Non vi ho invitato a casa mia! – la voce della nuora tremava. – Io non vi ho chiamati!

Non ho invitato nessuno a casa mia! la voce di mia cognata si spezza. Non vi ho invitati!

Marco è in cucina, concentratissimo mentre sbatte la salsa per la pasta. In una mano regge la frusta, nellaltra un vecchio libro di ricette, il viso contratto nella massima attenzione.

Laroma dellaglio, dei pomodori e del basilico inonda ogni angolo dellappartamento, intrecciandosi al profumo sottile delle candele che Giulia ha disposto in soggiorno.

Credo che mi stia venendo bene, si volta verso la moglie, occupata a tagliare del parmigiano per linsalata. Almeno, non si è impazzita la salsa.

Giulia sorride dolcemente guardandolo: porta i capelli corvini raccolti in uno chignon spettinato, e nei suoi occhi grandi e castani brilla la luce calda della lampada a sospensione.

Sei il mio piccolo chef, Giulia lo abbraccia forte. Profuma di trattoria romana qui dentro.

È leffetto che volevo. Immagina: silenzio, musica dolce, una cena a lume di candela senza telefonate, senza ospiti. Solo noi due.

Lidea di festeggiare il compleanno di Giulia in intimità era stata di entrambi. Dopo mesi di caos e visite continue dai parenti, avevano bisogno di una serata tutta per loro.

Lei si era occupata di scegliere un Chianti pregiato, lui aveva chiesto il permesso al lavoro per preparare la cena con le proprie mani.

Quando tutto è pronto e gli antipasti sono ormai in soggiorno, Giulia avvia una playlist leggera.

Buon compleanno, amore, Marco alza il bicchiere. Che questo nuovo anno ti porti solo felicità e serenità.

Grazie, amore mio, la donna brinda con lui.

Il sorso di vino è aromatico, persistente. Giulia chiude gli occhi, si gode quel momento perfetto. Ha sognato quella sera per settimane.

Un attimo dopo, il silenzio è rotto dal trillo improvviso del citofono. Marco si imbroncia.

Chi può essere? Non aspettiamo nessuno…

Giulia fa spallucce, ma sente una fitta gelida nello stomaco. Marco va a rispondere.

Pronto?

Risponde una voce squillante, inconfondibile.

Marcuccio! Siamo noi! Su, apri, siamo venuti a farti festa! Dobbiamo fare gli auguri alla festeggiata!

Marco sbianca. Guarda Giulia spiazzato.

Mamma? bisbiglia. Che ci fai qui?

E che domande! Sono venuta a fare gli auguri alla mia nuora! Su, che tira vento fuori!

Marco preme il pulsante del citofono in silenzio. Lappartamento si copre dimbarazzo.

Tua madre? Proprio ora? chiede piano Giulia, la voce rotta.

Scusa, io mi aveva detto che avrebbe solo telefonato…

Non fanno nemmeno in tempo a riprendersi che bussano forte alla porta, decisi, come padroni di casa.

Marco fa un profondo respiro e apre. Sullo zerbino cè Teresa Rossi, sua madre, piccoletta, formosa, con un taglio corto e il rossetto acceso.

È avvolta in uno scialle di lana a motivi vivaci e tiene in mano un enorme contenitore di plastica appannato.

Finalmente! Ci stavamo gelando come barboni, esclama, già sfilandosi il cappotto senza salutare.

Solo allora Giulia e Marco scorgono la folla dietro di lei: zio Carlo, fratello di Teresa, uomo corpulento in tuta che regge una cassa di succhi; sua moglie Lucia, magrissima, frenetica, con una scatola gigante contenente una torta che protegge come un trofeo; la figlia ventenne Francesca, occhi incollati al cellulare, e i due figli piccoli della coppia che si lanciano in casa urlando.

Mamma, cosa sta succedendo? Marco trova a stento la voce.

E che sarà mai? Teresa si prende tre ganci appendiabiti. Siamo parenti! Volevamo fare una sorpresa a Giulia! Tutto per te, tesoro! porge a Giulia il contenitore. Prendi, cè il vitello tonnato fatto in casa. A Marco piace tanto.

