Non cè nessuno più vicino…
Barbara e sua figlia uscivano dal pullman allingresso del paese. Il sole riusciva a farsi largo tra le nuvole grigie di neve, laria fredda pungeva le guance, e la luce riflessa sulla distesa bianca costringeva la piccola Chiara a stringere gli occhi.
Mamma, come mai questa casa è vuota? domandò la bambina, mentre passavano davanti a quella che sembrava lunica casa abbandonata in fondo al paese.
Qui abitava una vecchietta tanto tempo fa. Non lho mai vista ricevere visite da parenti. Aveva centodue anni quando è morta.
Si scaldava da sola con il camino, ma per la spesa e per lacqua qualche vicino gliele portava. Lasciavano tutto sulluscio, cibo o un secchio, e il giorno dopo trovavano i soldi o il secchio vuoto. Anche noi ragazze partecipavamo.
Ma non rubavano niente? Né soldi né cibo? si stupì Chiara.
No. La vecchia dicevano fosse una strega, tutti un po la temevano. Un giorno nessuno ha raccolto più nulla dalluscio, così hanno capito che era morta. Avevano comunque paura ad entrare in casa sua. Alla fine sono entrati e hanno fatto il funerale. Da allora, la casa è rimasta vuota.
Davvero una strega? Proprio vera?
Sono leggende, Chiaretta. Era solo una vecchia signora. Nessuno sapeva davvero quanti anni avesse: cera chi diceva duecento, chi trecento. Poi hanno trovato il certificato allanagrafe: centodue.
Chiara rimase in silenzio. Avevano già superato la casa abbandonata. Le altre case erano ordinate, coi cortili puliti dalla neve.
Forse per questo nessuno ci va, hanno paura rifletteva ancora Chiara.
Barbara scorse una figura familiare davanti a una casa.
Ecco la nonna! Corri, vai da lei! esclamò a sua figlia, aumentando il passo.
Nonna! urlò Chiara, lanciandosi verso la nonna, che aveva già aperto le braccia per prendere la nipotina tra le sue mani calde.
Barbara era cresciuta in paese, e tornare la faceva sempre sentire leggera, più libera che in città.
Mamma! si strinse alla madre, che la abbracciò con un braccio, mentre con laltro teneva stretta Chiara.
Sapevo che oggi saresti arrivata, ho infornato un po di crostate. Ogni sabato venivo fuori ad aspettarvi, sperando che arrivaste. Su, andiamo in casa che qui fa freddo.
Dentro era caldo e profumava di crostata, camino e di quel qualcosa che si sente solo a casa propria. Un profumo rimasto impregnato per anni nei muri, nei vestiti, nei mobili. Tutto era come prima. Barbara guardò in giro e sorrise felice. Non cè posto come casa.
Brave che siete venute. Rimanete tanto? chiese la madre, lanciando a Barbara uno sguardo preoccupato. E Lorenzo?
Lavora, non abbiamo resistito ad aspettare. Dovevamo venire a Capodanno, ma Chiara ha avuto la febbre, poi anche Lorenzo. Domenica sera ripartiamo, lunedì si lavora.
Barbara notò quanto la madre fosse invecchiata, non resistette e labbracciò. Il papà era mancato ormai da due anni, malgrado fosse più giovane della mamma. Dopo la sua morte la mamma si era lasciata un po andare.
La vita in paese non è mai stata facile.
Adesso vi riempio la pancia, di sicuro avete fame dopo il viaggio. Teresa, la mamma, sparì in cucina col suo passo lento, seguita come unombra da Chiara.
Teresa apparecchiò con calma, e sia Barbara che Chiara avrebbero mangiato tutto in un secondo. Ma dopo un po dassaggio si sentirono sazie e Chiara si abbandonò esausta al fianco caldo della nonna.
Sei stanca del viaggio, piccolina mia. Ma come sei cresciuta! Presto anche più alta di me
Vieni che ti metto a letto.
