Oksana, sei occupata? – chiese la mamma, affacciandosi nella stanza della figlia. — Un attimo, mam…

Giulia, sei occupata? mi chiese la mamma affacciandosi sulla soglia della mia stanza.
Dammi solo un minuto, mamma. Invio subito questa email e arrivo da te, le risposi senza distogliere gli occhi dal pc.
Mi è finito il maionese per linsalata e ho completamente dimenticato di prendere laneto. Puoi andare al supermercato sotto casa prima che chiudano?
Va bene, vado subito.
Scusa se ti disturbo. Hai già sistemato i capelli, lo so. Ma oggi con questa festa non so più dove ho la testa sospirò la mamma.
Faccio subito. Ho chiuso il portatile e mi sono girata verso di lei. Cosa hai detto?
Mi sono infilata stivali e cappotto, ma il berretto non lho messo: non volevo rischiare di guastarmi la piega. Tanto il supermercato era letteralmente nel palazzo accanto, non avrei fatto in tempo a congelarmi. Fuori cera un freddo leggero, scendevano fiocchi di neve piccolissimi sembrava davvero la vigilia di Capodanno in una fiaba.
Dentro al negozio cera pochissima gente. I pochi rimasti, come me, correvano a comprare quello che avevano dimenticato. Laneto era rimasto solo in un pacchetto misto insieme a prezzemolo e cipollina, ma era già parecchio appassito. Ho pensato di chiamare la mamma per chiedere se poteva andar bene lo stesso, ma mi sono resa conto di aver dimenticato il cellulare a casa. Ho fatto mente locale, poi ho deciso di prenderlo ugualmente; poi, tra le poche confezioni rimaste, ho preso anche il maionese, ho pagato alla cassa e sono uscita.
Non ho fatto in tempo ad allontanarmi dal supermercato che una macchina è sbucata allangolo, puntandomi i fari addosso. Sono saltata di lato e, sfortunatamente, il tacco degli stivali mi è scivolato su una lastra di ghiaccio coperta da un velo di neve. La caviglia mi ha ceduto e sono finita per terra, la borsetta volata via.
Ho provato a rialzarmi, ma la caviglia ha preso fuoco dal dolore; mi sono venute le lacrime agli occhi. Attorno nemmeno lombra di qualcuno, senza telefono, che potevo fare? Non ho sentito la portiera della macchina che si apriva piano dietro di me.
Si è fatta male? Un ragazzo giovane si è chinato verso di me. Riesce a alzarsi? Aspetti che la aiuto, ha detto, porgendomi la mano.
Secondo me mi sono rotta la caviglia, colpa sua. Guidate come pazzi e qui sembra una pista di pattinaggio, ho sibilato, ignorando la sua mano.
Se la cerca anche lei, eh. Perché va in giro di sera coi tacchi?
Ma va a quel paese! ho sbottato, singhiozzando.
Ha intenzione di restare qui tutta la notte? Vabbè, non sono certo uno che abbandona una bella ragazza. Abita da queste parti?
Sì, la mia casa è lì, ho indicato laltro palazzo.
Il ragazzo è sparito nel nulla per qualche secondo. Poi ho sentito il motore e la macchina si è fermata proprio davanti a me.
Adesso la aiuto a mettersi in piedi, ma cerchi di non appoggiarsi sulla caviglia. Uno, due, tre… prima ancora che potessi lamentarmi, mi ha afferrata e tirata su in un colpo solo, lasciandomi in piedi su una gamba sola.
Sta in piedi? mi ha chiesto reggendomi con una mano mentre con laltra apriva lo sportello.
La mia borsa! ho esclamato saltando sul sedile del passeggero.
Si è girato, ha raccolto la borsetta e lha messa dietro.
Arrivati sotto casa, mi ha aiutato a uscire e, senza troppi complimenti, mi ha sollevata fra le sue braccia, chiudendo lo sportello con un calcio.
