Fuori dalla mia casa! disse la mamma, il tono gelido come mai prima.
Fuori, ripeté con impassibile calma.
Marina sorrise ironica, abbandonandosi allo schienale della sedia. Era sicura che la madre stesse parlando all’amica.
Fuori dal mio appartamento! Antonella si girò verso la figlia.
Chicca, ma hai visto il post? lamica piombò letteralmente in cucina, il cappotto ancora indosso. Margherita ha partorito! Tre chili quattrocento, cinquantadue centimetri.
Identica al papà, con lo stesso nasone allinsù. Ho già girato tutta Porta Romana a cercare tutine. Perché sei così giù?
Congratulazioni, Antonella. Sono felice per voi, Chiara si alzò per preparare il tè alla vecchia amica. Siediti, almeno togli il cappotto.
Oh, non posso fermarmi, Antonella si sedette appena sul bordo della sedia. Ho mille cose da fare. Margherita è stata una forza! Tutto da sola, lavorando duro.
Il marito? Un tesoro, mutuo per la casa nuovo nuovo, stanno finendo la ristrutturazione. Sono orgogliosissima di mia figlia. Lho cresciuta proprio come si deve!
Chiara le mise davanti la tazza senza una parola. Sì, davvero Se solo Antonella sapesse…
***
Due anni prima, Margherita, la figlia di Antonella, era arrivata da Chiara senza preavviso, gli occhi gonfi di pianto e le mani che tremavano.
Zia Chiara, ti prego, non dire niente alla mamma. Ti scongiuro! Se lo scopre, le viene un infarto, piangeva Margherita, stringendo un fazzoletto zuppo.
Margherita, calmati, la rassicurò Chiara spaventata. Dimmi cosa è successo.
Io… io a lavoro… Margherita singhiozzò. Sono spariti dei soldi dalla borsa di una collega. Cinquemila euro.
Le telecamere mi hanno ripresa mentre entravo in ufficio quando non cera nessuno. Ma io non ho preso niente, giuro!
Mi hanno detto: o domani entro mezzogiorno restituisco i cinquemila euro, oppure fanno denuncia.
E cè pure un testimone che dice di avermi vista con il portafoglio.
È tutto montato ad arte, zia Chiara! Ma chi mi crederà?
Cinquemila euro? Chiara si aggrottò. Ma perché non sei andata da tuo padre?
Ci sono andata! Margherita scoppiò a piangere di nuovo. Mi ha detto che è solo colpa mia, che non mi darà una lira, che così almeno imparo.
Ha urlato dalla porta e non mi ha neanche fatta entrare in casa.
Zia Chiara, non ho nessun altro cui chiedere aiuto. Ho duemila euro messi da parte, ma ne mancano tremila.
E Antonella? Non vuoi dirlo a tua madre?
No! Lei mi sbranerebbe. Mi ha sempre detto che la faccio vergognare, figurati se sapesse di un furto…
Lavora a scuola, la conoscono tutti.
Per favore, prestami tremila euro. Ti giuro, ti restituisco tutto piano piano, duecento-trecento euro a settimana. Ho già trovato un altro lavoro!
Ti prego, zia Chiara!
Chiara si commosse. Ventanni e la vita già rovinata da un errore.
Il padre le aveva chiuso la porta in faccia, la madre lavrebbe fatta a pezzi…
Chi è che non sbaglia mai…? pensò Chiara guardando Margherita disperata.
Va bene, rispose, sospirando. Ho quei soldi. Li avevo messi da parte per le cure dentali, ma ora possono aspettare.
Promettimi solo che sarà lultima volta. E a tua madre non dirò nulla, se proprio temi così tanto.
Grazie! Grazie, zia Chiara! Mi hai salvato la vita! Margherita le saltò al collo, piangendo.
La prima settimana Margherita portò davvero duecento euro. Raggiante: era tutto sistemato, la polizia lasciata alle spalle, il nuovo lavoro iniziato.
