La ricetta della felicità… Tutto il condominio osservava i nuovi inquilini trasferirsi nell’appartam…

Ricetta della felicità

Tutto il condominio osservava curioso il trasloco dei nuovi inquilini nellappartamento al secondo piano. Era la famiglia di un caporeparto dellazienda principale di questa piccola città di provincia, Civita di Mezzacosta.

Ma come mai hanno scelto di abitare in un palazzo vecchio? domandava la pensionata signora Clara Bianchi alle sue amiche. Con le loro conoscenze avrebbero potuto prendere casa in un edificio nuovo.

Non ragionare solo con la tua testa, mamma la richiamava sua figlia, la trentenne ancora nubile Giulietta Bianchi, sempre curata e con il trucco acceso. Qui ci sono soffitti alti, grandi stanze separate, lingresso spazioso, la loggia sembra una camera da letto E hanno avuto anche subito il telefono fisso. Non tutti qui ce lhanno, solo tre su nove appartamenti…

Sì, ma tu useresti il telefono solo per chiacchierare, la interrompeva la madre. Cerca di non disturbare i nuovi arrivati: sono persone serie e sempre impegnate…

Sì, saranno anche così seri, ma sono giovani, hanno una figlia di nove anni, si chiama Rosalia rispondeva Giulietta, lanciando unocchiata risentita alla madre. Alla fine siamo quasi coetanee con la moglie, avranno forse al massimo cinque anni più di me.

La nuova famiglia si rivelò cortese e sempre sorridente. Francesca lavorava nella biblioteca scolastica e il marito, Matteo, vantava già dieci anni di esperienza nello stabilimento.

Giulietta amava raccontare tutto questo alle donne che la sera si radunavano sotto casa insieme alla madre.

Ma come fai a sapere già tutto di loro? le chiedevano le vicine divertite. Sembri un avvocato, Giulietta!

Beh, vado da loro a telefonare. Loro, a differenza di certe persone, mi lasciano usare il telefono ogni tanto diceva con una malizia velata, ricordando di quando i condomini non le aprivano per evitare mezzora di storie inutili al telefono.

Così Giulietta fece amicizia con i nuovi vicini e prese labitudine di usare il loro telefono per chiamare amiche o colleghe, fermandosi spesso lungo le chiamate. A volte si presentava con un nuovo vestito, a volte con una vestaglia, chiaramente cercando la loro compagnia.

Una volta notò come Matteo chiudesse con decisione la porta del salotto, dove guardava la televisione, ogni volta che lei arrivava. Questo si ripeté più volte. Giulietta sorrideva a Francesca e ringraziava sempre dopo le telefonate, sbirciando in cucina, ma Francesca rispondeva solo con un cenno e le chiedeva di chiudere la porta.

Non posso chiuderla, le mani sono piene di farina spiegava Francesca. E il nostro chiavistello è francese, scatta da solo.

Ah, state preparando ancora le brioches? Che profumo di dolce cè sempre qui Io non so proprio cucinare i dolci diceva Giulietta.

Sì, sto preparando le crostatine con la ricotta per domani a colazione. Al mattino non ho tempo, così le faccio ora sorrideva Francesca, tornando al suo impasto.

Giulietta faceva una smorfia e se ne andava infastidita dal fatto che non avessero interesse a conversare oltre.

Senti, Francesca, capisco che sei una persona gentile, ma la sera il telefono è sempre occupato da questa signorina fece notare una volta Matteo. I miei amici non riescono mai a contattarmi. Non è giusto.

Sì, ho notato che si permette di entrare come fosse casa sua, rispose Francesca, pensierosa.

Quella stessa sera, Giulietta arrivò con il solito sorriso e si sedette sull pouf dellingresso, iniziando una lunga chiamata con unamica.

Giulietta, potresti finire per favore? Stiamo aspettando una chiamata importante le disse Francesca dopo dieci minuti.

Giulietta annuì comprensiva, pose il ricevitore, poi tirò fuori una tavoletta di cioccolato dicendo:

Oggi sono venuta con qualcosa di dolce! Facciamo un tè, per festeggiare la conoscenza!

Si diresse verso la cucina e appoggiò la cioccolata sul tavolo.

No, grazie. Meglio di no. Se Rosalia la vede fa i capricci, ma lei è allergica ai dolci. Il cioccolato in casa nostra è tabù, mi dispiace.

Tabù? Giulietta arrossì. Volevo solo ringraziarvi

Non è necessario ringraziare, e preferiremmo anche che tu usassi il telefono solo per emergenze: chiamare medico, ambulanza o i vigili del fuoco, aggiunse con garbo Francesca. Mio marito riceve chiamate dal lavoro e Rosalia si distrae: sta studiando. Cerchiamo di non fare rumore.

Giulietta rimise la cioccolata in borsa e uscì senza dire nulla, convinta che la vicina la trattasse così per gelosia.

Capisce che sono più giovane e carina, per questo è gelosa! raccontò poi a sua madre. Io volevo solo essere amichevole, non sono stata nemmeno invitata a prendere un tè!