Teresa portò la nipote nel cantuccio in fondo alla stanza, quello che un tempo era stato il letto di Barbara. La casa aveva una sola grande stanza, a volte separata da un armadio o una tenda.
Falle fare un sonnellino tornò da Barbara. Raccontami un po di voi, come va?
Tutto bene, mamma. Ah, sai chi abbiamo incontrato allautostazione? Lauretta di Boiano. Mi ha chiamata Antonia. Le ho detto che sono Barbara, figlia di Teresa. Ma continuava a chiamarmi Antonia. Sembro davvero tua sorella? Hai una sua foto?
Le hai già viste mille volte si schermì Teresa.
Lo so, ma voglio vederle di nuovo.
Daccordo sospirò la madre fammi prima mettere a posto e ti porto la scatola.
Posò la vecchia scatola di scarpe sul tavolo. Le foto erano quasi tutte in bianco e nero, ingiallite, coi bordi piegati. Ma ce nerano anche alcune a colori, più recenti.
Ecco qui, tu da piccola, e qui in quinta elementare. Chiara ti somiglia moltissimo. E questa Teresa aggrottò la fronte. Indovina chi è?
Io! Non ho mai visto questa foto sorrise Barbara.
No, questa è tua zia, la mia sorella minore, Antonia.
Ma sembrava davvero me! Uguale
Questa è lultima foto, il giorno della maturità Teresa porse a Barbara una foto a colori di una ragazza bionda, bellissima. Era proprio uno splendore.
Barbara rimase a osservarla a lungo.
Che strano, da te invece non ho preso niente guardò la madre negli occhi.
È arrivato il momento che ti dica la verità, ora non ha più senso tenere questo segreto Teresa fece una pausa, poi aggiunse: Antonia era la tua vera madre. Perdonami per non avertelo detto prima. Lho fatto per il tuo bene.
La mamma era rimasta incinta tardi, non voleva il bambino, iniziò Teresa con la voce sospesa. Sollevava sacchi di patate, andava nella sauna. Sperava di perdere la bambina. Ma tu sei nata lo stesso, bellissima. Io avevo quindici anni e sono diventata la tua balia.
Tutti i giovani scappavano in città a lavorare, nessuno voleva restare in paese. Io non avevo il coraggio di lasciare mamma e Antonia. Non cerano uomini, chi cera non era da prendere in sposo. Così sono rimasta sola.
Antonia pure voleva andarsene, andare in città. Dopo il diploma è partita. È tornata dopo due anni, ma non sola: ceri tu, piccolissima, fragile. Lei come se avesse dato tutta la sua bellezza a te. Era magra, nervosa. Per giorni taceva, poi rideva in modo strano.
Due giorni dopo, è scappata di nuovo. Ti ha lasciata qui. Era partita per la droga, aveva bisogno della dose. Questo lo abbiamo scoperto dopo. È morta poco dopo, di overdose. Sono andata io al funerale in città. La mamma era già troppo malata.
La mamma voleva darti in orfanotrofio, ma io non ho voluto. Ero sola, ma almeno avrei avuto una figlia, e non eri nemmeno una sconosciuta. Nessuno in paese ha capito, o se lo sapeva, è rimasto in silenzio. Antonia rimase solo due giorni e sparì. In ospedale mi sono messa d’accordo, ti hanno registrata come mia figlia.
Non gratis, ovviamente Così sei diventata mia figlia. E ti ho dato anche un nuovo nome. Lei ti aveva chiamata Barbara, Barbie Ma che nome è? Ti ho registrata come Barbara.
Dopo un anno è arrivato tuo padre. Era militare, quando è partito Antonia non gli aveva detto che era incinta. Tornò, la cercò, le amiche gli raccontarono tutto. Fu congedato dopo una ferita. Si fermò con noi, la mamma lo accolse anche se non era sposato con Antonia. In paese senza uomo non si vive. Poi tra noi è nata la storia, ci siamo sposati, siamo stati bene insieme. Lui non sapeva della droga.