Poi… iniziò a non rispondere più. Un mese, due, tre. Chiara la vedeva alle feste da Antonella, ma Margherita la salutava appena un gelido buonasera e via.
Chiara non la forzò. Pensò:
È giovane, si vergogna. Passerà.
Tremila euro non valgono tanta amicizia con Antonella. Si convinse a lasciar perdere.
***
Mi ascolti? Antonella sventolò la mano davanti a Chiara. A cosa stai pensando?
Niente, Chiara scosse il capo. Alle mie, lo sai.
Senti, Antonella abbassò la voce. Ieri ho incontrato Sabrina, ti ricordi la nostra vicina di una volta? Mi ha fermato al supermercato, stranissima.
Ha iniziato a farmi domande su Margherita, se aveva restituito i soldi dei debiti. Non ho capito cosa intendesse.
Le ho detto che Margherita è autonoma, guadagna da sola. Ma lei mi ha fatto una smorfia e se nè andata.
Tu lo sai? Ha preso soldi da lei?
Chiara sentì il cuore stringersi.
Non lo so, Anto. Al massimo qualche spicciolo.
Vabbè, io vado. Devo passare in farmacia, Antonella si alzò, baciò Chiara sulla guancia e uscì in fretta.
Quella sera Chiara non resistette. Cercò il numero di Sabrina e la chiamò.
Sabri, ciao, sono Chiara. Oggi hai visto Antonella? Cosa intendevi su quei soldi che hai chiesto di Margherita?
Dallaltra parte, un lungo sospiro.
Oh, Chiara… Credevo lo sapessi. Sei sempre stata vicina a loro.
Due anni fa Margherita è corsa da me, disperata. Dissero che al lavoro era stata accusata di furto.
O ridava tremila euro o sarebbe finita male. Mi pregò di non dire nulla alla mamma, piangeva.
Io da stupida glieli ho dati. Ha promesso che in un mese avrebbe restituito tutto. Mai più vista…
Chiara strinse il telefono.
Tremila euro? chiese. Proprio tremila?
Sì. Mi disse che era la cifra esatta che le mancava. Dopo sei mesi mi ha ridato cinquecento euro e basta.
Poi ho saputo da Lucia, del terzo piano, che anche lei ha ricevuto la stessa storia.
Lucia le ha passato quattromila euro.
E poi la maestra Germana, la loro vecchia prof, anche lei ha salvato Margherita dal carcere. Ben cinquemila euro.
Aspetta… Chiara si lasciò crollare sul divano. Vuoi dire che Margherita andava da tutte con la stessa storia? Chiedendo sempre la stessa somma?
Pare proprio di sì, la voce di Sabrina si fece dura. Si è fatta dare tra tremila e cinquemila euro da tutte le tue amiche. Sempre la solita storia strappalacrime.
Noi vogliamo bene ad Antonella, per questo abbiamo taciuto.
Ma Margherita ha usato quei soldi per altro: un mese dopo postava foto dalla Grecia.
Anchio le ho dato tremila euro, sussurrò Chiara.
Eccoci qua, fece Sabrina amara. Saremo almeno cinque-sei in tutto. Altro che errore di gioventù, Chiara. Questo è truffare. Antonella ignara, felicissima della figlia. Ma la figlia una ladra.
Chiara riattaccò. Le fischiavano le orecchie. Dei soldi non le importava da un pezzo: era il cinismo di quella ragazzina, il disprezzo per la fiducia altrui, a farle male.
***
Il giorno dopo Chiara si presentò a casa di Antonella. Non voleva scenate. Solo guardare Margherita negli occhi.
Era tornata dal reparto maternità e, mentre lappartamento nuovo era ancora un cantiere, stava a casa della madre.
Oh, zia Chiara! Margherita sorrise, rigida. Entri? Vuole un tè?
Antonella armeggiava ai fornelli.