Davanti al portone mi ha fermata.
Le chiavi le ha in borsa? Cè qualcuno in casa?
Mia mamma.
Allora digiti il codice e chieda a sua madre di aprire.
Non avevamo lascensore. Mi ha portata su a braccia fino al terzo piano; gli avevo messo le mani al collo, e sentivo il suo respiro sempre più affannato. Lungo le scale illuminate dalle luci fioche vedevo il sudore che gli scendeva dalla fronte. Gli sta bene. Così la smette di sgasare davanti al supermercato, pensavo soddisfatta.
Adesso mi metta giù, faccio da sola ho detto quando siamo arrivati davanti alla porta.
Lui non ha risposto, continuando a respirare forte. Dimprovviso la porta si è spalancata e sulla soglia è comparsa la mamma.
Giulia? Ma che sta succedendo?!
Lui è entrato dritto, mamma non ha fatto altro che spostarsi. Mi ha poggiata a terra e ha ripreso fiato.
Porti una sedia, ha detto pronto alla mamma, che sera rifugiata vicino allattaccapanni.
Mamma è andata a prenderla in cucina e io mi sono seduta finalmente, tenendo la gamba dritta davanti a me. Lui si è inginocchiato davanti a me.
Ma cosè successo?! protestava la mamma.
Sembrava ignorarla. Tenendomi la caviglia con una mano, con laltra ha slacciato di colpo lo stivale. Ho urlato dal dolore.
Ma che fa? Fa malissimo!
Ma cosa combina? Le fa male! ha esclamato la mamma con me, guardando preoccupata la mia caviglia che si gonfiava e diventava violacea, perfino attraverso i collant.
Chiamo lambulanza, si è decisa la mamma.
È solo una distorsione. Sono un medico. Porti del ghiaccio, in fretta, ha ordinato lui.
La mamma ha ubbidito senza dire altro, tornando dalla cucina con un pollo surgelato dentro un sacchetto di plastica.
Metta questo sulla caviglia, ha detto sollevandosi, pronto a uscire.
Se ne va? ho chiesto spaventata.
Scendo in macchina, ho una fasciatura elastica e le porto la borsa, mi ha detto sparendo.
Ma tu hai lasciato la borsa in auto con uno sconosciuto? Ma chi è questo? ha bisbigliato la mamma fissandomi, poggiandomi il pollo surgelato sulla caviglia.
Mi sono contorta per il dolore, trattenendo il fiato.
È sbucato allangolo con la macchina, sono scivolata per evitarlo. Mi ha portata a casa. Più di questo non so.
E se fosse un truffatore? Magari ora va via con la tua borsa: ci hai dentro le carte, i soldi, le chiavi di casa. Giulia, chiamiamo la polizia prima che scappi? sussurrava mamma.
Mamma! Se voleva rapinarmi mi avrebbe lasciata lì per terra invece mi ha portato fin qua.
Sarà…
Proprio in quel momento ha suonato il citofono.
Ecco, sarà lui. Mamma, apri tu, le ho chiesto.
Lui è rientrato, mi ha guardata con attenzione, poi ha poggiato la mia borsa sul mobiletto.
Controlli pure se cè tutto, ha detto, togliendosi il piumino e inginocchiandosi sopra.
Adesso le farà male, devo rimettere la caviglia a posto. Si aggrappi alla sedia, che è meglio.
Ha preso il piede con una mano, lha piegato lievemente. Ho gemuto mordendomi il labbro.
Credo che qualcosa stia bruciando in cucina, ha mormorato lui, lanciando unocchiata a mamma.
Mamma è corsa via.
Un attimo dopo, la caviglia mi ha fatto così male che ho visto tutto nero. Il dolore mi è arrivato fino alla nuca.
Tranquilla, ora passa. ha detto piano il ragazzo.
Mamma è corsa di nuovo in ingresso, bloccata davanti a me mentre io piangevo per il dolore.
