Diario personale, giugno
Mia figlia Francesca si è sposata con un tedesco, Klaus. Ho vissuto con loro per due anni a Milano, aiutandoli con mio nipotino e gestendo la casa. Loro lavoravano entrambi nella stessa azienda e rientravano la sera stanchi, così mi occupavo di tutto il resto. Speravo di poter restare con loro a lungo, magari per sempre, ma presto mi sono resa conto che avevo solo alimentato vane speranze.
Un giorno Klaus mi ha detto, con molta cortesia ma anche molta fermezza, che ormai non avevano più bisogno di aiuto e mi ha chiesto di lasciare l’appartamento. È stato doloroso. Nel giro di un mese ero già tornata nel mio piccolo appartamento a Torino. Credevo che almeno lì avrei potuto trovare un po di pace, ma mi sbagliavo.
Mentre ero via da Francesca, mio figlio Marco aveva divorziato dalla sua prima moglie, lasciando la loro casa. Senza consultarmi neanche per un istante, si è trasferito da me con la sua nuova compagna, Giulia, che per giunta è in dolce attesa. Non gli è mai passato per la mente di chiedere se fossi daccordo. Come madre, non avrei mai buttato fuori mio figlio, tantomeno con una giovane incinta. Ma vivere in tre, e presto in quattro, in un bilocale piccolo e vecchio, mi sembra un incubo.
A dire la verità, né io né Marco abbiamo abbastanza soldi per affittare una casa a parte. Lo stipendio non basta mai, e la pensione è poca cosa. Ho chiamato Francesca, raccontandole tutto con la speranza che lei potesse offrirmi una soluzione, o almeno una parola di comprensione. Niente. Nessuna chiamata di ritorno da parte loro. Che tristezza. Ma alla fine loro vivono già una vita tutta loro, con valori diversi dai miei.
Capisco anche Marco: certo non si aspettava che tornassi. Ora io dormo su una vecchia poltrona-letto in cucina, mentre durante il giorno cerco di stare fuori casa il più possibile. Faccio la spesa, passo a salutare le colleghe del vecchio ufficio e mi perdo in chiacchiere al mercato con le signore del quartiere. Con Marco parlo normalmente, senza litigi o discussioni, ma Giulia nemmeno mi rivolge la parola. È chiaro che non vede di buon occhio la mia presenza in casa. Mi sento quasi una straniera tra le mie quattro mura.
Mai avrei immaginato che a sessantanni mi sarei ritrovata inutile, quasi invisibile, e che in casa mia cominciasse a comandare unaltra donna. Marco si preoccupa solo di Giulia e della creatura che sta per nascere; delle questioni pratiche non sembra importargli affatto.
Sto cercando qualcosa come lavoro part-time per racimolare qualche euro in più. I genitori di Giulia vivono in campagna, vicino ad Asti. Mi domando se abbia senso chiedere a Giulia di trasferirsi da loro per un po. Ma poi… Marco riuscirebbe a trovare lavoro lì? Non credo. Sento di essere bloccata, indecisa ad ogni passo.
Non so più cosa fare. Sono stanca e confusa. Scrivere queste righe mi fa sentire meno sola, ma so bene che la soluzione dovrò trovarla da me.




