Indossalo con cura, cara, non è solo oro: è la storia della nostra famiglia disse Maria Giovanna con voce calda, porgendo la scatolina di velluto come fosse una reliquia tra le mani della nuora. Era della mia bisnonna. Ha passato la guerra, la fame, la fuga da Trieste dopo lotto settembre. Mia madre raccontava che nel 46 le avevano offerto un sacco di farina per questanello, ma la nonna non lha mai ceduto. Disse che la memoria non si può sostituire con il pane, la fame si affronta, la dignità no.
Francesca, una donna giovane, con uno smalto impeccabile e capelli sempre perfetti, aprì la scatolina. Alla luce della lampada, un grande rubino scuro brillò flebilmente nellantica montatura doro. Lanello era massiccio, pesante, molto diverso da quei sottili cerchietti che portano ora le ragazze.
Accidenti, che importante mormorò Francesca, rigirando il regalo tra le dita. Oggi non ne fanno più di così. Un vero vintage.
Non è vintage, Francesca. È un pezzo dantiquariato la corresse Giovanni, il figlio di Maria Giovanna, seduto al tavolo, rilassato dopo la cena abbondante e un sorriso divertito sul volto. Mamma, sei sicura? Hai sempre detto che doveva restare in famiglia.
Ora Francesca fa parte della nostra famiglia rispose Maria Giovanna con un sorriso dolce, nascondendo la stretta al cuore. Faticò molto a decidere. Quellanello era il suo talismano, il legame con le generazioni passate. Ma vedeva quanto Giovanni amasse quella donna, quanto fosse felice con lei. Così scelse: un gesto di fiducia. Voleva che Francesca si sentisse accolta, non unestranea. Tre anni felici insieme. È il momento giusto. Vorrei che proteggesse il vostro matrimonio come ha fatto con quello dei miei genitori.
Francesca provò lanello. Era un po largo sullanulare e ballava.
È bello commentò, ma Maria Giovanna non sentì nel suo tono la trepidazione che sperava. Solo educata gratitudine. Grazie, davvero. Cercherò di averne cura. Forse dovrò farlo stringere, sennò rischio di perderlo.
Stai attenta dallorefice, raccomandò subito la suocera. Loro è lavorazione antica, dicono sia tenero, difficile da aggiustare. E la pietra non deve essere rovinata. Meglio se lo metti al medio, se ti va meglio.
Va bene, chiuse la scatola e la lasciò vicino alla borsa. Giovanni, è tardi, domani dobbiamo svegliarci presto. Cè da pagare la rata della macchina e passare in banca prima di andare al lavoro.
Maria Giovanna guardò a lungo lauto nuova che si allontanava dal cortile, sentendo un vuoto nella pancia. Come se con quellanello avesse ceduto anche la sua forza. Però scacciò i cattivi pensieri. Bisogna guardare avanti. I giovani hanno altre abitudini e valori, ma la memoria della famiglia, quella resiste.
La settimana volò tra i mille impegni di sempre. Maria Giovanna, nonostante la pensione, odiava poltrire in casa. Un giorno il mercato per il formaggio fresco, un altro la passeggiata in centro con le amiche per la ginnastica dolce. La vita a Milano non permette di fermarsi mai davvero.
Quel martedì il cielo era grigio piombo; una pioggia fine e fastidiosa passava attraverso lombrello. Tornando dalla farmacia, tagliò per una traversa di piccoli negozi, riparazioni di scarpe e pacchi-ritiro.
Camminava guardandosi i piedi per evitare le pozzanghere quando, alzando lo sguardo, vide la scritta vistosa: COMPRO ORO E GIOIELLI 24 ORE. La vetrina era illuminata a giorno, promettendo soldi facili ai passanti. Di solito le facevano ribrezzo quei posti sembrava vi si respirasse sfortuna. Ma per qualche ragione, questa volta si fermò.
I suoi occhi passarono sui cellulari e poi sugli scaffali con i gioielli: catenine, crocifissi, fedi nuziali speranze infrante di qualcuno. Dimprovviso il cuore le saltò un battito. Poi corse allimpazzata.
