Mio fratello, Lorenzo, dopo la laurea, si trasferì in una città lontana per una nuova opportunità di lavoro. Aveva intenzione di restarci solo un anno, mettere da parte qualche soldo e poi tornare nella nostra città natale per comprare una casa. Ma il destino aveva altri piani. Proprio lì conobbe una ragazza, si innamorarono e decisero di sposarsi. Così Lorenzo rimase in quella città e la sua nuova vita cominciò. Noi non avevamo mai conosciuto sua moglie. Ai tempi del loro matrimonio io ero al nono mese di gravidanza, pronta a partorire da un momento allaltro, perciò fu ovvio che non sarei andata da nessuna parte. Mio padre non poté chiedere un permesso dal lavoro, così allevento partecipò soltanto mia madre. Mia madre non ebbe mai occasione di legare davvero con la nuora: la incontrò, scambiarono qualche parola e nulla più. Dopo le nozze partirono per il viaggio di nozze e pochi giorni dopo mia madre tornò a casa. Ricordo ancora come mi raccontava che Isabella così si chiamava era una ragazza carina, sempre sorridente e gentile. Gli anni passarono e noi non conobbevamo ancora la moglie di mio fratello.
Tuttavia quellanno Lorenzo ci annunciò una splendida novità: aveva programmato un lungo viaggio con diverse tappe. Prima sarebbero venuti a trovarci con Isabella, poi sarebbero andati al matrimonio di una collega di Lorenzo, si sarebbero fermati per una rimpatriata tra ex compagni di scuola e poi avrebbero raggiunto i genitori di Isabella al mare, per poi far ritorno a casa. Dovevano stare da noi due giorni. Non mi fece alcun problema. È vero, avevamo un appartamento piccolo, ma i miei suoceri ci avevano lasciato a disposizione la loro casa in campagna. Mia suocera ci aveva dato il permesso di passare lì quei giorni. Non era stata ristrutturata da tempo, ma le condizioni erano sufficientemente adeguate. Quel giorno ero di ottimo umore e aspettavo gli ospiti con entusiasmo. Arrivarono. Da quellistante iniziarono i guai. Mio fratello ci presentò e, dal primo sguardo, Isabella cominciò a lamentarsi: durante il viaggio aveva avuto caldo, cera rumore, non era stata comoda, e via dicendo.
Arrivati in campagna, decisi di fare un giro della casa con loro. Ma Isabella guardava la doccia e il bagno con unespressione come se avesse ricevuto un bacio da un mendicante. Poi prese Lorenzo in disparte, parlarono sottovoce e, infine, lui chiese a mio marito di accompagnarli in città. Isabella aveva dichiarato che lì non si sarebbe fatta la doccia. Così andarono a casa nostra, lei si lavò, si truccò e poi tornarono indietro. Ma non finì lì: rifiutava di mangiare tutto quello che avevamo preparato con tanta cura. Avevamo scelto il meglio, secondo le nostre possibilità ma cera del glutine, dei grassi, non ricordo più cosaltro. Alla fine mangiò soltanto verdure, e persino quelle le osservava con sospetto. Nemmeno nella stanza che avevamo preparato per loro voleva dormire, così tornammo di nuovo in città, nel nostro appartamento. Il giorno dopo, durante la passeggiata, fu più capricciosa di mio figlio di tre anni: o aveva caldo, o le facevano male i piedi, o si annoiava. Non appena li salutai, provai un grande sollievo. Mi domando ancora oggi come Lorenzo abbia fatto a sopportarla per tutti questi anni. In soli due giorni, ci aveva davvero messi a dura prova.