Non cera niente sul fornello… ha balbettato, ma lui lha interrotta.
Ho rimesso la caviglia al posto suo. Farà un po male ancora per qualche giorno. Non sforzi il piede. Lui mi ha poggiato lentamente la gamba a terra, poi si è rimesso il piumino.
Grazie davvero. Mi scusi, ho pensato le peggio cose su di lei disse mamma. Vuole rimanere con noi? Manca poco a mezzanotte, non farà in tempo a tornare a casa. Ho tutto pronto, davvero aggiunse veloce.
Lui esitò un attimo.
Va bene, ma solo se non disturbo.
Ma che dice, certo che no! Ci aiuta ad aprire lo spumante, disse mamma.
Mamma! Le lanciai unocchiata da rimprovero.
Su, io tolgo larrosto dal forno, lei, giovane, accompagni Giulia in camera, disse mamma.
Mi sono appoggiata al suo braccio, saltellando su una gamba sola fino al divano. Ho provato a poggiare il piede per terra: faceva male, ma sopportabile. E mi piaceva sentire il suo braccio che mi sosteneva, il calore sulla mia vita.
Grazie, gli dissi, accomodandomi.
È il minimo, è colpa mia se si è fatta male rispose.
Figurati, è colpa mia, ho fatto tutto da sola. Tu come ti chiami?
Lorenzo. Dai, dammi del tu.
Ok. Senti, ma sei davvero un medico?
Chirurgo. Passavo a prendere un paio di cose al supermercato, mi ha spiegato sedendo accanto a me.
Tua moglie ti aspetterà per cena, vorrà ammazzarti…
Mi ha lasciato sei mesi fa. Si era stancata di vedermi poco, tra ospedale e turni. Se nè andata con nostra figlia da sua mamma.
Chissà che spettacolo che sono stasera… ho detto io, imbarazzata.
Anzi, hai un bellissimo viso.
Così, quellanno abbiamo passato il Capodanno in tre. Si dice che lanno lo vivi come lo inizi.
Quando Lorenzo andò via, io e mamma ci siamo messe a letto. Non riuscivo a dormire: sentivo ancora la sua mano sulla mia schiena e come mi aveva portata in braccio. Quelle sensazioni erano ancora tutte nel mio petto. Puoi dimenticarle?
La mattina dopo sono riuscita ad appoggiare il piede per terra. La caviglia era gonfia, la fasciatura dava fastidio, però riuscivo a camminare.
Mi risplendeva il sorriso quando Lorenzo tornò a trovarci. Mi tolse la fasciatura, controllò la caviglia e la rimise a posto.
Tutto bene. Riesci a camminare?
Certo, abbiamo già deciso che ci diamo del tu. Sì che posso, risposi.
Un caffè? propose mamma.
La prossima volta, devo tornare in ospedale.
Ma tornerai ancora? chiesi io, quasi trattenendo il fiato.
Mi sorrise in risposta.
Dopo due mesi, sono andata a vivere da lui.
Ma guarda, senza nemmeno che abbia ancora divorziato! E se la moglie torna? scuoteva la testa mamma mentre preparavo la valigia.
Non torna. Lorenzo dice che lei ormai ha un altro.
Non so, Giulia, io dico che corri troppo.
Quellanno è stato il più felice della mia vita. Certo, ogni tanto mi rosicchiavo dalle gelosia quando Lorenzo andava a trovare la figlia e, inevitabilmente, la ex. Avevo visto una sua foto: era davvero bella, pure troppo.
Col tempo, però, ho iniziato a capire sua moglie. Lorenzo era spesso via anche nei weekend e nei festivi, a volte di notte, sempre in ospedale. E lì, circondato da infermiere giovani era impossibile non innamorarsi di lui. Eppure, quando era con me, mi sentivo la donna più felice al mondo.
