Signora, la prego di non offendersi… ma potrebbe gentilmente darmi un bel pretzel? chiese la vecchie…

Caro diario,

questa mattina mi sono svegliata con la sensazione di un cielo spento sopra Bologna, il traffico che si affollava come sempre, gli autobus stracolmi e i pensieri troppo pesanti per unanima sola. La fredda mattina dautunno mi ha dato ununica preoccupazione: Oggi compro a Matteo una giacca nuova, qualunque sia il prezzo.

Matteo, il mio nipotino di sette anni, è un bimbo dal sorriso dolce e dagli occhi grandi, che ha imparato presto cosa vuol dire mancare qualcosa. La sua madre lo ha lasciato quando era ancora piccino, e il padre è sparito da tempo in una città straniera, senza più tracce. Da allora, mi sono stretta a lui e, dal giorno in cui ho deciso di prendermi cura di lui, ho promesso a me stessa: È mio, Dio me lo ha affidato, lo crescerò.

Non ho una pensione abbondante, né una casa grande, né molto altro se non qualche ricordo accumulato negli anni e un cuore enorme. Ma finché Matteo è vicino a me e ha qualcosa da mettere in tavola, il mondo sembra sopportabile. La sua vecchia giacca, però, non lo è più. Era un tempo una coperta calda, ma ora è piena di buchi, il piumino fuoriesce, la cerniera si blocca e il freddo entra da ogni fessura.

Ieri sera lho visto tornare a casa tremante dal liceo (lultima tappa del suo percorso scolastico).
Hai freddo, piccolino? gli ho chiesto.
No, mamma ha risposto, cercando di apparire coraggioso, ma le labbra gli tremavano.

Allora ho deciso di prendere i pochi risparmi che ho messo da parte: una parte della pensione, una parte dellassegno di Matteo, qualche soldo guadagnato aiutando le vicine a pulire le scale. Non basta per molto, ma per una buona giacca ce la faccio. E se il conto dei medicinali sarà più basso questo mese, Dio provvederà, mi sono detta.

Il giorno dopo ci siamo imbarcati sullautobus diretto al centro. Matteo era emozionato; non andava spesso al centro e non ricordava lultima volta che aveva varcato la soglia di un vero negozio di abbigliamento.
Mamma, arriveremo a destinazione con i soldi? ha chiesto guardando il vetro appannato.
Non ti preoccupare, ce la faremo. Limportante è che non senta il gelo in inverno, gli ho risposto stringendo alla vita la borsetta dove riposto il portafoglio.

Il centro di Bologna ci ha accolto con strade affollate, vetrine luccicanti e gente che correva con le borse della spesa. Ho tenuto stretta la mano di Matteo, temendo che qualcuno lo rubasse. Entrammo in un negozio di abbigliamento: musica leggera, luci brillanti, capi colorati disposti su scaffali. Matteo si è avvicinato a una giacca blu, soffice, e ha esclamato:
Guarda, mamma, che bella!

Il prezzo, però, ci ha colto alla sprovvista: era più alto di quanto avessi immaginato. Ho messo la giacca da parte, cercando di nascondere la delusione, e gli ho detto:
È bella, ma vediamo se troviamo qualcosa di più accessibile.

Siamo passati da un negozio allaltro; ovunque i prezzi erano alti, i sorrisi educati e gli sguardi che sembravano scivolare sopra i nostri vestiti modesti e le scarpe consumate di Matteo. Dopo due ore le mie gambe erano pesanti e il cuore pieno di preoccupazione.
Se non bastano i soldi? Se dovremo passare un altro inverno con quella vecchia giacca? mi sono chiesta, stringendo più forte la borsetta al petto.

Matteo, quasi a malincuore, ha detto:
Ho fame Andiamo alla panetteria, prendiamo un ciambellone caldo, così riscaldiamo anche il cuore.

Siamo entrati in una piccola panetteria di angolo. I ciambelloni dorati sembravano piccoli soli doro in quel giorno freddo. La fanciulla al banco, con le guance rosse, ci ha salutati:
Buongiorno, cosa desiderate?

Matteo, con gli occhi pieni di speranza, ha alzato la punta dei piedi e ha mostrato il ciambellone. Ho cercato il portafoglio nella borsetta, ma è sparito. Ho aperto cerniere, tasche, persino il portachiavi, ma non cè nulla. Un silenzio di panico mi ha avvolta:
Non può essere ho mormorato, sentendo il mondo crollare sotto i piedi.

La fanciulla mi guardava confusa, Matteo appariva spaventato.
Cosè successo? ha chiesto.
Ho perso il portafoglio Non cè più ho risposto, le lacrime mi rigavano il viso.

Tutto il denaro per la giacca, per il cibo e per le medicine era svanito. Non sapevo dove, né come. Il dolore mi ha quasi fatto cadere in ginocchio, ma Matteo, affamato e con gli occhi grandi rivolti ai ciambelloni, mi ha dato la forza di parlare. Con la voce rotta dalla vergogna, ho chiesto:
Signora, per favore, non si arrabbi mi darebbe un ciambellone di quello lì? Ho perso il portafoglio e il ragazzo ha davvero fame. Prometto di tornare a pagarle non appena lo ritrovo o appena ricevo la pensione.

Il silenzio è durato un attimo; poi la giovane del banco, guardandomi negli occhi, ha preso due ciambelloni, li ha messi in una busta e li ha porsi davanti a me.
Li prenda, signora. Sono un gesto per lei. E altri due per casa, per la cena.

