Vuoi sbarazzarti di me? Una madre italiana tra rimproveri, regali indesiderati e un viaggio mancato …

Cosè che indossi? Loredana Bruni osservò la figlia dallalto in basso, soffermandosi sulla gonna. È davvero troppo corta. Alla tua età, dovresti smetterla di vestirti come una ragazzina.

Giulia abbassò automaticamente lorlo, anche se la gonna le arrivava quasi al ginocchio. Un classico tubino da ufficio, acquistato il mese scorso nei saldi. Le era sembrato allora un vero affare: taglio classico, colore neutro.

Mamma, è una gonna normalissima rispose Giulia, sforzandosi di non far trasparire fastidio nella voce. La metto anche in ufficio.

Appunto. La gente ti guarda e chissà cosa pensa. Ai miei tempi

Giulia nemmeno la ascoltò. Quelle cose le aveva sentite già centinaia di volte: le prediche sulla modestia, sul ai nostri tempi, su come deve presentarsi una donna perbene. Invece di ribattere posò sulla tavola una busta gonfia col logo di unagenzia di viaggi.

È per te, mamma

Loredana smise di parlare a metà frase. Guardò la busta, poi la figlia, poi di nuovo la busta.

Cosaltro hai portato?
Apri.

Giulia aspettava quel momento da mesi. Aveva messo da parte ogni euro possibile: rinunce al caffè al bar, alle scarpe nuove, ai weekend con le amiche. Quella era la famosa struttura termale con le colonne e le acque minerali in Toscana, il sogno di sua madre. Giulia aveva prenotato la miglior camera, pensato a tutto nei dettagli.

Loredana estrasse il voucher, lesse in fretta. Giulia sperava, forse non in un abbraccio, ma almeno in un grazie accennato o un sorriso dolce.
Sua madre, invece, arricciò le labbra insoddisfatta e spinse la busta col dito, come se fosse sporca.

Hai deciso tutto senza nemmeno chiedermelo.

A Giulia mancò il fiato.

Mamma, è Montecatini. Ci hai sempre sognato di andare

E chi baderà alle mie viole del pensiero? Ci pensi che per tre settimane si seccheranno? Loredana tamburellò le dita sul tavolo. Tu lavori, come farai a venire ogni giorno?
Ti prometto che ci andrò ogni mattina.
Dimenticherai, ti farai prendere dallo stress. E poi, lì serviranno soltanto cavoli e carote. Leggevo che nei nuovi centri termali si risparmia su tutto.

Giulia guardava sua madre, chiedendosi se stesse scherzando. Sei mesi di rinunce per questo?

Mamma, cè un ristorante con cinque sale. Menù a scelta. Massaggi, piscina, percorsi nel parco
Percorsi nel parco! ripeté Loredana, ironica. Ma ti sei almeno chiesta se mi interessano davvero?

Giulia inghiottì il magone in gola. Aveva sperato in un semplice brava. Quello per cui aveva vissuto tanti anni.

Si lasciò andare su una sedia, le gambe le tremavano: il corpo si stava arrendendo prima di lei. Osservava la busta abbandonata, in silenzio.

E poi il clima Loredana cominciò a girare per la cucina, sistemando nervosamente una tovaglia già perfetta. In Toscana cè unumidità che non reggo, la pressione subito mi si alza. Tu non ci hai pensato?

Giulia rimase in silenzio. Allimprovviso, sentì di non volersi più giustificare. Era la prima volta, dopo tanti anni, che si abbandonava a quella strana indifferenza.

E il viaggio? Quante ore servono in treno? Un giorno intero su un sedile! E la mia schiena? Loredana si sedette davanti a Giulia, pronta per un lungo monologo. Guarda la figlia della signora Martino: un po svitata, un marito sgraziato che manco lavora, ma la madre non la abbandona mai. Tutti i giorni va, fa la spesa, tiene compagnia

Giulia osservava le piccole rughe intorno alla bocca, le radici bianche che sbucavano dalla tinta, le mani segnate dalle vene. Quelle stesse mani che un tempo le intrecciavano le trecce la mattina. Quelle labbra che le cantavano la ninna nanna. Dove era finito tutto ciò?

Mi ascolti almeno?
Ti ascolto, mamma.
Non sembra. Stai lì muta, io ti dico le cose importanti e tu

Loredana continuava: le camere son troppo strette, i vicini di stanza rumorosi, i medici sono tutti giovani e incapaci, sanno solo scrivere ricette. Giulia annuiva qua e là, ma dentro crescevano solo vuoto e stanchezza.

Lorologio scandiva i minuti. Unora, una e mezza. Loredana passava dai thermal alle lamentele generali: le serate da sola, le telefonate rare, la figlia ormai irraggiungibile.

Capisci cosa vuol dire star qui da sola? Loredana sollevò il mento. Vuoi sbarazzarti di me per farti la bella vita!
Mamma, è un regalo.
Un regalo! esclamò la madre alzando le braccia. Un regalo dovrebbe far piacere. Tu lhai fatto per farti stare tranquilla. Mi mandi lontano così ti senti meno in colpa, giusto?