Passò un anno. Nonostante tutto, restava lanno più bello della mia vita. Lorenzo però non si decideva a divorziare, ed era questo lunico vero dolore. E mamma non faceva che tormentarmi di parlarne con lui, chiarire le cose. Ma io rimandavo sempre.
Arrivò di nuovo il trentuno dicembre. Ero indaffarata in cucina; in soggiorno brillava lalbero di Natale, sul letto il vestito nuovo. Ho controllato larrosto nel forno e ho sentito il cellulare squillare. Sono tornata in salotto: Lorenzo parlava al telefono davanti alla finestra.
Va bene, arrivo subito lo sentii dire, poi si voltò verso di me.
Ti stanno richiamando in ospedale? domandai, avvilita.
No. Mia moglie mi ha appena chiamato. Dice che nostra figlia mi aspetta e piange, non vuole dormire senza di me. Vado un attimo da loro, metto a letto la piccola e torno. Ti lascio anche il regalo e torno subito. Mi diede un bacio svelto sulla guancia e sparì.
Provavo a non essere gelosa, a non agitarmi, ma non ci riuscivo. Era tutto pronto, indossai il vestito nuovo. Le lancette correvano verso la mezzanotte, ma Lorenzo non tornava. Non chiamai magari era in macchina. Gli scrissi un messaggio, niente risposta.
Alla fine, stanca di aspettare e in ansia, spensi le candele e guardai il tavolo decorato senza nessuna voglia. Compresi più che mai la sua ex moglie. E se mamma aveva ragione? E se lei tornava da lui? Io amavo Lorenzo.
Non ce la facevo più ad aspettare. Mi venne in mente la signora anziana del primo piano, la signora Maria. Viveva sola; Lorenzo mi aveva detto che non si era mai sposata e non aveva figli. Anche io, in quel momento, ero sola. Un Capodanno da sola è troppo triste, così ho preso due vaschette dalla cucina, in una ci ho messo insalata russa, nellaltra una fetta di dolce, e sono scesa.
La signora Maria ci mise un attimo ad aprirmi. Le spiegai la situazione un po impacciata. Alla fine scattò il chiavistello e mi guardò socchiudendo gli occhi.
Le ho portato dellinsalata e del dolce dissi. Se non si offende, posso offrirglieli?
Entra, rispose.
Era una donnina minuta, curva, ma la casa era calda e ordinata. Nessun albero né tavola imbandita, solo la tv accesa in sottofondo.
Metta qui, indicò il tavolo.
Grazie, si sieda. Metto su lacqua per il tè, disse arrancando verso la cucina.
Tu vivi con Lorenzo? mi chiese poi, mentre versavamo il tè.
Sì.
La signora annuì, come se avesse approvato.
Sua moglie non salutava mai nessuno, pensava solo a sé, non ha mai lavorato. Tu sei diversa. Lui è di nuovo in ospedale?
È andato dalla figlia.
Annuisce ancora.
Tornerà, non ti preoccupare. Lorenzo è un uomo onesto, buono.
Lei è sempre stata da sola?
Ho amato un uomo tutta la vita. Ma lho perso per orgoglio. Ecco perché non mi sono sposata mai. Una volta volevo raggiungerlo per Capodanno, dopo le superiori. Presi il pullman per andare da lui, ma sullautobus si bucò una ruota. Era tardi, non avevamo i cellulari allora. Lautista è andato a cercare aiuto, ma io, testarda, mi sono incamminata a piedi. Dicevo lamore mi fa correre. Ma è venuta una bufera… e ho passato la mezzanotte sola sulla strada nel buio, al freddo.
Arrivai a casa sua col viso e le mani gelate. Rimasi giorni con la febbre. Quando mi ripresi, la mia amica mi disse che lui adesso stava con lei, perché aspettava un figlio. Non lho mai perdonata né ascoltato. Orgoglio, gioventù. Non lho mai più cercato, e mai dimenticato. Solo dopo tanti anni scoprii che era tutto falso: lui era uno che aveva iniziato a bere, morto di freddo una notte. Una brava persona. Le scendono lacrime.