Sei troppo ostinata e ingenua, rispose Clara. Ti ho forse educata male. Non ci si impiccia nelle famiglie degli altri. Non vogliono le tue chiamate, e ti hanno messo gentilmente alla porta. Non offenderti per questo. E non tirare fuori la gelosia. Trovati un marito, vivi la tua vita, installa il telefono e invita tu i vicini, se vuoi.

Lultimo tentativo di avvicinarsi a Francesca, Giulietta lo fece presentandosi con un blocco per annotare la ricetta delle crostatine.

Avrei bisogno della tua ricetta dovrei imparare anche io qualcosa Così la provo subito!

Chiedi a tua mamma, saprà di certo rispose stupita Francesca. Io preparo limpasto a occhio, mai pesato nulla Le mani ormai vanno da sole! rise. E poi ho fretta, scusa, sono di corsa. Chiedi a tua madre!

Giulietta, rossa in volto, tornò a casa. Sapeva bene che la madre aveva nel mobile della cucina un vecchio quaderno consumato, con pagine fitte di ricette: insalate, polpette, minestre persino il pesce in gelatina. La maggior parte erano dolci che Clara preparava spesso in passato.

Ma a Giulietta non piaceva cucinare da sola, e la madre ormai non cuoceva più, da quando lottava contro i chili in più e lipertensione.

Eppure, trovò il quaderno, e sfogliandolo distrattamente trovò proprio la ricetta che cercava, sorprendendo non poco la madre.

Ma davvero vuoi cucinare qualcosa? si stupì Clara.

E perché ti sorprende? richiuse il quaderno, segnando la pagina.

Non starai mica tornando con Fausto? domandò ancora la madre. Pensavo che fosse finita come con tutti gli altri tuoi corteggiatori.

Ma quale finita? si innervosì Giulietta. Se volessi, tornerebbe di corsa.

Fai come credi, è ora che tu pensi al matrimonio. Che ricetta cercavi?

Niente, mamma, mi sto solo preparando psicologicamente! ribatté la figlia.

Però, qualche giorno dopo, quando Clara rientrò dalla passeggiata, sentì profumo di forno acceso.

Ma che succede? Sento odore di dolci esclamò Clara. Ti sei proprio innamorata, non ti riconosco più!

Non gridare, sorrise Giulietta. Siediti e assaggia. Non sono dolci qualsiasi, sono crostatine con la ricotta. Le classiche.

Sul tavolo cerano tazze pulite, la teiera e un piatto colmo di crostatine dorate come il sole.

Hai proprio un bel talento, disse la madre. Non pensavo che ti ricordassi ancora le ricette che facevamo insieme. Brava davvero brava.

Non farmi solo i complimenti, dimmi la verità: sono buone? chiese Giulietta.

Ma assaggiale! disse la madre. Giulietta sorrise: erano le stesse parole che diceva il suo papà. Era la lode più alta.

Va bene, allora presto invito Fausto a prendere il tè, con queste crostatine. Secondo te gli piaceranno?

Eccome! Anche tuo padre ne andava pazzo, non vedeva altro in casa rise Clara. Vai, cucina, invita, io ne approfitto per andare dallamica a vedere un film. Finalmente hai capito la lezione: gli abiti e il trucco da soli non bastano per conquistare un uomo.

Così Fausto tornò a frequentare Giulietta. Litigavano meno, la madre si abituò a vederli insieme ai fornelli, a ridere in cucina e a impastare a quattro mani.

Quando Giulietta annunciò che lei e Fausto avevano deciso di sposarsi, Clara si commosse: finalmente

Giulietta cambiò: si era messa a dieta per il matrimonio, era più serena. Fausto ogni tanto chiedeva:

Ma non fai più le crostatine? Però il giorno delle nozze ne voglio una montagna!

Per il matrimonio, tenuto a casa, prepararono tutto Giulietta, la madre e la zia, sorella di Clara. Ci misero due giorni, anche se gli invitati erano solo venti, in gran parte parenti.

I due sposini vissero poi in una grande camera dellappartamento. Dopo un anno, il telefono fu installato a tutti quelli che lo desideravano in condominio. Giulietta era felice: telefonava spesso a tutti, ma le sue conversazioni non erano più infinite come un tempo.

Rita, scusa, devo lasciarti, sta lievitando la pasta e Fausto arriva tra poco. A presto!

Correva in cucina, dove limpasto cresceva come una nuvola nel recipiente. Giulietta era incinta, il congedo maternità iniziava a breve, ma non smetteva di cucinare e sfornare dolci per il marito, e anche per lei stessa, che adorava le crostatine con la ricotta, quella vera, fresca. Una delizia! E Fausto la adorava, per lamore e la dolcezza che metteva in tutto.

Tenere la propria felicità tra le mani, in una semplice ricetta di famiglia, mi ha insegnato che a volte basta restare se stessi, ascoltare chi ci vuole bene e donare amore con piccoli gesti quotidiani: la semplicità è il vero segreto della gioia.

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