Giulia si alzò piano. Le gambe ancora incerte, ma costrinse le mani a stringere la busta.
Hai ragione. Non voglio metterti a disagio. Restituisco tutto.

Loredana rimase senza parole. Negli occhi apparve la smarrimento di chi aveva preparato la battaglia e si ritrova senza più guerra.

Come, restituisci?
Così. Riavrò indietro i soldi. Avevi ragione, non ci ho pensato.
Giulia, rimetti la busta dove lhai trovata.
Perché? Non vuoi andare.
Non ho mai detto che non voglio! Ho detto che dovevi chiedermelo! La voce di Loredana salì di tono, sulle guance le comparvero macchie rosse. Sei sempre così. Fai a modo tuo e poi ti sorprendi se sto male!

Giulia tenne la busta stretta al petto e si diresse allingresso. Il cuore le batteva forte in gola, ma finalmente sentiva le gambe salde.

Dove vai? Giulia! Sto parlando con te!
Mamma, sono stanca.
Stanca! Loredana la seguì afferrandole il braccio. Ho dato la vita per te! Abbiamo avuto fame, tuo padre ci ha abbandonate, io ti ho cresciuta da sola! E questa è la tua gratitudine?

Giulia si voltò. Guardò sua madre, le labbra tremanti dalla rabbia, il viso irrigidito.

Ma sei tu che hai detto di non volerci andare.
Ho detto che non mi hai chiesto!
Bene. Te lo chiedo ora: vuoi andare a Montecatini, mamma?

Loredana rimase senza fiato dallindignazione.

Mi prendi in giro? Vuoi farmi impazzire? Un robot senza cuore, ecco cosa sei! Rimetti la busta sul tavolo, ci penserò!

Giulia liberò gentilmente il braccio dalla stretta materna. Tenendo ancora la busta, sussurrò:

Ti chiamo domani, mamma.

E chiuse la porta dietro di sé prima che la madre potesse ribattere.
Le lamentele la inseguirono nel pianerottolo vuoto: frasi stizzite sullingratitudine, la gioventù sprecata, i rimpianti. Ma Giulia non si voltò. Giù per le scale, tra cassette della posta scrostate e i vicini indaffarati, sentiva i piedi camminare da soli.

Fuori piovigginava. Giulia offrì il viso alle gocce e restò lì per qualche minuto, respirando lodore dellasfalto bagnato. I passanti la superavano, uno borbottò qualcosa, ma non ci fece caso. La busta era sempre con lei, e Giulia pensò, quasi con stupore, di poter partire da sola. Montecatini, le colonne, le terme senza rimproveri a colazione.

Camminò senza meta, finché si fermò davanti alla vetrina di un piccolo caffè allangolo. Luce calda sui tavolini coperti da tovaglie bianche, vasetti di fiori freschi, persone che cenavano con calma, senza fretta. Giulia spinse la porta ed entrò.

Buona sera la salutò il cameriere gentile. È da sola?
Sì, rispose Giulia, sorpresa da quanto fosse facile pronunciarlo.

Scelse un tavolino appartato, sistemò la tovaglia sulle ginocchia, aprì il menù. Subito locchio cadde sul dessert più costoso: crostata di pere con caramello e sale. E un calice di Chianti robusto.

Sua madre lavrebbe giudicato uno spreco, uno sfizio. Giulia immaginò le labbra strette, lo sguardo severo, lennesimo ai miei tempi. Ordinò comunque.

Il vino era corposo, lasciava un retrogusto intenso. Giulia bevve e si lasciò cadere sullo schienale. Una sensazione strana le scioglieva il peso dentro leggerezza lì dove per anni aveva sentito solo opprimente fatica. Rivide sé stessa bambina, spaventata da una sufficienza perché la mamma smetteva di parlarle per una settimana. Alluniversità aveva scelto economia anziché lettere perché non era serio. Aveva lasciato Carlo, che amava, perché ogni giorno sua madre le ripeteva che non aveva futuro.

La crostata era delicata, si scioglieva in bocca. Giulia pensò che non ricordava più lultima volta in cui aveva fatto qualcosa solo perché voleva lei, e non per il plauso della madre. Non per un brava risicato, ma solo per sé stessa.
Il cellulare vibrò nella borsa. Una chiamata, due, sette tutte della madre, anche messaggi vocali. Giulia spense il telefono.

Finì il vino, il dolce, pagò il conto lasciando una mancia abbondante perché semplicemente le andava così e uscì nel fresco della sera. La pioggia era cessata e al di sopra dei tetti si accendevano le prime stelle.

Giulia pensò che il primo passo, il più difficile, laveva finalmente compiuto: aveva messo sé stessa davanti alle aspettative degli altri, e in quel momento sentì di aver appena iniziato a vivere.

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