Ho rifiutato, le lacrime ancora scorrenti, ma la fanciulla ha insistito:
È meglio che il bambino non rimanga affamato.
Se la mia nonna mi avesse chiesto un ciambellone, non mi sarebbe stata negata, ha aggiunto, con voce dolce.

Matteo afferrò la busta con entrambe le mani come se fosse un tesoro e sussurrò:
Grazie, signora.

Uscimmo nella fredda strada con i ciambelloni tra le mani e il cuore ancora pesante. Mi sono chiesta: «Che nonna sono, se non riesco neanche a comprare una giacca?» mentre le lacrime bruciavano i miei occhi. Ci sedemmo su una panchina davanti alla panetteria; Matteo mordeva lentamente il ciambellone, io fissavo il nulla.
Nonno, raccoglieremo ancora i soldi, disse il bambino tentando di essere forte. La giacca reggerà ancora un po.

Io, con la voce spezzata, ho risposto:
Non è normale tremare in inverno Avrei dovuto prendermi più cura di te

Il silenzio era un dolore muto. Non sapevo più cosa fare, non avevo più piani né soluzioni, solo freddo, vergogna e dolore. Proprio in quel momento, un uomo di circa quarantanni, con una giacca costosa ma occhi caldi, si avvicinò correndo. Teneva in mano qualcosa di piccolo e nero.
Scusi, è lei la signora che ha provato le giacche al negozio poco fa? mi ha chiesto.

Ho annuito, sorpresa.
Ha perso qualcosa. Era vicino al camerino di prova. Lho cercata, ma non lo trovavo. Fortunatamente lho riconosciuta da lontano.

Mi porse il portafoglio. Le mie mani tremanti lo aprirono: tutti i soldi erano lì, intatti, compresa la fotografia sbiadita della giovane figlia.
Dio la benedica, signore credevo di aver perso tutto, anche la speranza

Lui, gestore del negozio di abbigliamento, sorrise.
Non si preoccupi, non tutti tolgono ciò che non è loro. Alcuni lo restituiscono.

Guardò Matteo, che stringeva il ciambellone al petto.
È suo nipote? chiese.

Sì, signore. Lo cresco da sola ho risposto.

Lui annuì, come per capire qualcosa di più profondo.
Ho notato la giacca blu che guardava, quella con il cappuccio a destra. È davvero bella, ma costosa.

Ho abbassato lo sguardo.
È bella, ma dobbiamo anche comprare il pane, non solo un vestito

Allora luomo ha detto qualcosa che ha cambiato la nostra giornata, e poco a poco la nostra vita:
Signora, mi faccia un piacere. Torniamo al negozio e prenda quella giacca per lui. Io la pago.

Sono rimasta ferma, incredula.
Non posso Come?

Lui alzò una mano, fermandomi.
Può farlo. Quando ero piccolo, una nonna mi ha cresciuto da sola e non poteva permettersi nulla di nuovo. So cosa si prova a stare davanti a una vetrina e sentirsi vergognosi per i propri soldi. Lasci che lo faccia, per lei, per me, per Matteo.

Le lacrime nei miei occhi erano di gratitudine.
Non so come ringraziarla non ho parole

Non servono parole. Prenda la giacca e prometta di dire a Matteo che esistono ancora persone buone.

Matteo, con il cuore che batteva forte, prese la mano delluomo e disse:
Grazie, signore la curerò tutta la vita.

Lui sorrise, grande e sincero.
Cura soprattutto il tuo animo. La giacca si consumerà, ma ciò che farai per gli altri sarà la vera ricchezza.

Ritorniamo al negozio; la commessa ci ha riconosciuti e ha sorriso vedendo Matteo infilare la giacca blu, perfetta come se fosse stata cucita per lui. Io, guardandolo, mi sentivo dieci anni più giovane, il cuore colmo di gioia.

Usciti, il cielo non era più così grigio. Matteo infilava le mani nelle nuove tasche della giacca, saltellava sul marciapiede e io osservavo la sua felicità.
Mamma, sai cosa penso? ha detto deciso.
Cosa, tesoro?
Che Dio ha voluto farci perdere il portafoglio per incontrare gente buona, come la signora della panetteria e il signor del negozio. Altrimenti non li avremmo mai conosciuti.

Ho stretto la sua mano, sorridendo.
Forse hai ragione, Matteo. A volte il più grande guaio è solo la strada verso una piccola meraviglia.

Passammo di nuovo davanti alla panetteria; la fanciulla ci salutò con la mano. Matteo le regalò un grande sorriso, alzando la borsa con gli ultimi due ciambelloni come segno di gratitudine.

Quella sera, a casa, lho messo a letto, gli ho dato un bacio sulla fronte e gli ho detto:
Non dimenticare mai questo giorno, non per la giacca o i ciambelloni, ma per le persone che ci hanno aiutato quando non sapevamo più che fare.

Non lo dimenticherò, mamma, ha promesso.

So che, se un giorno Matteo vedrà un bambino tremare davanti a una vetrina o un anziano con lo sguardo smarrito, ricorderà la giacca blu, i ciambelloni caldi e la panchina fredda, e saprà che può allungare la mano e dire:
Signora, signore per favore, non si arrabbiate, ma lasciate che sia io a pagare.

La gentilezza che ha scaldato una fredda giornata dautunno nella nostra vita, continuerà a riscaldare molti inverni a venire.

Pensandoci, mi chiedo: a chi potrei tendere oggi la mano? Un panino, una giacca, una parola gentile

Grazie, diario, per aver ascoltato.

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