Ciao cara, ascoltami un attimo, voglio raccontarti di quello che è successo a Vera
Vera non staccava gli occhi dal cartellone Sala Operativa. Le lettere si mescolavano nella vista, lattesa era da ore e il cuore le martellava forte. Stringeva tra le mani il suo piccolo trattore rosso di plastica, il giocattolo preferito di Luca, il suo figlioletto di quattro anni, regalo del papà. Allinizio Luca aveva chiesto un trattore blu come quello dei cartoni, ma col tempo quel rosso è diventato il suo tesoro.
Poi, finalmente, dietro il vetro appannato è comparso il profilo di un uomo. Le porte si sono spalancate e un medico stanco è apparso nel corridoio. Vera è balzata su e gli ha chiesto:
Dottore, comè andata? Che stato ha Luca?
Il dottore, con la maschera ormai abbassata, ha abbassato la testa e ha risposto col tono più colpevole:
Signora Vera, mi dispiace Abbiamo fatto tutto quello che potevamo
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Vera è rimasta a letto al fianco del piccolo, rannicchiata come una palla. Il cuscino ancora tratteneva il profumo di Luca. Sullo specchio di fronte cera ancora limpronta della sua manina impolverata di biscotti. Che fortuna che non laveva pulito, perché adesso non lo farà più. Il suo piccolo non potrà più appoggiare la testa stanca sul cuscino. Una lacrima salata è scivolata sulla guancia di Vera. Il dolore ha bruciato il suo cuore, un cuore sano che a Luca è mancato. Il fratello maggiore, Matteo, è cresciuto bene, ha diciotto anni, studia alluniversità di Bologna e sta quasi diventando indipendente. Luca
Quella gioia tardiva si è trasformata in un dolore immenso. Gli esami avevano mostrato tutto a posto, ma appena è nato, gli è stato scoperto un difetto cardiaco complesso. Durante lintervento di correzione qualcosa è andato storto e ora Luca non cè più.
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Vera ha chiuso gli occhi, sopraffatta dal sonno agitato. E come in tutti gli ultimi giorni, si è ritrovata in un prato assolato, ricco di fiori profumati di mille forme e colori. Lontano, in piedi, cera Luca, con il suo sorriso immutabile, indossava la sua maglietta con i macchinini. Tra le mani teneva un grande mazzo di margherite.
Luca! Tesoro! ha esclamato Vera, ma Luca sembrava non sentirla, a giocare distratto con i petali.
Vera ha corso sul prato, le braccia aperte per abbracciarlo. Ma per quanto corrasse, Luca non si avvicinava; anzi, si allontanava sempre di più. Ha gridato disperata, ha allungato le mani, ma non riusciva a raggiungerlo. Allimprovviso Luca ha alzato gli occhietti verso di lei, ha sorriso e si è dissolto nellaria, mentre una nuvola di petali di margherita scendeva lentamente a terra.
Vera è arrivata dove erano caduti i petali e ha guardato il terreno: una stradina scritta con fiori bianchi, ordinati, su un verde di erba.
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Una sveglia ha interrotto il sogno: era una chiamata sul cellulare. Lo schermo mostrava il nome Matteo.
Sì, tesoro? ha risposto Vera con la voce rauca.
Mamma, arrivo oggi, prepara qualcosa per me! ha risposto Matteo.
Vera ha sorriso forzatamente. Sono già passati quasi tre mesi da quando Luca non cè più, ma cè ancora Matteo. È ora di rimettersi in piedi e andare avanti.
Certo, figlio mio, che vuoi? Frittelle? le è venuto in mente.
Sarebbe fantastico, mamma! Sto quasi arrivando in autobus! ha detto Matteo.
Matteo cercava di venire ogni fine settimana, per distrarre i genitori. Sentiva anche lui il dolore dentro, pensando al fratellino. Ma la vita continua e la famiglia deve affrontare il lutto insieme.
Vera si è alzata a stento e si è diretta verso la cucina. Ha aperto il frigo, ha frugato sugli scaffali e ha scoperto che non cera più latte. Il marito Vittorio stava al tavolo a armeggiare con qualche circuito sul laptop. Lha guardata e ha chiesto:
Hai bisogno di qualcosa? Vuoi andare al supermercato?
Matteo ha chiamato, sta arrivando, vuole delle frittelle ha risposto Vera con calma Il latte è finito, ma vado io a prendere quello che serve, così mi sgranchisco un po.
Vittorio ha alzato gli occhiali, sorpreso: Stia meglio, poco a poco.
Vera si è vestita con calma e ha uscito. Un leggero vento primaverile le accarezzava il viso, gli uccellini cantavano, i rami degli alberi si tingevano di un verde saladino, pronti a rifiorire. Ah, se Luca avesse potuto vedere questaltra primavera! si è detta, scrollandosi di dosso i pensieri cupi, e ha iniziato a camminare verso il negozio.