Giulia lo accetta istintivamente.

Grazie, signora Teresa ma noi non aspettavamo nessuno…

Ma noi non siamo ospiti, siamo famipia! Teresa ride fragorosamente e già si dirige verso il salotto. Che romantici! Le candele!

Lucia ha già sistemato la torta sul tavolo, spostando vaso e calici per fare spazio.

Giulia, tanti auguri! Ho fatto questa torta Mimosa come da ricetta di mia nonna. Devi provarla!

Intanto i bambini scorrazzano gridando. Uno quasi abbatte una grande ciotola e Giulia si precipita a salvarla.

Il cuore le batte fortissimo. Marco trova un filo di voce per salvare la situazione.

Va bene, ormai siete qui accomodatevi pure. Giulia, possiamo trasferire il tutto in cucina?

Ma Teresa ha già deciso diversamente.

Ma sì, stiamo qui: Carlo, sposta il tavolino; Lucia, prendi i piatti. Francesca, posa quel telefono e vieni ad aiutarci!

Francesca arriva di malavoglia, sempre con gli occhi sul display. Latmosfera romantica evapora come nulla.

Dopo dieci minuti, il tavolo trabocca delle provviste portate: vitello tonnato, insalata russa, funghi sottolio e torta Mimosa.

Allora, festeggiata, raccontaci un po, come va la vita? Teresa si piazza sul divano e squadra Giulia. Sempre il solito lavoro? Il capo non ti stressa?

Tutto bene, grazie, Giulia mescola svogliata linsalata.

Francy non trova lavoro, continua la suocera. Ha studiato tanto e guarda come va magari nella tua azienda cè posto! Lei è proprio in gamba.

Giulia annuisce. Sente un peso addosso. Marco, accasciato, prova a conversare con zio Carlo di calcio, ma si vede che è stanco, nervoso.

Getta occhiate di scuse alla moglie, senza vera soluzione. I bambini, sazi di dolci, riprendono le corse selvagge.

Il più piccolo, Pietro, scopre la collezione di animaletti in vetro che Giulia colleziona da anni.

Mamma, guarda che belli questi! grida.

Attento, Pietro, sono fragili! si alza Giulia al volo, ma è troppo tardi.

Il piccolo afferra un cigno di cristallo. Si sente uno schianto secco: mille schegge che rotolano a terra.

Cala il silenzio. Persino la musica si è spenta e si sentono solo le candele che friggono.

Santo cielo! esclama Lucia. Pietro, te lavevo detto di non toccare!

Ma dai, niente drammi, minimizza Teresa. Era un pezzo di vetro si butta via. I bambini non fanno apposta.

Giulia alza lo sguardo lentamente.

Era un regalo di mia nonna, dice chiaro, piano. Non cè più, lei.

Pace allanima sua, certo. Ma i bimbi sono più importanti, no? insiste Teresa. Tocca mettere via le cose di valore se si invitano i parenti.

Quello è il colpo di grazia. Giulia si alza di scatto, la sedia striscia via rumorosa.

Ma io non ho invitato nessuno! finalmente urla. Non siete stati invitati! Io e Marco volevamo stare da soli! È il mio compleanno, non una riunione di famiglia!

Cala un silenzio glaciale. Anche i più piccoli si tappano la bocca col timore.

Zio Carlo fissa il piatto, Lucia rimane a bocca aperta. Teresa arrossisce.

Davvero? la voce della suocera si fa di ghiaccio. Siamo venuti a festeggiare, abbiamo portato regali, apparecchiato la tavola e siamo di troppo? Non posso venire a casa di mio figlio?

Basta, mamma replica Marco, alzandosi anche lui. Giulia ha ragione. Era una serata solo per noi, tu non potevi piombare qui senza avvertire e con mezzo condominio dietro!

Ah, ora piombare? In casa di mio figlio? Io ti ho cresciuto e ora che hai la moglie non posso entrare nemmeno a salutare?

Il problema non è Giulia, è il rispetto. Per i nostri programmi, la nostra privacy!