Cera lui. Lanello. Impossibile sbagliarsi. Non ne esisteva un secondo uguale. Il grande rubino scuro, la montatura a petali doro, la piccola graffiatura interna che solo lei conosceva.
Non ci posso credere sussurrò Maria Giovanna posando la mano sul petto. Madonna santa, non è possibile
Le gambe le tremavano, le sembrava di sprofondare. Forse era solo una copia? Una riproduzione? Oggi fanno di tutto
Entrò nella bottega. Lodore di polvere e deodorante da poco prezzo la investì. Dietro il bancone protetto dal vetro blindato, un ragazzo stava al cellulare.
Buongiorno la voce tremava e si rimproverò subito questa debolezza.
Lui la guardò svogliato.
Salve. Compro, vendo, valuto. Che le serve?
Vorrei vedere quellanello, quello col rubino lì in vetrina.
Il ragazzo, scocciato, si alzò, aprì la vetrina, prese la base di velluto e la fece scorrere nel vassoio.
Antiquariato, borbottò. È pesante, oro vecchio, marchio 750, raro oggi. Pietra analizzata: vera. Prezzo sul cartellino.
Le mani di Maria Giovanna, tremanti, presero lanello. Subito sentì il calore e il peso familiare. Lo girò: ecco il graffio, ecco il marchio, ormai leggermente consumato, che sapeva a memoria.
Era il suo. Proprio quello che aveva dato a Francesca solo una settimana prima.
Un buio le salì agli occhi. Un nodo in gola. Comera possibile? Solo una settimana! La nonna aveva digiunato durante la guerra, e mai laveva venduto. E questi? Vestiti bene, con la macchina nuova
Quanto? chiese a fatica.
Milletrecento euro, rispose freddo il ragazzo. È il prezzo delloro, più poco per la pietra. La montatura è particolare, un po difficile da vendere. Bella grossa, poi.
Milletrecento euro. Questo il valore che avevano dato alla memoria di tre generazioni. Sapeva che in un negozio di antiquariato avrebbe valso molto di più, ma lì la consideravano solo metallo.
Lo compro, disse decisa.
Ha la carta didentità? Il ragazzo si animò.
Certo. E anche il bancomat.
Erano i soldi messi da parte per il funerale, per le emergenze vere. Ebbene, il giorno nero era arrivato, anche se non come se lera immaginato. Mentre il commesso sbrigava la burocrazia, Maria Giovanna stringeva tutti i muscoli per non svenire. Mille pensieri le passavano in testa. Avevano avuto un problema? Una disgrazia? Perché non avevano chiesto aiuto? Avrebbe dato tutto, se avessero chiesto. Perché vendere di nascosto, come i ladri?
Una volta uscita dal negozio, lanello ormai in fondo alla borsa, non provò sollievo ma una rabbia che bruciava. La pioggia aumentò, ma non la sentiva più sul volto mentre si incamminava verso casa.
Chiamare subito? Fare una scenata? Gridare? Troppo facile. Avrebbero trovato una scusa, avrebbero mentito. Voleva guardarli negli occhi.
Decise di aspettare. Due giorni rimase a casa, dicendo davere la pressione bassa. Sorseggiava il suo tè e accarezzava lanello sopra il tavolo, quasi scusandosi per averlo lasciato nelle mani di chi non sapeva apprezzarlo.
Il venerdì chiamò il figlio.
Giovanni, ciao. Come state? Mi siete mancati. Venite domani a pranzo? Faccio il risotto e la crostata come piace a te.
Ciao, mamma! la voce del figlio era serena, tranquilla. Ma certo, veniamo! Anche Francesca chiedeva di te. Per le due va bene?
Va bene, vi aspetto.
Quella notte Maria Giovanna la passò senza dormire, a cercare le parole giuste, ma tutto le sembrava banale davanti a quel tradimento. O forse era solo la nuora? Giovanni sapeva?
Arrivarono puntuali, sorridenti, con un mazzo di fiori e un dolce della pasticceria. Francesca aveva un abito nuovo, parlava di traffico, di saldi al centro. Salutò la suocera con un bacio a Maria Giovanna costò fatica non ritrarsi.
