SENZA DIMORA: Storie di Vita e Speranza tra le Strade d’Italia

Non avevo più dove andare. Davvero, ormai non cera più alcun rifugio. Potrei passare qualche notte in panchina alla stazione di Bologna, ma poi? Improvvisamente mi è balenata in mente lidea salvifica: La casa di campagna! Come potevo dimenticare? Beh è più un capanno in rovina, ma è meglio di dormire alla stazione. Così ho pensato, mentre saliva sul treno regionale, appoggiata al freddo finestrino, ho chiuso gli occhi e sono afflitta da ricordi amari. Due anni prima avevo perso i genitori, rimasta sola e senza alcun sostegno. Non avevo più soldi per pagare luniversità, così ho abbandonato gli studi e sono andata a lavorare al mercato di Napoli.

Dopo tutta quella sofferenza, il destino mi ha sorriso e ho incontrato lamore della mia vita. Lorenzo Bianchi si è rivelato un uomo gentile e rispettabile. Due mesi dopo ci siamo sposati con una cerimonia semplice.

Pensavo di vivere serena, ma la vita ha preparato unaltra prova. Lorenzo ha proposto di vendere lappartamento di famiglia in centro a Firenze per avviare unattività. Ha dipinto il futuro così splendidamente che non ho avuto dubbi: ero convinta che la sua idea fosse la strada giusta e che presto avremmo dimenticato le difficoltà economiche. Quando avremo messo i piedi saldi, potremo pensare a un bambino. Non vedo lora di diventare madre! sognavo ingenuamente.

Il progetto di Lorenzo è andato a rotoli. Le continue liti sui soldi sprecati hanno logorato il nostro rapporto, e poco dopo Lorenzo è tornato a casa con unaltra donna, chiudendo la porta alle mie spalle.

Allinizio volevo chiamare la polizia, poi ho capito che non avrei avuto nulla da accusare. Avevo già venduto lappartamento e consegnato i soldi a Lorenzo

Uscita dalla stazione, ho vagato sola lungo il binario deserto. Era linizio della primavera, ma la stagione delle case di campagna non era ancora arrivata. Il mio terreno, trascurato da tre anni, era in stato pietoso. Sistema tutto e tornerà a fiorire, mi sono detta, sapendo che il passato non sarebbe più tornato.

Ho trovato la chiave sotto il portico, ma la porta di legno si era ingobbita e non voleva aprirsi. Ho provato con tutte le forze, ma senza successo; alla fine mi sono seduta sul portico, sconvolta, e ho cominciato a piangere.

Allimprovviso, dal vicino orto, ho visto un fumo e sentito un fruscio. Felice di vedere qualcuno, mi sono precipitata verso loro.

Signora Rosa, cè qualcuno a casa? ho chiamato.

Un anziano, con la barba grigia e i vestiti logori, stava accendendo un piccolo fuoco per scaldare lacqua in una tazza sporca.

Chi siete? Dovè la signora Rosa? ho chiesto, indietreggiando.

Non temete, non sono pericoloso. Non chiamate la polizia, non intendo fare del male. Abito qui, nel cortile, e non entro nelle case

La sua voce era un baritono gentile, tipico di chi è stato educato.

Siete senza tetto? ho osato chiedere.

Sì, è vero, ha risposto a bassa voce, guardando altrove. Abitate qui vicino? Non vi disturbero, ve lo prometto.

Come vi chiamate?

Marco Ferri.

Il vostro patronimico?

Federici.

Ho osservato Marco Federici: i suoi vestiti, seppur consumati, erano puliti e lui era ben curato.

Non so a chi rivolgermi ho sospirato.

Che cosa è successo? mi ha chiesto con interesse.

La porta è bloccata non riesco ad aprirla.

Se volete, posso dare unocchiata ha proposto luomo senza casa.

Sarebbe di grande aiuto! ho esclamato, disperata.

Mentre Marco armeggiava con la porta, io riflettevo: «Che diritto ho io di giudicarlo? Anchio sono senza dimora, la nostra sorte è simile»

Ginevra, aiutami a sistemare la porta! ha detto Marco sorridendo, spingendo la porta. State per passare la notte qui?

Sì, dove altrimenti? mi sono sorpresa.

Casa ha riscaldamento?

La stufa dovrebbe esserci ho balbettato, ignara dei particolari.

Capito. E la legna?

Non ne ho idea.

Andate dentro, trovo una soluzione ha concluso, uscendo dal cortile.

