Quel giorno mio marito è tornato a casa prima del solito, si è seduto sul divano e ha iniziato a piangere come un bambino. Quando ho scoperto il motivo, sono rimasta pietrificata.

Io e Riccardo ci siamo conosciuti quando avevamo entrambi ventisette anni. In quel periodo, Riccardo aveva già terminato gli studi universitari con il massimo dei voti e si stava preparando per discutere la tesi. Aveva brillato nel suo percorso accademico e, inoltre, in quegli anni era riuscito anche a guadagnare abbastanza per comprarsi un appartamento di due stanze con box auto a Firenze. Dopo la laurea, aveva intenzione di acquistare anche una macchina. Un anno dopo ci siamo sposati e, dopo un anno e mezzo, è nata la nostra bambina. Quando abbiamo compiuto trentanni, nostra figlia aveva già due mesi.
Dato che si avvicinava il suo compleanno, gli ho proposto di festeggiare al ristorante insieme ai suoi genitori. Riccardo però non era daccordo. Mi ha detto che preferiva trascorrere quel giorno solamente con noi due, io e la nostra piccola, le sue donne.
Così abbiamo fatto. Il giorno dopo, appena finito di lavorare, lui è andato a trovare i suoi. Ma è rientrato a casa velocemente. Si è seduto sul divano e ha iniziato a piangere. Sono rimasto davvero colpito; vedere un uomo adulto, autonomo, un papà, piangere così, mi ha spiazzato. Ho provato subito a consolarlo e calmarlo. È stato in quel momento che si è aperto, finalmente.
Mi ha raccontato che da bambino prendeva botte per qualsiasi sciocchezza: se giocava a calcio in cortile, se si sporcava i vestiti, oppure se faceva una macchia sul quaderno… Lo picchiava sia il padre che la madre.
– Quando sono diventato grande hanno smesso di picchiarmi, ma da loro non ho mai sentito una parola affettuosa, mi ha confessato.
Ho finito il liceo tecnico con il massimo dei voti.
– “E allora? Era solo il tecnico. Devi andare alluniversità.” E così Riccardo ha frequentato luniversità, anche se nemmeno ne aveva davvero bisogno.
Poi ha comprato casa.
– “E cosa vuoi che sia, sono solo cinquanta metri quadri” dicevano loro, dimenticando che la loro casa era di trenta metri.
Ci siamo sposati. “Quella tua moglie è così minuta e magra, ma sarà mai in grado di darti un figlio?”
E la figlia è arrivata.
– “Chi lo sa di chi è questa bambina. Non ci assomiglia per niente!”
Alla fine, quando Riccardo non ha organizzato una festa per lanniversario di matrimonio dei suoi, hanno pure tirato su un dramma.
– “Figlio ingrato!”
Con queste parole lhanno condannato. Così Riccardo mi ha chiesto:
Sono davvero una persona così cattiva da non meritare il loro affetto?. Gli ho risposto che al mondo ci sono persone incapaci di amare. Gli è andata male, è semplicemente nato in una famiglia sbagliata. Ma ora cè me, e cè nostra figlia. Noi lo amiamo tanto. Perché per noi lui è il migliore che ci sia.
– Non vedi come si illumina nostra figlia quando torni a casa dal lavoro? gli ho ricordato. E Riccardo, ripensando agli occhi pieni di gioia della nostra bambina ogni volta che vede suo papà, si è finalmente tranquillizzato. E alla fine ha sorriso anche lui.

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Quel giorno mio marito è tornato a casa prima del solito, si è seduto sul divano e ha iniziato a piangere come un bambino. Quando ho scoperto il motivo, sono rimasta pietrificata.