Come profuma! si complimentò Francesca, entrando in cucina. Maria Giovanna, lei è un genio ai fornelli. Noi viviamo di cibo da asporto, con tutto il lavoro che cè!
Si sedettero a tavola. Pranzo sereno, chiacchiere leggere sul palazzo da ristrutturare e sulla benzina alle stelle. Maria tagliava la crostata, versava altro vino e osservava di sottecchi le mani della nuora.
Francesca indossava solo anelli semplici e una sottile fedina. Dellanello di famiglia, nessuna traccia.
Francesca, iniziò Maria Giovanna, quando ormai erano arrivati al caffè e dessert, ma come mai non porti lanello che ti ho regalato? Non ti sta bene con il vestito di oggi?
Per un secondo Francesca si bloccò con la tazza a mezzaria. Solo un attimo, impercettibile per chi non conosce. Anche Giovanni guardò la moglie.
Oh, Maria Giovanna, Francesca riaccese subito il sorriso, lho messo nella scatola. Avevo paura di perderlo che mi sta largo. Noi volevamo andare dallorefice questa settimana ma poi, tra il lavoro di Giovanni e il mio, non c’è stato il tempo.
Sì, mamma, aggiunse Giovanni. Appena riusciamo, lo sistemiamo. Sta tranquilla, è al sicuro.
Al sicuro, ripeté Maria Giovanna pianissimo. In camera, dunque.
Ma sì, in camera la voce di Francesca si fece leggermente infastidita. Dovè che vuoi che sia? Non si preoccupi così tanto, è solo un oggetto. Non si perde niente.
Maria Giovanna si alzò piano da tavola. Andò al mobiletto dove teneva una vecchia zuppiera di porcellana, la sua cassaforte, e ne tirò fuori la scatolina di velluto. Tornò e la mise davanti alla nuora, aprendo il coperchio.
Il rubino brillò, come una goccia di sangue.
Francesca impallidì, poi arrossì a chiazze. Rimase senza voce. Giovanni, con lo sguardo fisso sullanello, si mise a tossire.
Ma balbettò infine Mamma, cosè? Da dove viene?
Dal compro oro di Via Manzoni, rispose Maria Giovanna tranquilla, sedendosi di nuovo. Percepiva uno strano senso di pace, come dopo una tempesta. Ci sono passata martedì. Lanello mi aspettava lì. Milletrecento euro. Ecco cosa vale la memoria, oggi.
Francesca abbassò lo sguardo.
Volevamo ricomprarlo… mormorò. Sul serio. Dal prossimo stipendio.
Dal prossimo mese? E se lavesse comprato qualcun altro? Avrebbero fuso loro, tolto la pietra. Capite cosa avete fatto?
Non faccia una tragedia per uno stupido anello! sbottò Francesca, con gli occhi lucidi di rabbia. È solo un anello! Vecchio, fuori moda! Avevamo bisogno di soldi, la rata della macchina, la banca A Giovanni hanno tagliato lo stipendio! Non volevamo chiederle niente, sennò avrebbe ricominciato con le prediche!
Francesca, basta, mormorò Giovanni, ma lei non lo ascoltò.
No, voglio parlare! gridò Lei tiene tutto loro lì, accumulato, come un avaro, ma noi dobbiamo vivere adesso! Ci servivano quei soldi solo per qualche settimana, poi lo avremmo ricomprato. Nessuno avrebbe saputo niente!
Nessuno avrebbe saputo… ripeté Maria Giovanna. Quindi, la cosa importante è non farmelo sapere? E la fiducia che vi ho dato?
Le cose importanti sono le persone! ribatté Francesca. Questo è solo un pezzo di metallo, su! E anche se lo avessimo venduto? Che sarebbe cambiato?
Maria Giovanna guardò suo figlio. Lui, curvo sulle mani, col volto in ombra, vergognoso ma muto. Lasciava che la moglie parlasse per tutti, che giustificasse con il bisogno un gesto ignobile.
Giovanni, tu lo sapevi?
Il figlio annuì piano, sempre senza guardarla.
