O mia suocera o nessuno: la scelta impossibile di Elena tra marito e famiglia nell’Italia di oggi

Giulia, dovremmo prendere un altro biglietto per il teatro.

Giulia alzò gli occhi dal piatto. La cena era ancora calda, ma Matteo era già con il telefono in mano, intento a scorrere lo schermo con la massima concentrazione, come se stesse risolvendo una questione di vitale importanza.

Un altro biglietto? Chi viene con noi?

Matteo non si degnò nemmeno di guardarla.

Mia madre ci tiene tanto. Ieri le ho detto che andavamo a teatro e si è subito entusiasmata.

Giulia posò la forchetta ai margini del piatto, si alzò e si girò verso la cucina, fingendo di prendere un bicchiere dacqua. Il viso le si era contratto da solo; non ci poteva fare niente, e nemmeno ci provava. Limportante era che Matteo non lo notasse, perché spiegare come si sentiva era fuori questione, né aveva la forza o la voglia…

Certo. La mamma ci tiene. Ovviamente. Clara, la signora Clara Bianchi, voleva sempre essere presente.

Giulia stava al lavandino, riempiendo lentamente il bicchiere, mentre nella mente scorrevano le immagini del loro matrimonio. Tutte le duecento fotografie che il fotografo aveva consegnato in una chiavetta avvolta da un fiocco elegante. Giulia ci aveva passato almeno tre sere a cercare una foto in cui fossero solo lei e Matteo. Da soli, senza parenti, senza ospiti. Non ce nera nessuna.

In ogni scatto, ecco Clara Bianchi: aggiusta la cravatta al figlio, lo abbraccia, si piazza proprio tra gli sposi e sorride allobiettivo come se fosse la sua festa. Allepoca Giulia aveva pensato fosse solo una coincidenza, che fosse colpa delle angolazioni del fotografo. Ora non ci credeva più da un pezzo.

La suocera, fin dal primo giorno, si era comportata come se Giulia fosse una coinquilina temporanea di Matteo. Eppure quellappartamento era di Giulia. Comprato con i suoi soldi. Eppure, Clara Bianchi veniva quando voleva, senza nemmeno avvisare, con la sua opinione su tutto. Le tende non vanno bene. La pentola non è quella giusta. La carne è troppo salata. Matteo è dimagrito. Matteo è pallido. Matteo mangia poco.

Giulia prese un sorso e rimise il bicchiere sul piano

Ogni uscita diventava sempre la stessa storia. Cinema il mese scorso? In tre. Pattinaggio a Capodanno? In tre. Persino quella minuscola caffetteria in via Roma, dove Giulia voleva andare con Matteo per stare un po insieme e parlare tranquilli: lui aveva invitato la madre. E naturalmente lei si era seduta tra di loro al minuscolo tavolino, aveva ordinato un tè al limone e passato quaranta minuti a raccontare dei suoi problemi di pressione e della vicina che le aveva allagato il soffitto

Teatro. Ci avevano messo apposta a scegliere quello spettacolo. Giulia laspettava da un mese e mezzo, aveva preso con fatica i biglietti per unottima fila, terza fila di platea. Doveva essere la loro serata. Solo loro.

Giulia, perché non dici niente?

Finalmente Matteo si staccò dal telefono e la guardò.

Capisci, la mamma si sente sola aggiunse. Lo disse con una tale naturalezza, laveva ripetuto così tante volte che Giulia si chiese se lui stesso si rendesse conto di quanto era diventata una scusa.

Giulia lo guardò e annuì.

Va bene. Prendilo.

Cosaltro poteva dire? Aveva già provato a parlarne, più e più volte. Ogni discussione finiva allo stesso modo: Matteo si risentiva, andava in camera e non parlava per tutta sera, e il mattino dopo Clara Bianchi telefonava con tono da martire a chiedere se andava tutto bene. Un circolo vizioso dal quale Giulia aveva ormai smesso di cercare una via duscita.

Matteo sorrise riconoscente e tornò al telefono

La terza fila di platea era splendida, Giulia aveva davvero trovato degli ottimi posti. Vedeva ogni dettaglio della scena, ogni espressione degli attori. Peccato che dovette godersi tutto da sola, perché Matteo, dal primo istante, si era girato verso sua madre e non si era più rivolto a lei.

Clara Bianchi seduta alla destra di suo figlio, e subito a parlare del libretto dello spettacolo, poi del foyer, poi di un vecchio conoscente che doveva aver intravisto al guardaroba. Giulia, seduta sulla sinistra, guardava il palco anche se la rappresentazione non era ancora iniziata. Durante lintervallo, Matteo portò la madre al bar, e Giulia rimase in sala, senza che nessuno le proponesse di andare insieme, né aveva voglia di chiedere di unirsi. Quando tornarono, Clara raccontava il primo atto a Matteo come se lui fosse stato da tuttaltra parte. Giulia, in silenzio, sfogliava il programma e pensava che quei posti in platea non valevano affatto tutti quei soldi.

Anche al ritorno erano in tre. Prima portarono Clara Bianchi a casa e Giulia rimase in macchina per dieci minuti, mentre Matteo la accompagnava, le dava una mano con la porta, ascoltava le sue raccomandazioni sul pianerottolo. Quando tornò con il volto disteso e soddisfatto.

È stata proprio una bella serata, vero?

Giulia annuì e si girò a guardare fuori dal finestrino. Non aveva nessuna voglia di parlare, si giustificò dicendo che era stanca, anche se non aveva proprio sonno. Parlare con Matteo quella sera le sembrava inutile, le sue parole sarebbero rimaste sospese nel nulla.