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Al banco ha preso latte, le caramelle preferite di Matteo, pane e pollo. Improvvisamente, dal corridoio accanto, è scoppiata una risata familiare. Il cuore di Vera si è stretto: era proprio la risata di Luca. È corsa verso la fonte, ma ha visto solo una piccola statuina nascosta dietro gli scaffali. Pur sapendo che non poteva essere reale, ha seguito quel piccolo fantoccio, urtando una insegna di promozione. Lha sollevata e, sul cartellone bianco, in rosso, brillava lindirizzo che aveva visto nel sogno.
Luca, cosa vuoi dirmi? ha sussurrato Vera.
Tornata a casa, Vera ha capito che quel segnale non era casuale. Luca voleva dirle qualcosa, ma cosa? Dovrà cercare quellindirizzo online, ma non oggi. Oggi arriva il suo unico figlio, deve accoglierlo al meglio e tenere sotto controllo le emozioni.
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La serata è passata più calda del solito; Vera è riuscita persino a sorridere ascoltando le storie universitarie di Matteo. Matteo mangiava con gusto le frittelle fatte in casa, e Vera e Vittorio lo guardavano con tenerezza: era il loro piccolo sovrano ora. Dopo cena tutti si sono ritirati nelle proprie stanze, la notte ha preso il suo posto.
Stremata, Vera si è addormentata subito. A mezzanotte è stata svegliata da un canto flebile provenire dal bagno. Il cuore le è balzato, il respiro si è fermato: riconosceva la voce di Luca, cantava la sua canzoncina preferita del cartone del trattore blu.
Vera ha inghiottito a fatica, si è alzata in punta di piedi, ha camminato silenziosa verso il bagno, aprendo la porta con il massimo silenzio. Ma dentro non cera nessuno, solo il vuoto. Le lacrime le sono scivolate sulle guance.
Che stronzata, pensare che Luca fosse lì! si è arrabbiata con se stessa.
Ha acceso lacqua, si è lavata, ha guardato il suo riflesso: il viso pallido, le occhiaie, i lividi del pianto. Con rabbia ha sfregato il sapone sullo specchio, senza sapere perché, e le bolle hanno iniziato a formare delle lettere, quasi a scrivere lindirizzo. Un brivido le è attraversato la schiena, ed è udì una vocina infantile:
Ti aspetto, mamma
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Che fai ancora sveglio? ha chiesto Vittorio, alzandosi dal letto, illuminato dallo schermo del portatile.
Vera, con il laptop sulle ginocchia, fissava lo schermo.
Vittorio, vieni qui Se anche tu senti ciò che sento, non è solo nella mia testa.
Vittorio è sceso a pochi passi, il cuore ha cominciato a battere più forte, e il suo sguardo ha incontrato una foto di un bimbo di quattro anni.
Egor, 4 anni recitava letichetta: un bambino orfano di un incidente tre anni fa, cresciuto con la nonna, ora in un istituto.
Questindirizzo mi perseguita da giorni, ha spiegato Vera, è un messaggio di Luca.
Ha raccontato a Vittorio del sogno, del negozio, del bagno. Dopo un attimo di riflessione, lui ha deciso:
Andiamo subito
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La direttrice dellistituto, la signora Caterina, li ha accompagnati lungo un lungo corridoio luminoso, guardandosi alle spalle per spiegare:
Quando Egor è arrivato da noi, pensavamo fosse per poco tempo. È un ragazzo vivace, ma è stato rifiutato da diverse famiglie. Non vuole aprirsi, ma da qualche mese ha un amico immaginario, lo chiama Luca. E dice che un giorno mamma e papà verranno a prenderlo.
Vera e Vittorio si sono scambiati uno sguardo: il loro figlio defunto voleva aiutare un altro bambino?
Guardate, fatevi unidea, forse potete scaldare il suo cuore ha concluso Caterina aprendo la porta della ludoteca.
Egor era lì, piccolo e snello, circondato da altri bambini, costruiva una torre di mattoncini cantando la canzone di Luca. Improvvisamente ha lasciato cadere i mattoncini, si è alzato di corsa e ha gridato:
Mamma! Papà! Lo sapevo che sareste venuti!
***
Caterina ha accelerato le pratiche per ladozione. Quando ha saputo della perdita di Luca, è stata ancora più commossa. Un mese dopo, Vera, Vittorio e Matteo sono venuti a prendere Egor. Prima di uscire, Egor ha estratto la mano di Vera e ha detto:
Mamma, aspetta! ha guardato verso il fondo del corridoio, Lì cè Luca, vuole dirci addio!
Il cuore di Vera si è stringato di nuovo, ma stavolta era una tristezza dolce, con la consapevolezza che nulla si può cambiare, ma la vita deve andare avanti. Ora dipende da lei la nuova vita di Egor, che ha aperto il suo cuore fragile a loro. Non dimenticherà mai Luca, lo amerà sempre, ma ora ha un altro piccolo da proteggere.
Egor è corso verso la finestra, lha guardata per un attimo, poi è tornato da mamma, papà e fratello maggiore. Dalla finestra, un bianco colombo è spuntato dal cielo grigio, si è librato sopra ledificio, ha girato intorno a loro, e poi è volato verso le nuvole, svanendo allorizzonte.