Non mi sono più sposata. Bisognava parlarsi, perdonarsi, non portare orgoglio nel cuore. Avrei avuto una vita diversa. Si asciuga le lacrime con il fazzoletto.
Ho visto Lorenzo con te: non era mai stato così felice. Se lo ami, non essere gelosa, perdonalo tutto. E andate via, non lasciatevi avvelenare dalla gelosia. Non rifare il mio errore. Segui il tuo cuore.
Sono rientrata, ho messo tutto in frigo. Lorenzo tornò solo la mattina seguente.
Giulia, scusa. Non so cosè successo, credo mi abbia messo qualcosa nel tè. Mi sono addormentato e mi sono svegliato adesso con un gran mal di testa.
Lorenzo, ma perché non divorzi? Ami ancora tua moglie?
No, non la amo. Se tu la conoscessi non mi faresti ste domande. Amo mia figlia. Giulia, ti prego, non è successo nulla tra me e lei. Mi credi?
Mi sono avvicinata e lho abbracciato forte.
Andiamocene insieme da qualche parte. In Italia o altrove, ci sono ospedali ovunque. Sei un ottimo chirurgo
Non riesco a parlare ora, sono a pezzi. Parliamo più tardi. Ti amo.
Si è addormentato e io lho guardato, ripensando alle parole della signora Maria.
La sua bimba è ancora piccola, dimentica in fretta. Da sei mesi non stanno più insieme. È lei, la ex moglie, che tira i fili di tutto. Magari vuole che io molli. Si sbaglia. Io non lo lascio. Quando si sveglia ne parliamo
Ho spento le lucine dellalbero e mi sono sdraiata accanto a lui, stretta stretta.
Amo. Non basta dirlo una volta sola. Ti amo. Ti amo. Lo si può dire in mille modi. Ma ti amo.
Come dicono nei film: Quando ami, puoi perdonare tutto tranne una cosa: che smettano di amarti.Così, nel silenzio di quella stanza scaldata solo dallalito quieto di Lorenzo, ho capito che lamore vero si riconosce nella fatica, nella fragilità dei giorni sbagliati, nel coraggio di restare anche quando sarebbe più facile andarsene. Non esistono promesse invincibili: ci sono solo mani che si cercano, cuori che si spalancano ogni mattina, pur temendo la delusione. Guardando Lorenzo, ho sussurrato a me stessa che ero pronta a rischiare ancora, a essere un noi che si costruisce giorno dopo giorno.

Allalba mi sono svegliata e lho trovato lì, con la testa sul mio cuscino e lo sguardo fisso su di me. Non abbiamo detto niente. Un sorriso, piccolo come un nuovo inizio, ha scacciato ogni malinconia della notte. Ho pensato a tutte le paure, i dubbi, le ombre passate: non erano sparite, ma per la prima volta mi sembravano leggere, portate via dalla fiducia e da quellabbraccio che sapeva di casa.

Dalla cucina arrivava il profumo del caffè: mamma era già sveglia, chiacchierava con la signora Maria che ogni tanto saliva da noi. Le ho viste ridere insieme, e ho riconosciuto negli occhi dellanziana un pezzetto della mia stessa speranza. Era il primo giorno dellanno, ed eravamo tutti lì, imperfetti ma insieme con il futuro che ci aspettava, fuori dalla finestra, sotto una neve lenta e nuova. In quel momento ho saputo che, comunque sarebbe andata, non avrei più lasciato che lorgoglio mi chiudesse il cuore. Perché lamore, quello vero, non teme linverno. Sa aspettare. E, piano piano, torna sempre a casa.

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Oksana, sei occupata? – chiese la mamma, affacciandosi nella stanza della figlia. — Un attimo, mam…