Lo sapevo, mamma. Perdono. Non bastavano i soldi per la rata. Francesca ha proposto Diceva fosse solo per un po. Non volevo, ma
Ma hai lasciato fare, concluse Maria Giovanna. Perché era più semplice. Perché tua moglie decide. Perché la memoria di una nonna non paga la rata della macchina straniera.
Si strinse la scatolina nella mano.
Sapete che vi dico? Avete ragione. Sono allantica, non capisco come si possa tradire la famiglia per quattro ruote. Né come si possa mentire agli occhi di chi vi fa ancora da mangiare.
Le daremo indietro i soldi borbottò Francesca, soffiandosi il naso con rabbia. Tutti e milletrecento euro.
Non mi servono i vostri soldi, tagliò secca Maria Giovanna. Avete già pagato abbondantemente con le vostre scelte. Ora so quanto vale il vostro rispetto.
Si avviò verso la porta.
Andatevene.
Mamma, dai! Giovanni si alzò, cercando di trattenerla Abbiamo sbagliato, ti chiediamo scusa. Siamo famiglia.
La famiglia vera non vende la memoria per soldi. La famiglia si sacrifica, ma non tradisce il passato. Ora lasciatemi sola.
E andiamocene! sbottò Francesca, afferrando la borsa e scostando rumorosamente la sedia. Mica è la fine del mondo! Una follia per un anello inutile. Vieni, Giovanni, qui non siamo i benvenuti. Che si tenga pure il suo tesoro.
Uscirono sbattendo la porta, lasciando dietro il profumo invadente di Francesca che ora le dava il voltastomaco.
Maria Giovanna riportò il dolce intero in cucina, lavò i piatti, ripose tutto con un automatismo che la tenne a galla. Riprese lanello.
Eccoti qui, tesoro mio sussurrò, infilandolo al dito Sei tornato a casa. Altrove non hai attecchito, non eri fatto per loro.
Quella sera restò a lungo a guardare il rubino sotto la lampada. Brillava di una luce profonda, come a dirle: Non essere triste. Le persone vanno e vengono, i valori veri restano.
I rapporti col figlio e la nuora, certo, non si interruppero. Giovanni la chiamava, si scusava, cercava di ricucire. Maria Giovanna rispondeva in modo cortese, senza più la vecchia familiarità: qualcosa si era spezzato, come una tazza crepata si può usare ancora, ma non la metterai mai a far bella figura.
Francesca, quando la incontrava, la trattava con una freddezza studiata, facendo sembrare la vittima delle circostanze e della despotica suocera. Nessuno toccò più largomento anello. Ora Maria Giovanna lo portava sempre.
Una volta, sei mesi dopo, Maria Giovanna sincontrò sulla panchina del cortile con la vicina, Signora Vera, ex professoressa di lettere.
Che anello meraviglioso, Mariuccia! commentò Vera, ammirando il gioiello. Non riesco a distogliere lo sguardo.
Era della mamma, sorrise Maria Giovanna accarezzando la fede doro. Volevo lasciarlo ai giovani, ma niente da fare. Troppo presto per loro. Devono ancora crescere.
Hai fatto bene, annuì Vera. Queste cose vanno date solo a chi sa apprezzarle. I giovani oggi corrono troppo, cambiano tutto. Oggetti usa-e-getta, sentimenti usa-e-getta.
Non importa disse Maria Giovanna guardando il cielo dautunno magari avrò una nipotina, un giorno. Allora lo passerò a lei. Per ora, resta con me. Così stiamo più tranquille.
Aveva capito la cosa importante: lamore non si regala coi doni, il rispetto non si guadagna accontentando ogni capriccio. Lanello era tornato da lei per aprirle gli occhi. E la verità, per quanto amara, è meglio di una dolce menzogna.
La vita riprese. Maria Giovanna si iscrisse a un corso di informatica, cominciò a frequentare il teatro con le amiche. Smetteva di risparmiare ogni euro per i ragazzi, pensando che si meritava qualche piacere per sé. Lanello le ricordava ogni giorno che certe fibre non si spezzano mai. E finché avesse custodito la memoria degli antenati, non sarebbe mai rimasta sola.
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