano.
Il padre ride, un suono che a Riccardo mancava da troppo tempo.
Studieremo insieme. E prometto che, anche nelle cose difficili, io non mi arrendo mai soprattutto con te.
Nel sole dorato del pomeriggio, Riccardo sente di nuovo di avere un posto nel mondo. Abbracciato a suo padre, osserva i piccioni volare liberi sul cielo di giugno: in quel momento, capisce che a volte la famiglia è proprio questo una promessa silenziosa di esserci, sempre, uno per laltro.