La discussione si accende, inutile. Teresa accusa, Marco tenta di spiegare, i parenti restano con lo sguardo basso.

Giulia non ne può più. Si gira e senza dire altro esce via.

I rumori della lite filtrano attenuati dalla porta chiusa, ma fanno male lo stesso.

Non sa quanto tempo passa, forse dieci o venti minuti. Il brusio diminuisce, poi solo un muto, imbarazzante silenzio.

Cadono passi, parole sussurrate, la porta di casa che si chiude alle loro spalle.

La camera si apre piano. Marco entra, distrutto.

Sono andati via, dice sottovoce. Giulia, scusami, avrei dovuto staccare il citofono…

Non lhai fatto, la voce di Giulia è atona. Dovevi fermarla.

È mia madre voleva solo fare del bene.

A chi? lo affronta lei, gli occhi carichi di dolore. A sé stessa? Per sentirsi la mamma perfetta? Ha rovinato tutto, Marco!

Cosa dovevo fare? Cacciarla? Avrebbe fatto una scenata pazzesca…

E quella di ora cosera? cammina inquieta. È sempre lei a decidere tutto per noi! Cosa mangiare, dove andare, come vivere! E tu cedi ogni volta…

Giulia si affaccia alla finestra. In basso, nel parcheggio, vede Teresa caricare a fatica tutta la famiglia in auto.

Sembrerebbe tutto finito, ma Giulia sa che non è così. È solo una tregua.

Non so come andare avanti così, Marco, sussurra. Non voglio vivere con la paura che tua madre e i suoi si materializzino ogni volta senza avviso.

Le parlerò, davvero. Le spiegherò che così non va più bene…

Lo dici sempre. Non cambia niente.

Il loro bellissimo progetto di serata finisce così, senza nemmeno essere mai iniziato.

Scusa ancora Buon compleanno, amore.

Giulia chiude gli occhi. Ha trentatré anni, ma si sente stanca come se ne avesse sessanta.

Vogliamo continuare a festeggiare? Marco propone a mezza voce. È rimasto tanto cibo buono…

Non ne ho più voglia, replica lei, glaciale. Sono esausta, voglio solo dormire.

Esce e si rifugia in bagno. Ha bisogno di lavare via la serata, sperando che lindomani porti un giorno nuovo, senza suocere invadenti e parenti imposti.

Teresa, dopo la lite, cova rancore verso il figlio e la nuora. Non riesce proprio a capire cosa abbia potuto rovinare quella serataMa il sonno tarda ad arrivare. Giulia rimane seduta sul bordo della vasca, le mani a coprirle il volto bagnato. Solo dopo molto tempo si alza, si cambia, si guarda allo specchio e si accorge che il make-up festoso è ormai svanito insieme allentusiasmo.

Rientra in camera. Marco è seduto sul letto, in silenzio, lo sguardo perso nel vuoto. Li separa una distanza che sembra impossibile da colmare.

Per un attimo, tutto resta fermo. Poi, con voce quasi impercettibile, Marco rompe il silenzio.

Non voglio che succeda più dice. Non voglio averti accanto così, distrutta. Tu sei la mia famiglia, Giulia. Da domani metterò dei limiti. Anche con lei. Devi saperlo.

Non ci sono risposte. Solo uno scambio di sguardi pieni di malinconia. Poi, in un gesto lento, Marco le tende la mano. Giulia la osserva, esita, la sua rabbia sembra ancora troppo viva.

Ma alla fine, la prende.

Restano così, le dita intrecciate, senza parlare. Il Chianti rimasto scintilla sulla tavola in soggiorno, il profumo della salsa svanisce piano.

Fuori dal palazzo, la notte di Roma trema leggera sulle finestre, portando la promessa di unalba nuova.

E nel silenzio della loro camera, tra le ansie e i cocci di una serata rubata, Marco stringe più forte, come a dire: anche dopo le tempeste, due mani possono sempre ritrovarsi.

Non è il compleanno perfetto che Giulia sognava. Ma questa stretta, fragile e sincera, è il primo passo incerto, vero verso qualcosa di davvero loro.

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