Ehi, Chiaretta, siedi pure. Perché non hai chiamato?
Chiara si sedette di fronte a Margherita.
Margherita, iniziò con voce ferma. Ieri ho incontrato Sabrina. E anche Lucia. E la professoressa Germana. Abbiamo chiacchierato a lungo. Diciamo che abbiamo fondato il club delle soccorritrici.
Margherita restò immobile. Impallidì, lanciando uno sguardo alla madre, con la schiena voltata.
Di cosa parlate? chiese Antonella.
Margherita sa benissimo, proseguì Chiara, senza distogliere lo sguardo dalla giovane. Ti ricordi quella brutta storia? Due anni fa Quando venisti a chiedermi tremila euro? E a Sabrina tremila, a Lucia quattromila, a Germana cinquemila.
Tutte abbiamo creduto di essere lunica a cui avessi confessato il segreto. Tutte ti abbiamo salvata dal carcere.
La mano di Antonella trema, lacqua bollente trabocca e sfrigola sulla piastra.
Che soldi sono questi? Antonella rimise il bollitore piano. Margherita? Stai chiedendo soldi alle mie amiche? Persino a Germana?!
Mamma… non è come pensi… Io ho quasi restituito…
Non hai restituito niente, Margherita, tagliò Chiara. Mi hai dato duecento euro, per salvare le apparenze, e poi più nulla.
Hai arraffato quasi ventimila euro tra tutte noi, con una storia inventata. Non abbiamo detto niente solo per non ferire tua madre.
Ieri ho capito però che bisognava difendere anche noi, non solo lei.
Margherita, guardami. Hai spillato soldi alle mie amiche? Hai inventato quella storia solo per turlupinarle?
Mamma, mi servivano i soldi per sistemarmi! urlò Margherita. Voi non mi avete dato niente! Papà non ha sborsato un euro! Dovevo pur cominciare da sola!
E poi, cosa vuoi che sia per loro? Non le ho mandate in rovina!
Chiara provò ribrezzo. Ecco, così stavano le cose
Antonella, scusami se ho portato fuori questa storia. Ma non potevo più far finta di niente. Non posso farle credere che va tutto bene.
Antonella rimase, le mani aggrappate al tavolo, le spalle che scuotevano.
Fuori, disse, calma ma tremante.
Margherita allungò un sorriso torvo, sicura che la madre stesse cacciando Chiara.
Fuori di casa mia! Antonella si rivolse alla figlia. Prendi la tua roba e vai da tuo marito. E non farti più vedere qui dentro!
Margherita sbiancò:
Mamma, cè un bambino! Non posso agitarmi!
Tu non hai più una madre, Margherita. La madre apparteneva a quella bambina onesta che pensavo di avere. Tu sei una ladra.
Germana… Dio mio, ogni giorno mi chiamava, non mi ha mai detto nulla Come potrò guardarla in faccia?! Come?!
Margherita acchiappò la borsa, gettò un canovaccio a terra.
Tenetevi i vostri soldi! urlò. Vecchie streghe! Andate al diavolo, tutte e due!
Si precipitò in camera, raccolse la culla del neonato ed uscì sbattendo la porta.
Antonella si lasciò cadere sulla sedia, il viso tra le mani. Chiara arrossì di vergogna.
Scusa, Antonella
No, Chiara Perdonami tu. Perchè ho cresciuto una simile persona. Ero convinta fosse stata brava, ma… Che vergogna infinita…
Chiara le passò una mano sulla spalla, mentre Antonella scoppiava in lacrime.
***
Una settimana dopo il marito di Margherita, pallido e sconvolto, fece il giro di tutte le creditrici, chiedendo scusa, lo sguardo basso. Promettendo di restituire ogni centesimo.
E in effetti qualcosa iniziò ad arrivare cinquemila euro per Germana li versò Antonella stessa.
Chiara non si sentiva colpevole. Chi truffa, merita di pagare. Vero?