Ho taciuto per questo. Meglio non sapere di essere figlia di una tossicodipendente. Forse non dovevo dirtelo neanche ora, ma almeno lo sai da me. Prima o poi la verità viene fuori. Ti ho cresciuta come fosse figlia mia. Hai presente il detto? Non è madre chi mette al mondo, ma chi cresce.
Barbara era stordita dalla notizia sigillata per anni.
Dove vai? si allarmò Teresa mentre Barbara si avviava verso luscita.
Ho bisogno di stare un po sola.
Barbara si vestì e uscì nella sera bianca.
Chi me lha fatto fare? A che serve riaprire vecchie ferite sospirò Teresa scrollando la testa.
“Mamma tossicodipendente… Morta di overdose… Nemmeno gli incubi peggiori… Beh, papà è almeno quello vero? E se non lo fosse? Chissà con chi era lei… Ma che penso? Quella era mamma mia… Mamma? Mi ha partorita e abbandonata. Ma che madre è una che sceglie la droga?
Eppure, sono cresciuta bene, amata, coccolata. Avevo la mamma vera. Il papà pure. Loro mi hanno amata… E quellaltra? Che importa, in fondo. Non cè più e non ci sarà mai più.
Non era lei a cullarmi, a starmi vicino quando avevo la febbre… La mamma poteva lasciarmi allorfanotrofio, invece mi ha tenuta. Non so nemmeno chiamarla in altro modo.
Oggi forse già sono serena. Prima questa notizia mi avrebbe distrutta. Ma che senso ha continuare a pensarci? Lei dentro a casa sola, chissà come si sente…” Barbara tornò, congelata, e Teresa era ancora seduta al tavolo dovera rimasta.
Perdonami. Tu sei la mia mamma, ti voglio bene sussurrò abbracciandola.
E tu perdona me per tutto il silenzio.
Che fate al buio? sbucò Chiara dal suo lettino. Oh, la foto della mamma da giovane! Come eri bella!
Teresa tolse la foto dalle mani della nipote, raccolse tutte le immagini e le rimise nella scatola.
Nonna, io volevo vedere ancora! protestò Chiara.
Non cè nulla da vedere. Guardaci finché ci siamo.
Quella notte Barbara non prendeva sonno. Neppure Teresa dormiva, la branda scricchiolava quando si girava.
Barbara si avvicinò al letto della madre.
Non dormi?
Teresa sollevò la coperta.
Il pavimento è freddo. Vieni qui vicino.
E Barbara si infilò sotto le coperte, accoccolandosi vicino al lato caldo della madre, come quandera bambina.
Che cè, non dormi? Ti preoccupi ancora? chiese Teresa.
Ormai no. Sei tu la mia vera mamma. Non ne voglio nessunaltra. Antonia è tua sorella.
Rimasero a sussurrarsi a lungo. Poi Barbara tornò nel suo letto.
Dormi, sei la mamma migliore del mondo. Lo sei sempre stata e lo sarai sempre. Le rimboccò la coperta come faceva lei da piccola, andò a dormire e si addormentò subito.
Il mattino dopo la mamma accompagnò Barbara e Chiara alla fermata dellautobus.
Nonna, non essere triste, torniamo presto!
Barbara abbracciò la madre sentendo il profumo di casa.
Vai, fa freddo.
Lautobus già partiva, e la donna restava ancora a guardare la strada, gli occhi lucidi per il freddo e la neve…
Così, a trentatré anni, Barbara scoprì che la madre era morta quando era appena nata, e che a crescerla era stata la sorella maggiore della sua mamma.
Allinizio fu una ferita, il pensiero che le avevano mentito tutta la vita. Ma riflettendo, capì che entrambe erano sorelle vere danima e di sangue.
E a essere più vicini, di così, proprio non si può…