I due mesi seguenti passarono come Giulia si era aspettata. Clara Bianchi era una presenza costante, Matteo passava sempre più tempo con lei, e Giulia si trovava spesso sola nel proprio appartamento, ascoltando le loro risate provenire dalla cucina, sentendoli discutere di tutto. Le cene a due diventavano rare e i weekend passavano per lo più in visita dalla suocera o in uscite sempre in tre. Giulia andava a letto per prima e si svegliava con quel peso sotto le costole che, dopo due mesi, le era ormai familiare.

A marzo, al lavoro diedero un ottimo bonus, e Giulia prese tre giorni per riflettere su come spenderlo. Quindici giorni in Turchia. All inclusive. Mare, sole, un bellalbergo con recensioni ottime. Ci mise una settimana a scegliere il pacchetto, confrontava camere, leggeva commenti sui siti, controllava la distanza dalla spiaggia. Doveva essere la loro occasione, la possibilità di stare davvero insieme, riscoprirsi coppia.

Matteo, ho prenotato una vacanza per noi due disse una sera, sedendosi a tavola e mettendogli davanti la stampa della prenotazione. Turchia, quindici giorni, a giugno. Mare, spiaggia, tutto compreso. Ho speso il bonus, ma ne vale la pena.

Matteo scorse il foglio, la guardò e accennò un sorriso.

Wow, dai, che bello Giulia.

Lei tirò un sospiro di sollievo. Forse non era tutto perduto. Forse avevano solo bisogno di staccare, partire insieme, e tutto sarebbe andato a posto. Quella sera si addormentò più sereno del solito.

Il giorno dopo, Matteo tornò dal lavoro, si sedette a tavola, aspettò che Giulia posasse le polpette nei piatti e, con la massima naturalezza tra un boccone e laltro, disse:

Giulia, ho parlato a mamma della vacanza. Anche lei vorrebbe venire, riesci a prendere unaltra prenotazione?

La forchetta rimase sospesa a metà strada. Giulia la posò lentamente e guardò il marito cercando di capire se stesse scherzando o non si rendesse conto nemmeno lui di quello che aveva appena chiesto.

Questa volta, Giulia non restò in silenzio.

No, Matteo. Io non vado in vacanza con tua madre.

Matteo si fermò a metà di una masticata e la guardò come se avesse bestemmiato in chiesa.

Ma Giulia, dai Si sente sola, non vede il mare da tre anni Ti dà fastidio?

Giulia si alzò, si appoggiò al davanzale e strinse le dita fino a farle diventare bianche. Dentro sentiva qualcosa di caldo, irrefrenabile, che si era accumulato da mesi e stava per esplodere.

Vada con le sue amiche! Ne ha almeno cinque, Matteo, che ogni settimana vengono a bere il tè da lei! Se desidera il mare, che ci vada con loro, e ci lasci in pace!

Dai, è mia madre, che ti prende…

LO SO CHE È TUA MADRE! Giulia si voltò verso di lui e la pazienza che aveva praticato per mesi si dissolse di colpo. Eccome se lo so: vive nella nostra vita ventiquattrore su ventiquattro! Cinema con lei, pattinaggio con lei, teatro con lei, cene con lei! Mi sono stancata di essere la seconda moglie in questo matrimonio, Matteo, ma te ne rendi conto?

Matteo spinse via il piatto e si alzò, incrociando le braccia sul petto.

Sei insensibile, Giulia. Non capisci cosa voglia dire essere soli.

No, infatti non lo capisco! Giulia gli si avvicinò, gli occhi brillanti. E non sono obbligata a capirlo! Sei mio marito! Mio MARITO, Matteo! Voglio una vacanza romantica con te, non stare sulla spiaggia a sentirvi parlare della sua pressione, mentre io prendo il sole nell’indifferenza generale!

Matteo la guardò male e fece un passo indietro.

Sei cattiva. O viene la mamma, o io non vengo più.

Giulia lo fissò a lungo, e qualcosa dentro di lei si spezzò in modo silenzioso e definitivo.

Va bene. Allora andrò senza di voi.

Passò accanto a Matteo, entrò in camera, tirò fuori la valigia da sotto il letto e la sbatté sul copriletto. Matteo la seguì dopo un attimo.

Giulia, che fai? Fermati, parliamone!

Ne parliamo sempre, Matteo, e ogni volta si finisce a parlare di tua madre. Giulia prese un vestito dallarmadio e lo piegò con calma in valigia. Chiederò la separazione. Non posso più vivere in una relazione a tre, dove sono sempre una in più.

Matteo restò in silenzio, appoggiato allo stipite della porta, e dal suo viso capii che finalmente aveva intuito: Giulia non stava litigando, aveva deciso.

Due mesi dopo Giulia era sdraiata su una sdraio a bordo piscina in quellhotel turco che aveva scelto con tanta attenzione. Il sole le scaldava la pelle, la brezza profumata di mare le accarezzava i capelli, il bicchiere con il cocktail brillava di gocce fredde. Accanto a lei nessuno parlava di pressione, nessuno si lamentava delle correnti daria, nessuno raccontava delle telefonate di ieri della vicina. Nessuno. Ed era meraviglioso. Giulia prese un sorso, chiuse gli occhi e pensò che avrebbe dovuto sistemare tutto molto prima, invece di sopportare due anni solo per un uomo che non era mai cresciuto davvero.

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