Lorenza, dove vai? chiese perplesso il marito, vedendo che la moglie stava per andare a letto.
In camera, che cè? rispose lei con stanchezza.
E i piatti? sbottò Matteo.
Gli invitati se ne erano già andati. La festa era stata allegra e chiassosa. In casa era rimasta solo sua madre, ma anche lei ormai dormiva. Lorenza aveva riposto gli avanzi nei contenitori, scaricato le stoviglie nel lavandino e pensato che fosse abbastanza. Matteo non era daccordo.
Domani li laverò! O lava tu, se preferisci!
Lorenzo, qui cè la mia mamma ospite. Non voglio nemmeno immaginare che faccia una faccia quando vedrà tutto domattina!
Ma dai, Matteo, non è il piatto a fare la festa. Limportante è che il Capodanno sia andato bene, che ci siamo divertiti, che abbiamo anche ballato! Ho sonno, per favore non farmi impazzire. Domani laverò i piatti, stasera non ho più forze.
Ti sei stancata, povera?
Immagina! Mentre tu ti rilassavi, io ho pulito tutta la casa, preparato cibo per una folla, e anche addobbato lalbero. Grazie che la bambina ha dato una mano. Tu, invece, dovevi tornare presto e aiutare un po.
Non ce lho fatta, lauto si è rotta. Te lavevo spiegato!
E ora ti dico che voglio dormire! Se non ti va il lavandino, sai dove sono la spugna e il detersivo. Vai! Io vado a letto!
Lorenza non continuò a discutere. Andò a dormire esausta, desiderando solo di affondare nel cuscino e chiudere gli occhi.
Matteo rimase un attimo a navigare, ma non andò a lavare i piatti. Anche lui era stanco, ma si coricò irritato. Era preoccupato che la suocera domani gli direbbe che la moglie è sbagliata, ma in cucina non voleva più rimescolarsi.
Il primo di gennaio si svegliarono tardi, perché si erano coricati verso le quattro. Nonna Teresa, che si era divertita a ballare la sera prima, dormì più a lungo di tutti.
La prima adulta a alzarsi fu Lorenza; invece di prendere una spugna, mise su una tazzina di caffè e cominciò a leggere un racconto online.
Così iniziava sempre la sua mattina, e quel giorno non voleva rinunciare al piacere. Matteo si svegliò attratto dallaroma del caffè che pervadeva la cucina.
Buongiorno! disse, guardando il lavandino. Non hai ancora lavato?
Come te! Buongiorno, sole! Che la giornata rimanga buona. Se vuoi il caffè, prenditi quello che ho preparato per due, nella caffettiera sul fornello.
Versò il caffè in una tazza e si sedette al tavolo. Ricordandosi della torta di ieri, si tagliò una fetta.
Vuoi? propose a sua moglie.
No, i carboidrati a colazione sono un peccato. Ieri ho mangiato già troppo, ora starò a secco per due giorni. Buon appetito, mio slanciato cipresso! rispose scherzando, sottolineando la pancia di quel tanto che basta che gli spuntava sotto la maglietta.
Ah, li lascerò tutti in palestra domani!
Va bene, mangia se ti va. È una tua cosa!
Mentre sorseggiava il caffè, accompagnandolo con un pezzetto di torta, il suo umore migliorò notevolmente.
E la piccola Sofia è già alzata? chiese di sua figlia.
Si è svegliata, ha mangiato i cornflakes col latte e poi è tornata a letto, credo. Non lho vista, ma lho sentita.
Quasi silenziosa entrò in cucina la suocera. Matteo si irrigidì, pronto a un litigio, ma la madre lo sorprese.
Dio, quanto desideravo vedere una scena così! esclamò con un sorriso Nonna Teresa.
Come? non capì il figlio.
Se solo sapessi quanto è un tormento lavare i piatti la notte dopo Capodanno o qualsiasi altra festa. È una vera agonia! Sono felice che tu non sia come tuo padre!
Cosa intendi? Pensavo ti arrabbiasse!
sciocchezze! È tuo padre che mi irritava per questo. Insisteva sempre che i piatti si lavassero la sera, ovvero che fossero io a farlo. Ci siamo scontrati più volte per quella questione. Ho dovuto cedere, così li lavai silenziosa, odiandolo! Di solito scendo sempre in campo con lui per le faccende domestiche
Il padre di Matteo era morto cinque anni fa per un infarto. La madre, ormai distaccata da quegli eventi, adesso diceva cose strane. Matteo pensava che lei fosse sempre stata la fautrice della pulizia, ma le sue parole suggerivano il contrario.
Mamma, sul serio?
Certo! Tuo padre era ossessionato dalla pulizia. Mi irritava, ma aveva tanti pregi, così ho dovuto accettarlo. A volte era talmente puntiglioso che la casa doveva essere quasi sterile. A volte mi chiedo se questo lo abbia portato a morire presto, perché attribuiva troppa importanza a cose inutili, come i piatti non lavati dopo una festa.
Mi sembra di esagerare, mamma!
Lorenza non intervenne, così presa dalla lettura da quasi non sentire la discussione.
No, figlio mio, è così che la vedo. Il mio Gennaro soffriva sempre per le cose insignificanti. Poverino. Cercavo di spiegarglielo, ma la sua educazione era diversa. Ti ricordi la nonna? Era ossessionata dalla pulizia e voleva che i nipoti fossero perfetti. Forse è per questo che è diventato così. Mi sembra davvero! disse, poi si rivolse alla nuora. Lorenza, sei bravissima! Non cadi nelle provocazioni!
Che? sgranò gli occhi dal telefono quando sentì il suo nome.
Brava, dico che hai lasciato i piatti per domani! È sempre stato il mio sogno fare così. E tu, Matteo, bravo a non dar peso alle sciocchezze della moglie!
Eh sì, non lo faccio! sorrise Lorenza, ricordando la discussione di ieri, ma non voleva rimproverarlo davanti alla suocera.
Io la penso così! aggiunse Nonna Teresa, preparando il tè. La moglie si sforza, cucina per la festa, il marito aiuta solo a pulire, e non sempre. Per equità, bisogna lasciargli il compito più noioso!
Quale compito? chiese Matteo, intuendo il significato.
Il più disgustoso! strimpellò la madre indicando il lavandino. Andiamo, Lorenza, guardiamo la televisione e le foto di ieri. Abbiamo scattato tantissime. E Matteo, finché finisci il caffè, lava i piatti da solo!
Io approvo! Matteo, che mamma delicata e giusta! disse Lorenza con un sorriso disarmante, alzandosi e portando via il suo caffè ormai freddo.
Uscirono tutti dalla cucina, lasciando Matteo solo. Guardò il lavandino pieno, fece una smorfia. Non era ancora il momento di arrendersi.
Perché ho iniziato questa discussione! si rimproverò, aprendo lacqua.
Se fossero stati solo due, avrebbe trovato una scusa, ma contro la madre non cè scampo. Così nacque nella loro giovane coppia una tradizione che piaceva molto a Lorenza e non proprio a Matteo.
E alla fine, capirono che la vita non è sempre equa, ma che il vero valore sta nel sapersi perdonare, condividere le piccole fatiche e ridere insieme, perché la serenità di una casa nasce dal rispetto reciproco, non dal numero di piatti lavati.