Ho passato circa unora a pulire la casa. Era gelida, umida e poco accogliente. Il mio morale era a pezzi. Poco dopo Marco è tornato con della legna. Per la prima volta di quel giorno ho sentito un po di speranza.

Ha sistemato la stufa e, dopo unora, il fuoco ha riscaldato lambiente.

La stufa è accesa, aggiungete legna poco a poco e spegnete la sera; il calore durerà fino al mattino, ha spiegato Marco.

Evoi dove andate? Da altri vicini? ho chiesto.

Sì, non voglio più tornare in città. Non voglio rimuginare sul passato.

Marco, restiamo a cena, beviamo un tè, poi potete andare, ho detto fermamente.

Marco non ha opposto resistenza, si è tolto la giacca e si è seduto accanto al fuoco.

Scusi se intrometto ho iniziato. Non sembra proprio un senzatetto, perché vive per strada? Dove è la sua casa, la sua famiglia?

Mi ha raccontato di aver insegnato alluniversità per tutta la vita, dedicandosi alla scienza. La vecchiaia è arrivata silenziosa; quando ha capito di essere solo, era troppo tardi per cambiare rotta.

Un anno fa gli era comparsa una nipote, Tiziana, che gli aveva promesso aiuto se le avesse lasciato in eredità lappartamento di centro. Marco, felice, aveva accettato.

Tiziana gli ha consigliato di vendere quellimmobile, troppo stretto, e di comprare una casa più ampia in un sobborgo con giardino. Lha già trovato a un prezzo modico.

Il vecchio, che sognava aria fresca e tranquillità, ha accettato senza indugi. Dopo la vendita, Tiziana ha voluto aprire un conto in banca per non tenere grandi somme in contanti.

«Zio Marco, sediamoci su una panchina, io vedrò cosa fare. Prendo una borsa, non si sa mai» ha detto Tiziana al banco.

Marco ha atteso ore, poi giorni, ma la nipote non è mai tornata. Quando è entrato nella filiale, ha scoperto che non cerano clienti, ma unuscita secondaria. Tiziana aveva già venduto lappartamento due anni prima.

Che storia triste ha sospirato. Da allora vivo per strada, non riesco a credere di non avere più una casa.

Anchio pensavo di essere lunica in difficoltà, ho risposto, condividendo il mio peso. Ma non disperare, ogni problema ha una soluzione. Sei giovane, il futuro ti sorriderà.

Parliamo di cose più leggere, andiamo a cena! ho detto sorridendo.

Lui ha divorato spaghetti con salsiccia con gusto. Il suo appetito mi ha commosso; si vedeva la sua solitudine.

«Che paura è stare soli, in mezzo alla strada, sapendo di non servire a nessuno», ho riflettuto.

Ginevra, posso aiutarti a rientrare alluniversità. Ho molti amici lì, potrei scrivere al rettore per una borsa di studio, ha proposto Marco. Il mio vecchio collega Costantino sarà felice di aiutarti.

Grazie, sarebbe fantastico! ho esultato.

Grazie a te per la cena, per avermi ascoltata. È tardi, vado via ha detto, alzandosi.

Aspetti, dove andate? ho chiesto timida.

Non temere, ho un rifugio caldo nel vicino orto. Domani passo di nuovo ha sorriso.

Non serve andare fuori, ho tre camere spaziose, puoi restare dove preferisci. Ho paura della stufa, non capisco il fuoco. Non mi abbandonerai, vero?

Non ti lascerò, ha risposto con serietà.

Due anni dopo, ho superato gli esami e, in attesa delle vacanze estive, sono tornata alla mia casa di campagna. In realtà vivo in un dormitorio universitario, ma trascorro i weekend lì.

Ciao! ho salutato abbracciando il nonno Marco.

Ginevra! Che gioia! Non mi hai chiamata? Ti avrei incontrata in stazione. Allora, come è andata? ha esultato.

Tutto è andato benissimo, ho preso il massimo! ho risposto, tirando fuori una torta. Metti il bollitore, festeggiamo!

Mentre sorseggiavamo il tè, Marco mi ha raccontato di aver piantato viti e di costruire una pergola nel giardino.

Ottimo! Sei il padrone di casa, fai come vuoi. Io vengo, vado ho riso.

Marco si è trasformato totalmente. Non era più solo: aveva una casa, una nipotina, e io avevo ritrovato la vita. Il nonno Marco è diventato per me una figura paterna, e gli sono grata al destino per avermi mandato un nonno che ha colmato il vuoto dei miei genitori.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

two × two =

SENZA DIMORA: Storie di Vita e Speranza tra le Strade d’Italia